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IL
CASO CARRETTA
Parma.
E' il 4 agosto 1989. La famiglia Carretta
sta partendo in camper per le vacanze. Tutti
insieme: alla guida c'è il padre
Giuseppe, lì accanto la madre Marta,
dietro sono seduti i figli Ferdinando e
Nicola. Passa un mese. Nessuno torna. I
vicini pensano subito ad una fuga. la famiglia
Carretta fa la bella vita ai Caraibi, dice
la gente al bar. Si godono i soldi che Giuseppe
ha preso alla azienda del settore vetrario
Cerve, dove ha lavorato per trent'anni.
Passano altri due mesi e la scena si sposta,
anche la città. Ora siamo a Milano,
nel novembre 1989. Il camper della famiglia
Carretta viene ritrovato in un parcheggio
di periferia. E qualcuno ha un'intuizione.
Un pubblico ministero ancora sconosciuto,
Antonio Di Pietro, è certo: «Non
c'è alcun mistero, c'è solo
un figlio che ha massacrato i genitori ed
è scappato». Ma non ci sono
altri indizi e sul giallo di Parma cala
il silenzio per nove anni.
Londra, 22 novembre 1998. Un poliziotto
ferma un pony express, lo multa per divieto
di sosta. È Ferdinando Carretta,
ha i suoi documenti, non ha cambiato nome.
Vive in un appartamento nella periferia
della City quasi in povertà. Gli
inquirenti italiani, messi in guardia da
un articolo della Gazzetta di Parma, lo
interrogano. «Non so nulla dei miei
- dice - non li vedo da anni». Ma
ormai i contorni della storia sono definiti.
La pista del camper era quella giusta. Il
pubblico ministero di Parma, Francesco Saverio
Brancaccio, convince Ferdinando a rientrare
in Italia.
E come ogni giallo che si rispetti giunge
il colpo di scena. Tutto avviene in pubblico,
il 30 novembre 1998, davanti alle telecamere
della trasmissione di Raitre "Chi l'ha
visto". Ferdinando confessa così
il triplice omicidio.
La ricostruzione del delitto così
immediato e diretto sconvolge la tranquilla
serata degli italiani davanti al mezzo televisivo.
Ferdinando carica la Walther calibro 6,35
mentre é in bagno. Poi esce e chiude
le finestre. Il padre Giuseppe, sale le
scale, si toglie le scarpe. Nel ripostiglio
Ferdinando lo colpisce più volte
al petto. Ma non é finita. E' il
turno della madre Marta. colpita al cuore.
Ferdinando ricarica la pistola e attende
il fratello Nicola e lo uccide. Di notte,
Ferdinando mette in ordine l'appartamento,
getta la pistola in un canale. I corpi dei
suo familiari li seppellisce in una discarica.
Non si troveranno mai più.
Il caso Carretta è chiuso. La sentenza
giunge il 15 novembre 1999. La Corte d'Assise
di Parma assolve Ferdinando perché
capace di intendere e di volere. Al verdetto
si arriva sulla base della perizia psichiatrica
di tre esperti. Cesare Piccinini, incaricato
dal Tribunale, Vittorino Andreoli e Giovanbattista
Cassano. Per cinque anni, Ferdinando viene
rinchiuso nell'Ospedale psichiatrico giudiziario
di Castiglione delle Stiviere, nel mantovano.
Sabato 21 febbraio 2004 avviene la svolta.
Il Tribunale di sorveglianza gli concede
la semilibertà dopo la richiesta
dei suoi avvocati Marco Moglia e Gianluca
Paglia. La decisione renderà possibile
uscite più frequenti dall'Ospedale
psichiatrico in cui si trova dal dicembre
del 1998. Ferdinando Antonio Carretta oggi
ha 41 anni. Sul suo futuro è molto
ottimista, davanti a sé vede un lavoro,
una famiglia, dei figli, una vita normale.
Nel frattempo frequenta un corso di informatica
all'istituto Enaip di Mantova quattro mattine
la settimana. I medici sono ottimisti sul
suo recupero psichico e sulle possibilità
di reinserimento. Ferdinando è stato
curato ed è guarito, può condurre
un'esistenza normale. Ne sono convinti i
professori, ma sarà vero? Il professor
Piccinini ha seguito le sue sorti in questi
anni...
Ferdinando appare una persona serena. Georgia
Azzali, cronista della Gazzetta di Parma
lo ha incontrato in occasione della causa
civile, intentata dalla zie Paola Carretta,
sorella del padre, e Adriana e Carla Ghezzi,
sorelle della madre, per l'eredità
stimata in circa mezzo milione di euro
"A Parma per ora non torno" dice
oggi Ferdinando Carretta. Immagina il suo
futuro lontano da quella città. Ferdinando
è pronto a rifarsi una vita. A vederlo
oggi dedicarsi agli studi di informatica,
alla falegnameria, alle lingue straniere
e alla contabilità, lo si direbbe
un uomo tranquillo e sicuro di sé.
Le tempie imbiancate, il volto più
rotondo, gli conferiscono, almeno sul piano
estetico, un aspetto rassicurante. Non vi
é più traccia dei tic nervosi,
dell'ossessione paranoica che gli italiani
videro il 30 ottobre 1998 davanti al piccolo
schermo, il giorno che Ferdinando decise
di vuotare il sacco e raccontare il triplice
omicidio dei suoi cari
a cura di Daniele Biacchessi
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