Gli alimenti essenziali per capelli forti e luminosi

postato da Nicoletta Carbone il 30.09.2015
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Verdure a foglie verde scuro: spinaci, come anche broccoli e bietole, sono un’ottima fonte di vitamine A e C, sostanze necessarie alla produzione sebo, un balsamo naturale per i nostri capelli. Non dimentichiamo, poi, che le verdure con foglie verde scuro, ci forniscono anche ferro e calcio.
I legumi: fagioli e lenticchie son molto importanti per la cura dei nostri capelli forniscono ferro, zinco e biotina.
Le noci del Brasile: ottime fonti di minerali utili alla salute del cuoio capelluto. Le noci contengono acido alfa-linolenico, un particolare acido grasso che contribuisce alla salute dei nostri capelli. Sono anche una formidabile fonte di zinco come anche gli arachidi, e le mandorle.
Uova: sono uno dei principali distributori di proteine che esistano in natura. Le uova contengono anche biotina e vitamina B-12, importanti sostante nutritive non solo per la salute ma anche per la nostra bellezza.
Cereali integrali: zinco, ferro e vitamine del gruppo B, elementi fondamentali contenuti nel grano integrale, è un valido aiuto per la cura dei nostri capelli.
I latticini con pochi grassi contengono siero di latte e caseina, due importanti risorse proteiche. Per aumentare i loro benefici, potete aggiungere allo yogurt un paio di cucchiai di semi di lino o noci per associarvi anche gli acidi grassi omega-3 e lo zinco.
A cura di Marco Temporin, Medico Nutrizionista, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva presso il C.M.S.R VENETO MEDICA di Altavilla Vicentina

Consigli agli sportivi

postato da Nicoletta Carbone il 02.09.2015
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La pratica sportiva è salutare a livello cardiovascolare ma, soprattutto se praticata a livello più che amatoriale, espone il fisico ad una serie di rischi. Questi, se ben valutati, consentono di affrontare una pratica anche agonistica senza conseguenze apprezzabili. La protezione dell’apparato stomatognatico è spesso trascurata dagli atleti, interessati più al raggiungimento della prestazione assoluta che alla prevenzione degli effetti indesiderati che si possono manifestare in situazioni estreme.
Certamente tutte le patologie traumatiche dento-maxillo-facciali possono e devono essere prevenute soprattutto per coloro i quali svolgano attività nei cosiddetti “sport di contatto”.
Esiste una lunga lista di sport potenzialmente e/o certamente pericolosi. Fra questi citiamo il basket, la pallamano, le arti marziali, il rugby e il football americano, lʼhockey su prato, su ruote e su ghiaccio, gli sport motoristici, lo sci alpino (discesa e slalom), il pattinaggio, lo squash e, in buona misura, anche il calcio e il ciclismo (mountain bike inclusa).
Certamente tali traumi, che riguardano circa il 30% della popolazione sportiva, possono provocare esiti funzionali ed estetici che devono vedere un momento preventivo primario nella correzione ortodontica di tutte le situazioni anatomiche predisponenti, quali le 2° classi scheletriche e gli overjet oltre i 6 mm, ma che comunque vedono nellʼuso di protettori orali individuali lʼunico reale e sicuro mezzo di riduzione e/o annullamento del rischio di trauma e, in certi casi, anche un effetto migliorativo sulla prestazione agonistica.
Sono state valutate anche l’efficacia e il confort di dispositivi paradenti semi individuali preformati, adattabili alla bocca dell’atleta, che rappresentano un buon compromesso fra costo e beneficio, ben diversi dai presìdi “fai da te” di basso costo e difficile adattamento, che sono purtroppo ancora molto diffusi e non danno una protezione sufficiente.
Le caratteristiche di un efficace protettore orale sono la protettività specifica per ogni sport, l’ingombro minimo e la stabilità, la possibilità di garantire ottima fonazione e ventilazione, la caratterizzazione estetica, la valutazione personalizzata del rapporto cranio-mandibolare.
Quest’ultimo punto merita un inciso: in presenza di forti sollecitazioni psico-fisiche, come durante una competizione, ma spesso anche nella nostra stressante quotidianità, è importante che l’occlusione dentale ( cioè il contatto che si stabilisce fra le arcate dentarie) sia stabile e ben relazionato alla postura corporea, per evitare che eventuali disarmonie favoriscano la comparsa di disturbi che possano alterare lo stato di salute e la prestazione dello sportivo. Perciò un altro consiglio per chi pratica sport è quello di provvedere ad una visita presso uno specialista competente in materia, per sapere se la situazione di ciascuno sia idonea a sostenere intensa attività fisica, magari agonistica, e se sia il caso di correggere le possibili anomalie.
Infine un altro aspetto la cui importanza è sottovalutata è quello relativo alla biochimica della bocca, un ambiente le cui ampie capacità di auto-ripristinare le condizioni ottimali possono essere superate da stimoli aggressivi interni ed esterni.
Con la diffusione della pratica sportiva sono sempre più in voga bevande a base di elettroliti e carboidrati, il cui uso sarebbe finalizzato a compensare la disidratazione a cui va soggetto lʼatleta, associata a deplezione di sali minerali e del glicogeno muscolare e della glicemia, ritardando così lʼinsorgere della fatica e il calo della performance, fino alla cessazione dellʼesercizio.
Queste bevande sono utilizzate sia da atleti professionisti che amatoriali, e hanno generalmente un pH acido che risulta associato ad un elevato Potenziale Erosivo nei confronti del dente.
La perdita patologica di sostanza dentale per fattori chimici, tale è la definizione di erosione (Capozzi-Vallletta), è studiata nel suo rapporto con il consumo di bibite acide fin dal 1963 (Mannemberg), ma risulta significativamente presente anche in lavoratori che operano con acidi (galvanizzazione, placcature, lavorazione di cristalli, preparazione di bevande alcooliche) e in atleti che possono trovarsi esposti ad ambienti acidi, in particolare i nuotatori.
Il pH raccomandato per lʼacqua delle piscine varia fra 7,2 e 8, in alcuni studi sono stati rilevati pH molto bassi, fino a 2,7, il cui effetto sui tessuti duri del dente va a sommarsi alla diluizione dei fattori protettivi della saliva e agli effetti di una clorazione inadeguata delle acque (Tripodi).
Non va dimenticato che il potenziale Erosivo può manifestarsi anche nei confronti dei restauri metallici presenti nella bocca del paziente.
La letteratura concorda generalmente sulla necessità di riservare la massima attenzione nellʼosservare gli effetti derivanti dallʼuso o dallʼabuso dei cosiddetti sport drinks, pur presentando dati discordanti quando si tratti di rilevarne dati statisticamente significativi a livello clinico.
In effetti difficoltà compaiono già nel garantire un adeguato drinking regimen durante la ricerca in quanto la disponibilità dei soggetti a collaborare non sarebbe costante.
La multifattorialità della patogenesi non consente di monitorare tutti i parametri correlabili alla comparsa di erosione dentale, in quanto vi sono variabili connesse al tipo di bevanda assunta ma anche di alimentazione associata, alla modalità e quantità di assunzione della bibita, alla presenza di disidratazione del cavo orale durante lʼatto sportivo che influenza il flusso salivare e il potere tampone e di diluizione della saliva stessa , alla presenza di placca batterica (in alcuni casi è stata rilevata al di sotto dello strato di placca batterica un pH superiore a quello della bevanda !).
Inoltre molti atleti devono applicare sui denti presidi protettivi o gnato-ortopedici come paradenti e bites, la cui presenza in bocca complica ulteriormente lʼanalisi del rapporto fra bevande acide ed erosione. Si consideri infine anche la possibilità che , sotto intenso sforzo fisico, si verifichino rigurgiti acidi in particolare in soggetti già predisposti a reflusso gastro-esofageo.
In vitro lʼeffetto protettivo determinato dallʼaggiunta di calcio o fosfato negli sport drink è generalmente apprezzabile , ma queste saturazioni vanno in genere a scapito delle caratteristiche organolettiche del prodotto, determinando un sapore metallico sgradevole che mina ulteriormente la collaborazione dei volontari partecipanti allo studio e accentua la comparsa di valori non significativi nei test in vivo. Appare inoltre rassicurante il basso Potenziale Erosivo sviluppato da bevande a base di latte, proprio per la presenza di calcio nelle stesse. Lʼaggiunta di additivi finalizzati a ridurre lʼabbassamento del pH orale è comunque generalmente raccomandata, quanto meno per un principio di prudenza visto che tutti concordano sulla necessità di approfondire le ricerche in questo settore.
A livello di idoneità sportiva, gli stessi manuali di idoneità sportiva rivolti al Medico dello Sport rimarcano lʼimportanza dellʼispezione orale alla ricerca dei segni di abrasione ed erosione (spesso associate) che possono esporre a dolore acuto lʼatleta che pratichi sport aerei o dʼimmersione.
In particolare lʼarea erosa dello smalto, con esposizione di dentina sensibile, risulta particolarmente aggredibile dalla concentrazione di ossigeno nellʼaria respirata dalle bombole da sub, con il rischio di pulpite acuta e cronica che può disturbare lʼesercizio in modo anche grave,ma soprattutto rischia di “coprire” altri sintomi e segnali importanti (come la cefalea da ipercapnia) che il sommozzatore deve poter riconoscere come indicatori di una situazione di pericolo per la sua vita.
La letteratura concorda comunque, anche in quegli studi che non hanno rilevato
significativa associazione fra assunzione di bevande acide ed erosione, sulla necessità di esercitare atteggiamenti preventivi nei confronti dellʼabbassamento del pH orale, a maggior ragione perchè il consumo di sport drinks va ad associarsi spesso ad altri fattori di rischio: aggiunta di calcio e potassio nelle bevande, consumo di gomme, collutori, dentifrici atti a proteggere lo smalto, attenta analisi dellʼambiente praticato dallo sportivo, devono però associarsi ad un corretto approccio a queste bibite, spesso proposte a livello commerciale come panacee in grado di garantire una prestazione adeguata alle aspettative dellʼatleta (quando non addirittura paragonate allʼassunzione di frutta e verdura fresche) mentre spesso non sono stati neppure dimostrati
A cura di Alessandro Nanussi, Odontostomatologo

Divieto di fumo nelle spiagge: estremismo o tutela della salute?

postato da Nicoletta Carbone il 14.05.2014
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Da qualche anno se ne parla: iniziative di Comuni sparsi per l’Italia che lanciano l’iniziativa di limitare o eliminare il fumo dalle spiagge. D’altronde l’esperienza del fastidio che provoca il fumo della sigaretta del vicino di ombrellone, che il vento sembra beffardamente portare esattamente al nostro naso nonostante cerchiamo di spostarci, o quello dato dal trovare i nostri figli che giocano tra e con mozziconi e i pacchetti di sigarette, è esperienza comune. Fino a due anni fa però i bagnanti sopportavano, magari con un po’ di insofferenza, i vacanzieri-fumatori, certamente non pensando che questa situazione comportasse anche un rischio per la salute.
La vera novità sull’argomento è arrivata nell’estate del 2012 quando noi ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori, da tempo impegnati nell’indagine sui rischi dell’esposizione al fumo passivo, ci siamo cimentati nella misurazione scientifica di quanto sia la capacità del fumo delle sigarette fumate in spiaggia di inquinare l’ambiente circostante e quindi di esporre i bagnati alle polveri generate dalle sigarette.
Il nostro esperimento è stato condotto – in collaborazione coi colleghi del centro pneumologico riabilitativo di Volterra – nella spiaggia di Vada, situata vicino a Livorno, e i risultati sono stati sorprendenti: i valori di IPA (Idrocarburi policiclici aromatici, tra le sostanze più dannose generate dalla combustione del tabacco), misurati sottovento, hanno raggiunto a 5 metri di distanza dalla sorgente di due sigarette una media (misurata in 1 minuto) di 6000 nanogrammi per metro cubo, con un picco di oltre 7000, ovvero 7 volte maggiore del valore di base (circa 1000 nanogrammi) . Per dare un’idea di cosa significhi, abbiamo confrontato questi valori con quelli registrati in centro a Livorno nei momenti di maggior traffico:  qui gli inquinanti non hanno superato i 2700 nanogrammi.
Questa ricerca ha quindi stabilito che, oltre al problema ambientale causato dai mozziconi di sigaretta, fumare in spiaggia pone un reale problema di salute legato al fumo passivo e dato nuova spinta alle iniziative di divieto di fumo in spiaggia. La più nota è quella della spiaggia veneta di Bibione: qui, dove già da alcuni anni si parla di tale possibilità, l’esperimento di Vada ha fornito la definitiva prova che porre delle zone di divieto di fumo non fa parte di una “guerra” di principio ai fumatori, ma costituisce semplicemente una forma di tutela dei bagnati. Per questa ragione, a partire dall’estate ormai alle porte, sui 9 km della spiaggia di Bibione il fumo sarà vietato nella fascia tra gli ombrelloni e la battigia, quella più frequentata da famiglie e bambini.
Speriamo quindi che questa sia la prima di molte spiagge libere (almeno in parte) dal fumo passivo, anche perché l’idea sembra piacere ai bagnati che, da noi interpellati in circa 200 a Vada in occasione dell’esperimento, in più della metà (57%) si sono detti d’accordo con iniziative finalizzate a limitare le zone dove è consentito fumare. La conclusione? Il mare fa bene, ma senza fumo fa meglio.

A cura del Dr. Roberto Boffi e della Dr.ssa Elena Munarini (Fisiopatologia Respiratoria e Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del Dr. Adriano Di Paco (Centro Svezzamento e Riabilitazione Respiratoria Auxilium Vitae di Volterra)

Propositi e spropositi di gennaio: amore, salute, denaro e tempo

postato da Nicoletta Carbone il 16.01.2014
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Abbiamo superato la metà di gennaio, e forse è il momento di riflettere sugli spropositi di inizio anno cui avevamo pensato e trasformarli in veri propositi per il nuovo anno.

Molte persone arrivano alla fine dell’anno vecchio con la sensazione di essere esauste, e di non poterne più né di se stesse né degli altri. E, facendo un bilancio che quasi sempre è fortemente negativo, si ripropongono per l’anno nuovo mille cambiamenti radicali, che poi quasi mai portano avanti davvero. Sono quelli che mi piace chiamare “Spropositi di Capodanno”, che durano fino alla Befana e poi inevitabilmente se ne riparla l’anno dopo.

Invece, potremmo provare a questo punto a ripensare ai significati e ai progetti che il nuovo anno potrebbe davvero aiutarci a realizzare: la psicologia e l’oroscopo hanno una sola cosa in comune, l’occuparsi di amore, salute e denaro, che sono anche connessi inestricabilmente con la trasmissione di riferimento di questo Daily Lab: Cuore e Denari, intendendo il Cuore sia come salute che come sentimenti. Allora forse è adeguato occuparcene psicologicamente, sia dal punto di vista psicoterapeutico che da quello di psicologia della salute. In più dal punto di vista psicologico è importante un quarto fattore: il tempo. Usare e dosare meglio il tempo può essere un buon obiettivo per il nuovo anno.

Amore: proviamo a fare un bilancio serio delle nostre relazioni d’amore. Come va con il nostro o la nostra partner? Che voto diamo attualmente alla nostra relazione romantica attuale? Come va sessualmente? Che cosa ci piacerebbe dire all’Altra Persona, che non abbiamo il coraggio di dire? Possiamo provare a scrivere i nostri sentimenti attuali in questo settore in mezza pagina, facendolo di getto, senza pensarci troppo su. E poi possiamo vedere cosa abbiamo scritto: forse ne saremo sorpresi, o forse potremo decidere di dire all’Altra Persona quel che proviamo e quel che vogliamo proporre per il nuovo anno di innovativo e significativo. Magari chiedendo all’Altra Persona di fare lo stesso nei nostri confronti. Attenzione: in questo esercizio è proibito litigare, l’azione deve essere costruttiva. Se quel che scrivete è tutto negativo, stracciate tutto e fate finta di niente. Se non avete un partner attuale e vi interessa averlo, scrivete su un foglio le abilità che vi conviene sviluppare nel prossimo anno per rendervi interessanti alle persone che vi interessano, evitando i luoghi comuni tipo le donne son tutte sirene o tutti gli uomini tradiscono ingannano e deludono, perché sono sciocchezze!

Salute: malgrado tutte le apparenti buone intenzioni, molte persone di fatto trascurano veramente la propria salute, fisica e psichica. Rimandano le visite e i controlli fino all’inverosimile. Se fate parte di questa categoria provate a scrivere quali sono le visite mediche di cui avete davvero bisogno, e poi impegnatevi con voi stessi a progettarne almeno una a settimana. Fate lo stesso per i vostri cari: di quali visite o controlli ha davvero bisogno la Persona Cara? Se lo sapete, potete invitarla a fare come voi in questo esercizio. Se non lo sapete potete raccontargli che state prendendo davvero sul serio la vostra salute, ma senza esagerare.

Denaro: com’è la vostra situazione economica attuale? Che giudizio ne date voi stessi, e che giudizio ne darebbe uno Sconosciuto Medio se gli dessimo le informazioni sulla vostra situazione? Che cosa possiamo fare nel corso del prossimo anno per migliorare la situazione economica, ad esempio aumentando le competenze di ciascuno? Come possiamo amministrare meglio il denaro che abbiamo o che guadagneremo? Abbiamo delle idee creative che potrebbero aiutarci? Dedichiamo mezz’ora a scrivere una paginetta di creatività economica per noi stessi, anche in questo caso di getto e senza pensarci su troppo. Magari scopriremo un’idea che ci farà star meglio da questo punto di vista.

Tempo: Come abbiamo utilizzato il tempo l’anno scorso? Potremmo fare di meglio? A quali attività interessanti, piacevoli o significative non abbiamo dato, pur potendo, il tempo che meritavano? A quali rapporti affettivi non abbiamo dedicato l’attenzione e il tempo che meritavano? Approfittiamo di gennaio per rifare il planning del nostro tempo: quotidiano dal lunedì al venerdì, semifestivo del sabato e della domenica, e del tempo delle vacanze o delle ferie. Anche in questo caso potremmo divertirci a scrivere di getto una nuova pianificazione del nostro tempo futuro, nelle tre categorie, e probabilmente troveremo qualcosa di nuovo da mettere in atto nel prossimo anno.

Addio spropositi di gennaio, quest’anno facciamo sul serio!

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale a Napoli.

Broccoli, i perfetti alleati della tua salute

postato da Nicoletta Carbone il 05.11.2013
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Insieme a cavoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles e altri rappresentanti della famiglia delle Brassicacee (o Crucifere), i broccoli sono ortaggi benefici innanzitutto per il contenuto di sulforafano, un’importante sostanza anticancro.
Meritano però di comparire più spesso sulla nostra tavola anche per altri motivi.

1) Grazie alla loro interessante quota di potassio, i broccoli hanno proprietà diuretiche. Aiutano così a controbilanciare l’eccesso di sodio, che è frequente nella dieta di molti e che contribuisce a provocare o ad acuire la pressione alta. Per lo stesso motivo si rivelano un cibo alleato contro ritenzione idrica e cellulite.

2) I broccoli garantiscono anche un buon apporto di calcio, minerale indispensabile alla tenuta delle nostre ossa, che qualcuno impropriamente ancora associa in modo pressoché esclusivo a latte e derivati.

3) I broccoli rappresentano infine un toccasana per lo stomaco: il sulforafano che contengono – ebbene sì, ancora lui – ostacola la colonizzazione della mucosa gastrica da parte di Helicobacter pilori, il noto batterio coinvolto nello sviluppo dell’ulcera e di altre patologie dello stomaco.
Perché le qualità salutistiche dei broccoli si esprimano al meglio è essenziale scegliere metodi di preparazione delicati, come la cottura a vapore per pochi minuti.

Consumateli tre volte alla settimana, senza scartare gambi e foglie, dall’apparenza meno nobile e attraente, ma anch’essi preziosi sotto il profilo nutrizionale.

A cura del dr. Luca Avoledo, naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale

Lo stress: c’è quello “buono” e quello “cattivo”

postato da Nicoletta Carbone il 15.03.2013
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Molti di noi, soprattutto chi vive in città – piccola o grande, di provincia o metropoli, è un contenitore che ci costringe a tempi, spazi, ritmi sempre più veloci, sempre più alienanti, non fatti per il nostro benessere – devono fare i conti con una vita di relazione, professionale, fisica che comporta tutta una serie di costrizioni e di prigionie che alla lunga ci procurano uno stress a volte quasi insostenibile. La parola stress è ormai di moda e non vogliamo abusarne, ma la utilizziamo riferendoci alla difficoltà di stare nel mondo e mantenersi sani in un contesto troppo pieno di stimoli che ci sovrastano e ci limitano. Come fare per ribaltare un po’ le cose indirizzandoci verso piccoli gesti quotidiani che possono farci stare meglio?

Una risposta fisiologica a stimoli esterni

Cominciamo con i ricordare che cos’è lo stress. È stato studiato da molti decenni e in particolare dal medico austriaco Hans Selye (1907-1982), che per primo usò questo termine mutuandolo dalla fisica (significava lo sforzo o la tensione cui era sottoposto un materiale), per indicare la “risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo”.

In realtà il termine si riferisce a qualsiasi stimolo (o stressor) proveniente dall’esterno. In questo senso lo stress non è né buono né cattivo: gli stimoli determinano una reazione fisiologica del nostro organismo e tale risposta allo stress è una risposta sana. Stimolo è per esempio una temperatura calda o fredda che possiamo sopportare più o meno agevolmente, stimolo è tutta una serie di rumori che colpiscono il nostro senso dell’udito o le tante immagini che arrivano al nostro senso della vista e così via.

Volendo evitare equivoci, dunque, possiamo usare il termine generico stress per significare la dinamica di pressione ambientale e adattamento dell’organismo, specificando poi in distress lo stress “negativo” e disadattivo, che può condurre anche a reazioni patologiche, e in eustress lo stress “positivo” e adattivo, che comporta l’attivazione di una risposta fisiologica ed efficace).

Selye definì “Sindrome Generale di Adattamento” la risposta fisiologica che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di diversi tipi di stressor, che siano stimoli fisici come la fatica, mentali come l’impegno nello studio, sociali come le richieste dell’ambiente familiare, ambientali come la pioggia battente.
L’evoluzione della sindrome avviene in tre fasi:

- allarme: l’organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping), sia fisici sia mentali, come l’aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna, del tono muscolare e l’attivazione psicofisiologica (arousal), ovvero la preparazione complessiva alla risposta efficace;

- resistenza: il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell’affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole, per esempio le surrenali;

- esaurimento: se gli stressor continuano ad agire, l’organismo può essere sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico dell’intera struttura psichica e somatica.

Ogni stimolo o stressor che perturba l’omeostasi dell’organismo vivente – la sua tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna, ovvero uno stato di equilibrio che si mantenga nel tempo anche al variare delle condizioni esterne – attiva immediatamente degli specifici meccanismi autoregolatori, cioè reazioni neuropsichiche, ormonali, immunologiche, emotive, locomotorie.

Che cosa accade nel nostro quotidiano

Anche minimi eventi di vita quotidiana possono portare a modificazioni complesse, persino radicali, dovute all’adattamento. Quest’ultimo si articola nella messa in atto di azioni destinate alla gestione o soluzione dei problemi, alla luce della risposta emotiva soggettiva suscitata da tali eventi: possono essere azioni finalizzate a modificare l’ambiente in funzione delle proprie necessità, oppure cambiamenti nelle proprie caratteristiche soggettive, per meglio adattarsi all’ambiente circostante.

Se per esempio fa freddo, possiamo decidere di accendere un fuoco (azione che modifica l’ambiente) oppure di indossare abiti più pesanti (azione che modifica il nostro stato): l’adattamento dipende dalle nostre capacità di risolvere i problemi (problem solving), ma anche dalla presenza di opportuni elementi ambientali, economici o relazionali. Il maggiore o minore successo dei nostri processi adattativi è dato da una somma di fattori, che comprende non solo le caratteristiche qualitative e quantitative degli eventi che li suscitano, ma anche tutte le nostre risorse personali: tipo di personalità, capacità intellettive, livello culturale, condizioni socioeconomiche, risonanza soggettiva dell’evento legata all’età, al livello di energia, al tempo di reazione ecc.

A parità di evento, insomma, ognuno di noi risponde in modo diverso, così come possiamo essere capaci di affrontare e gestire in modo adattativo, con gli stessi esiti, certi eventi e non altri. Anche la prevedibilità e la conoscenza degli eventi giocano un ruolo fondamentale nella possibilità di instaurare delle strategie adattative atte a gestirli. Il lutto per la perdita di una persona cara è, di solito, più facilmente elaborabile quando la persona era anziana e la sua scomparsa era prevista da tempo; mentre è problematico e fonte di traumi l’adattamento quando siamo esposti a eventi catastrofici e improvvisi.

Lottare o fuggire

Tornando allo stress quotidiano, il problema sorge quando gli stimoli che ci arrivano sono troppi e oltrepassano il nostro livello di sopportazione: allora il nostro sistema va in tilt. Nella nostra società – soprattutto in città – gli stimoli che colpiscono i nostri sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto sono talmente tanti che facciamo fatica a prendere le distanze, a discriminare e a scegliere ciò che è buono e ciò che è cattivo per noi, andando verso ciò che è buono e stando lontani da ciò che è cattivo. Pensiamo a tutte le cose che riempiono la nostra vista quando ci troviamo per strada in città e a tutte le persone che incontriamo, che ci vengono incontro sul marciapiede: forme, colori, suoni, rumori, odori, profumi. È come se ci fosse un flusso di sovra stimolazioni continue che invade la nostra esistenza. E alla fine va in tilt la nostra capacità di discriminare gli stimoli e fare sì che possiamo accogliere solo ciò che è buono per noi.

Nel mondo animale e in quello degli ominidi, dei primi uomini, gli stimoli “stressanti” erano soprattutto legati all’ambito della sopravvivenza: avevano a che fare con il clima, le condizioni atmosferiche esterne, il possibile arrivo di un predatore o di un nemico. Si trattava di situazioni tutto sommato limitate in termini di varietà e quantità, e consentivano reazioni precise: nel caso di un allarme o pericolo la reazione possibile, risultato dei meccanismi fisiologici messi in moto nell’organismo, era di lotta o fuga. Si trattava di attaccare il nemico sentendosi abbastanza forti da affrontare la lotta e vincere, o scappare nel caso in cui si sapeva di dover evitare il confronto perché il risultato sarebbe stato perdente.

Gli animali, biologicamente attrezzati, fanno proprio questo: alcuni attaccano perché hanno la capacità di farlo e altri fuggono, perché non possono competere con il nemico. Un predatore carnivoro, per esempio un leone, attacca; un erbivoro preda del carnivoro, per esempio una gazzella, fugge. Alcuni animali in situazioni di estremo pericolo ricorrono a una sorta di paralisi o di assoluta immobilità, fingendosi morti, in modo che il nemico se ne vada: una forma estrema di mimetismo che interviene quando le altre armi o difese naturali non sono utilizzabili e che il più delle volte riesce a salvare la vita.

C’è però una paralisi, un blocco legato all’incapacità di reagire alla sovra stimolazione, che non è funzionale ma anzi molto grave. È quel che succede, anche a noi esseri umani, quando il livello di stimolazione è così elevato e le situazioni stressanti, nel senso più ampio del termine – dal punto di vista intellettuale, emozionale, fisico -, sono talmente gravi che non riusciamo più a mettere in moto dei meccanismi paragonabili alla lotta o alla fuga o al mimetismo. Lo stress ci paralizza, ci blocca, ci impedisce di andare avanti. Una volta si parlava di “esaurimento nervoso”, oggi di burn-out, ma la sostanza è la stessa: a un certo punto il nostro sistema collassa e non siamo più in grado di adottare delle strategie di risposta efficaci, sane, buone per noi.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor, esperta di bioenergetica, formatrice

L’ABC della salute fisica e mentale

postato da Nicoletta Carbone il 11.01.2013
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Poiché è ben chiaro a tutti che la nostra salute è il bene più prezioso, cito a questo proposito una frase del Dalai Lama: “In Occidente ci si impegna al massimo nel proprio lavoro, talvolta in maniera affannosa e faticosa, per accumulare sempre più soldi. Poi, arrivati a un certo punto, i soldi servono solo per pagare medici e medicine…”

Questo è vero. Allora vediamo come costruirci uno stile di vita sano senza nulla togliere all’impegno lavorativo, anzi migliorandolo.
Cominciando dal mattino, appena svegli,cerchiamo di affrontare la giornata che si presenta con un pensiero di gratitudine verso la Vita, nei confronti di coloro che amiamo,con un sentimento di compassione rivolto a chi in quel momento(magari intere popolazioni)si trova in difficoltà.Di qualunque genere siano queste difficoltà.
Non lasciamoci prendere dallo sconforto e dalla malinconia.Comunque, deve prevalere un sano ottimismo e il piacere di sentirsi vivi, attivi e collaborativi.

Le cure principali del mattino vanno alle pulizie di quella macchina straordinaria che è il nostro corpo:dunque , in accordo con tutte le medicine Tradizionali che considerano l’intestino un punto fondamentale (da qui, dal suo cattivo funzionamento, sorge ogni malattia”,dal raffreddore al cancro”).
Ecco perché è buona cosa occuparsi dello “smaltimento dei rifiuti “imponendosi delle regole: niente fretta, prima ci si libera l’intestino facendo in modo che l’evacuazione sia completa, soddisfacente, poi si procede con un accurato lavaggio di tutto il corpo-bagno o doccia, quello che preferite ma sarebbe bene terminare con una “passata” di acqua fredda: assai tonificante e che accresce il buon umore.

Per andare al lavoro, appena possibile, lasciamo la macchina a casa e facciamoci una passeggiata, veloce ma con piacere, sviluppando la consapevolezza del risveglio e del coinvolgimento di tutta la muscolatura. Respirando lentamente ma con pienezza e prendendo atto che pur nelle nostre città degradate , inquinate, sporche, esistono cose di grande bellezza architettonica, parchi e giardini e la gente…..da guardare con animo disponibile! Non ci guardiamo abbastanza negli occhi, noi, esseri umani.
Lasciamo crescere in noi la benevolenza e l’amore per ogni forma di vita…le piante, gli animali.

I nostri colleghi di lavoro , i nostri superiori alle volte possono essere…superiori alle nostre forze!
Allora, spalanchiamo la finestra del nostro ufficio almeno per 5 minuti  e respiriamo, beviamo un bicchiere d’acqua-lentamente-facciamo dei semplici movimenti con il collo, con la testa, con le spalle, per sciogliere i “nodi” e sorridiamo. Questa sanissima abitudine, replicata più volte al giorno, porta lontano.

Ci si abitua a considerare le cose nel loro aspetto più positivo e vero, i problemi, le tensioni, le emozioni roventi si allontanano da noi quanto basta per poterne percepire il “distacco”, quello giusto che non significa freddezza o rifiuto:semplicemente “un sano distacco”.
Prendiamo anche l’abitudine di guardarci dentro, con la lente di ingrandimento,e immaginando come ci vedono gli altri.
Questi sono i primi passi-fondamentali- per raggiungere quell’equilibrio che è la premessa per la concentrazione, ovvero, innanzitutto ,un’autentica forma di igiene mentale.
Dimenticavo: sbadigliate, sbadigliate, imparate a sbadigliare tanto e con soddisfazione. Tutte le tensioni, di ogni genere, se ne vanno…

Alla prossima…

A cura di  Lisetta Landoni, Presidente Accademia di Kriya Yoga, Milano

Una tisana depurativa per prepararsi all’autunno

postato da Nicoletta Carbone il 15.10.2012
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Nelle stagioni intermedie, autunno e primavera, può essere utile sostenere dolcemente l’attività di fegato, reni e altri organi deputati all’eliminazione di scorie e tossine. Tante sono le soluzioni offerte dalla natura per aiutare il corpo nello svolgimento di queste funzioni.

Tra quelle che prediligo c’è una tisana, molto facile da preparare. Si combinano in parti uguali foglie di carciofo (Cynara scolymus), radici di tarassaco (Taraxacum officinale) e di bardana (Arctium lappa) e rizoma (ovvero il fusto sotterraneo) di gramigna (Agropyron repens). Potete trovare queste piante già pronte, in “taglio tisana”, in erboristeria e nelle farmacie con reparto naturale, a pochi euro.

E’ quindi sufficiente aggiungere un cucchiaio della miscela di erbe a una quantità d’acqua corrispondente a una tazza, portare a bollore e lasciare sul fuoco per un paio di minuti. Dopo aver spento il gas, coprite il tutto e attendete circa 10 minuti. Quindi filtrate l’infuso e sorseggiate.
Per una valida azione disintossicante, consumate la tisana un paio di volte al giorno per 3 settimane circa.

A cura di Luca Avoledo, Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

Natura: un respiro per la mente

postato da Nicoletta Carbone il 17.09.2012
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Fare una passeggiata al parco o una gita fuori porta in mezzo alla natura, oltre che far bene al fisico e sollevare lo stato d’animo, aiuta la nostra mente a rimanere attiva.

Un’interessante ricerca dell’Università del Michigan conferma i benefici sulle abilità mentali derivanti dal contatto con la natura. Secondo gli scienziati, le persone che hanno trascorso del tempo in ambienti naturali, o anche dopo aver semplicemente osservato immagini di paesaggi naturali, si concentrano meglio su compiti cognitivamente complessi. A differenza dell’ambiente urbano, un ambiente naturale non sottopone l’individuo ad una sovra-esposizione di stimoli e, unitamente ai colori che si osservano in natura – soprattutto il verde e l’azzurro, ha un effetto ristoratore sulle funzioni cognitive, in particolare sull’attenzione e sulla memoria.

In attesa del prossimo week end, anche in ufficio o in casa si possono visualizzare immagini della natura. Ad esempio, si può utilizzare una bella fotografia come sfondo sul desktop del computer o un bel poster appeso ben in vista. Bastano 5 minuti di attenta osservazione, due volte al giorno, per rigenerare la nostra prontezza mentale.

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari

Emozioni di settembre: bentornati alla normalità e al Daily Lab

postato da Nicoletta Carbone il 10.09.2012
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Nelle situazioni sociali, al rientro, spesso ci capita di ascoltare i “lamentosi del rientro”, che affrontano con fatica e con borbottamenti (per lo più monotoni, inutili e ripetitivi) la ripresa della quotidianità dopo la pausa estiva. A queste voci di settembre spesso fanno eco nella nostra mente anche le personali emozioni negative di ciascuno, che prendono in considerazione le proteste per le giornate che si accorciano, per la noia della routine giornaliera, per le limitazioni della libertà che derivano da una organizzazione del tempo più strutturata e “obbligatoria”. Il tempo per noi stessi inevitabilmente diminuisce, e anche quello da dedicare all’esplorazione del mondo e alle attività interpersonali piacevoli. Tutto sembra tornare ad un “prima” sgradevole e predefinito, per alcuni.

Possiamo provare a temperare queste emozioni negative, che affiorano insieme alle altre e magari gradevoli emozioni di settembre, sia fuori di noi che dentro di noi, cercando di:

1)     Incrementare le nostre abilità creative ed umoristiche: ad esempio scrivendo un breve raccontino di due facciate, in cui elaboriamo e archiviamo le esperienze dell’estate appena trascorsa, cercando quando possibile di utilizzare anche l’ironia e l’umorismo. La creatività e l’umorismo rappresentano infatti alcuni tra i principali fattori che aumentano la resistenza degli individui e delle famiglie alle esperienze avverse e alle difficoltà esterne;

2)     Progettare un nuovo anno in cui ci prenderemo più cura di noi stessi: ad esempio cominciando proprio dall’occasione offerta dal Daily Lab di Radio 24-Il Sole 24 ore. Potremmo dedicare qualche minuto al giorno non solo per confrontarci con gli interessanti consigli che Nicoletta Carbone e i suoi esperti ci suggeriscono, ma anche per approfittare di quel momento “per noi” per focalizzare la nostra attenzione su come ci sentiamo, sulle emozioni che proviamo, e per allenarci a “contenere-ridimensionare” quando possibile  le emozioni negative e anche a sviluppare un progetto di vita che abbia un “senso” personale e sociale, senza vivere in automatico come automi;

3)     Ricordarci ogni giorno dell’importanza delle persone care: i rapporti personali e lo sviluppo armonico di sé, e di sé-in-relazione-con-gli-altri-significativi, rappresentano alcuni tra i più fondamentali motivi di senso della vita. Questo va fatto riverberare concretamente non solo nell’organizzazione del tempo quotidiano e del programma settimanale, ma anche nelle scelte del dove e con chi passeremo il tempo libero dal lavoro o dalle incombenze obbligatorie.

4)     Ricordarci ogni giorno che viviamo su un pianeta piccolo e in una società globale: una certa attenzione a quel che accade intorno a noi, e anche più lontano sulla terra, ci aiuterà ad uscire dal nostro egocentrismo cognitivo e anche a ridimensionare alcuni problemi individuali. L’importanza poi dell’opinione pubblica in questo periodo storico fa sì che anche nel nostro piccolo ciascuno di noi può collaborare a risolvere un pochino i problemi globali.

Leggere il Daily Lab, in questa chiave, può quindi rappresentare un momento di consapevolezza e di attenzione a noi stessi, alle persone care e alla società in cui viviamo.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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