GIALLO E NERO



"PIAZZA DELLA LOGGIA"

 

Il cielo non promette nulla di buono. E' il 28 maggio 1974 ma l'estate a Brescia ancora non arriva. Le strade che portano in centro sono tinte dei colori di striscioni e bandiere. Entrano in Piazza della Loggia. Diecimila persone. Si trovano tutti lì, gli indumenti inzuppati di quella pioggia fine che da fastidio e non fa vedere lontano. I manifestanti attendono un cenno, un gesto, mezze frasi, il segno di una civile protesta contro una violenza che dura ormai da settimane. Parla Franco Castrezzati della Cisl. Sono le 10 e 12 minuti. La pioggia inizia a battere fitta su mille ombrelli aperti, sugli impermeabili, sui giubbotti. Le sue saranno parole ingoiate di traverso.

Un enorme boato scuote Piazza della Loggia. Viene da sotto i portici dove sono stipate centinaia di persone, quelle che non hanno ombrelli ma non intendono andare a casa. Piazza della Loggia, 28 maggio 1974. Otto morti. Novantaquattro feriti, alcuni gravi. Cinque insegnanti, due operai, un pensionato. Neanche un sorriso, un sospetto, una parola, nemmeno una frazione di tempo, quanto basta per accorgersi che in un cestino dei rifiuti, sotto i portici della piazza, c'è chi ha piazzato poco prima un ordigno di alto potenziale. Franco Castrezzati quella scena se la porta dentro ancora oggi.

La bomba di Piazza della Loggia scoppia nel mezzo della crisi economica: la profonda recessione conseguente alla crisi petrolifera del 1973. Sono i giorni dello scontro politico sul divorzio. Da un lato c'è la Chiesa, le componenti di destra della Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale. Contro di loro sono schierati tutte le forze, incluso il Pci e i settori laici e la sinistra Dc. Per scoprire autori e mandanti della strage di Brescia vi sono anni di inchieste, indagini, istruttorie. Senza mai accertare un solo colpevole.

L'inchiesta è ora divisa in due tronconi: Cesare Ferri, Sergio Latini e Alessandro Stepanoff vengono rinviati a giudizio, mentre vengono stralciate, per la prosecuzione delle indagini, le posizioni di Marco Ballan, Giancarlo Rognoni, Luciano Benardelli, Fabrizio Zani e Marilisa Macchi.
Molti processi, nessuna giustizia. Ma qualcosa a trent'anni da quella strage che ha colpito Brescia sat emergendo dalle ultime e più aggiornate indagini della magistratura. E' il 31 gennaio 1996. Parla Carlo Digilio .

"Seppi nell'agosto 1974 che nel mese di aprile vi era stata un'importante riunione in una trattoria di Rovigo, città che era un po' il feudo di Carlo Maria Maggi. A questa riunione, oltre a Maggi, erano presenti i camerati più duri di Rovigo, Mestre e Venezia. Fu presa la decisione di colpire le sinistre che in quel momento erano forti e, secondo un sistema simile al ballottaggio, furono estratti i nomi di quelli che dovevano agire e il loro capo. Secondo quando mi disse Soffiati, furono ancora scelti Zorzi e i mestrini. Io associai immediatamente il racconto di Marcello Soffiati alla strage di Piazza della Loggia a Brescia".

Pochi mesi dopo. 19 aprile 1996. Il collaboratore di giustizia racconta nuovi particolari.

"A questo punto intendo riferire una circostanza che mi sembra di una certa importanza. Circa dieci giorni prima della strage di Brescia, eravamo a tavola presso la trattoria di Colognola, io, Bruno e Marcello Soffiati, Sergio Minetto e Carlo Maria Maggi. Così Maggi disse che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un grosso attentato terroristico".

Si riparte di nuovo, con grande coraggio, cercando un indizio, una prova che possa portare giustizia ad una delle più gravi stragi che ha insanguinato il nostro Paese. Perché nulla vada dimenticato.


a cura di Daniele Biacchessi

 


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