Ansia

postato da Nicoletta Carbone il 05.07.2017
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L’ansia è una reazione di allarme, di preoccupazione e soprattutto di paura, il cui oggetto non è sempre chiaro nemmeno alla persona stessa che la sperimenta. E’ costituita da uno stato di incertezza rispetto a qualcosa di più o meno vagamente terribile e terrorizzante, che potrebbe accadere. Comporta una preoccupazione allarmata semipermanente, che in alcuni casi dura per quasi tutto il tempo di cui la persona dispone. Quando l’oggetto dell’ansia è chiaro, generalmente si denomina come fobia: di camminare da soli per strada, dell’autostrada e delle tangenziali, dei luoghi chiusi come l’ascensore, dello sporco, della contaminazione, delle malattie, di viaggiare in aereo, e così via. Oppure fobie degli esami, paura eccessiva dell’esposizione in pubblico, terrore del giudizio. Quando invece l’oggetto dell’ansia non è evidente, lo stato di incertezza allarmata prende il sopravvento senza che la persona possa mettere in atto nemmeno le strategie di evitamento che in genere chi soffre di fobie predilige: evito di uscire di casa da solo, evito l’ascensore e salgo a piedi, evito i luoghi affollati, disinfetto l’ambiente in cui mi trovo, non mi presento agli esami, e in questo modo ho la sensazione di mettermi in salvo, ma al caro prezzo di diminuire enormemente la mia libertà e il mio sviluppo personale. Spesso l’ansia è collegata ad emozioni che la persona non riesce a riconoscere, né ad esprimere adeguatamente, né a modulare. Queste emozioni possono riguardare problemi della vita attuale (o talvolta passata, come episodi traumatici non elaborati) della persona, rispetto ai quali l’individuo ansioso non sente di avere le strategie di fronteggiamento necessarie, e si percepisce come in una prigione dalla quale non sa, non può e talvolta addirittura non vuole uscire, perché l’ignoto può apparirgli addirittura più spaventoso della sua situazione attuale. Quando l’ansia è troppo forte e quando sono presenti delle fobie o dei veri e propri attacchi di panico può essere utile fronteggiarli facendosi aiutare dallo psicoterapeuta e dallo psichiatra, perché in genere non è questione di volontà o di eccesso di stress e non bisogna pensare di essere inadeguati se si ricorre all’aiuto degli specialisti: non ci si deve vergognare per questo. Infatti, oltre le caratteristiche psicobiologiche di ognuno di noi, che sono innate, possono essere stati sperimentati nella vita delle persone ansiose numerosi episodi dolorosi e traumatici che possono aver “starato” il sistema di paura e di allarme che la natura ha posto dentro di noi per consentirci di affrontare meglio le situazioni difficili ed impreviste che possono accadere. L’ansia di per sé è una buona caratteristica che serve a noi umani per affrontare meglio il futuro. Ma quando diventa troppa non dobbiamo aver paura di chiedere aiuto per comprenderla e ridimensionarla, perché possiamo risolverla. Torneremo su questo tema, con alcuni “suggerimenti ansiolitici” di psicoterapia cognitivo-comportamentale in pratica nel prossimo post.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, docente di psicoterapia cognitiva a Roma. L’ultimo suo libro è “Condividere i ricordi. Psicoterapia cognitiva e funzioni della memoria” (con Maria Pia Pugliese), Edizioni FrancoAngeli.

Un quarto d’ora per ritrovarci: manuale della speranza ed elogio del raccoglimento breve

postato da Nicoletta Carbone il 10.10.2016
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Le modificazioni rapidissime della nostra attuale società, dove tutto cambia velocemente tranne la crisi economica, rendono difficile per alcune persone sia lo stare al passo con i tempi, sia lo sviluppare emozioni di gioia (per quanto brevi), sia il rendersi conto della vita che scorre. Da un lato, molti hanno rinunciato all’idea di “controllare” la propria vita, in quanto la sensazione che hanno è di non aver controllo su nulla. Ma fin qui, poco male: nessuno controlla totalmente la propria vita e piuttosto deve imparare a navigarci dentro. Ma, in alcuni casi, il senso di smarrimento è totale. Per alcuni è diventato normale vivere in automatico: quelli che lavorano, o che sono in carriera, tendono a lavorare moltissimo per sorpassare o per scalzare chi sta loro davanti, e praticamente non si fermano mai (con grande nocumento delle loro relazioni personali e affettive). Quelli che invece non lavorano o non stralavorano, vengono sovente presi da una vita sui social che dà loro l’apparenza di un sistema di relazioni e che talvolta li mette in condizione di non accorgersi dello scorrere del tempo, con giornate scandite dai ritmi sociali senza che nemmeno se ne rendano conto. Automatismi sopra automatismi, il tempo scorre e si ha la sensazione che si corra sempre, senza andare di fatto da nessuna parte, in una frenesia senza significato.

Fermati allora, e prova a riflettere un attimo su due cose: la prima è la speranza. E’ vero che c’è il proverbio che dice che chi campa di speranza, disperato crepa, ma non è detto che il proverbio sia vero sempre e per tutti. La speranza, come costrutto psicologico, è collegata all’ottimismo, al senso di relativo controllo su se stessi e sul proprio mondo e alla motivazione per il raggiungimento delle proprie mete. Possiamo autorizzarci a riavere speranza e, se ci specifichiamo quali potrebbero essere le nostre mete davvero significative, a lavorare su noi stessi per raggiungerle (anziché farci travolgere dal lavoro esterno e/o dalla disperazione per non avere lavoro o per non avere un lavoro gratificante).

La seconda è il raccoglimento, il fermarsi per un quarto d’ora a domandarci dove stiamo andando nella nostra vita e perché, e a che cosa dedichiamo la maggior parte del nostro limitato tempo. Una pausa mentale, anche una sola volta al giorno, per fare silenzio dentro di noi, per spegnere lo smartphone, per concentrarci sul qui e ora e per ritrovare noi stessi e le decisioni che su noi stessi possiamo prendere.

Potremmo chiamarlo “il quarto d’ora per ritrovarci”: probabilmente noi stessi siamo meglio degli altri cui dedichiamo tempo. Ma anche se non siamo meglio, siamo gli unici sui quali davvero abbiamo qualche possibilità di controllo e di gestione consapevole del nostro progetto di vita.

Due libri per saperne di più:
1. C.R. Snyder, ed., Handbook of hope. Theory, measurement and applications, Academic Press, San Diego, California.
2. Francesco Aquilar, cur., Parlare d’amore. Psicologia e Psicoterapia cognitiva delle relazioni intime, Franco Angeli, Milano.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale AIPCOS.

Poi improvvisamente…

postato da Nicoletta Carbone il 21.07.2015
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Mia figlia l’atro giorno mi ha chiesto “Papi, qual è stato il momento più bello della tua vita?”. Ho fatto fatica a risponderle. Però la sua domanda mi ha fatto pensare agli anni passati…
Mi è venuto in mente il periodo delle superiori, con le stagioni negli alberghi e i primi amori estivi. All’anno sul panfilo a girare il mondo. Poi improvvisamente è arrivata la cartolina della naja, un anno a far finta di essere massiccio nei paracadutisti. Dodici mesi interminabili che poi improvvisamente sono finiti.
L’anno in Inghilterra, 4 negli USA, iniziare con la formazione, conoscere Nancy e innamorarmi. Poi improvvisamente diventare papà…
Vedere le mie figlie nascere, poi improvvisamente accorgermi che una è già adolescente e fa gli occhi dolci ai ragazzi…
Sentire i bambini chiamarmi “signore”, e vedere i miei capelli diventare sempre più grigi…
Accorgermi che nella formazione sono della “vecchia guardia”, e nel mondo Robbins un “senior” sia come titolo sia come anzianità di servizio…
Poi improvvisamente vedere le persone care attorno a te andarsene, o invecchiare, più velocemente di quanto vorresti.
Accorgermi che gli anni 80 e 90 sono passati da troppo tempo, lavorare con persone che non hanno visto Tardelli correre urlando verso la panchina (per non parlare del gol di Bettega all’Argentina poi campione del mondo).
Lo dicevano Steve Jobs e Jorge Borges, la cosa più bella della vita è che non è eterna.
All’inizio della tua esistenza, e per un bel po’, senti i più saggi dirti che la vita è fatta di attimi. Ti ripetono di vivere ogni momento e farne tesoro. Ti consigliano di creare ricordi, momenti magici… Lo dicono anche i grandi formatori, i mastri Zen, i nonni…
Se sei bravo e/o fortunato come me, hai una vita ricca di emozioni e attimi straordinari. Non perché sei saggio, solo perché segui le tue passioni.
Se sei anche un po’stupido come lo sono stato io, pensi troppo spesso al futuro invece di vivere nel presente.
La domanda di Martina mi ha confermato che sono felice. Dei miei capelli grigi (che a detta di mia moglie mi rendono sexy, lo so che lo dice per farmi piacere ma io ci credo); dei miei anni passati, dei bellissimi innumerevoli ricordi e del futuro splendido che mi aspetta.
Me la sono goduta e continuo a farlo. Grazie al tempo che passa, cerco di vivere sempre di più il presente perché so che improvvisamente tutto passerà veloce.
Ti consiglio di fare lo stesso, da oggi, poi improvvisamente passerà.
Love on ya!
A cura di Claudio Belotti, Coach

Cambiar vita

postato da Nicoletta Carbone il 25.06.2015
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C’è un vero mercato fiorente che offre modi e soluzioni per cambiare vita. È uno dei mercati più in crescita e, secondo le proiezioni, crescerà ancora.
Persino il fratello poco famoso dei Muccino si è accorto, e ha fatto un film dove prende in giro questo mondo, nella speranza di avere un po’ di visibilità visto che dei due è quello che ne ha meno.
Cavalca anche lui l’onda, cercando di screditare un mondo che ha meno credito di quello che si merita perché ricco di ciarlatani e patacche.
Mi spiace sapere che ha fatto poca ricerca, non si è accorto che è anche un mondo ricco di professionisti e persone molto serie e preparate.
Ci sta, lui vuole riempire le sale non cambiare vite. Ognuno ha i suoi obiettivi e i suoi scopi.
Io credo fermamente nella formazione e nella crescita personale. Credo nell’autoderteminazione dei popoli e quindi di ogni individuo che vuole creare una vita come la vuole lui.
Credo che sia un dovere, più che un diritto. È per questo che sono convinto che serva impegno, determinazione e autodisciplina. Non cambi vita gratis. Devi lavorare per farlo.
Detto questo non serva stravolgere tutto.
Non c’è bisogno di mandare tutti a quel paese. Licenziarsi, divorziare e dirne 4 a tua suocera.
Smettere di mangiare, di bere, di guardare la tv non è necessario.
Basta fare poco, ma farlo sempre e continuamente.
Vuoi migliorare la tua salute? Muoviti di più anche senza fare la maratona.
Vuoi migliorare la tua relazione? Inizia ad apprezzare, e soprattutto a far/dire qualcosa di carino al tuo partner tutti i giorni, puoi evitare di comprare un solitario da 4 carati.
Vuoi essere più preparato? Inizia a leggere un po’, se lo fai spesso basta e avanza, non devi prendere 5 lauree.
Aristotele diceva che l’eccellenza è un’abitudine non un’azione. Robbins dice spesso che le persone sopravvalutano cosa possono fare in un anno, e sottovalutano cosa possono fare in dieci.
Io sostengo da tempo, che sono le piccole cose a cambiare le vita. Certo puoi stravolgere tutto se vuoi, ma spesso non puoi o non vuoi. Forse hai preso impegni che vuoi mantenere. Hai una famiglia, un mutuo, dei collaboratori… forse vuoi cambiare qualcosa, ma vuoi tenere il bambino e cambiare solo l’acqua.
Forse invece di pensare a cambiare vita dovremmo pensare ad evolverci. Anche perché significa migliorare e puoi farlo anche un passo per volta.
Magari a baby steps, passi di quel bambino che tieni perché cambi solo l’acqua.
L’evoluzione può anche essere lenta, l’importante è che sia continua.
Il cambiamento è veloce, ma non sempre in positivo.
Decidi di migliorare qualcosa oggi, domani, dopodomani e sempre. Una variazione di rotta di un grado sembra non cambiare nulla nell’immediato. Ecco perché, io e te, pensiamo a lungo termine.
Love on ya!
Claudio Belotti, Coach

Gli automatismi sono una buona cosa ma spesso limitano l’arcobaleno della nostra vita

postato da Nicoletta Carbone il 30.01.2015
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Gli Automatismi  si formano quando le azioni sono legate ad una azione ripetuta costantemente  in modo che quando un azione improvvisa accade , si dispone di una sollecita risposta automatica per far fronte al momento. Fin qui tutto bene.

Alcuni esempi:
Quando ti svegli  avvii, la macchina del caffè (abitudine).
Quando si arriva a lavoro, si controlla la posta (abitudine).
Quando si è stressati, si mangia cibo spazzatura (abitudine).

Queste abitudini automatiche  sono un bene, ma non sempre, spesso sono un vivere inconsapevole per moti momenti della nostra giornata.
Come hanno  fatto a formarsi originariamente queste abitudini ?
Attraverso la ripetizione costante nel corso degli anni.
Hanno iniziato a formarsi  con azioni eseguite molto consapevolmente in un primo momento. Il primo giorno di scuola se lo ricordano quasi tutti, prima erano un’abitudine, e poi  poco a poco sono diventate più automatiche e meno consapevoli, Automatismi inconsapevoli.
C’è un ciclo di feedback che ci ha aiutato ripetere l’abitudine per un buon periodo di tempo sino a trasformarla in automatismo inconsapevole.
Ad esempio, se siamo  stressati e mangiamo cibo spazzatura, otteniamo piacere per la trasgressione di mangiare cibo spazzatura che però piace, e questa trasgressione alleggerisce quindi lo stress. Mangiare cibo sano nei momenti di tensione e stress, non sortisce l’effetto perché per molte persone il  cibo sano pensano che sia noioso, blando, o sgradevole (feedback negativo), e quando si mangia invece cibo malsano, ti diverte di più (feedback positivo). Con il ripetersi dello stress e quindi dell’abitudine a mangiare cibo spazzatura, creiamo nella mente l’automatismo e se ci arrabbiamo, corriamo a mangiare una tavoletta intera di cioccolato, o bere troppa birra, o rompere un po’ di piatti, o insultare le persone (trasgressione). Ogni persona ha il suo condizionamento che abbassa momentaneamente lo stress, ma non sempre è una cosa buona. Esempio quando si è nervosi stressati si tende a stare più a lungo in internet perdendoci inutilmente per ore e ore nel nulla in automatico,  oppure trattiamo più duramente le persone, e siamo  meno compassionevoli e amorevoli, questi sono automatismi che con un po’ di consapevolezza possiamo eliminare sostituendoli con più positivi.
Per fortuna, siamo in grado di invertire il ciclo di feedback del nostro agire.
Creiamo risposte positive per le nuove abitudini che si desidera formare.
Dobbiamo creare in noi il pensiero consapevole che prima di reagire quando sento che sto arrivando al limite, e mi sento nervoso, mi fermo un minuto e se posso creo un abitudine  di rottura dell’automatismo, per esempio, mi impongo di andare subito a bere un bicchiere di acqua, o di fermarmi e fare tre respiri profondi, o di pensare che il cuore si oscura e invecchiamo precocemente. Non importa se le persone attorno a voi in questi momenti vi vedranno un po’ strane, coinvolgete responsabilizzatele dicendo loro che siete nel cambiamento di consapevolezza Mindfull e che anche loro a cascata ne avranno beneficio.
Se facciamo la somma di tutti gli automatismi che mettiamo in atto durante la giornata ci accorgiamo che del nostro libero e consapevole decidere rimane ben poco, allora dobbiamo iniziare a riprendere consapevolmente in mano la nostra vita e “Vivere il nostro tempo anziché lasciarsi vivere dal tempo” come dice un detto zen.

A cura di Tetsugen Serra, Maestro Zen

Tempo uguale vita

postato da Nicoletta Carbone il 06.03.2014
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La vita è davvero bizzarra. Negli ultimi giorni ne ho avuto la prova per l’ennesima volta. Il tempo passa. Le nostre figlie crescono a vista d’occhio. Basta non vederle per cinque giorni per notare un grande cambiamento. I miei capelli grigi mi ricordano che gli anni scorrono.
Siamo tutti sempre a pianificare, a creare un futuro migliore, a crescere. Nella nostra famiglia negli ultimi anni abbiamo molte soddisfazioni e ci prendiamo sempre più tempo per noi. Abbiamo capito che il tempo perso, soprattutto quello sprecato, non torna. Quello ben speso, invece, torna in bei ricordi o in boomerang che ti portano cose straordinarie.
Non so se una vita basta. A volte penso di sì, altre di no. Nello stesso tempo, ricordare che il tempo passa, può essere utile. Forse ti può aiutare a non rimandare alcune cose.
Conosco troppe persone che rimandano di dire: “ti voglio bene” oppure “mi dispiace”.
Conosco troppe persone che sprecano tempo ed energie in litigi inutili, magari con persone poco utili.
Conosco troppe persone che buttano via ore e ore a distrarsi da una vita poco soddisfacente facendo cose che servono a poco.
Conosco troppe persone che, forse per paura o pigrizia, rimandano decisioni importanti e si accontentano di una vita che non è la loro.
Senza stravolgere troppo, mantenendo gli impegni e le promesse che hai fatto, cosa potresti fare per perdere meno tempo, vivere meglio e goderti di più la vita?
C’è qualcuno a cui dovresti dire: “ti voglio bene” oppure “mi dispiace”?
Se sì, fallo subito, non aspettare.
A cura di Claudio Belotti, Coach

La vita passa in fretta? Dormiamoci sopra

postato da Nicoletta Carbone il 18.11.2013
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Sentiamo una canzone di quando eravamo adolescenti e ci accorgiamo, facendo i conti, che sono passati più di 20 anni. Parliamo con gli amici di un evento accaduto un po’ di tempo fa, ma si riferisce a  dieci anni prima. Eppure lo ricordiamo  come se fossero passati solo pochi anni. E così gli anni passano e sembra che il  tempo voli via così in fretta che sembra quasi di non aver vissuto le nostre giornate.
Cosa fare? Considerato che non possiamo fermare il tempo, tanto vale riempirlo con ciò che ci capita durante il giorno per dargli spessore, proprio come avviene con gli strati geologici del terreno. Ogni giorno è diverso dal precedente, a ben vedere capitano piccoli nuovi episodi, incontriamo persone diverse, sviluppiamo progetti e prendiamo appuntamenti, facciamo attività nuove o semplicemente leggiamo qualche pagina in più del libro del momento. Tutto ciò però si confonde con la routine della vita quotidiana e si rischia di non dargli peso, così del tempo trascorso resta ben poco.
Il rimedio? Semplice. La sera, prima di addormentarsi, nella penombra della nostra camera da letto, dedichiamo 5 minuti a ripensare a ciò che abbiamo fatto durante la giornata, a partire dal momento della sveglia. Ricordiamo qual è l’orario che abbiamo visto per la prima volta sul dispay dell’orologio, cosa abbiamo mangiato per colazione, come ci siamo vestiti, dove siamo andati, con chi abbiamo parlato, se abbiamo conosciuto persone nuove e come si chiamano, com’erano vestite, in quali negozi siamo entrati, com’era la figura della commessa, a che ora abbiamo pranzato, cosa abbiamo fatto nel pomeriggio, cosa abbiamo visto in tv o cosa abbiamo letto e quali erano i nomi degli attori e dei personaggi.  E così via.
In questo modo, avremo il doppio vantaggio di mantenere allenata la nostra mente, riempiendo le nostre giornate:

- primo, rinforzeremo le memorie verbale, visiva, prospettica, semantica ecc. andando a recuperare tutti i dettagli della giornata appena trascorsa;
- secondo, scivoleremo lentamente e piacevolmente nel sonno senza stressarci a pensare cosa dovremo fare il giorno dopo. Questa attività ha il grande potere di conciliare il sonno. Infatti, le prime volte ci capiterà di addormentarci prima ancora di arrivare in fondo alla giornata;
- terzo, durante il giorno assumeremo un atteggiamento di maggiore vigilanza e saremo più attenti e concentrati, poiché sappiamo che la sera ci interrogheremo sui dettagli osservati durante la giornata;
- quarto, tutto ciò che abbiamo rievocato sarà rielaborato dal cervello. Durante il sonno, i neuroni rinforzeranno i contatti tra di loro conservando le tracce dei ricordi nella memoria a lungo termine.

Così, le giornate assumeranno maggiore spessore e la nostra memoria si arricchirà di tante informazioni che senza questo semplice esercizio rischiano di passare nell’oblio, insieme ai migliori anni della nostra vita.

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari

Rispolveriamo la fantasia!

postato da Nicoletta Carbone il 08.11.2013
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Tutti abbiamo goduto, da bambini, di una fervida fantasia. Ma ne abbiamo anche conosciuto fin da subito gli aspetti pericolosi: la fantasia può prendere il sopravvento su di noi, allontanarci dal mondo reale, e talvolta trasformarsi in paura e terrore che oltremodo imprigionano. Infatti, la fantasia è uno strumento potentissimo, e come tutti gli strumenti potenti può far molto bene, ma anche molto male. Occorre saperla utilizzare con attenzione, modularne bene le forme, e proteggersi con cura dagli effetti collaterali di un eventuale involontario sovradosaggio.
In realtà, quando guardiamo un film o ascoltiamo una storia, la nostra fantasia e quella del narratore (per immagini e/o per parole) si intrecciano, e attraverso la fantasia del narratore andiamo quasi automaticamente ad esplorare i nostri ricordi, associamo gli eventi raccontati ad eventi simili della nostra vita e ci rendiamo partecipi di un’altrui vicissitudine che rimanda alle nostre personali avventure e disavventure.
Ma per alcune persone, una volta diventate adulte, la fantasia resta solo un lontano ricordo, e nemmeno tanto gradevole. Si concentrano esclusivamente sul concreto, rinunciano ai sogni e all’immaginazione, e involontariamente si perdono una parte importante della vita che invece potrebbe comportare anche una notevole, per quanto limitata, felicità dello spirito. E che, trasformandosi in creatività, potrebbe anche migliorare la propria situazione psicologica, romantica, relazionale e anche finanziaria.
Possiamo allora provare a rispolverare la fantasia, ad allenarci a farla funzionare appropriatamente e a cominciare il breve viaggio che trasforma la fantasia in creatività applicata, svolgendo divertendoci tre semplici e brevi esercizi:

1.      Componiamo velocemente una poesia partendo dall’acrostico del proprio nome, ad esempio: FRANCO Finalmente/Rompo gli schemi/Ammetto le mie emozioni/Non mi impedisco di vivere e/Comincio una nuova vita con un nuovo/Ottimismo.

2.      Sulla melodia di una canzone che ci piace, scriviamo un testo che parla di noi, prendendo in giro bonariamente i nostri attuali difetti;

3.      Compriamo una scatola di colori o di pastelli, e facciamo un auto-ritratto emotivo. Non importa quanto siamo bravi a disegnare, è importante che questo auto-ritratto ci descriva nelle nostre emozioni e nelle cose significative per noi, inclusa ad esempio anche la squadra del cuore.

Non dedichiamo più di cinque minuti a ciascun esercizio. Dopo, potremo prenderci un quarto d’ora, non di più, per scrivere un raccontino-favoletta di una pagina il cui protagonista è un bambino che assomiglia a noi da piccoli e che scopre il mondo, da inventare di getto e senza pensarci, accettando anche di scrivere un nonsense. Rispolvereremo la fantasia e probabilmente subito dopo ci verrà in mente qualcosa di buono per migliorare un pochino la nostra vita.

Tre libri per saperne di più: 1) Legrenzi P., La fantasia, Il Mulino; 2) Aquilar F., (a cura di), La coppia in crescita, Cittadella; 3) Aquilar F., Riconoscere le emozioni, Franco Angeli.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

Vale la pena fermarsi un attimo

postato da Nicoletta Carbone il 10.10.2013
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Avendo fatto prima il cameriere, e poi il gestore di ristoranti, ho imparato ad anticipare. Per poter gestire bene una sala, magari di un hotel a 5 stelle lusso, devi vivere con la mente nel futuro. È necessario anticipare sempre, cosa accadrà, cosa viene dopo… Non puoi reagire in tempo reale, saresti in ritardo. Io ero bravo. Negli USA gestivo il secondo ristorante di albergo del New England, secondo la prestigiosa guida Zagat. In America, a differenza dell’Italia, è molto comune cenare in un ristorante di albergo dove spesso ci sono Chef rinomati e cantine super fornite. Noi eravamo un gioiello. Durante la settimana lavoravamo benissimo e il venerdì e sabato sera facevamo l’altra metà del fatturato settimanale. In quei due giorni lo staff si raddoppiava, come l’incasso e i problemi. Io prendevo tutti gli ordini, parlavo con tutti e risolvevo tutto. Non perché ero un fenomeno ma perché era il mio lavoro, è normale. Per poterlo fare pensavo sempre in anticipo, ero lì con il corpo ma al prossimo tavolo con la mente… Come dicevo è l’unico modo per poterlo fare. Fin qui nulla di male, anzi.
Il problema è se diventa un’abitudine. Immagina di uscire a cena e mentre mangi l’antipasto pensi al primo, mentre mangi il primo pensi al secondo e mentre mangi il secondo pensi al dessert… Non è bello. Se poi lo fai con le persone, con le attività, è anche peggio! Yoda lo spiega a Luke Skywalker “Questo qui per lungo tempo ho osservato. Durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte; mai la sua mente su dove lui era, su ciò che faceva.” Luke è un ragazzo, giovane, Yoda dice “avventato”. Ci sta, fa parte dell’essere giovane e nel suo caso è nel copione del film. Nel mio ci stava per gestire un ristorante, o adesso un evento. Non serviva, anzi era dannoso, quando parlavo con un cliente del ristorante, o adesso quando faccio Coaching.
Pensare al futuro è molto utile. Definire i propri obiettivi e pensare ad essi è parte del mio DNA. Se, come me, a volte fai l’errore di vivere nel futuro, farai tutto per nulla. Quando arriverà il futuro, invece di viverlo, sarai nel futuro di quel momento. Ti perderai l’attimo, l’esperienza e le persone in essa. Lo dico da tempo, l’ho scritto in un mio libro e lo ripeto (più per me che per gli altri). Come diceva Eros Ramazzotti “fermati un instante”.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Se pensi sempre a quello che manca nulla sarà mai abbastanza

postato da Nicoletta Carbone il 27.09.2013
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Siamo in tanti a dirlo da tempo, se pensi sempre a quello che manca, nulla sarà mai abbastanza. Lo so, è una questione di abitudine, di pattern mentale. Iniziano a scuola a farci cercare l’errore, segnalandocelo continuamente, cambiare non è facile.
Non a caso da adulti, molti passano ogni momento della loro vita a vedere l’errore, a desiderare quello che non hanno, e a dare per scontato quello che invece è nelle loro vite. Tony Robbins dice che per vivere in modo felice, basterebbe che mettessimo l’energia che mettiamo nel desiderare ciò che ci manca, nell’essere grati per ciò che abbiamo. Cioè, basterebbe che noi fossimo focalizzati, non su quello che non abbiamo e vogliamo, ma su godere ed essere grati di quello che abbiamo. Lo so, potrebbe sembrare strano pensare che Tony Robbins dica una cosa così, ma se ci pensi funzionerebbe. Funzionerebbe sia nel renderti più felice, sia nell’aiutarti ad avere di più. Non è un concetto nuovo nemmeno questo, lo ritrovi in tutti i testi sacri antichi, nel buon senso… è dappertutto! Nonostante questo, la maggior parte delle persone che conosco sono infelici perché manca loro qualcosa. Ti svelo un segreto, manca sempre qualcosa. Come del resto, c’è sempre tanto per cui potresti dire grazie. La famosa canzone “Meraviglioso” , riportata al successo dai Negramaro, dice “ti hanno inventato il mare”. Se ci pensi hai cose che per te sono normali, ma normali non sono. Hai l’acqua corrente potabile (calda e fredda), i cinque sensi, la libertà, gli ospedali… hai internet per giocare e crescere, le biblioteche piene di libri da leggere… Forse quest’anno hai dovuto fare vacanze al risparmio, te le sei godute o hai pensato alle cose che ti mancavano? Sei come i bambini che a fine di una giornata al parco divertimenti, dopo aver fatto di tutto, si lamentano che non gli compri l’ultimo gelato? Oppure, sei come chi si rende conto di essere fortunato, anche nei problemi e nelle difficoltà, e si gode quello che ha? Se sei in questa seconda fascia, secondo gli esperti delle più grandi università mondiali, avrai una vita più felice e anche più successo. Successo, che a differenza di altri, saprai persino goderti! Per poterlo fare devi allenarti però. Un po’ per educazione sociale e un po’ per istinto di sopravvivenza, se non fai consciamente qualcosa per apprezzare ciò che hai, tenderai a notare quello che non va o ti manca. Per essere felice devi impegnarti. Basta poco, ma è da fare. Inizia, magari da subito. Guardati in giro e nota cose che per te sono normali, ma per molti altri no (avere una casa, un pc, vedere, saper leggere…). Presta attenzione anche e soprattutto alle piccole cose. Diverse ricerche dicono che la gratitudine migliora la qualità di vita e, nello stesso tempo, riduce stress, paure e molte altre emozioni che ti limitano.

A cura di Claudio Belotti, Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

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