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IL
CASO MATTEI
Sabato
27 ottobre 1962. Ore 18,57 e 10 secondi.
C'é un forte temporale sopra il cielo
di Bascapé, un piccolo paese alle
porte di Pavia. Piove forte che quasi non
si vedono le case, le colline dell'Oltrepò,
i vigneti. Il piccolo aereo Morane Saulnier
760 I-SNAP dell'Eni sta volando verso Linate.
Tutto accade all'improvviso. Prima un lampo,
come fosse una deflagrazione. Poi lo schianto.
Precipita il velivolo, muiono sul colpo
i tre occupanti:il pilota Irnerio Bertuzzi,
il giornalista e fotografo inglese William
Mc Hale e il Presidente dell'Eni Enrico
Mattei. Erano partiti sereni da Catania
alle 16 e 57. A Milano non li hanno mai
fatti arrivare.
Il 27 ottobre 1962 fu incidente o attentato?
Primo mistero. Un testimone assiste alla
scena. E' Mario Ronchi, un agricoltore di
Bascapé. Il giornalista della Rai
Bruno Ambrosi giunge sul posto e lo intervista........
Ecco, avete sentito, c'é un buco
nella registrazione. In realtà Mario
Ronchi sta andando avanti a parlare come
ci conferma oggi Bruno Ambrosi
Non
é un'indagine facile. Il sostituto
procuratore di Pavia, Vincenzo Calia giunge
vicino alla soluzione del caso. Formula
l'ipotesi dell'attentato che però
non può provare. Scrive Calia: "L'esecuzione
dell'attentato venne pianificata quando
fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato
spontaneamente la presidenza dell'ente petrolifero
di Stato".
Chi
compie il sabotaggio dell'aereo ? Con quale
ordine? Il pubblico ministero Calia non
riesce ad accertarlo, anche se lo intuisce.
Responsabilità di uomini inseriti
nell'Eni e negli organi di sicurezza dello
Stato. E ancora depistaggi, manipolazioni,
soppressioni di prove e di documenti, pressioni
che impediscono l'accertamento della verità.
Il
magistrato parte da quei cento grammi di
esplosivo Compound B vengono sistemati dietro
il cruscotto dell'aereo. La carica viene
innescata dal comando che abbassa il carrello
e apre i portelloni di chiusura. Calia giunge
a queste conclusioni dopo le perizie del
medico legale Carlo Torre, l'ingegnere Donato
Firrao, il capitano dei carabinieri Giovanni
Delogu, l'esperto della Marina militare
italiana, Giovanni Brandimarte.
Il
magistrato mette poi a confronto le varie
tesi ma non arriva ad una conclusione. Non
può farlo, non ha le prove. C'é
il pentito Tommaso Buscetta che rivela:
la mafia americana chiese a Cosa nostra
il favore di eliminare Enrico Mattei «nell'interesse
sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere
americane». C'é la pista italiana.
Mattei finanziatore della politica, nemico
di certi circoli economici e politici, anche
dell'estrema destra, svolge un ruolo parallelo
di ministro degli Esteri,grazie ai suoi
rapporti con Algeria, Unione Sovietica,
i paesi del Mediterraneo.
Mattei
riceve minacce. Alla moglie, alla vigilia
del viaggio in Sicilia, il 26 e 27 ottobre
del 1962, confida: «Può anche
darsi che io non torni più».
Poi ci sono i suoi sospetti. La scorta personale,
la scelta di decidere sempre all'ultimo
momento i suoi spostamenti, gli itinerari
e orari. Anche nell'ultimo viaggio verso
la morte, Enrico Mattei tenta di «depistare»
i nemici. Si porta in Sicilia due Morane
Saulnier della flotta aerea dell'Eni, e
lasciando fino alla fine aperta la destinazione
del suo viaggio di ritorno: Roma o Milano.
Nel
1998, il Sisde consegna al pm Calia un appunto
del 1979, forse quello più inquietante:
«Il vicequestore Boris Giuliano, capo
della squadra mobile di Palermo, ucciso
dalla mafia, si occupava, quasi a titolo
personale, della scomparsa del noto giornalista
Mauro De Mauro, eliminato, si afferma, per
aver trovato il bandolo della matassa sull'incidente
aereo che costò la vita all'onorevole
Enrico Mattei.
Una
strada nuova per il nostro paese Enrico
Mattei la illustra in questa intervista
per la televisione di Stato. E' una sorta
di manifesto della sua filosofia economica
che vale forse più delle parole e
delle piste investigative.
a cura
di Daniele Biacchessi
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