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COSE
DI COSA NOSTRA
Ne
é convinto Roberto Centaro, presidente
della Commissione Parlamentare antimafia
al microfono di Raffaella Calandra. Cosa
Nostra spa non é mai stata sconfitta,
i suoi boss sono ancora potenti e conservano
radici solide nel territorio siciliano e
in quello internazionale. Oggi Cosa Nostra
consolida vecchie alleanze e avvia nuovi
cartelli di monopolio criminale. Quello
ad esempio creato con la n'drangheta calabrese
permette di gestire il traffico di cocaina
ed eroina in Italia e buona parte dell'Europa.
Certo, le attività degli investigatori
hanno scompaginato le cosche mafiose siciliane,
gli arresti di alcuni importanti latitanti
hanno creato panico tra i boss, le indagini
hanno svelato legami ancora esistenti tra
mafia e politica. Ma le cosche mafiose hanno
un codice: quando lo Stato attacca meglio
nascondersi, rendersi invisibili e in silenzio
continuare i propri affari. Una scelta compiuta
da Bernardo Provenzano, numero 1 di Cosa
Nostra, latitante da almeno 40 anni. Nelle
molte indagini sul suo conto era emerso
il ruolo predominante al vertice della Commissione
che governa l'intricato dedalo di potere
dei vari mandamenti mafiosi. Ma la geografia
del suo nuovo potere viene svelato dal 2002
dal pentito Antonino Giuffré, braccio
destro di Provenzano, capo mandamento di
Caccamo. L'8 ottobre 2002, Giuffré
compare per la prima volta davanti alla
prima corte d'assise d'appello di Palermo.
Con
ogni probabilità, Provenzano vive
ancora in Sicilia, forse perfino nascosto
a Palermo, comunque protetto da una rete
di omertà e di collusioni attiva
ancora oggi. Roberto Centaro, Presidente
dell'Antimafia ammette che la caccia a Provenzano
é iniziata troppo tardi, addirittura
nel 1995. "Lo si riteneva personaggio
minore, addirittura morto". Ma per
Centaro quella di Provenzano resta una latitanza
durata troppo tempo...
Nelle
organizazioni criminali, solo i latitanti
controllano i traffici illegali, toccano
i soldi, gestiscono gli affari, sanciscono
alleanze, chiedono protezioni alla politica,
ottengono la certeza dei loro obiettivi
economici. Accadeva nel passato. E' stato
così per Luciano Liggio, Stefano
Bondate, Totò Riina, Giovanni Brusca.
Una filosfia che resta immutata ancora oggi,
nella geografia della nuova Cosa nostra.
E' così per Bernardo Provenzano e
per il più giovane Matteo Messina
Denaro. Ancora Roberto Centaro...
Ma
quali sono gli affari che finanziano oggi
Cosa Nostra? Come si trasformano queste
attività illecite in una società
sempre più tecnologica? Quella della
Commissione antimafia é senza dubbio
un punto di vista privilegiato. Droga, usura,
appalti, dice Roberto Centaro
E
proprio sul fronte degli appalti, in Sicilia
stanno arrivando soldi pubblici legati a
imponenti opere pubbliche. La malavita -
in apparenza silenziosa - si sta organizzando
per la "spartizione" di questo
bottino. E lo Stato si organizza. E' stato
istituito un gruppo di lavoro che deve verificare
eventuali infiltrazioni mafiose nel mondo
economico. Secondo Centaro, Cosa Nostra
potrebbe insinuarsi solo in un aspetto secondario
di questi finanziamenti, perché non
ha i mezzi tecnici
Per
la Commissione Antimafia, nel delicato rapporto
tra Cosa Nostra e politica tutto rimane
immutato,proprio come prima. Roberto Centaro
sostiene che ci sono ancora uomini politici
vicini alla malavita, soprattutto in posti
chiave. Quelli dove passa la gestione di
soldi e copiosi affari.....
Quanto
ai numeri, il presidente della Commissione
Centaro non si sbilancia. Gli affiliati
Di Cosa Nostra sono diminuiti, ma c'è
ancora molto turn over generazionale
a
cura di Daniele Biacchessi
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