Tecnologia
e sviluppo sostenibile: quali scenari per il
futuro?
Lo sviluppo sociale, tecnologico ed economico
è ormai per la nostra civiltà
una scelta senza possibilità di ritorno:
ma a quale costo compiamo questo cammino? Ne
parliamo nella puntata di Viva Voce,
di venerdì 19 aprile con alcuni ospiti
eccezionali: Susan Ruth (Cambridge Energy Research
Associates, USA), Derrick de Kerckhove, (Università
di Toronto), Edward Luttwak (Center for strategic
& International studies, Washington), Francesco
Zoffrea (Presidente di ENI Tecnologie) e Gian
Maria Gros-Pietro (presidente di ENI SpA e docente
di Economia Industriale presso l'Università
di Torino).
E' da quest'ultimo che viene tracciata la situazione
attuale in fatto di energie alternative e i
relativi scenari futuri: "Oggi siamo
nell'età di transizione dall'energia
prodotta con combustibili fossili, che attualmente
continuano ad essere le principali fonti, verso
alternative pulite e rinnovabili. Questa transizione
è lunga e necessita soluzioni diversificate.
Nel lungo termine, l'idrogeno sarà il
vettore principale, ma non essendo una fonte
primaria di energia, in quanto non disponibile
allo stato libero sulla Terra, va ottenuto da
altre energie. La transizione consisterà
nell'ottenere idrogeno da idrocarburi e prima
ancora sostituire il petrolio con i gas naturali.
Il gas naturale è pronto per il mercato,
l'idrogeno no. L'energia eolica può essere
solo parte delle soluzioni perché non
è costante e non è applicabile
ovunque. Avremo comunque bisogno di diverse
forme di energia: i combustibili liquidi continueranno
a essere utili per i mezzi di trasporto, i gas
naturali per produrre energia elettrica, l'idrogeno
rappresenta la frontiera più avanzata".
Edward Luttwak punta alla soluzione del nucleare:
"Il petrolio greggio costa troppo poco,
quindi non abbiamo sviluppato alternative valide.
Senza alternative, viviamo un'anomalia: il mondo
dipende da poche persone che sono in grado decidere.
Guardate l'esempio di Saddam Hussein che ha
interrotto l'esportazione del petrolio. Ci vuole
una politica energetica vera, infischiandosene
del mercato. Se poi questo riscaldamento della
Terra non è ciclico, ma è veramente
causato dall'inquinamento, abbiamo due scelte:
rimanere al buio e al freddo o passare al nucleare.
Ma quando si pensa al nucleare, si pensa a Chernobil
senza valutare che in quell'anno sono morte
più persone nelle miniere di carbone
o nelle piattaforme petrolifere".
Qualunque sia la soluzione, è necessaria
una negoziazione tra forze economiche, commerciali
e ambientali, così come sostiene Susan
Ruth: "Da un lato vogliamo continuare
la nostra vita, dall'altra desideriamo guadagnare
di più. In più c'è una
forza ambientale: vogliamo aria pultia, acqua
pulita, ci preoccupiamo della salute. Un nodo
da risolvere è anche quello della crescita
di potere delle comunità locali, dei
territori, che vogliono industrie pulite, ma
quando vengono usate elettricità e petrolio
nessuno si chiede da dove vengano. Cercano tutti
una panacea, ma si arriverà a tante piccole
soluzioni prese da governi, comunità
locali, singoli individui".