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IL
CASO PIPPO FAVA
Quella
che avete ascoltato è l'ultima intervista
a Giuseppe Fava, giornalista ed intellettuale
siciliano. Era il 28 dicembre 1983 e gli
italiani la videro su Rete4, nel programma
di Enzo Biagi "Filmstory".
Catania.
5 gennaio 1984. 7 giorni dopo quell'intervista.
Le 10
di sera. Giuseppe Fava sta per scendere
dalla sua auto. Mezz'ora prima ha chiuso
dietro di sé, come ogni sera, la
porta della redazione de "I Siciliani",
la rivista da lui fondata appena un anno
prima. Un saluto veloce al grafico Salvo
Consoli, la responsabile dell'amministrazione,
Cettina Centamore, e al cronista Micki Gambino,
uno dei suoi "carusi". Fava posteggia
la sua Renault 5. Deve solo attraversare
la strada ed entrare nel teatro. La sua
nipotina Francesca, che è impegnata
nelle repliche della commedia di Pirandello
"Pensaci, Giacomino!", lo sta
aspettando. Ma in quel teatro, Giuseppe
Fava non entrerà mai. Un sicario
lo uccide con 5 proiettili di calibro 7,65.
Giuseppe
Fava nasce il 15 settembre del 1925 a Palazzolo
Acreide. E' giornalista, scrittore, autore
di teatro. Fra le sue opere più note
"Prima che vi uccidano", "Gente
di rispetto", "Passione di Michele".
Come giornalista é per anni redattore
e caposervizio de "La Sicilia"
di Catania. Dal 1980, dirige il "Giornale
del Sud". Sul "Giornale del Sud",
Fava scrive i nomi e i cognomi dei boss
della Mafia locale: Nitto Santapaola e Alfio
Ferlito. E contro di lui c'é già
chi minaccia. Un giorno, la prima pagina
con un articolo sulle attività del
boss Ferlito viene requisita in tipografia,
censurata e rimaneggiata, mentre fava é
fuori sede. Scoppia una bomba davanti alla
saracinesca della tipografia. Fava a quel
punto se ne va e con lui una decina dei
suoi giovani cronisti. Nel 1982,da vita
al mensile "I Siciliani". Sul
primo numero, Fava firma un lungo articolo
intitolato "I 4 cavalieri dell'apocalisse
mafiosa". Analiza il fenomeno mafioso
a Catania, partendo dalle ultime dichiarazioni
di Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso in
un agguato un anno prima. Il Generale aveva
detto in un'intervista a Giorgio Bocca:
"I quattro maggiori imprenditori catanesi
oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero
farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa
del potere mafioso?"
Riccardo
Orioles é un giornalista. Si é
trovato sempre a fianco di Pippo Fava sin
dalla prima esperienza al "Giornale
del sud":
Le
parole di Orioles sono confermate da Niccolò
Marino, oggi consulente della Commissione
parlamentare sulle ecomafie, Pubblico Ministero
a Catania agli inizi degli anni '90
Compiamo
ora un passo indietro. A poca distanza dal
luogo del funerale di Giuseppe Fava, l'Onorevole
della Dc Nino Drago avverte: "E' meglio
che le indagini si chiudano in fretta. Altrimenti
i Cavalieri potrebbero decidere di trasferire
le loro fabbriche al Nord". Per gli
investigatori é un delitto di mafia
ma poi indagano sulla situazione patrimoniale
di Giuseppe Fava, della sua famiglia, dei
suoi collaboratori. Accusano Michele Gambino,
una delle tre persone presenti quella sera
in redazione, di essere coinvolto nell'assassinio.
Nel luglio 1984, il pentito Luciano Grasso
é intenzionato a fornire i nomi degli
assassini di Fava. Ma il quotidiano "La
Sicilia" brucia la notizia prima che
l'interrogatorio avvenga. Il pentito Grasso
alla fine parlerà. Ma c'é
un fatto strano. Quel giorno, il pentito
non fornirà il suo racconto al titolare
dell'inchiesta, ma ad un altro sostituto.
Il Procuratore Generale ha inviato quest'ultimo
in missione. Sono molti i tentativi di depistaggio
in questa lunga e tormentata inchiesta.
Claudio Fava, figlio di Pippo, giornalista
ed europarlamentare:
1985.
Il sostituto procuratore aggiunto venne
trasferito per incompatibilità ambientale.
Il processo Fava riparte da zero.1994. Il
collaboratore di giustizia, Maurizio Avola
fornisce nuovi particolari: a progettare
la morte di Pippo Fava fu Nitto Santapaola,
un favore ad alcuni imprenditori catanesi
e al boss palermitano Luciano Liggio. E
arriva la stagione dei processi.1998, la
prima corte d'Assise condanna all'ergastolo
il capomafia Nitto Santapaola, il mandante,
Aldo Ercolano, l'esecutore, Marcello D'Agata
e Francesco Giammuso gli organizzatori.
In un processo stralcio, la seconda corte
d'Assise condanna all'ergastolo Vincenzo
Santapaola, nipote del boss catanese perché
avrebbe fatto parte del commando. Il pentito
Avola ottiene il rito abbreviato: 6 anni
e 6 mesi per l'omicidio. In appello, però,
Vincenzo Santapaola, Giammuso e D'Agata
sono assolti. Confermati invece gli ergastoli
per Santapaola e Ercolano e la condanna
di Avola che aumenta a 9 anni. La Corte
di Cassazione rende esecutiva la sentenza.
Il Pm Marino commenta così la conclusione
del processo:
Anche
per il figlio di Giuseppe Fava, Claudio,
la sentenza della Cassazione non dice tutto
riguardo ai moventi e ai mandanti di quell'omicidio.
Pippo
Fava una volta ha scritto una frase. Dentro
c'è tutta la sua storia, la sua vita
e la sua morte: "A che serve vivere
se non c'è il coraggio di lottare?"
Oggi, a distanza di tempo, gli si può
dare solo ragione. olo ragione
a
cura di Daniele Biacchessi
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