GIALLO E NERO



BOLOGNA: 2 AGOSTO 1980

 

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini é un uomo perbene. Detta queste parole sotto la pensilina del binario 1 della stazione di Bologna. Intorno a lui si sente solo il rumore delle pale che scavano sotto le macerie di una sala d'aspetto di seconda classe sbricolata come fanno i castelli di sabbia toccati dalle onde del mare. Era il 2 agosto 1980. E gli italiani stavano partendo per il mare.

L'orologio segna le 10,15. Sole e caldo. C'è un ragazzo, ventun'anni da poco compiuti. Con una valigia aspetta sotto la pensilina del primo binario. Roberto Procelli è in servizio di leva, 121 Battaglione di artiglieria a Bologna. Viene da San Leo di Anghieri, quattro case a quaranta chilometri da Arezzo. Roberto si mette proprio sotto l'orologio, dove c'è la sala d'aspetto di seconda classe. Attraverso il vetro scorge i volti di quella gente, ascolta perfino i loro discorsi. C'è la famiglia con i ragazzini che non stanno mai fermi,lo studente che disegna il volto di una donna mentre allatta il figlio, una coppia in viaggio di nozze, i boys scout che mangiano i panini, un giovane con lo zaino sulle spalle, militari in libera uscita che vanno al mare, la nonna con il nipote e la loro valigia, gente che dorme, gente che legge. Immagini di un paese che va in vacanza, con il sorriso sul volto e il biglietto del treno in tasca.

Accanto a Roberto c'è un ragazzo di ventiquattro anni, spagnolo. Ferdinando Gomez Martinez viene da Madrid. Sogna da anni un viaggio in Italia. I suoi amici gli hanno raccontato delle avventure, di mare e sole, di belle ragazze, di monumenti, di storia. Si pettina davanti a uno specchio. Aspetta l'annuncio del suo treno e ascolta quel brusio di gente che corre in fretta. Sembra una melodia, un suono amico. C'é chi attende la coincidenza mentre in biglietteria le persone formano una lunga coda.

Nella sala d'aspetto i bambini sono sempre più impazienti. Giocano, scappano, si nascondono poi si riprendono. "Dai.....non mi prendi....non sai correre". E il padre non riesce a calmarli. C'è Sonia Burri, 7 anni. Ci sono i fratelli danesi Eckhardt e Kai Mader. Corrono....corrono....senza sosta. "E' in arrivo sul binario 3 il locale da Firenze". Sulla panchina del primo binario Francesco Diomede Fresa, quattordici anni, legge un fumetto. Con la madre Enrica Frigerio e il padre Vito aspetta di partire. Le valige sono pesanti, stracolme di vestiti, costumi da bagno, magliette, scarpette da pallone.

Nazzareno Basso infila una mano in tasca e prende una ventina di gettoni. Si appoggia a quel telefono che sta vicino al ristorante. Sono le 10,23. Compone il prefisso di Venezia. Lentamente. I bambini corrono più forte. Nel ristorante vengono serviti decine di caffè. 10,24. Roberto Procelli sta uscendo dalla stazione, verso piazzale Medaglie d'Oro. E' a due passi dalla cabina telefonica. Sul treno fermo al binario 1, le persone si sporgono dai finestrini del treno per Basilea. Qualcuno fuma una sigaretta, altri parlano negli scompartimenti. Si sente un boato. L'orologio segna le 10,25.

Lo scoppio.... Il rumore assordante.....Il vuoto d'aria.......tutto schizza e si sbriciola.....le traversine dei binari si divelgono .....la sala d'aspetto di seconda classe si sgretola.........Il ristorante va in pezzi......le grida di aiuto........altre piccole esplosioni..........La morte.......Il silenzio.......e poi le grida degli innocenti.

Alla stazione di Bologna c'è l'angoscia. La prima ambulanza arriva alle 10,27. Poi ne giungono altre, e altre ancora. Sirene che nascondono la rabbia di una città colpita al cuore.

Da lontano si intravedono uomini in divisa rossa, vigili del fuoco e volontari, soldati, carabinieri, poliziotti, gente comune. Sotto una parte rimasta intatta della stazione, l'orologio si è fermato. Arrivano i mezzi di soccorso, le scale, le pale. Ogni cosa serve a ritrovare i superstiti.
Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della stazione di Bologna, quel 2 agosto 1980 si trovava su un treno. La sua é la memoria di una città che non vuole dimenticare.


a cura di Daniele Biacchessi

 


Giallo e nero
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