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IL CASO FELTRINELLI
15 marzo 1972. Segrate
é un paese alle porte di Milano.
Il cadavere di un uomo alto, con i baffi,
viene trovato su un traliccio ad alta tensione,
quello che distribuisce corrente all'intera
zona nord est del capoluogo lombardo. I
poliziotti che giungono sul luogo, notano
quarantatré candelotti di dinamite
piazzati sul longherone centrale e tenuti
insieme con nastro adesivo. Frugano nelle
tasche dell'uomo. Una carta d'identità:
porta il nome falso di Vincenzo Maggioni.
Passano ventiquattro ore e l'uomo di Segrate
viene identificato. E' Giangiacomo Feltrinelli,
professione editore, nome di battaglia Osvaldo.
Potere Operaio offre a tutti la sua versione.
"Feltrinelli da vivo era dei Gap, Gruppi
Armati Proletari. E' stato ucciso perché
era un militante di quella organizzazione.
Siamo sicuri che Feltrinelli è stato
ucciso perché un traliccio è
un obiettivo troppo interclassista. L'uccisione
di Feltrinelli appare evidentemente opera
di tecnici specializzati in queste operazioni
di eliminazione". Ma le cose non stanno
proprio così.
Le Brigate Rosse vogliono sapere come sono
andate le cose, quella sera a Segrate; muovono
un'inchiesta che collima con la ricostruzione
effettuata da "Gunther", un compagno
di Feltrinelli al settimanale l'Espresso.
Nel novembre '74, la polizia trova un nastro
magnetico nella base brigatista di Robbiano
di Mediglia. Si sente chiara e forte la
voce di Gunther raccontare ciò che
ha visto la sera del 15 marzo 1972.
"All'inizio Osvaldo ha i candelotti
di dinamite (della carica che serviva a
far saltare il longherone centrale) in mezzo
alle gambe. Si trova impacciato nella posizione,
impreca. Sposta i candelotti, probabilmente
sotto la gamba sinistra e, seduto con i
candelotti sotto la gamba, in modo che li
tiene fermi, sembra che prepari un innesco,
cioé il congegno dello scoppio. E'
in questo momento che quello a mezz'aria
sul traliccio sente uno scoppio fortissimo.
Guarda verso l'alto e non vede nulla. Guarda
verso il basso e vede Osvaldo a terra, rantolante.
La sua impressione immediata è che
abbia perso le gambe. Va da lui e gli dice:
"Osvaldo, Osvaldo". Non c'è,
è scoppiato".
Ma chi é in realtà Osvaldo
e come si muove nell'arcipelago della lotta
armata di sinistra nei primi anni Settanta?
Alberto Franceschini, fondatore delle Brigate
Rosse, traccia un suo ritratto.
"Feltrinelli continuava a proporci
dei finanziamenti. Renato Curcio e io ci
incontravamo con lui una volta la settimana,
ai giardini di Parco Sempione. Dovevamo
fingere di non sapere che era Feltrinelli;
per noi doveva essere solo Osvaldo, un militante
dei Gap e anche se lo conoscevamo dai tempi
del movimento di Trento stare al gioco era
obbligatorio. Parlava sempre lui. Seduto
su una panchina, le gambe allungate, le
mani in tasca, lo sguardo al cielo come
se cercasse un'ispirazione. Ci sommergeva
di discorsi sulla strategia rivoluzionaria,
la struttura dell'esercito proletario, l'Unione
Sovietica e il suo ruolo guida. La sua idea
di far saltare i tralicci dell'alta tensione
in montagna per colpire l'Enel e Fanfani
ci sembrava quantomeno stravagante. Accordi
con Osvaldo-Feltrinelli erano impossibili".
Carlo Rossella, attuale direttore di Panorama,
nei primi anni Settanta era un cronista
attento alle vicende legate al terrorismo
politico.
a
cura di Daniele Biacchessi
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