Ansia

postato da Nicoletta Carbone il 05.07.2017
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L’ansia è una reazione di allarme, di preoccupazione e soprattutto di paura, il cui oggetto non è sempre chiaro nemmeno alla persona stessa che la sperimenta. E’ costituita da uno stato di incertezza rispetto a qualcosa di più o meno vagamente terribile e terrorizzante, che potrebbe accadere. Comporta una preoccupazione allarmata semipermanente, che in alcuni casi dura per quasi tutto il tempo di cui la persona dispone. Quando l’oggetto dell’ansia è chiaro, generalmente si denomina come fobia: di camminare da soli per strada, dell’autostrada e delle tangenziali, dei luoghi chiusi come l’ascensore, dello sporco, della contaminazione, delle malattie, di viaggiare in aereo, e così via. Oppure fobie degli esami, paura eccessiva dell’esposizione in pubblico, terrore del giudizio. Quando invece l’oggetto dell’ansia non è evidente, lo stato di incertezza allarmata prende il sopravvento senza che la persona possa mettere in atto nemmeno le strategie di evitamento che in genere chi soffre di fobie predilige: evito di uscire di casa da solo, evito l’ascensore e salgo a piedi, evito i luoghi affollati, disinfetto l’ambiente in cui mi trovo, non mi presento agli esami, e in questo modo ho la sensazione di mettermi in salvo, ma al caro prezzo di diminuire enormemente la mia libertà e il mio sviluppo personale. Spesso l’ansia è collegata ad emozioni che la persona non riesce a riconoscere, né ad esprimere adeguatamente, né a modulare. Queste emozioni possono riguardare problemi della vita attuale (o talvolta passata, come episodi traumatici non elaborati) della persona, rispetto ai quali l’individuo ansioso non sente di avere le strategie di fronteggiamento necessarie, e si percepisce come in una prigione dalla quale non sa, non può e talvolta addirittura non vuole uscire, perché l’ignoto può apparirgli addirittura più spaventoso della sua situazione attuale. Quando l’ansia è troppo forte e quando sono presenti delle fobie o dei veri e propri attacchi di panico può essere utile fronteggiarli facendosi aiutare dallo psicoterapeuta e dallo psichiatra, perché in genere non è questione di volontà o di eccesso di stress e non bisogna pensare di essere inadeguati se si ricorre all’aiuto degli specialisti: non ci si deve vergognare per questo. Infatti, oltre le caratteristiche psicobiologiche di ognuno di noi, che sono innate, possono essere stati sperimentati nella vita delle persone ansiose numerosi episodi dolorosi e traumatici che possono aver “starato” il sistema di paura e di allarme che la natura ha posto dentro di noi per consentirci di affrontare meglio le situazioni difficili ed impreviste che possono accadere. L’ansia di per sé è una buona caratteristica che serve a noi umani per affrontare meglio il futuro. Ma quando diventa troppa non dobbiamo aver paura di chiedere aiuto per comprenderla e ridimensionarla, perché possiamo risolverla. Torneremo su questo tema, con alcuni “suggerimenti ansiolitici” di psicoterapia cognitivo-comportamentale in pratica nel prossimo post.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, docente di psicoterapia cognitiva a Roma. L’ultimo suo libro è “Condividere i ricordi. Psicoterapia cognitiva e funzioni della memoria” (con Maria Pia Pugliese), Edizioni FrancoAngeli.

Psicologia e significati del cibo sul piano individuale e su quello politico-sociale

postato da Nicoletta Carbone il 04.06.2015
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Per molte persone la tavola ben apparecchiata è una piccola festa quotidiana. Per altre persone, il cibo invece rappresenta innanzi tutto una preoccupazione: l’idea di ingrassare è un tormento per alcuni ed è un desiderio assoluto per altri. In più, gli aspetti di corretta nutrizione in alcuni individui possono rasentare l’ossessione e talvolta potrebbero camuffare aspetti anoressici nella cosiddetta ortoressia, ovverosia l’ossessione appunto di mangiare correttamente.

Su un altro piano, invece, esiste una legittima preoccupazione per le difficoltà di “nutrire il pianeta”, in una società globale che da un lato è post-capitalistica e che quindi comunque in alcuni settori potrebbe mirare al profitto indiscriminato e da un altro lato è invece percorsa da spinte religiose che possono essere molto significative nel suggerire una solidarietà umana al di là di tutto, ma che a volte possono trasformarsi in fondamentalismi pericolosi per gli individui e per le agglomerazioni umane. In entrambi gli ambiti, inoltre, esiste una legittima preoccupazione economica riguardante il procurarsi il cibo necessario. Quali possibili soluzioni, allora?

1)      ASPETTI PSICOLOGICI SOGGETTIVI. Per quel che riguarda gli aspetti soggettivi, possiamo provare a domandarci com’è il nostro rapporto con il cibo e quanto “equilibrato” esso ci appaia. Subito dopo, però, possiamo chiedere a chi ci conosce bene una verifica della nostra idea riguardante il nostro rapporto col cibo, perché a volte i disturbi alimentari psicogeni non sono pienamente consapevoli. Inoltre, dopo una consulenza con il nutrizionista, sia in caso di sottopeso che di sovrappeso, è comunque necessaria una consulenza psicoterapeutica, preferibilmente di tipo cognitivo-comportamentale, modello che nelle sue diverse varianti dispone un gran numero di ricerche scientifiche di conferma dell’approccio psicologico nel caso dei disturbi alimentari.

2)      ASPETTI PSICOLOGICI ECONOMICO-POLITICO-INTERNAZIONALI. Per quel che riguarda invece il contributo che qualsiasi cittadino può dare alle negoziazioni internazionali di pace, che prevedano la condivisione delle preoccupazioni alimentari per l’intero pianeta, appare necessario sostenere concretamente i gruppi e le associazioni politico-sociali, governative e non-governative, per favorire con la pressione dell’opinione pubblica scelte a tutela della specie umana e del sostegno economico necessario per cibarsi, indipendentemente dai vantaggi individuali o dei singoli stati.

Il cibo è una grande risorsa anche dal punto di vista dell’interazione sociale che ad esso si accompagna, e una maggiore consapevolezza della nostra modalità di interazione con l’alimentazione può essere necessaria per una vita equilibrata, lunga e soddisfacente; il rapporto con il cibo può essere però anche fonte di malattia se scorrettamente utilizzato e sentinella di disturbi psicologici che hanno altre origini e che si esprimono, fra l’altro, anche nel rapporto col corpo, con l’immagine di sé (che a volte viene percepita in maniera distorta da alcuni) e nel comportamento alimentare. Il cibo, infine, rappresenta una risorsa indispensabile per gli esseri umani non solo come individui ma anche come specie. Non possiamo sopravvivere come specie umana se questo argomento non viene affrontato adeguatamente e se non ci impegniamo a farlo per noi stessi e per i nostri discendenti.

Due libri per saperne di più: 1) Aquilar F. et al., a cura di, Psicoterapia dell’anoressia e della bulimia, Franco Angeli, Milano; 2) Aquilar F., Galluccio M., La negoziazione internazionale come processo psicologico, Franco Angeli, Milano.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, presidente AIPCOS, Twitter @DrFAquilar

Psicologia per la coppia, specie a dicembre

postato da Nicoletta Carbone il 04.12.2014
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Per alcune coppie, dicembre rappresenta un motivo di conflitto in più. Lo stress dei regali (“Se tuo fratello mi regala la dodicesima sciarpa, lo strozzo con la sua sciarpa!”), la crisi economica (“Come faccio a fare bella figura, se tra le varie spese mi resta solo un tredicesimo della tredicesima?”), le riunioni familiari (“A casa dei tuoi o a casa dei miei?”, “E perché?”, “Non sarebbe meglio il contrario?”), gli incontri con gli amici per i giochi di Natale (“A me piacciono molto!”, “Io invece li detesto, non potremmo inventare una frottola e non andarci?”), le preoccupazioni di ingrassare (“Mi sono messa a dieta da settembre per prepararmi al Natale”, “Tu? Io sto digiunando da Ferragosto!”), la micidiale notte di Capodanno (“Io quest’anno ho pensato che vorrei dormire, perché sono stanco”, “Sei sempre un pesantone, ma nemmeno una volta all’anno puoi darti una mossa? Ti tradirò a San Silvestro, lo giuro!”), rappresentano ulteriori motivi di stress individuale e di coppia. E nel frattempo, le pubblicità natalizie ripresentano sistematicamente un quadro idilliaco, di famiglie affettuose e di coppie che si scambiano regali con il batticuore emozionato (“Ma dove esistono queste situazioni? Vorrei che i pubblicitari venissero un po’ a casa mia!”). Come fare allora? Ecco alcune possibilità, derivanti dalla psicologia e psicoterapia cognitiva:

1) Legittimare e ridimensionare, anche in questo caso, può rappresentare una buona strategia. Cioè dire a se stessi che intanto è vero che a Natale si rischia di ingrassare, che le famiglie perfette non esistono, che le differenze di preferenze sono naturali; ma che comunque non è necessario lasciarsi sopraffare da queste difficoltà, che possiamo mentalmente rimpicciolire, con due bricioli di umorismo e di auto-ironia;
2) Negoziare senza perdenti, può essere un obiettivo interessante. Cercare cioè di contemperare le proprie preferenze con il partner e gli altri familiari, ricordandosi di dividere le torte (sia del piacere che del dispiacere socialmente funzionale) in parti uguali, senza dimenticarsi della propria fetta (sia di piacere, che di fatica relazionale per rendere possibile anche il piacere degli altri familiari significativi); in altre parole, salvare la faccia a tutti, noi stessi compresi, almeno strategicamente per salvaguardare il “nostro” dicembre;
3) Lasciar perdere le questioni di principio, limitandosi alla gestione operativamente efficace di questo periodo particolare dell’anno, nel quale si possono riaprire comunque alcune ferite passate della vita familiare. Se ne può approfittare per riconoscere a se stessi e all’altro che talvolta si scatenano emozioni forti, nelle quali è possibile riesaminare il significato profondo delle relazioni, ma anche (aggiornando la narrazione della propria esperienza di vita con un po’ di umorismo e senza sarcasmo) godersi il piacere della compagnia di familiari e di amici, trascurando strategicamente i difetti apparentemente insopportabili di alcuni, per goderci il piacere di certi legami;
4) Ritagliarsi piccoli spazi di intimità positiva: ad esempio andiamo in coppia a fare colazione seduti al bar e raccontiamoci quanto siamo bravi a gestire le mille incombenze dicembrine, ridendo insieme senza drammatizzare, e sottolineiamo più i valori che in coppia ci uniscono, rispetto a quelli che, inevitabilmente, ci differenziano. Rimandiamo quindi gli eventuali litigi a dopo l’Epifania!
Un libro per saperne di più: a cura di Francesco Aquilar, Parlare per capirsi, Edizioni Franco Angeli, Milano.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, Presidente AIPCOS

Facili psico-istruzioni per un buon settembre

postato da Nicoletta Carbone il 03.09.2014
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Eccoci più o meno pronti per la ripresa, e per l’inizio del nuovo anno che per molti comincia a settembre. Per chi è focalizzato sul passato, sono in agguato sintomi depressivi. Per chi è focalizzato sul futuro, sono possibili sintomi ansiosi. Chi è arrabbiato o deluso per come è andata l’estate, ruggisce perché l’estate è finita e non ha vissuto niente di buono (o così gli sembra adesso). Invece, chi si è divertito ed è stato contento per una bella estate, ruggisce perché non vorrebbe ricominciare il ritmo quotidiano, nostalgizza tutto quello che ha vissuto finora, odia il rientro e piagnucola con se stesso e talvolta anche con gli altri perché vorrebbe tornare subito indietro al primo luglio. In tutti i casi, riconoscere le emozioni e parlare adeguatamente con se stessi prima che con gli altri significativi potrebbe aiutare: nello schema seguente sono riassunti alcuni possibili problemi di rientro e alcune possibili soluzioni.

Tendenza 1: Troppo passato: Pensare troppo al passato, con rabbia, tristezza, nostalgia o rimpianto.
Problema possibile: Aspetti depressivi.
Soluzione possibile: Legittimare le emozioni e ridimensionarle, riportandosi a progetti interessanti per il presente e l’immediato futuro.

Tendenza 2. Troppo futuro: Pensare troppo al futuro, con preoccupazione allarmata, timori, desiderio eccessivo di controllare quel che accadrà.
Problema possibile: Aspetti ansiosi.
Soluzione possibile: Tranquillizzarsi dicendo a se stessi che non abbiamo controllo sulle cose, ma che possiamo fronteggiarle giorno per giorno.

Tendenza 3. Estate insufficiente o inadeguata: Rabbia-delusione per come è andata l’estate, con la sensazione di non aver “staccato” abbastanza.
Problema possibile: Difficoltà a riprendere il ritmo quotidiano.
Soluzione possibile: Legittimare la rabbia e la delusione e poi rimpicciolirle, dicendo a se stessi che potremo “staccare” di nuovo al più presto e che siamo più bravi di quel che pensiamo adesso.

Tendenza 4. Estate gradevole o straordinaria: Gioia-entusiasmo per come è andata l’estate e rimpianto nostalgico-rabbioso perché è finita. Desiderio di scappare dal quotidiano.
Problema possibile: Difficoltà a riprendere il ritmo quotidiano.
Soluzione possibile: Legittimare la gioia e l’entusiasmo dicendosi “bravi” per averli vissuti. Sviluppare una tolleranza verso se stessi, prendendosi tempo per riabituarsi, ricordandosi che anche il quotidiano può essere ricco di opportunità e che ci sono 52 weekend all’anno disponibili per altre piccole vacanze.

Due libri per saperne di più: Riconoscere le emozioni, di Francesco Aquilar e Parlare per capirsi, a cura di Francesco Aquilar, entrambi pubblicati dalle Edizioni Franco Angeli di Milano.
A cura del Dott. Francesco Aquilar, presidente AIPCOS, psicologo e psicoterapeuta cognitivista a Napoli, @DrFAquilar

Amare a settembre: psicologia della ripresa

postato da Nicoletta Carbone il 13.09.2013
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Settembre, andiamo, è tempo di riamare. Così, parafrasando il poeta, possiamo riflettere un momento sui sentimenti di fine estate e di inizio autunno. Abbiamo già ripreso le attività normali dell’anno, dopo la pausa (o la non-pausa) estiva, e per molte persone è difficile sopportare l’alluvione di consigli per un rientro alla normalità non traumatico. C’è poco da fare. Il rientro è fastidioso! Fa-sti-dio-so: perché non ci piace la quotidianità monotona, perché le giornate di accorciano e sembrano molto più brevi e tristissime, perché il tempo atmosferico peggiora e spesso piove o pioviggina (il che è peggio: tempo, almeno deciditi!), perché le nostre “buone intenzioni” durano solo pochi giorni e perché già al 15 settembre non ne possiamo più e fuggiremmo volentieri da qualche parte. Solo che non sappiamo dove fuggire, e soprattutto sappiamo che non è possibile (altrimenti l’avremmo già fatto).

Allora che possiamo fare? Proporrei quattro questioni generali, perché come si dice in psicologia non c’è niente di più pratico di una buona teoria: Amore, Memoria, Legittimazione e Ridimensionamento.

1) Amore: Settembre può essere un buon momento per riordinare i nostri sentimenti. Per aggiornarli al tempo presente, e rimetterli nella gerarchia più adatta a quel che sentiamo adesso. Riordinare i sentimenti significa anche rifare il planning del nostro tempo quotidiano, settimanale e mensile e riservare tempo ai nostri cari. Davvero e non a chiacchiere. Questo può essere anche un efficace antidoto alla noia, al senso di solitudine e alla rabbia legittima per il rientro nella vita quotidiana. Facciamo anche una piccola sorpresa ai nostri cari, ma una sorpresa che piaccia davvero: a loro, non a noi.

2) Memoria: Stiamo attenti agli scherzi che a volte ci fa la memoria. Tutta la nostra esperienza di vita è racchiusa nella memoria di ognuno. La memoria ci racconta chi siamo, che cosa è successo nella nostra vita, quali situazioni ci hanno fatto e ci fanno star bene e quali relazioni ci hanno fatto e ci fanno star male. Ma la memoria a volte è fortemente influenzata dallo stato d’animo del momento, e potrebbe convenirci allenarci a tenerla immune dalla selezione automatica dei ricordi. Siamo mai morti per una ripresa d’autunno? No. E’ mai successo che non siamo riusciti a riorganizzarci e che abbiamo passato un intero autunno a piangere rimpiangendo la passata stagione? Credo di no. Abbiamo mai smesso di vivere normalmente solo perché le giornate si accorciavano e finiva l’amata ora legale? No. Allora riattiviamo la memoria e passiamo al punto seguente.

3)  Legittimazione: Possiamo abituarci a legittimare sia le emozioni negative che gli avvenimenti avversi accaduti. E’ vero, possiamo aver provato legittime emozioni negative e possono essere accaduti fatti sgradevoli e legittimamente dolorosi. Possiamo esprimere in modo adeguato all’avvenimento quel che abbiamo provato. Ma dopo un tempo di legittimazione, che naturalmente varia a seconda della gravità dell’evento negativo, possiamo provare ad eseguire il passo successivo.

4)  Ridimensionamento: Una volta riconosciute e legittimate le emozioni negative, e trascorso il tempo necessario per l’elaborazione, possiamo imparare a ridimensionarle dicendo a noi stessi che malgrado la quantità di episodi anche dolorosi occorsi, pian piano ma non troppo possiamo riorganizzarci e focalizzarci sulle possibilità presenti e dell’immediato futuro. Potremmo sentirci molto meglio, anche a settembre. Utilizzando memoria, legittimazione e ridimensionamento, potrebbero aumentare positivamente le nostre capacità di amare.

Per saperne di più:  F. Aquilar (2012), Riconoscere le emozioni. Seconda edizione, Edizioni Franco Angeli, Milano; e prossimamente in libreria: Parlare per capirsi, a cura di Francesco Aquilar.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli. Twitter @DrFAquilar

Psicologia in costume da bagno

postato da Nicoletta Carbone il 24.07.2013
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Un uomo e una donna, entrambi in costume da bagno, passeggiano sulla riva del mare, ciascuno per suo conto, andandosi inconsapevolmente incontro, poiché provengono uno da destra e una da sinistra. Sembrano abbastanza giù di corda: un po’ tristi, un po’ sconsolati, un po’ ingobbiti forse dalle preoccupazioni o dai pensieri. Improvvisamente si notano, incrociandosi gli sguardi: cambia di botto la loro postura. Lui spalle erette e mascella volitiva, lei sinuosa e coi seni scattantemente rivolti verso il cielo azzurro. Un abbozzo di sorriso morbido appena accennato lascia scivolare un veloce senso di approvazione reciproca. Passato il breve momento di sguardo improvviso, riprendono la propria passeggiata, nuovamente incuranti l’uno dell’altra, rapidamente riavvolti dai propri umori antracite. Questa scena, abbastanza frequente sulle spiagge, è stata studiata tempo fa da Allan Pease, esperto di comunicazione nonverbale, nel suo classico libro Leggere il linguaggio del corpo (Mondadori), per spiegare alcune delle modificazioni che si svolgono per motivi psicologici nel nostro corpo quando siamo in costume da bagno. Altre situazioni analoghe di rapporto col corpo e con gli altri sono raccontate nei miei Psicoterapia dell’amore e del sesso (Franco Angeli) e Le donne dalla A alla Z (Franco Angeli). Ma oltre queste modalità tipiche, abbastanza neutre e nel complesso gradevoli malgrado tutto, per certe persone è invece letteralmente drammatico stare semivestiti in pubblico, sono terrorizzate dalla radio, dalla tv e dai giornali quando si parla di: “Hai fatto la prova costume? Peccato!”, oppure: “Hai le maniglie dell’amore, quindi l’amore non lo troverai mai!”, e altre frasi del genere, che non sono proprio così, ma che loro reinterpretano in questo modo. Incluse le martellanti pubblicità sulle diete che i “sensibili al giudizio sul corpo” pensano di non riuscire mai a seguire fino in fondo, vita natural durante. Per difendersi, secondo loro, alcune persone escogitano più o meno raffinati sistemi auto-torturanti per mimetizzarsi o nascondersi (dall’indossare la muta subacquea anche per il bagno in 50 cm. di acqua, all’essere sempre fasciate di improbabili e coloratissimi parei messi su nelle fogge più strane, al mettersi-e-togliersi magliette e gonnellone continuamente), e altre persone rinunciano tout court al pur amato mare, fingendo di preferire il lago, la montagna o le capitali europee come refugium peccatorum. In questo quadro sconsolato, che cosa possono insegnarci la psicologia e la psicoterapia cognitiva, che possa farci sentire meglio ed aiutare i preoccupati del corpo a muoversi liberamente anche in costume da bagno?

1.      I mass media tendono ad enfatizzare troppo alcune questioni, per motivi di audience o di budget. Possiamo ricordarcene quando siamo esposti a queste comunicazioni e ridimensionare la nostra preoccupazione;

2.      Possiamo ricordare anche che potrebbe essere utile imparare a fregarcene del giudizio sociale sul nostro corpo. Anche se magari per gli altri andiamo benissimo, è il nostro giudizio quello severo e impietoso. Ma il nostro giudizio possiamo decidere di modificarlo;

3.      A questo punto possiamo anche decidere, già che ci siamo,  di trattarci meglio, in modo più gentile verso noi stessi, utilizzando con il nostro corpo, e con i nostri inevitabili difetti, gli stessi criteri affettuosi che useremmo parlando del loro corpo con un’amica o con un amico;

4.      Siamo sempre le stesse persone, vestite o svestite, e qualcuno che giudicasse un libro solo dalla copertina potrebbe essere piuttosto stupido, o comunque tale da non meritare attenzione per le sue opinioni superficiali;

5.      Tuttavia, possiamo sempre migliorare: se anche da questo può derivare la decisione di prenderci più cura di noi stessi, si avvererà di nuovo la dolce conclusione manzoniana secondo cui: “Da un male può nascere un bene”.

Disciplina interiore compassionevole, quindi: ecco quel che ci può servire. Mettiamoci allora in costume da bagno autorizzandoci ad essere noi stessi, senza indulgere ad eccessive preoccupazioni, legittimando la vergogna per le imperfezioni, ma ridimensionandola subito, senza impedirci un lieto rapporto corporeo con il sole, il mare, la natura e anche con tutti gli altri umani di mente aperta che non sono crudelmente giudicanti. Degli altri, alleniamoci a non tener conto!

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, presidente AIPCOS, Napoli, Twitter @FrancescAquilar

Essere e Ben-Essere: psicologia della salute e psicoterapia cognitiva per la saggezza

postato da Nicoletta Carbone il 28.05.2013
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Nella ricerca di conoscenza, ogni giorno si acquisisce qualcosa. Nella ricerca di saggezza, ogni giorno si abbandona qualcosa: con questa interessante sentenza di Lao Tzu, Mario Bertini, professore emerito di Psicofisiologia alla Sapienza Università di Roma conclude un suo eccellente volume intitolato: “Psicologia della Salute” (Cortina, 2012). Cosa possiamo imparare di utile per la vita di tutti i giorni dagli psicologi e dagli psicoterapeuti che studiano con attenzione il rapporto tra psiche e corpo, tra salute e malattia, e di conseguenza tra conoscenza e saggezza?

Possiamo imparare molte cose, fra le quali:
1)     Che il benessere è strettamente correlato all’essere, esattamente secondo il credo di Nicoletta Carbone e delle sue trasmissioni su Radio 24, e che non possiamo disgiungere la salute del corpo dall’attività della mente e dalle emozioni;

2)     Che molte malattie sono collegate a ricorrenti abitudini negative, e che quindi con le nostre scelte comportamentali possiamo procurarci, influenzare, rallentare, o in certi casi addirittura guarire tutta una serie di malattie che fino a pochi decenni fa sembravano incontrollabili;

3)     Che non bisogna fidarsi dei “sentito dire” e delle osservazioni casuali: in questo settore è presente una ricerca molto attenta che discrimina il vero dal falso. Esiste, ad esempio, una Società Italiana di Medicina Psicosociale, presieduta dal Prof. Lucio Sibilia (Sapienza Università di Roma), che si occupa appunto di queste ricerche interessanti (www.simps.it);

4)     Che il ben-essere dei cittadini non è solo un fatto privato, per quanto importantissimo: esso rappresenta infatti sia un obiettivo politico rilevante, nel senso che ci riguarda tutti e per ottenere il quale tutti dobbiamo impegnarci, sia un obiettivo economico significativo, nel senso che con una maggiore attenzione al ben-essere psico-corporeo si riducono anche le spese sanitarie della società, con un vantaggio economico per ciascuno di noi;

5)     Che paradossalmente, persino spesso anche il costo di una psicoterapia, scientificamente fondata, può ridurre nel complesso le spese sanitarie individuali e familiari, e aumentare non solo il benessere psicofisico ma anche la capacità di creatività economica di ognuno, nel presente e nell’immediato futuro.

Tornando quindi al consiglio di Lao Tzu dal quale siamo partiti, e rileggendolo in chiave attuale, possiamo concludere che forse a ciascuno di noi conviene ogni giorno stare attenti ad acquisire qualche conoscenza in più (ad esempio con un’attenzione ad incrementare la conoscenza in tutti i settori, inclusa la competenza emotiva e relazionale); e ogni giorno stare attenti a lasciare andare qualcosa che non ci serve, come ad esempio le preoccupazioni allarmate irrilevanti o l’impossibile desiderio di essere perfetti su tutti i piani.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale, Napoli. www.aipcos.org – Twitter @FrancescAquilar

Psicologia dell’Amore nel giorno di San Valentino

postato da Nicoletta Carbone il 14.02.2013
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Per molte persone il giorno di San Valentino è particolarmente impegnativo: per chi ha una storia d’amore a cui tiene, si tratta di saltare a pié pari le difficoltà e di costruire un contesto amorevole e se possibile “indimenticabile”, e non è facile! Per chi non ha una storia d’amore, e vorrebbe averla, si tratta di gestire la tristezza per la solitudine affettiva, oppure il rimpianto per una relazione perduta o deteriorata. Tutto il sistema delle aspettative di ciascuno è messo a dura prova, ed è inevitabile per molte persone fare comunque un bilancio della propria storia romantica, affettiva e sessuale, e cercare di gestire con attenzione una giornata comunque particolare.

Proviamo allora a dare qualche piccolo suggerimento, per godersi San Valentino: sia se c’è una relazione d’amore bella e soddisfacente, sia se non c’è e al momento siamo single,  sia se siamo in una storia d’amore impantanata.

1)     NIENTE ASPETTATIVE OBBLIGATE. Se la storia d’amore c’è, proviamo a goderci il tempo insieme, piuttosto che pensare al regalo stupefacente da fare o aspettarci stupidamente che l’altro/a abbia capito che regalo vorremmo. Il regalo principale da farsi è il tempo da spendere insieme con uno stato d’animo allegro, godendoci la relazione specifica proprio con l’altra persona!

2)     PUNTIAMO AL GIOCO-PIACERE NELLA RELAZIONE. Non preoccupiamoci nemmeno di offrire una prestazione sessuale indimenticabile, solo perché è il 14 febbraio. La relazione personale è complessa e multideterminata, e a volte le preoccupazioni di “rendimento” non fanno altro che problematizzare una situazione che magari potrebbe essere goduta molto di più in rilassamento.

3)     NON AFFLIGGIAMO L’ALTRO/A. Se possibile, evitiamo di fare pianti greci perché la nostra vita non è come vorremmo, o soprattutto non accusiamo l’altro/a delle sue manchevolezze proprio oggi. Oggi decidiamo di abbassare la guardia e di essere tolleranti e speranzosi.

4)     SE LA STORIA E’ IMPANTANATA, potremmo provare a proporre una giornata di tregua, con l’accordo di vestirci bene (come ad un primo appuntamento) e di evitare i temi conflittuali per 24 ore. Forse potrebbe essere una pausa della conflittualità che ci farà bene comunque.

5)     SE SIAMO SINGLE, invece, proviamo a vedere i vantaggi dell’esserci liberati dal peso di una relazione che era pesante per certi aspetti (altrimenti non si sarebbe interrotta) e godiamoci la sensazione di libertà: dai regali, dalle cerimonie, dalle discussioni a volte inevitabili se siamo in coppia.

6)     SE RIMPIANGIAMO UN AMORE PASSATO,  diamoci un taglio! Proviamo a decidere che il 14 febbraio può essere il giorno adatto per voltare pagina, e che migliorando le nostre risorse potremo ottenere una relazione romantica migliore nel prossimo futuro!

7)     SE SIAMO CONTENTI DELLA PERSONA CON CUI STIAMO INSIEME, diciamoglielo senza mezze misure, ringraziamolo/a per la sua presenza nella nostra vita, ricordiamoci di come l’altra persona è veramente, e non proponiamogli attività che a lei o a lui non  piacerebbero. Cerchiamo di sintonizzarci sulla sua mente, e godiamoci un lungo sorriso insieme!

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista, autore di “Psicoterapia dell’amore e del sesso” (Edizioni Franco Angeli).

Psicologia elettorale

postato da Nicoletta Carbone il 23.01.2013
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In questo periodo molti italiani si stanno interrogando per capire chi votare, in una campagna elettorale che prevede numerose novità rispetto al passato. Fra queste novità:

1) Alcuni social network comunicano direttamente sul nostro computer o sul cellulare, sia in politichese che in anti-politichese, con nuovi e potenzialmente affascinanti messaggi inviati: a) dai candidati e dai leader: frequentemente, direttamente e in tempo reale; b) dai sostenitori dei vari candidati; c) dagli oppositori dei vari candidati. Risultato: una Babele comunicativa che rischia di confondere ancora di più gli incerti, e di mettere in dubbio le certezze dei certi.

2) Alcuni partiti cambiano nomi e affiliazioni: sembrano quegli amici e conoscenti che cambiano numero di telefonino e indirizzo e-mail ogni 15 giorni, e che diventano di fatto difficilmente raggiungibili. Domande: come faccio a ritrovare “quel” modello politico di cui ero convinto? Come sono possibili “matrimoni politici” impensabili fino a poco fa? Risultato: senso di sconforto e di disorientamento, con la difficoltà di differenziare fra i cambiamenti sostanziali dovuti alla trasformazione della realtà e quelli gattopardeschi.

3) Alcuni leader sono spinti, nel tentativo di aumentare i loro consensi, a presentarsi come innovativi e tradizionali insieme, con un rimescolamento della gerarchia dei valori di riferimento, e a preoccuparsi di apparire credibili e innovativi senza perdere il senso continuativo della loro storia personale e politica in senso ampio. Risultato: fatica nell’ascoltatore-elettore per differenziare il livello di sincerità/menzogna, di competenza/bluff, di affidabilità/superficialità di ogni leader e di ogni programma.

4) Più che mai in questa occasione i temi economici e la ricetta per giungere o per tornare ad una “normalità” della vita, rappresentano il punto chiave della comunicazione persuasiva elettorale, a conferma del fatto che siamo in una situazione da molti percepita come “anormale”. Risultato: oscillazioni frequenti e violente dell’intenzione di voto nell’elettore, che riverbera nelle discussioni in famiglia, sul lavoro e con gli amici, e che soprattutto spinge alcune persone ad un dialogo interno continuo ed insoddisfacente, sul tema della scelta elettorale.

In questa situazione, possiamo provare ad identificare le nostre preferenze attuali con un semplice esercizio: A) Mettere in colonna le scelte elettorali fatte nelle ultime consultazioni, il motivo di ogni scelta e il risultato percepito derivante dalla scelta fatta (prevalentemente positivo o prevalentemente negativo); B) Scrivere la scelta “emotiva” che si vorrebbe fare in questa occasione, ed elencarne le conseguenze possibili; C) Scrivere la scelta “razionale” che si riterrebbe migliore in questa occasione, ed elencarne le conseguenze possibili; D) Chiedere alla persona conosciuta che stimiamo di più su questo argomento di confrontarci con lui o con lei su questo processo di pensiero; E) Rielaborare il tutto e prendere una decisione “temporanea”, per valutare poi come ci sentiamo con questa ipotetica decisione. Ritorneremo comunque sul tema della psicologia delle elezioni nel prossimo futuro.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo, coautore di “Psychological and political strategies for peace negotiation: a cognitive approach”, Springer, New York.

Bilancio psicologico e progetti per il futuro

postato da Nicoletta Carbone il 08.01.2013
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PSICOLOGO: Allora, com’è andata la tua vita finora? E com’è essere te in questo periodo? E rispetto ad altri periodi della tua vita? Siamo in una fase positiva, in una fase di stallo o in una fase negativa? Tieni presente che queste fasi si susseguono incessantemente. E quindi se sei in una fase negativa non preoccuparti, proviamo a vedere cosa si può fare per migliorare la tua vita. Intanto, prova a prenderti cura di te. Sembra una banalità, ma di fatto poche persone lo fanno veramente. Poi, andiamo a vedere le situazioni conflittuali, se ci sono: decisioni da prendere, relazioni sentimentali e sessuali, questioni economiche, come usare il tempo e con chi, come strutturare gli spazi della tua vita, e quali direzioni future vuoi intraprendere: per te stesso e verso le persone che ti sono care.

LETTORE: Certo, come ogni anno, in questa stagione, faccio un bilancio della mia vita, e penso un sacco di buoni propositi, senza mai riuscire poi a realizzarli. Dopo l’Epifania, ricomincia il solito tran tran quotidiano, e mi dimentico completamente di quel che mi ero riproposto per la miliardesima volta, per poi ricordarmelo alla fine dell’anno successivo. Su questo sono una frana!

PSICOLOGO: Che ne pensi di prendere in considerazione quello che hai fatto di buono finora, invece di rimproverarti inutilmente? Non credo che fino ad oggi non hai imparato niente. Prova ad elencare quello che sei riuscito a fare e ad apprendere, e dì a te stesso “bravo” per questo. Ad esempio, ricordati un momento della tua vita in cui ti sei sentito energico, pieno di forza, e resta per un attimo su questa immagine mentale. Poi, rintraccia nella tua memoria un momento in cui ti sei sentito piacevolmente emozionato, perché stava per accadere qualcosa di bello, di emozionante, e resta su quello stato mentale per un po’. Poi ricordati di una situazione in cui ti sei sentito rilassato, molto rilassato, e visualizzala con gli occhi della mente. Infine, trova un momento in cui ti sei sentito sicuro in una relazione, di qualsiasi tipo, anche tanto tempo fa. E rivedi per un attimo queste quattro immagini. Ora prova a rifare il bilancio dell’anno appena trascorso, e per l’anno futuro decidi ADESSO di sviluppare il vero te stesso, con i tuoi valori, la tua creatività individuale, unica e irripetibile, e non cominciare domani, ma subito, ad attualizzare le tue capacità. Non è facile, ma prova comunque ad essere compassionevole verso te stesso, e a ristrutturare il tuo tempo e i tuoi spazi, alla luce dei tuoi valori e non delle sciocchezze cui talvolta hai dato ascolto, pur sapendo che erano sciocchezze. Sul bilancio dell’anno passato, enfatizza le cose che hai imparato, e scrivile su un foglio, altrimenti te le dimentichi: un’esperienza è veramente negativa solo se non ti consente di imparare niente. Sui progetti per l’anno nuovo, decidi di imparare qualcosa di piacevole, e fallo. Una disciplina interiore compassionevole ti farà sentire subito meglio.

LETTORE: Non sono sicuro di aver capito bene, ma ci provo davvero. Allora, mi ricordo di un episodio di energia, di uno di piacevole emozione, di uno di rilassamento e di uno di sicurezza. Poi rifaccio il bilancio dell’anno scorso in modo più affettuoso verso me stesso. Infine decido ADESSO di scegliere una disciplina interiore secondo i miei valori, e poi progetto il prossimo anno rispettando quello che mi interessa veramente.

PSICOLOGO: Esatto, bravo, proprio così. Buon Anno!

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale a Napoli, autore di “Riconoscere le emozioni” (Edizioni Franco Angeli, 2012).

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