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"TERRORISMO ISLAMICO"
Parla così
microfono di Cristina Batocletti, Stefano
D'Ambruoso, il sostituto procuratore della
Repubblica di Milano che indaga da anni
sul terrrorismo islamico. Coordinamento,
intelligenze, capacità di comprendere
il fenomeno. Perchè la guerra contro
i gruppi che operano in Italia, soprattutto
in Lombardia, é di tipo assimmetrico,
contro un nemico molto spesso invisibile.
Una cellula é una unità di
combattimento. Un'insieme di cellule costituisce
una rete indipendente ma collegata. Cellule
compartimentate tra loro che dipendono da
uno sceicco, da un emiro. Piccole unità
autonome che perseguono anche obiettivi
diversi ma che restano uniti dalla Jhad.
I terroristi islamici operanti in Lombardia
e in Italia, provengono soprattutto dall'area
nord africana, anche se vi è traccia
di presenze pakistane. Sono organizzati
in cellule, conservano la loro specifica
identità nazionale e perseguono obbiettivi
distinti. Tuttavia collaborano tra loro,
con gli altri fratelli all'estero e si specializzano:
in Italia nella fabbricazione di documenti
falsi, in Germania nel traffico di armi.
Non c'è una chiara struttura gerarchica.Si
configura dunque una confederazione informale
di cellule, ognuna delle quali ha un referente
chiamato "sceicco". Una presenza
rilevante riguarda gli algerini del Gia
(Gruppo islamico armato) e di Takfit w-al-Higra
(Anatema ed Esilio), gli egiziani (al-Jihad
e al-Gamà al-Islamia) ed i marocchini.
Negli ultimi 4 anni in Italia, peraltro,
numerosi ed importanti si sono rivelati
gli integralisti tunisini, oppositori del
regime di Ben Ali, ben radicati a Milano
aderenti alla sigla del Gruppo salafita
per la predicazione ed il combattimento.
Le indagini dei magistrati accertano le
attività di copertura dei terroristi
islamici. Spesso si inseriscono nel tessuto
economico e produttivo, impegnati in attività
imprenditoriali , come il gruppo milanese
che crea una società di servizi di
pulizia a Gallarate, commercianti, persone
che gestiscono aziende di import-export,
call center. Ma vi sono anche professori,
studenti, tecnici specializzati, artigiani,
elettricisti, semplici manovali, disoccupati.
Attorno al nucleo centrale ruota la rete
dei fiancheggiatori. Conducono un'esistenza
al di sopra di ogni sospetto nelle periferie
delle grandi metropoli come Milano oppure
in provincia, dove è più facile
mimetizzarsi.
Le indagini più interessanti sul
piano tecnico giungono da Milano. Dimostrano
che procacciamento e circolazione di documenti
falsi rappresenta un punto fondamentale
per lo svolgimento dell'attività
terroristica. Avere la disponibilità
di buoni documenti consente ai capi terroristi
di girare per il mondo con pochi rischi,
soprattutto quando devono mantenere contatti
con le cellule periferiche, fino agli esecutori
di possibili attentati. Ma chi sono, cosa
pensano i militanti dei gruppi del terrorismo
islamico. Da un documento ritrovato il 12
luglio 2002 in corso XXII Marzo 39, nell'appartamento
affittato da Boyoukia Maher, nell'ambito
della indagine "Bazar".
"L'addestramento militare dei musulmani
è fondamentale per combattere il
sistema di vita umile alla quale i fratelli
sono costretti a vivere sottostando alle
regole dettate dai governi. L'addestramento
è un obbligo per tutti i musulmani
che godono di salute e dell'età adulta
..il
contributo economico per la causa di Dio
è dettato ai musulmani che sono esentati
militarmente da compiere il Jihad; essi
devono contribuire economicamente alla causa,
mettendo a disposizione di essa somme di
denaro destinate all'acquisto di armi, al
mantenimento delle famiglie dei Mudjaheddin,
dei caduti in battaglia, dei feriti e degli
handicappati. Nel contempo, il contributo
alla causa degli esenti al Jihad, non si
limita all'aspetto finanziario, ma essi
devono svolgere propaganda a favore del
Jihad, esaltando la vittoria dei fratelli
in battaglia, ed informare la comunità
dei crimini che vengono commessi dal nemico."
C'é un filo che lega molte indagini
nazionali a spunti investigativi locali.
Seguiamo la traccia. Le indagini partono
da lontano e prendono di mira militanti
della GIA, Gruppo Islamico Armato, formazione
proveniente dall'Algeria. Nel 1996, l'inchiesta
milanese "Al Shabka" individua
una cellula milanese impegnata in un ampio
progetto di ricostruzione sul territorio
nazionale di una rete di strutture di supporto
all'azione dell'organizzazione, gravemente.
Importanti riscontri giungono dalle indagini
dei magistrati di Napoli, Bologna, Torino.
Sono centinaia le persone arrestate.
Poi gli investigatori si concentrano sul
gruppo GSPC, Gruppo Salafita per la Predicazione
e il Combattimento. Il GIT, GRUPPO ISLAMICO
TUNISINO diretto da Seif Allah Ben Hassine
fornisce sostegno diretto al GSPC. Gli islamisti
tunisini vengono così indirizzati
verso la rete algerina attraverso l'Italia
e la Spagna. Ecco perché la struttura
italiana del "GIT", che opera
nella zona di Milano al risulta in stretto
collegamento con il Gruppo Salafita per
la Predicazione e il Combattimento. Le indagini
proseguono dal 1995 e si concludono in tre
distinte fasi nel 2001 contro il gruppo
salafita che fa capo all'Istituto Culturale
Islamico di Milano. A Gallarate,viene arrestato
Essid Sami Ben Khemais, leader del gruppo.
Un'ordinanza di custodia cautelare viene
emessa contro Maaroufi Tarek, cittadino
belga, anello di congiunzione tra le cellule
in Inghilterra, Belgio, Spagna, Francia,
Germania ed Italia. Molte le perquisizioni
effettuate a Milano:l'Istituto Culturale
Islamico di viale Jenner 50, dove sono di
casa i terroristi Remadna Abdelhalim Hafed
e Chekkouri Yassine, e la Comunità
Islamica in Italia di via Quaranta.
Altro filo investigativo riguarda il Movimento
islamico Marocchino. la svolta delle indagini
arriva poco dopo gli attentati di Casablanca
del 16 maggio 2003, 45 morti. Il 18 ottobre
2003 vengono arrestati tre marocchini già
ricercati. I reati: costituzione di associazione
terroristica, preparazione su commissione
di atti terroristici, detenzione ed utilizzo
di esplosivo. Intanto la Procura Distrettuale
di Brescia avvia una indagine sull' ipotesi
di attentati contro il Duomo di Cremona
e la metropolitana di Milano. I magistrati
bresciani arrestano Mohamed Rafik, imam
a Firenze, transitato poi da Milano e poi
trasferito a Cremona. Appartengono alla
corrente integralista islamica Salafiya
Jihadiya.
Ultimo gruppo é ANSAR AL ISLAM, proviente
dal Nord Iraq. La Procura della Repubblica
di Milano ottiene la richiesta di assistenza
giudiziaria dalla A.G. norvegese e interroga
il MULLAH KREKAR. Molti appartenenti a questa
cellula ammettono: siamo stati incaricati
di farci esplodere proprio dal Mullah Krekar.
La cellula milanese è composta da
soggetti preparati nei campi di addestramento
in Afghanistan: supporto logistico della
rete attraverso il reperimento di falsi
documenti d'identità e l'invio di
somme di denaro ai fratelli combattenti.
Molto é stato compiuto dagli esperti
dell'Antiterrorismo ma troppo c'é
ancora da realizzare per scompaginare in
modo definitivo i gruppi del terrorismo
islamico. Ci sono problemi investigativi
ma anche di tipo legislativo come ricorda
il sostituto procuratore di Milano Stefano
D'Ambruoso
Il Comandante del Ros dei Carabinieri Giampaolo
Ganzer sintetizza così le indagini
dell'Arma contro le cellule del terrorismo
islamico in Lombardia e in Italia e ammette
che, il nostro paese si é trovato
impreparato ad affrontare il fenomeno.
Infine ci sono i finanziamenti del terrorismo
internazionale che vedono l'Italia e in
primis Milano, come snodi essenziali. Ed
é questa per gli investigatori la
vera sfida del futuro come sottolinea l'economista
e saggista Loretta Napoleoni nel libro "La
nuova economia del terrorismo" al microfono
di Gigi Donelli
a cura di Daniele Biacchessi
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