GIALLO E NERO



LE NUOVE BR

 

"Se davvero sono tornate le Brigate rosse…allora è proprio una follia". Così raccontava la postina delle Bierre durante il sequestro Moro, Adriana Faranda. Dettava queste poche righe poco dopo l' uccisione del consulente del ministero del lavoro Massimo D'Antona, il 20 maggio 1999. Non sapeva che quell'omicidio rappresentava l'inizio di una nuova era brigatista. Quasi tre anni dopo, il 19 marzo 2002, il giuslavorista Marco Biagi sarebbe stato colpito dallo stesso gruppo. Due assassini legati da un filo comune, politico e simbolico: attaccare le riforme e i riformisti.

 

Le ultime e più aggiornate indagini offrono l'esatto identikit dei nuovi brigatisti. Sono le piste investigative partite poco dopo la sparatoria sul treno Roma Firenze in cui persero la vita il poliziotto Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi. Ma la storia dei nuovi brigatisti non é stata ancora scritta del tutto. Occorre dunque compiere un passo indietro. E allora, ripartiamo da quel 16 marzo 1978, il rapimento di Aldo Moro e l'uccisione dei cinque uomini della sua scorta. Solo dall'evoluzione delle Vecchie Bierre si può sperare di comprendere il presente.

 

Nel mirino delle Brigate Rosse degli anni Novanta ci sono uomini di cerniera, consulenti dello Stato, giuslavoristi, esperti di riforme del mercato del lavoro.

 

La prova della ricostruzione delle Br-Pcc giunge poco dopo. Gli irriducibili rivendicano dalle carceri gli attentati a Massimo D'Antona e Marco Biagi. Il 31 ottobre 2002 il Gip di Roma Maria Covatta firma sei ordinanze di custodia cautelare, tra queste quelle di Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce. Per Covatta hanno scritto la rivendicazione dell'omicidio D'Antona. I due saranno fermati dalla Polfer il 2 marzo 2003 sull'interregionale 2304 tra Roma e Firenze. Ha luogo una colluttazione, vengono sparati alcuni colpi: il poliziotto Emanuele Petri e Mario Galesi perdono la vita. La Lioce verrà arrestata.

 

Dal 23 ottobre 2003 inizia la cronologia degli arresti. Tra Lazio, Toscana e Sardegna vengono fermati Paolo Broccatelli, Marco Mezzasalma, Alessandro Costa, Roberto Morandi, Cinzia Banelli, Francesca Saraceni, Bruno Di Giovannangelo, Simone Boccaccini e Laura Proietti. Tutti, tranne Costa e Di Giovannangelo, saranno indiziati per gli omicidi D'Antona e Biagi. Il 22 dicembre viene arrestata Diana Blefari Melazzi, affittuaria del covo brigatista di via Montecuccoli. Qui vengono rinvenuti importanti collegamenti tra i militanti dell'organizzazione e documenti inerenti alla rivendicazione degli omicidi D'Antona e Biagi. Ad oggi le tre procure Roma, Firenze e Bologna lavorano sull'ipotesi che lo stesso gruppo di brigatisti abbia firmato entrambi gli attentati. Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della Sera al microfono di Marcello Vinonuovo

A livello simbolico, la prova più evidente del passaggio del testimone resta la rivendicazione da parte di Nadia Lioce, Roberto Morandi, Simone Boccaccini dello status di 'prigioniero politico'. Il procuratore aggiunto di Firenze, Francesco Fleury mette in evidenza continuità ideologica e differenze tra vecchi e nuovi militanti brigatisti.

Le Brigate Rosse agiscono con il supporto ideologico e forse operativo di un pugno di latitanti riparati all'estero:Simonetta Giorgieri, Carla Vendetti, Guido Minonne, Enzo Calvitti, Marcello Tammaro Dell'Omo. Vincenzo Tessandori, giornalista della Stampa e scrittore

I nuovi brigatisti hanno potuto riorganizarsi in silenzio, utilizando vecchi strumenti riadattati alle trasformazioni in atto nella società moderna. La classe dirigente e buona parte dell'opinione pubblica hanno creduto nella sconfitta finale delle Brigate Rosse. E invece errori d'analisi e sottovalutazione del fenomeno hanno prodotto i nuovi brigatisti, il cui numero risulterebbe ben più ampio di quello accertato dalle ultime indagini. E' probabile che alcuni irregolari, dopo gli arresti di ottobre e dicembre 2003 siano diventati oggi clandestini in fuga.

 


a cura di Daniele Biacchessi

 


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