I consigli – Infezioni sessualmente trasmesse

A cura del Dr. Andrea Salonia
urologo e andrologo, direttore di URI-Urological Research Institute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

Le infezioni sessualmente trasmissibili (MST) costituiscono uno dei più seri problemi di salute pubblica in tutto il mondo, sia nei Paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo. Secondo le stime della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le MST hanno un’incidenza annua di 400 milioni di casi negli adulti appartenenti alla fascia di età compresa tra i 15 e i 49 anni, cioè più di un milione di persone/giorno contrae queste infezioni.

Gli uomini contraggono più frequentemente le MST, con un rapporto 3:2 rispetto alla controparte femminile. In Italia e in genere in occidente, dalla fine degli anni Settanta si è assistito da un lato a un progressivo aumento dell’incidenza delle MST provocate da virus (virus papilloma umano, herpes genitale, virus dell’immunodeficienza umana) e, dall’altro, a una relativa riduzione delle MST classiche a prevalente causa batterica (sifilide, gonorrea, linfogranuloma venereo, ulcera molle e granuloma inguinale). Questo trend però è cambiato negli ultimi anni, in cui si è assistito a un ritorno importante di sifilide e gonorrea, in particolare nella fascia giovanile, associato da una parte alle migrazioni e dall’altro dalla maggiore promiscuità e dalla carenza di adeguate protezioni durante i rapporti. È importante poi ricordare che le lesioni e le infiammazioni genitali causate dalle diverse MST aumentano consistentemente, all’incirca di 10 volte, il rischio di contrarre e trasmettere l’infezione da Hiv.

Dal punto di vista clinico, le MTS hanno tre presentazioni principali: essudative, ulcerative e proliferative.

Essudative

Tra le infezioni più comuni ci sono le uretriti: il paziente si presenta con scolo (perdita di liquido dal meato uretrale) e disturbi nella minzione. Lo scolo è dovuto principalmente a gonorrea o a infezione da Chlamydia. Complicanze di questa condizione sono l’infiammazione/infezione dell’epididimo (chiamata epididimite), una più probabile infertilità, prostatite, congiuntivite (4%) e una forma di artrite chiamata sindrome di Reiter. Dopo una valutazione specialistica, la diagnosi di uretrite batterica viene ottenuta mediante esecuzione di un tampone uretrale (usando un tampone sottile che entra 1-2 cm nell’uretra) che viene poi inviato in laboratorio per la ricerca di Chlamydia e gonococco. La tipologia di agente microbico, e l’eventuale antibiogramma, dovrà guidare la scelta terapeutica.

Ulcere genitali

Più frequentemente da Herpes genitalis. Il 20% dei pazienti è asintomatico quando acquisisce. Lesioni vescicolari raggruppate, dolorose e tendenti all’ulcerazione, che si manifestano 4-7 giorni dopo il contagio e possono essere accompagnate da febbre e linfoadenopatia. L’infezione primaria da virus Herpes si presenta tipicamente al pene. Entro 15-20 giorni la malattia primaria, associata spesso a sintomi generali, si estingue ma l’infezione rimane latente. La riattivazione (entro 1 anno dall’infezione primaria nel 90% dei pazienti) determina ricorrenze che possono presentarsi anche 4-8 volte in un anno. Ogni ricorrenza, preceduta da prurito o bruciore locali nelle 6-24 ore precedenti la comparsa delle lesioni, dura mediamente 7-10 giorni. La terapia è con acyclovir e dura 7-10 giorni nella prima infezione, invece bastano 5 giorni nelle recidive. Anche qui la gestione del partner è importante. Può essere necessaria la profilassi nel partner.

Sifilide. Causata dal Treponema pallidum. Ha una fase di incubazione con un’ulcera genitale che si presenta dopo qualche settimana dall’infezione. Solitamente colpisce il prepuzio, il solco balano-prepuziale, il glande o la zona perianale, l’ulcera – che si ha nel punto di entrata non sempre è evidente e non sempre il paziente se ne accorge – non è dolorosa, è dura al tatto e tende a diventare fibrosa quando regredisce. Dopo qualche settimana si può verificare la sifilide secondaria, espressione della disseminazione del Treponema attraverso il sangue, che si esprime con un esantema che coinvolge anche la regione palmo-plantare. Questa segue la sifilide latente, periodo più o meno lungo in cui il paziente è asintomatico. Questo può essere eventualmente seguito, ma non sempre, dalla sifilide terziaria; quest’ultima può verificarsi 1-2 anni dopo la sifilide primaria, ma in genere si verifica dopo molti anni. In genere la diagnosi è con esami sierologici. La terapia di prima scelta è con penicillina. Meno frequentemente le ulcere sono associate a cancroide o linfogranuloma venereo.

Proliferative. HPV –VIRUS DEL PAPILLOMA MASCHILE

Il papilloma virus umano (HPV) è un virus molto diffuso tanto nell’uomo che nella donna, ed è prevalentemente trasmesso tramite i rapporti sessuali. Rapporti sessuali protetti riducono pertanto la probabilità di trasmissione del virus, mentre rapporti sessuali a rischio, non protetti e frequenti cambi di partner ne aumentano il rischio.

A oggi sono stati identificati almeno 120 tipi differenti di HPV, di cui almeno 30 a sicura trasmissione sessuale. I papilloma virus umani vengono suddivisi in funzione del rischio oncogeno (ovvero di poter promuovere la comparsa di un tumore) in virus a basso o ad alto rischio.

Tra i primi, cioè i papilloma virus associati a basso rischio oncogeno, i più frequenti sono l’HPV 6 e l’HPV11, caratterizzati dalla possibilità di associarsi alla comparsa di condilomi a livello della cute del pene, della mucosa dell’uretra e della regione anale e circostante all’ano. Il papilloma virus può anche associarsi alla comparsa di papillomi orali o congiuntivali, e meno frequentemente a papillomatosi respiratoria ricorrente. L’aspetto del condiloma è un po’ a cavolfiore, può essere di pochi mm fino a qualche cm. Si trova a livello del punto di penetrazione del germe.

I condilomi sembrerebbero a maggior prevalenza nella donna che nell’uomo (7.2% rispetto al 4%, con una più frequente comparsa nella regione del pene in funzione della precocità dei rapporti sessuali – cioè dell’età al primo rapporto, del numero di partner e della frequenza dei rapporti. I condilomi nella zona anale e peri-anale dell’uomo riguardano fino al 13% degli eterosessuali e al 43% degli omosessuali. La loro comparsa, come pure la loro persistenza e una eventuale evoluzione – sono favorite dalla abitudine al fumo di sigaretta e dal numero di partner sessuali.

I papilloma virus a elevato rischio oncogeno – di cui i più frequenti sono l’HPV16 e l’HPV18 – sono invece potenzialmente associati alla comparsa di displasie di alto grado, cioè ad alterazioni significative delle caratteristiche delle cellule che però non hanno ancora acquisito caratteristiche di tipo tumorale, oppure a carcinomi squamocellulari, soprattutto del pene, ma anche del canale anale e del distretto oro-faringeo.

Quali zone possono essere infettate dall’HPV nell’uomo?
La Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che dal 9 al 13% della popolazione mondiale abbia contratto una infezione da HPV. Nel maschio questi virus possono infettare le zone genitali, la zona anale, oltre che la mucosa della bocca e della gola.

Come si diagnostica una infezione da papillomavirus?
La diagnosi clinica è di solito sufficiente ma, se occorre una conferma, vi sono diverse indagini possibili.
A differenza delle donne – per le quali viene eseguito un PAP-test a livello vaginale – per l’uomo non esistono test di screening raccomandati. Pertanto, nel caso in cui compaiano verruche, vesciche, piaghe, ulcere, macchie bianche, o altre aree anomale, anche se non dolorose, è consigliabile consultare il proprio medico di famiglia o uno specialista.

Cosa succede una volta che si sia contratta la infezione?
La maggior parte delle infezioni si risolvono spontaneamente. Se, invece, il virus esplica la sua azione patogena possono insorgere lesioni tipicamente benigne, dette condilomi se si sviluppano nella zona genitale; raramente l’infezione da HPV può associarsi a lesioni tumorali. L’infezione da HPV non provoca sintomi o soltanto dei brevi periodi di bruciore o prurito nella zona infettata. Le verruche si presentano come una o più escrescenze sul pene, sullo scroto, all’inguine, sulle cosce, o nella zona anale; possono essere singole, raggruppate, rialzate, piatte, o a forma di cavolfiore.

Le lesioni benigne non possono evolvere in lesioni maligne dato che sono causate da differenti tipologie di HPV. Un sistema immunitario indebolito (come nelle persone HIV positive) aumenta la possibilità di sviluppare lesioni tumorali o benigne difficili da eradicare. Le lesioni da infezione del papillomavirus possono comparire dopo settimane o mesi dal rapporto sessuale con una persona infetta. Le lesioni benigne possono essere trattate con l’applicazione locale di sostanze in grado di eliminarle, congelate o escisse chirurgicamente. Le lesioni tumorali necessitano invece di approcci più aggressivi (chirurgia, radioterapia e/o chemioterapia).

Attualmente non sono ancora disponibili farmaci antivirali specifici per l’HPV. La principale forma di terapia per l’HPV è la eliminazione meccanica con la crioterapia, con azoto liquido, oppure la laserterapia dopo aver trattato con una crema la zona interessata. In alternativa è stato proposto un trattamento con creme (imiquimod, podofillina). I condilomi tendono a recidivare. Al contrario, esistono vaccini quadrivalenti che possono essere suggeriti anche per i giovani che si avvicinano alla attività sessuale.

Mollusco contagioso

Patologia trasmessa non solo sessualmente, ma anche per utilizzo di asciugamani infetti. È rappresentata da vescicole molto pruriginose di forma ombelicata.

Prevenzione e Screening delle MST

I fattori che mettono più a rischio di contrarre le MTS sono:

  • l’aumento dei rapporti sessuali;
  •  la frequenza e il numero dei partner sessuali;
  •  il numero dei partner del proprio o della propria partner;
  • l’autoterapia, cioè cercare di curarsi da soli senza rivolgersi ad un medico.

Norme generali di prevenzione sono:

  • uso costante del preservativo durante ogni rapporto vaginale, orale o anale con un partner non abituale, indipendentemente dall’utilizzo o meno di altre forme di contraccezione (pillola, IUD o diaframma); l’utilizzo del preservativo non potrà però tutelare le aree non coperte;
  • limitare il numero di partner sessuali;
  • recarsi prontamente dal medico appena compaiono sintomi riferibili a una malattia venerea o sussista anche il minimo sospetto di infezione dopo rapporto sessuale a rischio;
  • allo stesso tempo, informare il partner della propria infezione genitale e indirizzarlo a un consulto medico;
  • durante l’eventuale trattamento è fondamentale evitare rapporti sessuali non protetti, anche in assenza di sintomatologia;
  • eseguire uno screening per malattie veneree annualmente, specie in caso di fattori di rischio (esame delle urine con urinocoltura; tampone uretrale; esame del sangue).

1 Commento su I consigli – Infezioni sessualmente trasmesse

  1. Per ricevere informazioni personalizzate sull’infezione da HIV e sulle altre Infezioni Sessualmente Trasmesse è possibile chiamare il Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore di Sanità – 800 861 061, attivo dal lunedì al venerdì dalle 13.00 alle 18.00

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