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IL DELITTO DEL CIRCEO
30 settembre 1975.
L'estate è già un ricordo
sfumato nel parco del Circeo, un'ottantina
di chilometri a sud di Roma. Le belle ville
si nascondono tra piante secolari, arbusti
e prati. Si raggiungono percorrendo cammini
non asfaltati, e strade che lambiscono il
mare. Andrea Ghira é un rampollo
della borghesia romana. La sua camera é
tappezzata di bandiere naziste, mezzibusti
di Adolf Hitler e Benito Mussolini, libri
del filosofo Julius Evola. Porta sempre
la pistola in tasca. Si dichiara nazional-socialista.
Dietro a lui si muovono altri due giovani,
Angelo Izzo e Gianni Guido. Per la polizia
sono estremisti e delinquenti comuni. già
condannati per rapine, violenza sessuale
e maltrattamenti, sequestri di persona.
Al Circeo. la famiglia Ghira ha costruito
una villa lussosa su due piani con giardino,
box e taverna. Poco lontano dalla costa,
con una vista mozzafiato sull'isola di Ponza.
E' lì che Ghira, Izzo e Guido portano
due ragazze provenienti dai quartieri popolari
e periferici della Capitale. Sono Donatella
Colasanti e Rosaria Lopez. I tre fascisti
le convincono a salire sulla loro potente
macchina. "Andiamo ad una festa a Lavinio,
ci divertiremo vedrete", dicono alle
due ragazze. Ma a Lavinio Donatella e Rosaria
non arriveranno mai perché saranno
portate a Villa Moresca, nel Circeo, la
villa di Ghira.
Il resto si snoda lungo 36 ore di torture
morali, fisiche e sessuali. Ghira, Izzo
e Guido uccidono Rosaria Lopez e colpiscono
ripetutamente Donatella Colasanti. A quel
punto pensano che le due ragazze siano morte.
Le avvolgono in sacchi di plastica, le caricano
nel bagagliaio della 127 di Guido e fanno
ritorno a Roma. Parcheggiano l'auto proprio
sotto l'abitazione dello stesso Guido e
vanno a mangiare in pizzeria. Ma Donatella
Colasanti è ancora viva. Si accorge
che l'auto è stata abbandonata, la
sua voce richiama l'attenzione di alcune
persone che aprono il bagagliaio dell'auto.Donatella
é salva, per Rosaria non c'é
nulla da fare. Vengono arrestati in poche
ore Gianni Guido e Angelo Izzo. Andrea Ghira
riesce invece a fuggire.
Il processo si svolge nel luglio 1976.
I giudici non concedono alcuna attenuante
ai tre imputati che vengono condannati in
primo grado all'ergastolo per omicidio pluriaggravato.
Gennaio 1977. Gianni Guido e Angelo Izzo
cercano di evadere dal carcere di Latina,
prendono in ostaggio una guardia carceraria
ma il tentativo fallisce. Al processo d'appello,
il 28 ottobre 1980, i familiari di Rosaria
Lopez, accettano il risarcimento offerto
dalla famiglia di Gianni Guido. Il fatto
induce la Corte a ridurgli la pena a 30
anni di reclusione.
Le storie di Gianni Guido e Angelo Izzo
sono costellate da ripetuti tentativi di
evasione dalle carceri. A volte riusciti
grazie a complicità non sempre acceratte
in sede penale.
Gianni Guido viene subito trasferito
nel carcere di San Gimignano. Da quel penitenziario
fugge nel 1981. Due anni dopo, viene arrestato
a Buenos Aires: sotto falso nome, vende
automobili. Ricoverato in ospedale in attesa
di estradizione, il 15 aprile 1985 Guido
riesce a dileguarsi. Sarà nuovamente
intercettato nel giugno 1994 a Panama e
trasferito definitivamente in Italia dove
sta scontando il residuo di pena. Anche
per Angelo Izzo la fuga resta l'unica arma
per sottrarsi alla giustizia. Izzo riesce
ad evadere dal carcere di Alessandria il
25 agosto 1994 per essere poi rintracciato
in Francia il 15 settembre successivo.
Angelo Izzo si trasforma in uno dei più
importanti pentiti della destra eversiva
come spiega davanti ai giudici di Milano
che lo ascoltano nell'ambito del procezzo
di primo grado sulla strage di Piazza Fontana
Poi c'é Andrea Ghira, il capo della
banda del Circeo, lui che si dilegua poco
dopo aver assassinato Rosaria Lopez e ferito
Donatella Colasanti. Angelo Izzo, diventato
ormai un pentito, lo accusa di aver ucciso
la giovane Giorgiana Masi durante scontri
di piazza avvenuti a Roma, il 12 maggio
1977. Ghira avrebbe utilizzato le armi in
dotazione al gruppo "Drago", una
struttura di "uomini scelti" all'interno
di Avanguardia Nazionale. L'allora parlamentare
Mauro Mellini racconta così a Radio
Radicale il pomeriggio in cui qualcuno sparò
a Giorgiana Masi a Roma, sul Ponte Garibaldi
Quel giorno, Andrea Ghira non é ancora
un ricercato. Solo nell'ottobre 1977, la
magistratura spicca contro di lui un mandato
di cattura per il delitto del Circeo. Lo
inchiodano le dichiarazioni di Donatella
Colasanti che si ricorda di quel ragazzo
che si fa chiamare Jacques responsabile
materiale della morte della povera Rosaria
Lopez. Ghira resta a Roma almeno fino al
1978. Vive da clandestino e cambia casa
di giorno in giorno. Poi si dilegua. Il
Giallo e nero é in grado oggi di
ricostruire la sua via di fuga.
Nel 1978, Andrea Ghira raggiunge l'Argentina
grazie a documenti falsi forniti dalla rete
di solidarietà dell'Internazionale
nera, la stessa che in passato ha guidato
la fuga di Stefano Delle Chiaie, Guido Giannettini,
Carlo Digilio ed altri esponenti della destra
eversiva..Ma a Buenos Aires, negli anni
Ottanta, non si sente più sicuro,
sente il fiato sul collo degli investigatori
e fugge a Londra dove nel frattempo si é
insediata una comunità di camerati:
Massimo Morsello, Roberto Fiore, Vittorio
Spadavecchia, Antonio D'Inzillo. La sua
identità cambia di anno in anno.
Diventa Mirko Elise, poi si trasforma in
Sergio Balzanelli. Da Londra si sposta a
Johannesburg, in Sudafrica e alla fine in
Kenia dove oggi risiede. Perché lo
Stato italiano si é dimenticato di
Andrea Ghira? Chi ha protetto per 26 anni
la sua latitanza? Sono domande che a oggi
non hanno trovato alcuna risposta.
a cura di Daniele Biacchessi
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