GIALLO E NERO



IL CASO CALABRESI

Mercoledì 17 maggio 1972. Milano , sono le 9, 15. Un suono acuto: è il ricevitore della centrale operativa di via Fatebenefratelli, sede della Questura. La voce, lontana e metallica, giunge dalla radio di un equipaggio della squadra volante della polizia. "C'è un uomo ferito da colpi di pistola in via Cherubini. E' il commissario Luigi Calabresi, ferito da colpi di pistola, sta sanguinando dal capo, chiamate altre vetture, che arrivino subito, fate presto, non si può perdere un attimo".

Il commissario Calabresi cade tra la sua 500 rossa e una Opel Kadett, parcheggiate con la parte anteriore accostata allo spartitraffico. "Mandateci un'autoambulanza, fate presto"- strilla l'agente dalla radio - "forse si riesce a salvare". Passano pochi minuti e il ferito viene trasportato al San Carlo da un auto della Croce Bianca. Calabresi muore alle 9, 47. Il suo nome é associato alle inchieste sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli precipitato dal quarto piano della Questura di Milano. Nel 1975 il giudice Gherardo D'Ambrosio dimostra che Calabresi non era presente nella stanmza in cui veniva interrogato Pineli. Quindi é innocente.

Gli occhi dei testimoni. Pietro Pappini percorre via Cherubini con la sua Alfa Romeo 2000. Si dirige in via Mario Pagano. Scorge una Fiat 125 blu targata Mi-16802 che procede lentamente. Racconta: "Dalla macchina scende un uomo alto che raggiunge il commissario, gli punta la pistola con canna lunga ed esplode due colpi alla tempia. Mentre la vittima si accascia al suolo, lo sparatore,tiene sempre la pistola in mano, indietreggia e raggiunge l'auto che nel frattempo si era avviata, prendendo posto sul sedile accanto a una donna alla guida". Anche Luigi Gnappi fornisce il particolare della donna al volante della 125 blu. "A fianco del killer c'era una donna, mi sembrava molto giovane". Adelia Dal Piva scende da casa per imbucare le lettere. "Dalla Fiat 125 scesero un uomo e una donna che stava al posto di guida: portava pantaloni neri, un giacchetto senza maniche e senza collo che scendeva fino alle cosce". Un uomo e una donna alla guida dell'auto,dicono i testimoni, teniamo presente il partuicolare.


Gli investigatori indirizzano la pista verso la sinistra extraparlamentare, poi indagano gli ambienti della destra eversiva. 20 settembre 1972. Vengono arrestati al valico di Brogeda Gianni Nardi, Bruno Stefàno e la cittadina tedesca Kiess Gudrun. Sulla loro auto i poliziotti trovano un arsenale da guerra. Alcuni testimoni dell'omicidio Calabresi notano una certa somiglianza tra il fotofit del killer e Gianni Nardi. La pista di destra esce di scena con la scomparsa di Nardi nell'incidente a Maiorca, in Spagna, nel settembre 1976. Nelle inchieste spuntano poi le dichiarazioni di collaboratori di giustizia delle Br e Prima Linea. Roberto Sandalo e Michele Viscardi coinvolgono Lotta Continua nell'organizzazione dell'agguato. 20-21 luglio 1988. I giorni della svolta. Leonardo Marino, militante di Lotta Continua parla del delitto Calabresi. Dice di aver partecipato a quell'omicidio. Era al volante della Fiat 125 blu. Per Marino il killer del commissario è un ex militante di Lotta Continua di Massa, Ovidio Bompressi; l'incarico viene dall'esecutivo nazionale dell'organizzazione e in particolare dal responsabile del servizio d'ordine Giorgio Pietrostefani e dal leader Adriano Sofri che gli avrebbe dato il mandato nel corso di una manifestazione a Pisa. Dopo le rivelazioni di Marino, Sofri viene arrestato nella sua abitazione di Impruneta, vicino a Firenze. Stessa cosa avviene per Pietrostefani e Bompressi che vengono fermati, il 28 luglio 1988. Gianfranco Maris, l'avvocato che difende Leonardo Marino e Adriano Sofri, da me intervistato in carcere a Pisa.

Un lungo iter giudiziario, controverso, denso di colpi di scena e contraddizioni. E' il Processo Calabresi.


Tra il 1997 e il 1998 realizzo una nuova indagine sul delitto Calabresi. Nel carcere Don Bosco di Pisa é ancora detenuto Adriano Sofri. Nella saletta della biblioteca del carcere Don Bosco di Pisa mi reco una decina di volte. Dopo quelle interviste, sull'omicidio del commissario Luigi Calabresi non ha più voluto parlare. Eccovi alcuni dei brani di quelle conversazioni.
In una di quelle conversazioni in carcere era allora presente anche Giorgio Pietrostefani, ora latitante in Francia dopo la condanna a 22 anni per omicidio.


a cura di Daniele Biacchessi

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