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Tra
le righe della memoria
Antonio Calabrò
presenta anche questa settimana i romanzi, la grande
letteratura, indagini storiche, libri di economia, insomma
tutto quello che c'è di interessante curiosando tra
gli scaffali delle librerie per capire e comprendere
meglio il mondo che stiamo attraversando e ricordare
anche eventi che hanno segnato il nostro secolo: il
prossimo 27 gennaio, infatti, sarà "il giorno della
memoria", per non dimenticare la Shoah. A questo triste
capitolo di storia e al buon uso della memoria sono
dedicati i volumi di Tzvetan Todorov "Memoria del male,
tentazioni del bene. Inchiesta su un secolo tragico"
e di Barbara Spinelli "Il sonno della memoria. L'europa
dei totalitarismi". Cambiamo pagina e parliamo di New
York con il libro di Gabriele Romagnoli, e ancora attualità
con il libro di Nicola Borzi e Giulia Crivelli "Killer
invisibili", e ancora letteratura con un bellissimo
romanzo di Margaret Mazzantini "Non ti muovere". Tanti
temi diversi con un unico comun denominatore: riflettere
e capire, comprendere meglio i tempi che stiamo attraversando.
A
cura di Elena Morandi


Al
secolo da poco concluso, il Novecento, e ai
passaggi più dolorosi per la storia umana è
dedicato il libro di TZVETAN
TODOROV:
"MEMORIA DEL MALE, TENTAZIONE DEL BENE. INCHIESTA
SU UN SECOLO TRAGICO" (Garzanti,
402 pagine, 19,63 euro, 38.000 lire),
un saggio documentario dal fine ultimo di insegnare
un uso corretto e positivo della memoria. Il
secolo appena trascorso, infatti, ha fatto affiorare
alcuni degli aspetti peggiori dell'essere umano
che si sono concretizzati in forme di sterminio
di massa programmate dagli stessi Stati. L'affermazione
del totalitarismo nelle sue due opposte varianti,
il nazismo e il comunismo, ha inferto cicatrici
profonde nella storia dello sviluppo umano,
cicatrici che devono rimanere visibili, come
traccia di un male che si deve debellare. Se
tuttavia nella memoria del Novecento rimangono
tristemente segnati i lager e i gulag, emergono
anche fulgide figure che hanno illuminato quest'epoca
oscura con il loro esempio e i loro scritti:
si tratta di figure come Vasilij Grossman, Margarete
Buber-Neumann, David Rousset, Primo levi o Romain
Gary. La memoria del male del nostro passato
più prossimo, non deve essere sterile recriminazione,
ma deve accompagnarsi alla tentazione del bene
innescata dall'imitazione di alcune figure che
portarono luce in un secolo buio.

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Ancora
al buon uso della memoria è dedicato il libro
di BARBARA SPINELLI,
dal titolo "IL SONNO
DELLA MEMORIA. L'EUROPA DEI TOTALITARISMI" (Mondadori,
420 pagine, 18,59 euro, 36.000 lire),
per capire e ricordare meglio la nostra storia
più prossima. "Siamo nani che camminano sulle
spalle di giganti", ma evidentemente il sollevarci
sulle spalle dei giganti, i nostri avi e la
loro storia, la loro esperienza ancora non vale
a illuminare lo sguardo miope dell'uomo. Barbara
Spinelli, ha infatti osservato come le rievocazioni
e i mea culpa si siano sono moltiplicati e intensificati
in Europa tra gli anni Novanta e il Duemila,
ma più la memoria del passato recente veniva
evocata, più si ossificava fino a divenire sterile,
sino addirittura a negarla, a minimizzarla.
Si è accresciuto sempre più il divario tra le
meditazioni sul passato e la capacità di agire
di conseguenza. L'autrice riporta alcuni esempi
concreti del riaffacciarsi di segnali storici
del passato: i conflitti balcanici e le stragi
di Milosevic sottovalutate per anni; il dopo
guerra fredda nei paesi dell'Est; la Germania
all'indomani dell'unificazione; l'Italia e la
mancata maturazione civile a seguito di Tangentopoli,
ma anche le scarse riflessioni sull'esperienza
comunista e il terrorismo rosso; l'Austria di
Haider e le facili amnesie; il destino d'Israele
- frammento d'Europa incastonato tragicamente
in Palestina - diviso tra le virtù e le malattie
dell'ebraismo. La storia sembra dunque ripetersi
ciclicamente e l'uomo appare immobilizzato nel
facile culto della memoria, piuttosto che spronato
ad agire dalla coscienza consapevole e responsabile
del passato.

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Cambiamo
continente e dall'Europa ci spostiamo in America,
più precisamente a New York, dove è ambientato
il libro di HERBERT
ASBURY, il cui titolo è:
"LE GANG DI NEW YORK" (Garzanti, 426 pagine,
18 euro, 35.000 lire). Il libro ha
ispirato il film di Martin Scorsese che arriverà
tra poco nelle sale cinematografiche, ma la
prima edizione del volume risale al 1927 e arriva
solo ora in Italia. Herbert Asbury, grande scrittore
americano nato alla fine dell'Ottocento e morto
nel 1963, ha raccontato i bassifondi di New
York, le vicende delle famiglie dei gangster,
i conflitti di potere, i sanguinosi scontri
che avvenivano in una città che andava via via
crescendo, evolvendosi da una condizione infame
a una benestante. Nei suoi quartieri più degradati,
abitati dagli immigrati irlandesi, italiani
ed ebrei dominavano, come dato costante e tratto
dell'anima di New York, le organizzazioni di
gangster. Questo libro è dunque un omaggio alla
sua città scritto da un grande giornalista che,
con sguardo di sociologo e con l'amore dello
scrittore per i propri personaggi rievoca le
imprese della malavita di New York: grandi storie
di personaggi terribili. La prefazione è scritta
da Gabriele Romagnoli, giornalista italiano
che segue da moltissimi anni l'evoluzione della
società americana. Del senso del libro, di questa
New York raccontata da Asbury e delle sue trasformazioni
abbiamo parlato proprio con lui.
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L'intervista
all'autore
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E
rimaniamo ancora a New York con un bellissimo
racconto di EDMUND
B. WHITE intitolato "VOLETE
SAPERE COS'È NEW YORK" (Arcanapop, 56 pagine,
7,75 euro, 15.000 lire), poche ma
preziose pagine che White viene invitato a scrivere,
nel 1948, sulla sua amata città dalla rivista
americana, "Holiday". Famoso saggista che ha
alimentato le pagine del settimanale "New Yorker"
alla fine degli anni quaranta White racconta
la trasformazione della città, un fenomeno intenso.
Nel 1949, il primo lungo articolo apparso sull'"Holiday"
viene ripubblicato sotto forma di saggio e White
ha modo di osservare i profondi cambiamenti
avvenuti, rispetto all'anno precedente, nella
sua città, una metropoli che cambia via via
anima. "A chiunque si è interessato a questi
strani doni New York concederà in abbondanza
la grazia della solitudine e quella della privacy",
scrive White all'inizio del suo piccolo saggio
e finisce raccontando di un albero, un vecchio
albero di salice che via via resiste all'invasione
dei grattacieli. Il ritratto appassionante si
chiude con un'agghiacciante profezia sulla Grande
Mela, molto attuale.

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New
York è anche l'inconfessata scenografia de "L'ULTIMO
BALLO. Il nuovo romanzo dell'87° distretto"
(Mondadori, 258 pagine, 16,53 euro, 32.000 lire)
di ED MCBAIN.
Il protagonista ormai lo conosciamo, è Steve
Carella, il detective dell'87° distretto, che
vive e lavora in una città immaginaria troppo
somigliante alla New York in cui è nato e cresciuto
l'autore, Ed Macbain. Il detective si trova
ad affrontare un nuovo caso che appare banale
e assolutamente di routine: un vecchio viene
trovato morto, probabilmente si tratta di un
suicidio, ma qualcosa non quadra, vi sono alcuni
piccoli indizi che non sfuggono all'occhio attento
del nostro Steve Carella. Il cadavere infatti
presenta delle strane macchie, che inducono
a credere che la soluzione del caso non sia
così semplice; forse l'uomo non si è suicidato,
ma è stato ucciso. Da qui parte l'indagine di
Steve Carella che condurrà alla conclusione
di un caso che ancora una volta si rivela intricato
e coinvolgente.

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Chiudiamo
il capitolo Newyorkese per parlare di attualità
con un libro di NICOLA
BORZI e GIULIA CRIVELLI, il
titolo è "I KILLER
INVISIBILI. BIOTERRORISMO, LE NUOVE MINACCE
E LE DIFESE" (Il Sole 24Ore, 256 pagine, 12,39
euro, 24.000 lire). Ancora una volta
però è la realtà americana lo spunto di questo
saggio di approfondimento; la cronaca dei fatti
dopo l'11 settembre e l'allarme carbonchio sono
la punta dell'iceberg di un fenomeno sommerso,
il concretizzarsi di una paura inconfessata
dell'Occidente, di un fenomeno sul quale si
era dato l'allarme molte volte e che rischia
di ripetersi in futuro. Il fenomeno delle armi
biologiche e del bioterrorismo sono diventati
una minaccia reale e nuovi interrogativi si
pongono sui rischi concreti e i modi per difendersi.
Ma quali sono i killer invisibili e come muoversi?
Ne abbiamo parlato con uno degli autori, con
Giulia Crivelli.
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L'intervista
all'autore
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Ancora
attualità con un saggio molto stimolante scritto
dallo storico francese BRUNO
ETIENNE
uno
dei maggiori esperti della civiltà araba. Il
titolo è "L'ISLAMISMO
RADICALE"
(Rizzoli,
360 pagine, 17,50 euro, 34.000 lire).
L'autore ripercorre la storia islamica da Maometto
ai giorni nostri e spiega come non sia possibile
usare in modo così disinvolto la categoria dell'Islam.
A quale Islam e a quale interpretazione dell'Islam
si rifanno i movimenti radicali che appaiono
oggi come una grande minaccia sospesa sul XXI
secolo? Queste le domande che si pone Bruno
Etienne che analizza i problemi all'interno
della radicalità dell'Islam, e mette in luce
come dietro il nebuloso fondamentalismo incarnato
temporaneamente da Osama Bin Laden vi siano
intrecci contraddittori e pericolosi tra protesta
antimoderna e rendite finanziarie e petrolifere,
tra fanatismo ipocrita e manovre politiche.
Il volume si pone come strumento utile a evitare
la facile tentazione di generalizzare e per
capire come all'interno di una realtà molto
complessa quale è il mondo islamico vi siano
dei punti di riferimento importanti per la stessa
cultura europea, una parte delle radici della
nostra cultura sta nell'islam e lo sguardo dell'altro
è uno sguardo fondamentale da tenere in considerazione.

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E
sullo steso tema un saggio di GIOVANNI
SARTORI "PLURALISMO,
MULTICULTURALISMO E ESTRANEI" (Bur, 186 pagine,
7,20 euro, 13.941 lire) saggio sulla
società multietnica, nuova edizione aggiornata
alla luce degli avvenimenti dopo l'11 settembre.
Il saggio di Sartori impone una riflessione,
induce a meditare sulla differenza fondamentale
tra il multiculturalismo che pone un problema
di disintegrazione multietnica e il pluralismo
che è invece fondato sulla tolleranza. Per Giovanni
Sartori la buona società è la società aperta
che lui legge come una società pluralistica
fondata sulla tolleranza. Egli dunque si chiede
sino a che punto la società pluralista può accogliere,
senza dissolversi, "nemici culturali" che la
rifiutano. Gli immigrati, infatti, non sono
tutti uguali, l'immigrante di cultura teocratica
pone problemi ben diversi da quello che accetta
la separazione tra politica e religione. Saggio
molto polemico su cui ragionare con attenzione.

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E
passiamo ora a parlare di letteratura, ottima
letteratura, con un libro di
MARGARET MAZZANTINI, uno dei libri
più belli usciti nel corso del 2001. Il titolo
è "NON TI MUOVERE"
(Mondadori, 296 pagine, 16,53 euro, 32.000 lire).
Storia di un padre, chirurgo di successo, che
si ritrova a ragionare sulla propria vita, sulla
propria angoscia, sulla sua gloria, davanti
alla camera operatoria nella quale è chiusa
la figlia vittima di un incidente in motorino.
La ragazzina è in coma e di fronte a questo
passaggio strettissimo tra la vita e la morte,
questa linea d'ombra da non varcare, il personaggio
Timoteo si mette a nudo, si racconta, ha il
coraggio di confrontarsi con verità molto sgradevoli.
Ma quali sono i temi del libro e quali sono
queste verità faticose che Timoteo si racconta
e che a lungo non ha voluto vedere? Lo abbiamo
chiesto all'autrice, a Margaret Mazzantini.
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L'intervista
all'autore
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Ora
vi proponiamo un volume che insiste ancora sui
temi di cui abbiamo appena parlato, il rapporto
tra genitori e figli, il titolo è
"ONORA IL PADRE E LA MADRE. PAGINE DI TUTTI
I TEMPI PER CAPIRE IL RAPPORTO TRA GENITORI
E FIGLI" (Bompiani, 490 pagine, 9,30 euro, 18.000
lire) a cura di
MAURIZIO QUILICI, una lunga antologia
di scritti sul rapporto parentale: da Freud
a Jung, da Dante a Nietzsche, da Mead a Oriana
Fallaci, Tacito, Pasolini, Almodóvar, Jovanotti,
Joseph Roth, Antoin de Saint-Exupéry. Riflessioni
su una delle questioni più aperte e più controverse,
non soltanto ora, ma anche nel corso della storia
e del tempo: cos'è la paternità? Quali sono
le responsabilità da assumersi? Come si tramanda
un patrimonio di conoscenze e di valori? Come
può un figlio crescere in opposizione e antagonismo
rispetto alla famiglia? Come si rompono i legami
e come si possono tenere uniti? Molte riflessioni
ancora di stretta attualità. "Onora il padre
e la madre" è dunque il titolo più adatto, ma
si potrebbe anche aggiungere, per il taglio
di alcuni scritti, "onora anche i figli", rispettando
le loro libertà, il loro essere diversi dal
padre e dalla madre. Un libro ricco di stimoli
straordinari tratti dalla grande letteratura.

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E
ancora sullo stesso tema un libro di
JESPER JUUL uno psicologo danese,
un terapeuta familiare; il titolo è: "IL
BAMBINO È COMPETENTE. VALORI E CONOSCENZE IN
FAMIGLIA" (Feltrinelli, 192 pagine, 11,36 euro,
22.000 lire), costruito sull'esperienza
diretta di un consultorio professionale in Danimarca
e poi nei campi profughi di Croazia e Bosnia
dove ha avuto modo di verificare "in situazione"
le sue teorie. Il bambino, afferma Juul, nasce
competente e ha un proprio patrimonio, non è
una tabula rasa su cui iscrivere i valori dei
genitori; il rapporto tra le due parti, i genitori
e il bambino, è e deve essere un rapporto dialettico
molto stimolante. Considerare il bambino come
una tabula rasa su cui inscrivere le conoscenze
necessarie al suo sviluppo equivale a negare
la sua personalità e indurre un deleterio stato
di insicurezza. Juul invita a un'attenta osservazione
del bambino, considerato non più come oggetto
passivo, ma come "centro attivo di competenze".
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E
per chiudere in bellezza un altro libro di grande
letteratura; si tratta de "L'ASTRAGALO"
di ALBERTINE
SARRAZIN (L'Ancora
del Mediterraneo, 198 pagine, 13,42 euro, 26.000
lire), un libro uscito
in Francia negli anni Sessanta che fece abbastanza
discutere a suo tempo, la cui vicenda è costruita
su un'esperienza diretta. Albertine Damien,
nata in Algeria nel 1937, era stata assegnata
a genitori adottivi; ribelle, intraprende una
vita clandestina segnata dal furto, dalla prostituzione
e da numerose fughe, sino a che, nel 1957 fuggendo
dalla prigione di Fresnes, cade e si rompe un
piccolo osso, l'astragalo appunto che dà il
titolo al libro. La raccoglie un uomo, Julien
Sarrazin. Nel 1964 si sposeranno, ma lei morirà
poco dopo, nel 67. Si tratta dunque di una storia
vera, storia vissuta, un racconto di intensa
umanità per uno dei romanzi francesi più belli
degli ultimi trent'anni.
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I
libri presentati nel corso delle precedenti trasmissioni
sono contenuti nell'archivio
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