La terza cultura di John Brockman

di Armando Massarenti

(dall'inserto culturale del Sole 24 Ore - domenica 2 gennaio 2005)


Laddove, come negli Stati Uniti, esistono consolidate istituzioni che garantiscono alle menti più creative di proliferare e di condurre liberamente le proprie ricerche fondamentali, possono nascere progetti ambiziosi come quello dell’agente letterario newyorkese, presidente della Edge Foundation, John Brockman, artefice di una vera e propria rivoluzione nel campo della cultura scientifica degli ultimi anni. Invece di continuare a lamentare la presenza della famosa divisione tra "le due culture", quella umanistica e quella scientifica, Brockman ha messo in moto un processo che ha portato alla creazione di quella "terza cultura" che lo stesso Snow, negli anni ’50, inaugurando quel dibattito, aveva auspicato.
Non una maldestra giustapposizione delle altre due, ma la dimostrazione concreta che, oggi, se ancora esiste una cultura "umanistica" degna di questo nome e in grado di stare al passo coi tempi, si tratta di quella che solo le migliori menti scientifiche del pianeta possono produrre: «Quegli scienziati e pensatori empirici che, attraverso i loro lavori e i loro scritti, stanno prendendo il posto dei tradizionali intellettuali nel rendere manifesti i pensieri più reconditi delle nostre vite, ridefinendo chi e che cosa siamo».
Ogni anno, sul sito edge.org, Brockman lancia una domanda di grande interesse scientifico, filosofico e umanistico. Quella di quest’anno è formulata nel modo seguente. «Le grandi menti possono talvolta intuire la verità prima di poterla provare o argomentare (Diderot lo chiamava "spirito di divinazione"). C’è qualcosa che tu credi sia vero anche se non puoi provarlo?».
Domanda intrigantissima, cui hanno già risposto, tra gli altri, intellettuali come John Barrow, Paul Davies, Richard Dawkins, Stanislas Dehaene, Daniel C. Dennett, Keith Devlin, Howard Gardner, Freeman Dyson, Leon Lederman, Janna Levin, Joseph LeDoux, Benoit Mandelbrot, Martin Rees, Steven Pinker, Carlo Rovelli, Craig Venter. I loro interventi saranno resi disponibili sul sito nei prossimi giorni. Il dibattito sarà seguito a livello internazionale, con anticipazioni in contemporanea di diversi interventi, dal «New York Times», dal «Frankfurter Allgemeine Zeitung» e, per l’Italia, dal Domenicale
del Sole-24 Ore.
Una nuova figura di intellettuale pubblico è venuta alla luce, e vi è un luogo
in cui essa può esprimersi con grande libertà. Siamo certi che anche nel nostro
Paese, più di quanto hanno fatto finora, non saranno in pochi a voler approfittare di questa opportunità.