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Un
mondo di libri, per sognare, riflettere e comprendere
la realtà
I
libri, compagni di viaggio, mezzo di evasione in una
realtà parallela, sono anche preziosi strumenti per
approfondire la complicata realtà che ci circonda. Ancora
una volta Antonio Calabrò ci conduce in un meraviglioso
percorso di scoperta dei migliori autori della letteratura
contemporanea, dei saggi e dei libri di attualità, offrendoci
parole per sognare e per riflettere, per riuscire a
capire la realtà contemporanea, l'attualità e per costruire,
forse, un mondo migliore, ricchi della saggezza di grandi
pensatori e scrittori. E tra i grandi autori e scrittori
che subito affronteremo vi è "Osvaldo Soriano", nel
libro documentario realizzato da Eduardo Montes-Bradley,
e ancora entreremo nelle stanze de "La signora del Rinascimento",
Daniela Pizzagalli ci racconta infatti vita e splendori
di Isabella d'Este alla corte di Mantova. E per meglio
comprendere l'attualità e le rivoluzioni politiche e
religiose che si sono succedute nell'area del mediterraneo
meridionale e nel vicino medioriente ecco due libri
scritti da due giornalisti di grosso calibro: "Diario
mediterraneo" di Raffaele Nigro, e "Shah in Shah", l'ultimo
libro di Ryszard Kapuscinski. E per finire, tra le molte
e accattivanti proposte un libro di Gianna schelotto
"Per il tuo bene. Piccoli crimini in nome dell'affetto".
I temi sono vari per soddisfare la curiosità di un pubblico
che cerca tra le pagine dei libri un frammento della
propria verità.


E
come promesso il nostro viaggio comincia con
un grande scrittore:
"OSVALDO SORIANO" cui EDUARDO
MONTES-BRADLEY, dedica il suo libro
(Sperling&Kupfer Editori,
164 pagine, 26.500 lire). Si tratta
di un ritratto inconsueto del grande scrittore
argentino, un ritratto che emerge dai ricordi
di chi ha lavorato con lui, di chi l'ha conosciuto,
di chi ha avuto il piacere di frequentarlo.
Fotogrammi di memoria raccolti dai racconti
di Edoardo Galeano, Ariel Dorfman, Mempo Giardinelli,
Fernando Birri, Héctor Olivera, Aída Bortnik,
Nico Orengo, Gianni Minà, Maurizio Matteuzzi
e altri amici. Il libro contiene anche due lettere
inedite di Julio Cortazár. Eduardo Montes-Bradley
ha conosciuto bene Osvaldo Soriano, il grandissimo
scrittore, autore, di "Triste, solitario y final",
"Un'ombra ben presto sarai", "Mai più pene né
oblio", "Ribelli, sognatori e fuggitivi", e
lo stesso Montes-Bradley ha realizzato un documentario
sulla vita di Soriano nel 1997, alla morte dello
scrittore. Fuggito dall'Argentina, durante il
regime militare, si era stabilito a Parigi,
ma aveva frequenti rapporti con l'Italia e collaborava
con alcuni giornali italiani. Le testimonianze
raccolte per la realizzazione del documentario
sono diventate oggi questo libro, importante
perché traduce in immagine concreta la figura,
l'intensità umana, la qualità di scrittore di
uno dei protagonisti della letteratura sudamericana
e contemporanea in generale.
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E
continua la vena ritrattistica, ma ci spostiamo
in un contesto diverso, stiamo parlando infatti
del libro di DANIELA
PIZZAGALLI "LA
SIGNORA DEL RINASCIMENTO: VITA E SPLENDORI DI
ISABELLA D'ESTE ALLA CORTE DI MANTOVA". (Rizzoli,
574 pagine, 35.000 lire). L'opera
è dedicata a una protagonista femminile del
Rinascimento; è un ritratto storico, ma anche
una biografia con un buon passo narrativo incentrata
su una donna che ha segnato in qualche modo
la storia del Rinascimento italiano e che comunque
è un riferimento per qualunque ragionamento
sull'identità femminile e sulle capacità del
potere femminile; un potere politico, ma anche
intellettuale, il potere del fascino. Celebre
per il raffinato mecenatismo, che la portò a
collezionare i quadri dei più grandi pittori
e le dediche lusinghiere dei più grandi poeti
del Rinascimento, Isabella d'Este fu l'affascinante
e dinamica sovrana di Mantova in un momento
storico cruciale, l'inizio del XVI secolo. L'Italia,
infatti, era disputata tra le grandi potenze
europee - Francia, Spagna, e Impero - e le declinanti
Signorie, splendide di cultura, ma militarmente
indifese, dovevano barcamenarsi con ambigue
strategie per non essere cancellate. Ma quali
furono i tratti distintivi di Isabella d'Este,
splendida diplomatica del Rinascimento? Lo abbiamo
chiesto all'autrice del libro.
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L'intervista
all'autore
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Ancora
un ritratto, ma questa volta si tratta di un'immagine
corale, del ritratto di un paese e di un popolo,
che emerge dalle parole di JORGE
AMADO in "AGONIA
DELLA NOTTE" (Einaudi, 350 pagine, 34.000 lire).
È Il secondo romanzo del trittico "I sotterranei
della libertà" e "Tempi difficili", una trilogia
per narrare la lunga storia dell'Estado Novo.
Tempi difficili, agonia della notte e la luce
è in fondo al tunnel. Un libro che rivela parecchi
difetti di scrittura giovanile, è molto schematico,
un po' dogmatico; vi sono infatti i buoni tutti
schierati da una parte - i minatori e i portuali
comunisti che si ribellano - e i cattivi dall'altra,
rappresentati dal regime dell'Estado Novo che
dominò la vita politica brasiliana dalla metà
degli anni Trenta in poi. Nonostante alcune
incompiutezze di struttura il libro è di una
straordinaria bellezza. Il suo fascino consiste
nella capacità di racconto di Amado, la sua
abilità nel fare vivere i personaggi: Mariana,
Manuela, il leader dei portuali, il negro Dorotéu,
la sua negra Ignacia, nel dare coralità ai movimenti
dei portuali, nel raccontare lo sciopero del
porto contro una nave nazista che deve caricare
carbone per portarlo a Francisco Franco negli
anni della guerra civile spagnola. Un racconto
di persone e un corale racconto del Brasile,
il Brasile della dittatura. Non è uno dei capolavori
di Amado, molto più bello è "Teresa Batista
stanca di guerra", "Gabriella, garofano e cannella",
"I padroni della terra", ma è un libro che ci
dà idea della qualità della scrittura di Amado,
anche in tempi difficili.

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E
dal Brasile, terra di grande melodia e musica
all'Italia, con un libro di IVANO
FOSSATI, che ha da poco compiuto
cinquant'anni e giunge ora in libreria con "CARTE
DA DECIFRARE" a cura di Pietro Cheli (Einaudi,
Stile libero/Suoni, 110 pagine, 35.000 lire).
Una sorta di libro confessione che raccoglie
le riflessioni sulla musica, la poesia, le parole,
gli spettacoli. "Si può ragionare sempre e solo
in termini di consumo e poi pretendere di essere
considerati artisti?" Si chiede Fossati e la
risposta è no. La sua musica si rivolge a chi
ha voglia, pazienza e sensibilità, tempo da
dedicare alla sua musica. Nel Cd non soltanto
le sue canzoni più belle - da "Mio fratello
che guardi il mondo" a "Poca voglia di fare
il soldato" - ma anche le improvvisazioni musicali,
la voce dell'attrice Elisabetta Pozzi che recita
poeti come Primo Levi, T. S. Eliot o Edoardo
Sanguineti e un ragionare insieme della musica
e della cultura.

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E
il nostro viaggio continua e questa volta arriviamo
davvero lontano, fino alla fredda Finlandia,
da cui proviene lo scrittore MATTY
YRJÄNÄ JOENSUU autore di "HARJUMPÄÄ
E IL FIGLIO DEL POLIZIOTTO" (Meridiano Zero,
226 pagine, 23.000 lire). Una storia
che ha come scenario le strade di Helsinki,
regno incontrastato di una banda di ragazzi
balordi, e vede un poliziotto interrogarsi su
moltissime cose, forse un po' troppe. Un personaggio
inquieto che nella costruzione delle sue indagini
guarda non soltanto alle ragioni del delitto
ma, molto, alle ragioni degli uomini. Timo Harjumpää,
ispettore disilluso, si troverà a ricostruire,
sulle tracce di due ragazzi fuggitivi, la dinamica
di un delitto idiota nel quale i due sono scivolati.
Ma a Leo e Mikael è stata rubata l'infanzia,
l'ispettore vede in loro dei "bambini perduti"
e l'autore si rifiuta di indicare vittime e
carnefici, affrescando un quadro entro cui i
confini morali sono necessariamente incerti,
sfumati, come le ombre di un pallido sole di
mezzanotte. Un libro che si può definire un
"romanzo di formazione" criminale, nato dalla
sensibilità di un autore che è stato lui stesso
commissario di polizia prima di dedicarsi alla
letteratura.
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GIANNA
SCHELOTTO entra invece all'interno
di quella famiglia che probabilmente è stata
negata ai ragazzi di strada di Matty Yrjänä
Joensuu. Il suo libro, "PER
IL TUO BENE: PICCOLI CRIMINI IN NOME DELL'AFFETTO"
(Mondadori, 180 pagine, 28.000 lire)
indaga su quei torti e su quelle imposizioni
fatte a fin di bene, che spesso ci vengono fatte
dalle persone che amiamo di più: genitori, parenti,
amici. In copertina un uomo e una donna, i corpi
e i destini sono intrecciati, ma le mani si
attraggono e si respingono. Spesso le buone
intenzioni delle persone che più ci amano e
che più amiamo sono fonte di smarrimento, disordine
e dolore. Intervengono nella nostra vita, manovrano
e manipolano il nostro destino con decisioni
che sembrano irrilevanti agli occhi di un bambino
e se per caso, diventati adulti si chiede spiegazione
di questi interventi ci si sente rispondere
con sguardo addolorato e offeso "L'ho fatto
per il tuo bene". Il libro raccoglie tre racconti
che sono altrettante variazioni sul tema, ispirate
a Gianna Schelotto dalla sua esperienza di psicoterapeuta.
Quali sono i piccoli crimini commessi in nome
dell'affetto? Come interagiscono il potere,
le storie d'amore, la volontà di essere utili
all'altro, ma anche l'egoismo, all'interno del
microcosmo familiare? Lo abbiamo chiesto all'autrice.
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L'intervista
all'autore
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Un
classico della riflessione sociologica e psicologica
è il libro di ERVING
GOFFMAN "ASYLUMS.
LE ISTITUZIONI TOTALI: I MECCANISMI DELL'ESCLUSIONE
E DELLA VIOLENZA" (Edizioni di comunità, 416
pagine, 42.000 lire). Quando questo
librò uscì all'inizio degli anni Settanta fu
un libro chiave della riflessione sulla cosiddetta
antipsichiatria. È un'indagine sulle istituzioni
totali, dal carcere al manicomio, e segna una
vera e propria svolta nel pensiero rispetto
ai grandi temi della repressione e della cura
psichiatrica. Informa di sé una parte dello
stesso pensiero politico italiano rispetto alla
riforma dei manicomi e del carcere, e all'abolizione
della struttura del manicomio con tutte le conseguenze
positive e negative che ne seguirono. Ciò che
Goffman compie, in "Asylums", non è una mera
esercitazione empirica, la fenomenologia di
un microcosmo sociale, ma un vero esercizio
morale: rovesciare la pretesa che le istituzioni
dettino la loro logica alle scienze sociali,
far parlare attraverso la rievocazione di semplici
gesti la dimensione tipicamente umana della
resistenza all'oppressione, anche quando questa
si manifesta nelle forme più neutrali, organizzate,
scientifiche.

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L'intervista
all'autore
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Sempre
attuale è anche il libro di ULF
HANNERZ "LA
DIVERSITÀ CULTURALE" (Il Mulino, Intersezioni,
161 pagine, 20.000 lire), nel
quale vengono affrontati senza schematismi
i temi della globalizzazione; non si contrappongono
globale e locale, ma si ragiona sulle compatibilità,
sui confronti e sui contrasti di cultura.
Ulf Hannerz è un antropologo, insegna a
Stoccolma, ha pubblicato in Italia "Esplorare
la città" e la "Complessità culturale" e
ragiona su tutte le positività, ma anche
sui problemi posti dalle contaminazioni
culturali su larga scala. La globalizzazione
è un fenomeno che ormai domina la nostra
attualità, conoscerne i termini è essenziale
per tentare di governarla. Ma innanzitutto
è importante provare a ragionare e riflettere
sulle questioni che suscitano contrapposizioni
tra cosmopolitismo e localismo e soprattutto
è fondamentale trovare possibilità di sintesi.
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Ancora
l'attualità è protagonista dell'ultimo libro
di RYSZARD KAPUSCINSKI
"SHAH
IN SHAH" (Feltrinelli, I Narratori,190 pagine,
25.000 lire). Ryszard Kapuscinski,
giornalista tra i più importanti dei nostri
tempi, di nazionalità polacca, ha lavorato
sino all'inizio degli anni Ottanta come corrispondente
estero dell'agenzia di stampa polacca Pap.
Ha viaggiato per il mondo evitando i grandi
alberghi e frequentando i posti in cui davvero
succedevano i fatti e li ha vissuti in prima
persona; ne ha dato un resoconto non con lo
sguardo del giornalista sbrigativo che deve
"buttare giù" due righe per la sua agenzia,
ma con l'attenzione di chi si interroga sul
perché delle cose. Le sue riflessioni, il
suo interrogarsi sulla realtà delle vicende
di cui è testimone, attraversano le pagine
dei suoi libri: "Imperium", dedicato alla
dissoluzione dell'impero sovietico, "Lapidarium",
"In viaggio tra i frammenti della storia"
e ancora "Ebano" dedicato alla realtà africana.
"Shah-in-shah" è invece incentrato sulla rivoluzione
iraniana, l'ascesa al potere di Khomeini e
la deposizione di uno scià, Reza Pahlavi,
miope e brutale nei suoi folli sogni di gloria
militare. Un libro dunque di straordinaria
attualità, frutto di un viaggio di Kapuscinski
in Iran alla fine degli anni Settanta-primi
anni Ottanta. Il libro è accompagnato da una
nota aggiuntiva scritta nel 1987 e nata dal
dialogo tra l'autore e il suo traduttore tedesco,
incentrata sulla riflessione sullo stato religioso,
sulla costruzione di un potere teocratico
e sul difficile rapporto con l'Occidente.
Khomeini, ricorda Kapuscinski, non si considerava
solo il capo della repubblica islamica in
Iran, bensì anche un profeta cui era stato
assegnato il ruolo della gloriosa rinascita
dell'islam, quindi della sua vittoria universale.
Questa grandiosa visione fu il motore dell'operato
di Khomeini e ad essa restò fedele sino alla
morte, evento dopo il quale molte cose sono
cambiate in Iran; si è avuta una svolta più
laica, ma i problemi dell'integralismo rimangono.
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I
libri presentati nel corso delle precedenti trasmissioni
sono contenuti nell'archivio
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