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"STORIE DI LATITANTI"
Le
autorità di polizia giudiziaria e
i servizi di sicurezza italiani ricercano
oggi 163 latitanti del terrorismo di sinistra.
Quelli condannati in via definitiva per
omicidi e ferimenti sono 46, gli altri 117
restano accusati dai tribunali di aver partecipato
ad un'associazione sovversiva e ad una banda
armata. La maggioranza di loro risiede in
Francia. Numerosi sono sparsi tra Nicaragua,
Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria,
Centro-Africa e nelle isole sperdute del
Centro-America e dell'Oceania. In molti
ripudiano le scelte intraprese in gioventù
e oggi si dichiarano, almeno a parole, persone
diverse. In pochi, nonostante la sconfitta,
mantengono però intatti e immutati
idee e comportamenti del passato. Irriducibili,
quasi mai pentiti.
Macchine,
treni, navi, aerei, a piedi lungo sentieri
di montagna, tra vecchi cascinali sparsi
nei boschi e frontiere che dividono nazioni
e continenti. I latitanti della lotta armata
di sinistra compiono viaggi per raggiungere
mete lontane. Le stesse vie di fuga scelte
nel passato dal ricercato numero uno, Alessio
Casimirri, nelle Brigate Rosse nome di battaglia
Camillo.
Perché
il Nicaragua non concede l'estradizione
a Casimirri, nonostante le numerose richieste
dello Stato italiano? Lo svela al Giallo
e nero, il giornalista e scrittore Gianni
Cipriani.
Dal
Nicaragua alla Francia. Per le strade di
Parigi camminano liberi volti noti e meno
conosciuti degli anni di piombo, ricercati
dallo Stato italiano. Oltre ad Oreste Scalzone,
ci sono Giovanni Alimonti, Enrico Villimburgo,
Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Maurizio
Di Marzio, Carla Vendetti della colonna
romana delle Brigate Rosse-Partito Comunista
Combattente; Simonetta Giorgieri, Gino Giunti
e Guido Minonne della colonna toscana delle
BR; Vincenzo Spano' dei Comunisti Organizzati
per la Liberazione Proletaria; Massimo Canfora,
Walter Grecchi, Rossella Moneta di Autonomia
Operaia. All'ombra della Torre Eifel, si
muovono ancor oggi Marina Petrella delle
Brigate Rosse-Partito Guerriglia; Giovanni
Vegliacasa, Francesco Nuzzolo, Luigi Bergamin
di Prima Linea; Giancarlo Santilli dei Nuclei
Comunisti Territoriali; Gianfranco Pancino
e Gianni Mainardi della rivista milanese
<<Rosso>>; Andrea Morelli, dei
Comitati Comunisti Rivoluzionari. 163 nomi
e cognomi come quello di Cesare Battisti
dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo,
l'uomo che lo Stato italiano richiede da
anni.
Per
favorire la sua estradizione, viene arrestato
il 10 febbraio 2004 dagli agenti della DNAT,
Direzione Nazionale Antiterrorismo, poi
scarcerato il 3 marzo 2004 dalla <<Chambre
d'Instruction>> della corte d'Appello
francese che ravvisa nella richiesta delle
autorità giudiziarie italiane una
sorta di persecuzione politica. Cesare Battisti
non è clandestino, ma quello che
lui stesso definisce <<latitante ufficiale>>,
cioè per anni conosciuto e tollerato
dai governi francesi. Si porta il fardello
di due condanne definitive all'ergastolo.
E' ritenuto responsabile degli omicidi del
gioielliere Pierluigi Torregiani e del macellaio
Lino Sabbadin (Milano e Santa Maria di Sala,
16 febbraio 1979), dell'agente della DIGOS
Andrea Campagna (Milano, 19 aprile 1979),
del maresciallo degli agenti di custodia
Antonio Santoro (Udine, 6 giugno 1978).
Cesare Battisti si ritiene innocente ma
per molti é un assassino. Nessun
perdono può esserci per Cesare Battisti
da parte dei familiari delle vittime. Dice
una mattina al nostro Giuseppe Cruciani,
Alessandro, il figlio di Antonio Santoro
Ci
fu un tempo in cui arrivarono i giorni bui,
quelli del labirinto, e poi quei giorni
si dileguarono e il buio scomparve per sempre.
Ci fu un tempo in cui giovani ribelli con
le armi attaccarono lo Stato e colpirono
a morte i loro nemici. Poi tornarono nel
nulla, proprio da dove erano venuti. Sovversivi
e poliziotti, i nemici dell'ordine costituito
e i difensori delle regole, quelli che attentano
le nostre proprietà, le nostre vite
e quelli che ci difendono. Posta così
la lotta armata di sinistra sarebbe chiusa
ormai da parecchio. Sarebbe riduttivo spiegare
così oltre un terzo di secolo di
storia contemporanea. Forse oggi manca solo
quel pezzo di verità che i 163 latitanti
della lotta armata di sinistra ancora non
intendono del tutto raccontare.
a cura di Daniele Biacchessi
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