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ILARIA
ALPI - 2
1994.
C'è un angolo di povertà nel
continente africano in cui si vive nella
guerra. La Somalia è consumata da
un logorante scontro tra bande armate. In
prima linea ci sono i militari italiani,
inviati dall'Onu per mettere pace tra le
fazioni. E anche i giornalisti sono lì
a documentare. Ci sono i prinicipali reporter
del mondo. Per il Tg3 ci sono Ilaria Alpi
e Miran Hrovatin. Ma il loro cammino verso
la verità si interrompe il 20 marzo
1994. Ilaria e Miran vengono uccisi lungo
una strada di Mogadiscio, da un commando
di somali.
Un'esecuzione
premeditata in piena regola o un agguato
a scopo di rapina finito male? La risposta
a dieci anni di distanza ancora manca. Quello
che si conosce è solo un triste balletto
di perizie che hanno avvallato tesi contrastanti.
La prima ipotesi é quella di un'esecuzione,
secondo il referto medico stilato poco dopo
l'omicidio sulla nave militare Garibaldi,
noto nel suo contenuto ma mai presentato
in tribunale e ritrovato solo oggi dalla
commissione d'inchiesta Taormina. La seconda
ipotesi parla di un incidente. Lo sottolinea
una superperizia voluta nel '98 dal magistrato
Franco Ionta: un colpo sparato da lontano,
forse in modo accidentale.
E
nel tempo é proseguito il corso della
giustizia. Il somalo Hashi Omar Hassan resta
oggi in carcere. Arrestato a Roma nel gennaio
del 1998, é stato assolto in primo
grado, condannato all'ergastolo nel secondo
grado e alla fine la sua pena é stata
ridotta a 26 anni di carcere. Ma Hassan
potrebbe non essere colpevole. Il dubbio
viene dallo stesso Guido Calvi, legale dei
genitori di Ilaria, che parla di "capro
espiatorio". Perché tanti sono
i buchi neri: depistaggi, appunti e videocasette
mancanti. Per comprendere cosa può
essere realmente accaduto facciamo un passo
indietro.
16
marzo 1994. Ilaria e Miran vanno a Bosaso,
una piccola cittadina nel Nord-est della
Somalia. Sono lì per intervistare
il sultano di Bosaso a proposito della flotta
di pescherecci Shifco. Di che cosa parlano?
Dell'intervista rimangono solo alcuni stralci.
Si sospetta che alcune videocassette girate
in Somalia siano scomparse: solo sei, riguardanti
la guerra, giungono in Italia con i corpi
ormai senza vita dei due giornalisti. Spariscono
anche tre dei cinque taccuini trovati nella
stanza della giornalista, compresa la sua
macchina fotografica. Ma cosa era venuta
a sapere Ilaria ? Ci vengono in aiuto le
pagine del diario scritto dal maresciallo
Aloi, pure lui presente in Somalia con la
missione "Ibis".
Luciano
Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana,
si è occupato a lungo dell'omicidio
di Ilaria Alpi. Con i colleghi Alberto Chiara
e Barbara Carazzolo ha scritto un libro
di inchiesta per Baldini &Castoldi.
Lui cerca da tempo una risposta plausibile.
Elena Seno, che ha collaborato alla stesura
di questa puntata di Giallo e Nero ha chiesto
a Scalettari cosa aveva portato Ilaria a
Bosaso, e perché tra le poche immagini
che rimangono di quelle girate da Hrovatin
c'è la strada che unisce Garoe a
Bosaso.
Il
mistero dell'omicidio di Ilaria può
essere legato alla morte di un agente del
Sismi, Vincenzo Li Causi. Ne parla il diario
di Aloi, secondo il quale i due si conoscevano
e temevano per la propria vita. Chi era
dunque Li Causi? Cosa faceva in Somalia,
dove è morto in circostanze misteriose
il 12 novembre 1993, pochi mesi prima di
Ilaria? Falco Accame, presidente dell'Associazione
per la difesa delle vittime delle forze
armate.
Somalia
vuole dire crocevia di affari e di misteri.
Nel 1994, in Somalia sono presenti anche
i servizi segreti italiani. Il giornalista
di Famiglia Cristiana Luciano Scalettari
ci aiuta a comprendere meglio il loro ruolo.....
Ilaria
racconta quell'angolo di Africa nel quale
era stata sette volte...
a
cura di Daniele Biacchessi
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