Istruzioni per l’uso creativo della tristezza autunnale

postato da Nicoletta Carbone il 09.10.2013
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L’autunno ci prende alla gola, a volte. Non solo per i raffreddori, ma anche per una sensazione di tristezza avvolgente che, per alcune persone, rappresenta un problema che tutti gli anni torna a farsi sentire in modo assai coinvolgente. Giornate più corte, freddo e umido che entrano nelle ossa, routine quotidiana che ammanetta, tempo che vola via infelice o che non passa mai, pensieri nostalgici che entrano in mente piano piano logorando il presente, quasi senza accorgersene. Il passato sembra bellissimo (e non sempre lo era) e il presente terribilmente negativo. A volte tutta la vita sembra essere stata un intero autunno dell’anima, senza soluzioni di continuità. Qualcuno arranca, qualcun altro cerca nella seduzione o nel corteggiamento una “botta di vita” per non pensare. La tristezza autunnale invita invece subdolamente altre persone a ritirarsi, a ripiegarsi su se stesse, ad andare in pensione dall’esistenza, anche se si hanno solo venti o trent’anni, che sembrano essere stati trent’anni di galera, per i sensibili nemici dell’autunno.

Altri vanno proprio in letargo, come gli orsi: è un letargo che consente di fare lo stretto necessario, come lavorare, tornare a casa, mangiare, intontirsi un po’ con la televisione, andare a letto,  aspettare Natale per una settimana di contenuti bagordi, riandare in letargo, e aspettare dormendo in piedi la primavera, con i seni che finalmente spuntano dai cappotti aperti e i boccioli chiusi, colorati e profumati che finalmente spuntano dalle piante.

Certe persone sono talmente abituate al ritmo spento dell’autunno-inverno che ormai non se ne accorgono più: per loro è diventato normale rinunciare a questi mesi, avendo dimenticato che così si auto-tranciano via metà dell’anno e del tempo che abbiamo a disposizione.

Proviamo a ristrutturare tutto questo grigiore, che non è affatto obbligatorio, provando a gestire la nostra eventuale tristezza autunnale esagerata con piccole auto-istruzioni:

1.      Legittimiamo la tristezza. Abbiamo tutti diritto ad essere un po’ “autunnopatici”, tuttavia possiamo riconoscerla e ribellarci gentilmente alla sua tirannia;

2.      Ridimensioniamo la tristezza. Il primo antidoto alla tristezza eccessiva è rappresentato dalle relazioni sociali significative. Abbiamo un amico, un’amica, un parente, una persona cara che non vediamo da qualche tempo? Proviamo ad osare a chiamarli, o a inviar loro un’educata e-mail o un affettuoso sms, e invitiamoli a fare qualcosa insieme. Non prendiamo però come offesa personale un eventuale rifiuto: non è necessariamente un rifiuto a noi, può esserci una situazione particolare. Passiamo oltre allora, e sorridendo invitiamo qualcun altro;

3.      Passeggiamo con ogni tempo. Uscire per strada, ben attrezzati, ci consente di ricevere nuovi stimoli poli-sensoriali (visivi, uditivi, tattili, olfattivi e gustativi) e anche di correre il rischio – stavolta positivo – di incontrare conoscenti simpatici. Allora prendiamo l’impermeabile e godiamoci l’esterno;

4.      Creiamo qualcosa di autunnale. Proviamo ad esprimere l’emozione dell’autunno in un modo nuovo, ad esempio “inventando” una poesia, un raccontino sereno (non un “noir”, per carità!), un quadro, una canzone, una suppellettile, un piatto in cucina. In questo modo, porremo l’autunno “fuori” da noi e cominceremo ad elaborarne la presenza in maniera vitale.

5.      Progettiamo due gite fuori porta al mese. Non importa quanto il luogo sia lontano, ma è importante auto-costringerci compassionevolmente, prenotando qualcosa o prendendo appuntamento con qualcuno. L’autunno può avere un fascino straordinario, anche per coloro che fino ad oggi lo odiavano senza mezze misure. Le mezze stagioni esistono, e possiamo godercele se sappiamo come fare!

Per saperne di più: Aquilar F., Pugliese M.P., a cura di, Psicoterapia cognitiva della depressione, Edizioni Franco Angeli, Milano.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

Emozioni d’autunno

postato da Nicoletta Carbone il 26.09.2011
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Fra le quattro stagioni, l’autunno è quella che ha meno appassionati. Mentre l’estate, la primavera e l’inverno godono di schiere formidabili di sostenitori, l’autunno suscita in molte persone emozioni tristi, sgradevoli, crepuscolari e talvolta addirittura disgustose. Fin dall’epoca della scuola elementare, con l’autunno che talvolta veniva caratterizzato soltanto dalle foglie che cadono e dalle giornate che drammaticamente si accorciano. Alcune forme di depressione, fra l’altro, presentano un andamento stagionale che vede un’esplosione negativa proprio in corrispondenza con l’autunno. Come possiamo fare per ridurre gli effetti sgradevoli di questa stagione, se per caso ne siamo colpiti, per quanto in misura più o meno forte? Cominciamo con le risonanze negative della “ripresa” dopo le vacanze (argomento già trattato nel post del 12 settembre scorso): come dicevamo, già torniamo al lavoro contrariati, e ci vuole tempo e pazienza per riorganizzarci nella normalità. Per cui, innanzi tutto, autorizziamoci ad essere tristi/arrabbiati perché non si può stare sempre in vacanza: la legittimazione (breve) delle proprie emozioni rappresenta quasi sempre il punto di inizio dell’auto-consapevolezza. Poi, non lasciamoci sommergere dalle emozioni negative, riflettendo sui vantaggi che la stagione delle giornate corte, della pioggia e della apparente monotonia potrebbe apportare alla nostra vita. Quindi procediamo con la modificazione intenzionale delle emozioni riorientando deliberatamente l’attenzione sulla piacevolezza di ogni variazione naturale: il fresco, gli splendidi colori della natura, il piacere di proteggersi dalla pioggia, la creatività che può incrementarsi grazie alla noia. Infatti la noia, come scrive Ron Arad, è la madre della creatività. Infine, proviamo ad aumentare le occasioni sociali sincere, nelle quali possiamo spendere volentieri tempo a chiacchierare con persone interessanti, proprio grazie al fatto che le giornate sono più brevi e piovose. In tutto, quindi, quattro passaggi per una modulazione funzionale di questo tipo di emozioni: 1) Legittimazione breve; 2) Ristrutturazione dei pensieri correlati, evitando una rimuginazione ripetitiva nel dialogo interno degli aspetti sgradevoli; 3) Incremento deliberato della creatività personale, relazionale e sociale; 4) Trasformazione intenzionale di alcuni fattori negativi, quando possibile, in occasioni di esplorazione di nuove possibilità.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale.

Le emozioni

postato da Nicoletta Carbone il 31.05.2011
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Le emozioni rappresentano una potente forma di conoscenza di noi stessi, degli altri e del mondo. A volte, tuttavia, non riusciamo a decodificarle efficacemente, né ad utilizzarle come bussola della nostra vita. In altri casi, addirittura, le emozioni ci sopraffanno e non siamo capaci di guidarle, né di esprimerle adeguatamente, né di modularle. Ne siamo travolti! Raramente può anche derivarne un effetto piacevole, ma più spesso l’effetto è disastroso. Questo è uno dei motivi per i quali alcune persone “chiudono” con le emozioni, ritenendole erroneamente pericolose o dannose di per sé. Cominciamo quindi un percorso di familiarizzazione con le emozioni, prima con le nostre e poi con quelle altrui, volto a sviluppare ulteriormente la nostra competenza emotiva. Innanzitutto, potremmo chiederci sistematicamente, almeno tre volte al giorno, come stiamo, cosa stiamo provando. E domandarci quale emozione è prevalente in noi in quel momento, cominciando dalle più facili e cioè: felicità, tristezza, rabbia, paura, disgusto, sorpresa, colpa e vergogna. Quel che troviamo dentro di noi possiamo cominciare a scriverlo su una specie di agenda, per disporre così di un piccolo monitoraggio delle emozioni prima quotidiano, poi settimanale, poi mensile. In questo modo cominceremo a sviluppare ulteriormente la nostra intelligenza emotiva, nelle sue principali componenti e cioè: saper percepire le emozioni, utilizzare le emozioni per facilitare il pensiero, comprendere le emozioni e gestire le emozioni. Insieme all’intelligenza emotiva, la consapevolezza delle proprie emozioni è infatti la prima delle abilità necessarie per la competenza emotiva. Numerose sono le competenze necessarie per una vita psicologicamente serena, tuttavia la prima in ordine di importanza sembra proprio essere quella emotiva, che non è né semplice né banale. Imparando ad approfondirla, ci si accorge che la competenza emotiva è invece molto articolata, utilissima nella vita di tutti i giorni e ricca di sfumature preziose. Infatti le persone che in genere ci piacciono di più sono proprio quelle maggiormente dotate di competenza emotiva. Torneremo su questo argomento per lavorare sul secondo passo: come fare ad aumentare le nostre abilità rispetto alle emozioni degli altri per noi significativi.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





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    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





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    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

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    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






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    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






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    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





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    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

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