Citazioteca*

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A volte leggiamo una frase, o una pagina, che ci resta in mente e ce la fa usare - la mente, ma anche la frase a ben pensarci. Quando capita, quella piccola epifania procura una grande soddisfazione, vien voglia di condividerla. Non solo a noi, immaginiamo, quindi la citazioteca è aperta ai contributi di tutti.

Per via della legge sul copyright, le citazioni non devono superare le 16 righe consecutive del testo originale di cui va data la fonte (qualche piccola eccezione la facciamo, tuttavia. Non più del doppio di righe, però). A parte questa, e il tema della scienza, non ci sono altre regole da rispettare.

Facciamo due esempi tanto per rendere l'idea:

Non ho difficoltà a immaginare un'antologia dei più bei frammenti della poesia mondiale in cui trovasse posto anche il teorema di Pitagora. Perché no? Lì c'è quella folgorazione che è connaturata alla grande poesia, e una forma sapientemente ridotta ai termini più indispensabili, e una grazia che non a tutti i poeti è stata concessa.
Wislawa Szymborska , Letture facoltative, Adelphi, Milano 2006, p. 209.

(La matematica non è una scienza, dal nostro punto di vista, nel senso che non è una scienza naturale. La verifica della sua validità non è l'esperimento.) Fra l'altro, dobbiamo chiarire fin dall'inizio che se una cosa non è una scienza, non è necessariamente un male. Per esempio, l'amore non è una scienza.
Richard P. Feynman , Sei pezzi facili, Adelphi, Milano 2000, p. 83.

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Pino Donghi, Sui Generis, Laterza, Bari 2006, 105 pagine, 14 euro

Qui abbiamo un conflitto d'interesse. Prima ancora avevamo in comune un interesse anche se, non conoscendoci, non lo sapevamo. Pino Donghi, da segretario generale della Fondazione Sigma-Tau, ha deciso di sponsorizzare le Oche (e Luca Ronconi, ma questa è un'altra storia) nel 2001 a Radio3-RAI e dal 2003 a Radio24. Da tempo organizzava Spoleto-Scienza, il primo evento di comunicazione della scienza in Italia e con ricercatori italiani e stranieri rifletteva da semiologo sul come e perché comunicarla. Lo stesso problema che ci poniamo noi.

Fatto sta che Sui Generis ci trova quasi sempre d'accordo.
E' possibile informare sulla scienza attraverso qualunque genere letterario. Per esempio Keplero, dice Donghi, scrive l'Astronomia nova come un libro di esplorazione alla scoperta dei corpi celesti e dei loro moti, perché ai suoi tempi il racconto di viaggio era un genere di successo. Il lettore era già abituato alla forma e conveniva usarla per metterci un altro contenuto, tanto più un contenuto che altrimenti sarebbe risultato ostico, precluso alle persone di media cultura. Succede ancora adesso, quando uno scienziato sceglie la forma del diario di bordo, della detective story, la narrativa o l'invettiva (qua ci sono esempi particolarmente sapidi). Insomma è possibile comunicare la scienza con qualunque forma d'espressione.
Non è possibile, invece, controllare l'uso che il destinatario fa di quanto comunicato, perché lo elabora in sacrosanta libertà. Lo dimostra un episodio divertente in cui Donghi descrive una visita agli Uffizi con la moglie e i figli, i quali si stufano di vedersi indicare che cosa guardare e ribattano "ho capito!" Capito che cosa? si chiede il padre.
Infine anche la scienza è sui generis. Le sue ricadute cambiano le nostre aspettative, oltre ai nostri consumi e conta la qualità della sua comunicazione. Se è difforme, inquina lo spazio critico, virtuale e non, nel quale noi non addetti incontriamo gli esperti per orientarci e, se vogliamo partecipare alla politica collettiva, per decidere quale nuova impresa sostenere.
Tutto questo, Donghi lo dice attraverso esempi di comunicazione efficace. Con citazioni lunghe diverse pagine, talvolta, a dispetto della regola che le vuole fulminee. Qualcuna è già qui, e le trovate nel ..

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* Parola e idea di Pino Donghi, autore di Sui Generis (link a scheda sotto), Laterza, Bari 2006, nonché generoso contribuente alla medesima.