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IL
CASO SINDONA
Il
20 marzo 1986 é una giornata come
altre nel carcere speciale di Voghera. Il
finanziere Michele Sindona si é appena
svegliato. E' stradiato ancora nel letto
della cella. Gli agenti di custodia aprono
il portellone. Una, due, tre mandate. Ecco,
ora entrano e consegnano la colazione al
banchiere siciliano. Il caffé é
servito dentro una tazzina. Sindona si siede,
apre il contenitore in acciaio e beve tutto
di un fiato. Sono le 8,30.
Un istante non di più. Michele Sindona
cade e grida a gran voce "Mi hanno
avvelenato...mi hanno avvelenato".
Gli agenti di custodia corrono nella cella.
Sindona é riverso sulla sua branda.
Morirà il 22 marzo 1986, dopo 56
ore di agonia.
Nella tazzina di carta che contiene il caffè,
i periti troveranno tracce di cianuro, un
veleno dalle caratteristiche asfissianti
perché blocca l'afflusso di ossigeno
al cervello. Ma come é potuto giungere
il veleno fin dentro la cella di Michele
Sindona?
Nella cella del supercarcere di Voghera,
Sindona vive in assoluto isolamento, guardato
a vista - giorno e notte - da 15 secondini.
Nessuno di loro può sapere la sua
missione. Lo prevede il rigido regolamento
del penitenziario . La consegna dei pasti,
colazione compresa, avviene seguendo un
rituale complesso. Solo poche persone, tutte
identificabili, possono maneggiare le vivande
che giungono in contenitori di acciaio,
chiusi da un lucchetto. Ma chi é
Michele Sindona?
Michele Sindona nega tutto. Mai compiuto
illeciti, ne é convinto il finanziere
Sindona sa che Giorgio Ambrosoli é
un uomo che non si arrende facilmente. Vuole
andare avanti fino in fondo, le prove sui
suoi malaffari le ha già trovate
davvero. Un crack finanziario impressionante,
soldi provenienti dalla mafia politica.
Per questo Sindona lo vuole morto. I suoi
sicari, per giorni parleranno al telefono
con Ambrosoli. Prima invieranno minacce
più generali nei giorni che precedono
l'uccisione dell'avvocato...
Alla fine i killer di Michele Sindona entreranno
nei particolari e lo minacceranno in modo
assai più pesante
In molti sostengono la colpevolezza di Sindona
nell'omicidio Ambrosoli ma lui nega sempre
davanti alle telecamere
Gli affari di Michele Sindona si intrecciano
con quelli occulti del venerabile della
Loggia Massonica p2 Licio Gelli. Del resto
alla loggia coperta, oltre a politici, faccendieri,
uomini posti ai vertici degli apparati dello
Stato é iscritto da tempo. Licio
Gelli ricorda così michele Sindona
Solo due giorni prima di bere la tazzina
di caffé avvelenato viene condannato
all'ergastolo dalla Corte di Assise di Milano
per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli ma lui
si sente ancora potente e al collega della
Rai Antonio Di Bella rilascia questa dichiarazione
mentre attende la sentenza
Il 23 luglio 1987 la magistratura di Pavia
archivierà la morte di Sindona con
questa motivazione:il banchiere uccidendosi
aveva attuato una sorta di messinscena,
quasi una vendetta postuma contro coloro
che, dopo averne avuto ampi favori, lo avevano
abbandonato al suo destino giudiziario.
Suicidio oppure omicidio? Il mistero non
é ancora stato irrisolto.
a cura
di Daniele Biacchessi
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