Prima del sesto giorno non c’è alcun individuo. Norme troppo restrittive

Quando si nasce davvero

di Evandro Agazzi

(dall'inserto culturale del Sole 24 Ore - domenica 13 marzo 2005)


In vista del referendum sulla legge 40 sulla fecondazione assistita, abbiamo chiesto al filosofo cattolico Evandro Agazzi una serie di approfondimenti sulle questioni scientifiche ed etiche relative ai divieti contenuti in quella legge. Agazzi nel 1996 stilò il documento sullo Statuto ontologico dell’embrione per il Comitato nazionale per la bioetica.

Da tempo ho sostenuto che lo statuto di persona spetta anche all’embrione, difendendo in un saggio (L’essere umano come persona uscito in italiano nel 1993 e poi anche in inglese) la tesi che un individuo umano è persona in forza della sua natura e non già della effettiva capacità di esercitare certe funzioni, capacità delle quali potrebbe essere privato per varie circostanze. Tale saggio faceva sempre riferimento
a un essere costituito come individuo non toccava il problema del riconoscimento di tale individualità. Proprio su questo voglio ora soffermarmi. La nozione filosofica di individuo non coincide con quella di senso comune, secondo cui essa è sinonimo di essere umano. In senso filosofico è individuo un ente che "ben individuato" in quanto possiede un substrato materiale e una struttura chiaramente riconoscibili (pertanto è individuo un mucchio di mattoni, un muro mattoni, una capanna di mattoni, un
nocciolo di ciliegia, un passero). Il problema delicato è quello di vedere se un
individuo può conservare la sua identità pur subendo cambiamenti (e, io oso affermare,
anche mutamenti sostanziali).
Penso di sì e ritengo che il criterio per constatare questa permanenza sia quello della reidentificazione. Mi spiego: io sono oggi un individuo fatto in una certa maniera,
ma non ho difficoltà ad affermare che ero io il bambino che stava in braccio a mia mamma all’età di pochi giorni, che ero io il feto ospitato nel grembo di mia madre prima che nascessi, e ciò anche se non posso fare affidamento sulla mia memoria per compiere tali asserzioni. Lo posso fare perché le conoscenze biologiche attuali consentono di ritenere garantite queste "reidentificazioni" di me stesso nel passato.
Ma fin dove possono giungere?
L’embriologia moderna ci fornisce informazioni significative avendo chiarito che l’uovo fecondato (lo zigote) può talora scindersi dando luogo, anzi che a un solo embrione, a due o più gemelli, e ciò significa che, a quello stadio, pur avendo una individualità di cellula fecondata della specie umana, lo zigote non ha ancora quella di un individuo umano, tant’è vero che in certi casi può dar luogo a due o più individui umani. Non
solo, ma fino a un certo stadio delle successive suddivisioni cellulari, le cellule derivate dallo zigote sono "totipotenti", ossia possono esprimere ognuna il programma genetico completo di un individuo umano, o possono invece dar luogo allo sviluppo di particolari tessuti, il che significa che in esse non è ancora univocamente ed esclusivamente iscritto il "piano costruttivo" di un embrione.
Solo dopo l’impianto della blastocisti nella parete uterina si distinguono nettamente
la componente embrionaria da quella extraembrionaria, mentre appaiono una o più "strie primitive" che indicano ciascuna il "piano costruttivo" e le linee di sviluppo di un singolo o di più individui geneticamente identici. Questi dati mostrano che, mentre l’identità genetica è stabilita sin dalla fecondazione dell’ovulo, essa non è ancora sufficiente per garantire una identità individuale (i gemelli monozigoti hanno il medesimo patrimonio genetico, ma sono ovviamente individui distinti).
In altri termini, se io ho un fratello gemello monozigote, non posso regredire e affermare idealmente quello ero io fino alla fase dello zigote.
Per di più è noto che, nella fase di esistenza di cellule totipotenti, non solo è possibile
la formazione di più individui, ma anche la formazione di un solo individuo chimerico mediante la fusione di cellule geneticamente diverse. Abbiamo evitato di menzionare termini cronologici (che possono essere diversamente fissati dal punto di vista strettamente biologico), ma appare ben fondato sostenere che, almeno fino al sesto giorno dopo la fecondazione, mentre l’identità genetica è fissata, quella individuale non lo è ancora: si è in presenza di materiale biologico di tipo umano, ma non ancora di individui umani in senso pieno.
Quindi, pur essendo disposti ad ammettere che le caratteristiche della piena umanità si possano affermare dal momento in cui è costituita l’identità individuale di un organismo appartenente alla specie umana, dobbiamo riconoscere che ciò non accade sin dal momento della fecondazione, ma richiede lo spazio di alcuni giorni. Pertanto le diverse
questioni etiche che riguardano il rispetto dell’embrione (implicitamente considerato
come un individuo umano a pieno titolo) non riguardano tale fase iniziale.
Per questa fase (diversamente caratterizzata dal punto di vista dei tempi) è stata coniata l’espressione pre-embrione o pro-embrione che, da parte di alcuni, è stata liquidata come un espediente ad hoc introdotto per difendere certe posizioni
permissive. In realtà essa è stata recepita anche dal Medical Research Council
di Londra in un rapporto del 1985-86, ma era implicitamente presente anche prima.
Per esempio, Maritain cita un classico manuale di A. Giroud e A. Lelière (Eléments
d’embryologie
, Parigi, 1965, pagg. 65-81) in cui si parla di embrione «una volta
che esso sia ben delimitato (verso il 18º giorno), dopo le prime differenziazioni
che l’hanno abbozzato». Quindi, assai prima che divampassero le dispute sullo
statuto ontologico dell’embrione, gli embriologi riconoscevano che si può parlare di embrione in senso proprio solo a partire da un tempo abbastanza lontano dalla fecondazione.
Se si accettano le analisi precedenti si può continuare a condividere (come io
stesso condivido) il principio morale del rispetto dell’embrione, riconoscendo allo
stesso tempo che non si può applicare questa nozione ai primi tempi dello sviluppo
dello zigote. In quella fase iniziale, non siamo di fronte a semplice materiale di laboratorio, tuttavia si possono considerare con criteri meno restrittivi di quelli previsti dalla legge n. 40 le pratiche di procreazione assistita, la possibilità di crioconservare questi "pre-embrioni", di sottoporli a esame selettivo pre-impianto, di utilizzarli anche a fini di ricerca scientifica. Ma queste sono questioni che esigono approfondimenti
sui quali ci proponiamo di ritornare.