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IL
CASO SIANI
Torre
Annunziata non é un paese ma una
città nella città. Case popolari
fatiscenti, cresciute negli anni del boom
economico e della speculazione edilizia,
tirati su in fretta. Torre Annunziata non
é un paese ma é ancora Napoli.
Giancarlo Siani ha 26 anni, é un
collaboratore precario del Mattino. Articolo
dopo articolo si conquista la fama di cronista
specializzato in una terra senza confini
precisi e delineati, dove la camorra é
lo Stato. Lui proviene dai quartieri alti
di Napoli, dal Vomero, una zona ricca, lontana
da Torre Annunziata. Giancarlo Siani sta
tornando a casa con la sua auto. I killer
lo aspettano sotto la sua abitazione a piazza
Leonardo. La sua corsa di cronista di nera
in una terra che non é dello Stato
si ferma alle 21 e 40, La sera del 23 settembre
1985.
La sua vita di precario inizia nel 1981.
Per la redazione di Castellammare di Stabia
del "Mattino" di Napoli é
un corrispondente da Torre Annunziata.Collabora
con il bollettino "Osservatorio sulla
Camorra".Per "il Mattino"
Siani scrive di cronaca nera, ma anche di
scuola. Del mondo giovanile conosce tutto
ma la sua passione resta la nera, e in particolare
le vicende legate alla malavita organizzata
nella zona vesuviana. A quel tempo si era
appena conclusa la guerra che opponeva la
Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo
ai clan della Nuova Famiglia dei Nuvoletta,
Bardellino e Alfieri, legati a Cosa nostra.
Giancarlo Siani segue una doppia pista per
raccontare scontri e alleanze tra i camorristi
che hannobattuto sul campo Cutolo. Il 26
agosto 1984 è domenica, il giorno
di S. Alessandro. Presso il Circolo dei
pescatori di Torre Annunziata arriva un
autobbus carico di killer, sul cruscotto
un cartello: "gita turistica".
Nella chiesa si sta celebrando per molti
bambini la prima comunione. I killer scendono
dall'auto bus e iniziano a sparare contro
tutto e tutti. Otto morti, sette feriti.
Il giorno dopo Giancarlo Siani racconta
la strage in poche righe pubblicate in cronaca.
Da Napoli arrivano i corrispondenti ufficiali.
Saranno loro a raccontare la "Strage
di S. Alessandro".10 giugno del 1985.
Sul Mattino racconta l'arresto del boss
Valentino Gionta, "cantato" dai
Nuvoletta per patteggiare una tregua con
i clan rivali. E' il giorno in cui firma
la sua condanna a morte perché svela
una realtà infamante per il codice
camorrista: il tradimento. L'estate del
'85 Siani viene trasferito alla sede centrale
di Napoli per una sostituzione stagionale.
Lui continua ad occuparsi di camorra. Passano
tre mesi e viene ucciso.
Le
indagini del procuratore di Napoli Francesco
Cedrangolo sull'omicidio Siani sono immediate.
Viene indicato il possibile esecutore. Il
27 settembre 1985, viene arrestato Alfonso
Agnello, riconosciuto da un garagista sul
luogo del delitto. Ma lui possiede un alibi
di ferro: era stato multato dai vigili urbani
a Castellamare di Stabia solo un'ora prima.
Dopo un anno il procuratore generale della
Repubblica di Napoli Aldo Vessia avoca a
sé l'istruttoria e il 19 ottobre
del 1987 ordina gli arresti di Giorgio Rubolino,
Giuseppe Calcavecchia e Ciro Giuliano. Siani
sarebbe stato punito per aver indagato sui
traffici di Giuliano a Torre Annunziata.
Ma il castello accusatorio di Vessia cade
per insufficienza di prove e il 22 dicembre
del 1988 il giudice istruttore Guglielmo
Palmeri proscioglie gli imputati per non
aver commesso il fatto. Il Consiglio superiore
della magistratura apre un procedimento
disciplinare nei confronti di Vessia, che
chiederà il trasferimento per evitare
la condanna.
Nel
1993 giunge al svolta. In seguito alle rivelazioni
del pentito Salvatore Migliorino il Pm antimafia
Armando D'Alterio riapre le indagin. Migliorino
dice di conoscere i killer che uccisero
Giancarlo Siani. D'Alterio inizia ad indagare
sul connubio tra politica e camorra nella
gestione del territorio vesuviano. È
l'inizio di tangentopoli. Sindaci, amministratori
locali, funzionari e camorristi finiscono
in galera. Da questo filone d'indagini emergono
le responsabilità per il delitto
Siani. Il giovane "abusivo" del
Mattino aveva svelato il connubbio tra politica
e criminalitànella gestione del territorio
di Torre Annunziata: i mercato ittico, il
controllo del porto, la bonifica del quartiere
Quadrilatero, le carceri, la ricostruzione
del dopo terremoto in Irpinia del 1980.
Nel dicembre del 1994, Domenico Bertone,
ex sindaco socialista di Torre Annunziata,
e il boss Valentino Gionta, sono indagati
per l'omicidio Siani. L'accusa per Bertone
finirà archiviata
"Il
15 aprile del 1997 la seconda sezione della
Corte d'Assise di Napoli condanna all'ergastolo
i mandanti dell'omicidio di Giancarlo Siani:
Angelo Nuvoletta, Valentino Gionta e Luigi
Baccante; e gli esecutori: Ciro Cappuccio
e Armando Del Core. La Corte di Cassazione
confermerà tutte le condanne, tranne
quella di Valentino Gionta, per il quale
è stato necessario un secondo processo
d'Appello. Il 29 settembre del 2003 la Corte
d'Assise d'Appello di Napoli conferma la
sentenza di ergastolo per Gionta che, a
tutt'oggi, attende il verdetto definitivo
della Corte di Cassazione".
Tutto
chiaro? Non precisamente. Sono molte le
zone d'ombra del delitto Siani. Il giornalista
raccontò gli affari della camorra
in un ambiente difficile, stretto tra censure,
minacce e disinteresse. Ma certe volte l'arte
ci viene di aiuto. Maurizio Fiume, regista
"E io ti seguo" dedicato al delitto
Siani.....
La
ricostruzione delle infrastrutture dopo
il terremoto del 1980 interessa tutta l'area.
Il 27 Aprile del 1981 nel garage di via
Cimaglia a Torre del Greco le Br di Giovanni
Senzani sequestrano l'assessore ai Lavori
Pubblici della Regione Campania Ciro Cirillo.
Nell'azione perdono la vita un'agente di
scorta e l'autista. Ciro Cirillo é
uomo vicino ad Antonio Gava, viene tenuto
nascosto per 89 giorni. Lo Stato, attraverso
i funzionari dei servizi segreti, avvia
trattative con Raffaele Cutolo, detenuto
nel carcere di Ascoli Piceno. Cirillo é
delegato alla ricostruzione del post-terremoto.
Un gigantesco affare troppo interessante
per Cutolo. Giancarlo Siani ricostruisce
le trame del potere cammorristico, le alleanze
politiche e affaristiche. Equilibri che
vengono messi in pericolo dalle sue cronache
che partono proprio dalla tangentopoli opontina
come ci racconta Bruno Rinaldi, ex Capo
della Squadra mobile e responsabile delle
indagini nel processo D'Alterio.
Dalle
indagini emerge che Siani lavora ad un dossier
e ad un libro sulla malavita a Torre Annunziata.
Il giorno dell'omicidio Siani chiama Amato
Lamberti, fondatore dell'Osservatorio contro
la camorra e Presidente della Provincia
di Napoli.E' preoccupato, vuole raccontargli
qualcosa d'importante. Ecco come Lamberti
ricorda l'ultimo contatto con Giancarlo
Siani.
La
notizia dell'omicidio Siani sconvolge la
redazione del Mattino. Pasquale Nonno, allora
direttore del Mattino, quella notte si dice
contrario ad aprire il giornale con la morte
di un suo collaboratore......
Il
mistero italiano di Giancarlo Siani si imbatte
ancora oggi contro un muro di gomma, contro
il quale nulla hanno potuto le indagini
giudiziarie. Che hanno sconfitto i camorristi,
ma non i loro legami con la politica.
a cura di Daniele Biacchessi
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