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"MEDAGLIE ALLA MEMORIA"
14
maggio 2004. Il Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi scandisce i loro nomi
uno per uno: Luigi Calabresi, Giovanni Ceravolo,
Giuseppe Ciotta, Antonino Custrà,
Leonardo Falco, Salvatore Lanza, Federico
Masarin, Antonio Niedda, Prisco Palumbo,
Salvatore Porceddu. Vittime del terrorismo
e della violenza politica degli anni Settanta.
Quelle che vi raccontiamo oggi sono storie
di commissari e agenti di pubblica sicurezza,
trucidati dai terroristi di destra e di
sinistra. Nomi di poliziotti conosciuti
e spesso dimenticati, di fedeli servitori
dello Stato ai quali é stata riconosciuta
la medaglia d'oro alla memoria con anni
di ritardo, come ha ammesso il Presidente
Ciampi. Attraverso le loro vicende si può
narrare oltre trent'anni di storia contemporanea
italiana. Una scia di sangue che parte dal
17 maggio 1972.
Milano, sono le 9,15. Un suono acuto: è
il ricevitore della centrale operativa di
via Fatebenefratelli, sede della Questura.
La voce giunge dalla radio di un equipaggio
della squadra volante della polizia. "C'è
un uomo ferito da colpi di pistola in via
Cherubini. E' il commissario Luigi Calabresi,
ferito da colpi di pistola". Il commissario
Calabresi cade tra la sua 500 rossa e una
Opel Kadett. "Mandateci un'autoambulanza,
fate presto"- strilla ancora l'agente
dalla radio. Passano pochi minuti e il ferito
viene trasportato al San Carlo da un auto
della Croce Bianca. Calabresi muore alle
9,47.
Ma cosa rimane oggi della memoria del commissario
Luigi Calabresi? Siamo andati in via Cherubini,
dove abitava....
Passa un anno. Il 17 maggio 1973, alla Questura
di Milano é prevista la commemorazione
pubblica nel primo anniversario dalla morte
del Commissario Luigi Calabresi. Da Roma
giunge il ministro dell'Interno Mariano
Rumor. Ci sono decine di persone. Tra loro
si scorge il volto di un uomo con la barba.
E' Gianfranco Bertoli, si dice anarchico
ma in realtà é uomo del Sid,
il servizio segreto militare. Lancia una
bomba a mano tipo ananas tra la folla. Quello
che sentirete è il sonoro originale
della strage.
Muoiono sul colpo quattro persone. Giuseppe
Panzino, Felicia Bartolazzi, Gabriella Bortolon
e l'agente di pubblica sicurezza Federico
Masarin. Lui é un veneto in servizio
alla Questura di Milano. Masarin si trova
dunque nel posto sbagliato, al momento sbagliato
nel giorno in cui Bertoli compie un atto
efferato contro persone inermi. Anni dopo,
durante i processi, si saprà che
Bertoli voleva colpire il ministro Rumor,
colpevole di non aver firmato leggi speciali
dopo la strage di Piazza Fontana, quando
era Presidente del Consiglio.
Altra storia d'Italia. 24 gennaio 1975.
Mario Tuti, toscano di Empoli, é
un militante di Ordine Nuovo ma é
incensurato. Nella sua casa conserva un
arsenale di armi ed esplosivo. I poliziotti
sono da mesi sulle sue tracce dopo le tentate
stragi di Vernio e Vaiano, lungo i binari
della direttissima che collega Bologna a
Firenze. Il brigadiere Leonardo Falco, 52
anni, e l'appuntato Giovanni Ceravolo, 45
anni, sono dei segugi. Sanno che Tuti sta
dietro a quegli attentati e quel giorno
si recano nella sua abitazione. Un semplice
controllo di routine. Invece Mario Tuti
si presenta alla porta armato di mitragliatore.
Cadono a terra colpiti a morte Ceravolo
e Falco, mentre il terzo agente Rocca resta
ferito.
4 settembre 1975. Antonio Niedda é
un bravo poliziotto in servizio di pattuglia
nella stradale. Quella sera si trova a Ponte
di Brenta. Vede da lontano una macchina,
alla guida c'é un uomo sospetto.
Ferma la vettura. Neanche il tempo di capire.
Il brigatista rosso Carlo Picchiurra lo
fredda con tre colpi di pistola. Niedda
resta sulla strada ormai senza vita ma un'altro
agente rinocorre Picchiurra, lo immobilizza
e lo arresta.
Storie di anni di piombo. 14 dicembre 1976.
Alfonso Noce é il capo del nucleo
antiterrorismo della Questura di Roma. Un
duro. Un commando dei NAP, Nuclei Armati
Proletari, lo attendono in strada. La preparazione
dell'attentato sembra perfetta ma qualcosa
va storto. Inizia la sparatoria. Alfonso
Noce si salva di un soffio. I terroristi
che stanno in copertura si piazzano sulla
stessa linea di fuoco dei killer. Martino
Zicchitella, giovane militante dei Nap resta
colpito sul selciato insieme all'autista
di Alfonso Noce, Prisco Palumbo.
Torino, 12 marzo 1977. Il brigadiere Giuseppe
Ciotta, dell'ufficio politico della Questura
viene individuato dal gruppo di fuoco di
Prima Linea, organizzazione terroristica
attiva in quegli anni. Ciotta é un
bersaglio. Lui conosce a fondo quei giovani
della Torino bene, cresciuti nei collettivi
politici di Autonomia e poi passati in pochi
mesi alla lotta armata. Così, prima
che Ciotta giunga alle sue abitazioni, lo
attendono di mattina e lo uccidono con numerosi
colpi di armi lunghe e corte. Le stesse
che qualcun altro a Milano il 14 maggio
1977.
Walter Grecchi, Maurizio Azzolini, Massimo
Sandrini, Marco Barbone, Giuseppe Memeo,
Mario Ferrandi. Nel 1977 sono dei ragazzini.
Quel giorno, si mettono alla testa del corteo
che percorre via Carducci e raggiunge via
De Amicis, a Milano. Appartengono al Collettivo
di quartiere Porta Romana. Per quei ragazzini
sarà il battesimo di fuoco. Il gruppo
si stacca, guadagna qualche metro, lì
davanti è già schierato un
plotone di poliziotti. Parte qualche sasso,
una molotov, ma gli agenti sono lontani
almeno quaranta metri. Dai giubbotti degli
autonomi, in molti estraggono armi da fuoco
lunghe e corte. Sarà una calibro
7,65 a uccidere il brigadiere di pubblica
sicurezza Antonio Custrà. Gli agenti
Salvatore Bisestri e Michele Santoro restano
feriti, il passante Marzio Golinelli perderà
un occhio. Il colpo mortale contro Custrà
viene sparato da Mario Ferrandi con una
Beretta 7,65. Del gruppo di ragazzini restano
le fotografie diventate simboli degli anni
di piombo, quelle che hanno compiuto il
giro del mondo. Si vedono due giovani fuggire
e il terzo, con il viso coperto da un passamontagna,
in posizione di tiro a gambe larghe mentre
punta l'arma contro la polizia.
Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu erano
in servizio di vigilanza all'esterno del
carcere di Torino. Furono uccisi all'alba
del 15 dicembre '78 dalle Brigate Rosse.
Sono le ultime storie degli anni di piombo
ricordate dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi
con le medagie d'oro alla memoria. Per non
dimenticare.
a cura di Daniele Biacchessi
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