19 aprile 2002

Tecnologia e sviluppo sostenibile: quali scenari per il futuro?

 

 

Lo sviluppo sociale, tecnologico ed economico è ormai per la nostra civiltà una scelta senza possibilità di ritorno: ma a quale costo compiamo questo cammino? Ne parliamo nella puntata di Viva Voce, di venerdì 19 aprile con alcuni ospiti eccezionali: Susan Ruth (Cambridge Energy Research Associates, USA), Derrick de Kerckhove, (Università di Toronto), Edward Luttwak (Center for strategic & International studies, Washington), Francesco Zoffrea (Presidente di ENI Tecnologie) e Gian Maria Gros-Pietro (presidente di ENI SpA e docente di Economia Industriale presso l'Università di Torino).
E' da quest'ultimo che viene tracciata la situazione attuale in fatto di energie alternative e i relativi scenari futuri: "Oggi siamo nell'età di transizione dall'energia prodotta con combustibili fossili, che attualmente continuano ad essere le principali fonti, verso alternative pulite e rinnovabili. Questa transizione è lunga e necessita soluzioni diversificate. Nel lungo termine, l'idrogeno sarà il vettore principale, ma non essendo una fonte primaria di energia, in quanto non disponibile allo stato libero sulla Terra, va ottenuto da altre energie. La transizione consisterà nell'ottenere idrogeno da idrocarburi e prima ancora sostituire il petrolio con i gas naturali. Il gas naturale è pronto per il mercato, l'idrogeno no. L'energia eolica può essere solo parte delle soluzioni perché non è costante e non è applicabile ovunque. Avremo comunque bisogno di diverse forme di energia: i combustibili liquidi continueranno a essere utili per i mezzi di trasporto, i gas naturali per produrre energia elettrica, l'idrogeno rappresenta la frontiera più avanzata".
Edward Luttwak punta alla soluzione del nucleare: "Il petrolio greggio costa troppo poco, quindi non abbiamo sviluppato alternative valide. Senza alternative, viviamo un'anomalia: il mondo dipende da poche persone che sono in grado decidere. Guardate l'esempio di Saddam Hussein che ha interrotto l'esportazione del petrolio. Ci vuole una politica energetica vera, infischiandosene del mercato. Se poi questo riscaldamento della Terra non è ciclico, ma è veramente causato dall'inquinamento, abbiamo due scelte: rimanere al buio e al freddo o passare al nucleare. Ma quando si pensa al nucleare, si pensa a Chernobil senza valutare che in quell'anno sono morte più persone nelle miniere di carbone o nelle piattaforme petrolifere".
Qualunque sia la soluzione, è necessaria una negoziazione tra forze economiche, commerciali e ambientali, così come sostiene Susan Ruth: "Da un lato vogliamo continuare la nostra vita, dall'altra desideriamo guadagnare di più. In più c'è una forza ambientale: vogliamo aria pultia, acqua pulita, ci preoccupiamo della salute. Un nodo da risolvere è anche quello della crescita di potere delle comunità locali, dei territori, che vogliono industrie pulite, ma quando vengono usate elettricità e petrolio nessuno si chiede da dove vengano. Cercano tutti una panacea, ma si arriverà a tante piccole soluzioni prese da governi, comunità locali, singoli individui".