GIALLO E NERO



IL CASO UNO BIANCA

Un gruppo di poliziotti, tre fratelli. Ventiquattro morti, centodue feriti, centotré azioni criminali. Sta dentro queste cifre il bollettino di guerra di sette anni e mezzo di attività criminale della "banda della Uno bianca". A Radio 24, parla Rosanna Zecchi, moglie di Primo Zecchi, una delle vittime della banda Uno Bianca, testimone ucciso dala banda nell'ottobre del '90. Quello che sentirete é un racconto lucido, preciso, puntuale, denso di rabbia ma mai di rancore.

La storia della Uno Bianca é tragedia e pagina oscura della storia dell'Italia contemporanea, saga familiare e cronaca nera.........

La banda entra in azione nel 1987. Uomini armati, efficienti, decisi, attaccano supermercati, banche, caselli autostradali, distributori di benzina. A Casalecchio sul Reno non rubano niente, un furgone blindato aveva già portato via l'incasso. Uccidono però due carabinieri di 22 anni e feriscono tre persone. Le rapine si succedono una dopo l'altra, almeno una decina e in un'occasione viene colpito il testimone Primo Zecchi. Poi la sparatoria contro due immigrati arabi e l' assalto a un campo di nomadi alla periferia di Bologna. Infine c'é il salto di qualità, l'episodio più sanguinoso e occulto: la strage del Pilastro contro i carabinieri.

Questa é invece la deposizione di Roberto Savi al processo di primo grado davanti alla Corte d'Assise di Bologna proprio sulla strage del Pilastro

Gli uomini della Uno Bianca sembrano invincibili, le loro azioni fuminee, le vie di fuga sono collaudate ma altri occhi osservano le loro azioni:sono quelli di due sconosciuti poliziotti di Rimini: Luciano Baglioni e Pietro Costanza. Nel novembre del '94 imboccano la pista giusta e si mettono sulle tracce degli assassini. Ripercorrono date e gli orari delle rapine e degli omicidi, controllano i ritratti dei banditi descritti dai testimoni. Ma le indagini ufficiali si concentrano sulla malavita locale o quella catanese d'importazione. Baglioni e Costanza invece conservano un sospetto: gli autori possono essere poliziotti, magari loro stessi colleghi. Sparano troppo bene, conoscono strade e i viottoli. Riescono sempre a fuggire, ad eludere i posti di blocco. Luciano Baglioni

E' il punto centrale ricostruito anche dalla fiction Uno Bianca che trasmettiamo per gentile conessione della casa di produzione Taodue


Questa invece non é fiction, é storia vera. E' la mattina del 3 novembre 1994. La svolta. Baglioni e Costanza sono davanti a una banca di San Giustina, in provincia di Rimini. E' un attimo, forse meno di un secondo. Osservano una Uno bianca con la targa talmente sporca da risultare illegibile. E quindi sospetta. All'interno c'è un uomo alto. Baglioni e Costanza guardano i suoi occhi.Il volto corrisponde all'unica immagine esistente dei killer, quella incisa sul video della telecamera di una delle banche rapinate in precedenza. Ancora non lo sanno, ma davanti a loro c'é Fabio Savi che sta facendo un sopralluogo di fronte a un possibile obiettivo. Inizia la caccia al killer. Lo seguono, lo perdono, lo ritrovano a Torriana mentre sale le scale della sua abitazione, al numero 29 di Piazza della Libertà. Poi se lo vedono sbucare davanti in un bar del paese in un primo, casuale, teso, incontro.


Cinque poliziotti, attrezzati, armati, preparati, senza scrupoli. Con le palette di servizio e i tesserini potevano perfino muoversi lungo le strade della Romagna, senza destare sospetto alcuno. I loro telefoni vengono messi sotto controllo, cominciano i pedinamenti di Fabio Savi. Si scopre chi è a muovere i fili. Il colpo è forte. I Savi vengono catturati insieme ai loro complici. Confessano, poi ritrattano, ma le prove sono talmente schiaccianti ed evidenti da non lasciare dubbi. I Tribunali di Rimini, Pesaro e Bologna li condannano all'ergastolo il 6 marzo 1996.

Chi erano veramente i componenti della Uno Bianca? Fanatici razzisti, rapinatori pieni di scrupoli, schegge impazzite di un disegno più complesso? Dopo il terrore scatenato nell'ex isola felice dell'Emilia Romagna tra il 1985 e il 1994, quattro processi con condanne pesantissime, rimangono molti dubbi. La reale motivazione che ha spinto i fratelli Savi e i loro complici è rimasta oscura. Così come le protezioni di cui hanno goduto, forse troppe per dei semplici rapinatori. C'era una mente dietro quella follia sanguinaria? Rosanna Zecchi é la presidente dell'Associazione tra i familiari delle vitime della Uno Bianca. Almeno lei ha una risposta plausibile

 

a cura di Daniele Biacchessi



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