Ansia

postato da Nicoletta Carbone il 05.07.2017
05

L’ansia è una reazione di allarme, di preoccupazione e soprattutto di paura, il cui oggetto non è sempre chiaro nemmeno alla persona stessa che la sperimenta. E’ costituita da uno stato di incertezza rispetto a qualcosa di più o meno vagamente terribile e terrorizzante, che potrebbe accadere. Comporta una preoccupazione allarmata semipermanente, che in alcuni casi dura per quasi tutto il tempo di cui la persona dispone. Quando l’oggetto dell’ansia è chiaro, generalmente si denomina come fobia: di camminare da soli per strada, dell’autostrada e delle tangenziali, dei luoghi chiusi come l’ascensore, dello sporco, della contaminazione, delle malattie, di viaggiare in aereo, e così via. Oppure fobie degli esami, paura eccessiva dell’esposizione in pubblico, terrore del giudizio. Quando invece l’oggetto dell’ansia non è evidente, lo stato di incertezza allarmata prende il sopravvento senza che la persona possa mettere in atto nemmeno le strategie di evitamento che in genere chi soffre di fobie predilige: evito di uscire di casa da solo, evito l’ascensore e salgo a piedi, evito i luoghi affollati, disinfetto l’ambiente in cui mi trovo, non mi presento agli esami, e in questo modo ho la sensazione di mettermi in salvo, ma al caro prezzo di diminuire enormemente la mia libertà e il mio sviluppo personale. Spesso l’ansia è collegata ad emozioni che la persona non riesce a riconoscere, né ad esprimere adeguatamente, né a modulare. Queste emozioni possono riguardare problemi della vita attuale (o talvolta passata, come episodi traumatici non elaborati) della persona, rispetto ai quali l’individuo ansioso non sente di avere le strategie di fronteggiamento necessarie, e si percepisce come in una prigione dalla quale non sa, non può e talvolta addirittura non vuole uscire, perché l’ignoto può apparirgli addirittura più spaventoso della sua situazione attuale. Quando l’ansia è troppo forte e quando sono presenti delle fobie o dei veri e propri attacchi di panico può essere utile fronteggiarli facendosi aiutare dallo psicoterapeuta e dallo psichiatra, perché in genere non è questione di volontà o di eccesso di stress e non bisogna pensare di essere inadeguati se si ricorre all’aiuto degli specialisti: non ci si deve vergognare per questo. Infatti, oltre le caratteristiche psicobiologiche di ognuno di noi, che sono innate, possono essere stati sperimentati nella vita delle persone ansiose numerosi episodi dolorosi e traumatici che possono aver “starato” il sistema di paura e di allarme che la natura ha posto dentro di noi per consentirci di affrontare meglio le situazioni difficili ed impreviste che possono accadere. L’ansia di per sé è una buona caratteristica che serve a noi umani per affrontare meglio il futuro. Ma quando diventa troppa non dobbiamo aver paura di chiedere aiuto per comprenderla e ridimensionarla, perché possiamo risolverla. Torneremo su questo tema, con alcuni “suggerimenti ansiolitici” di psicoterapia cognitivo-comportamentale in pratica nel prossimo post.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, docente di psicoterapia cognitiva a Roma. L’ultimo suo libro è “Condividere i ricordi. Psicoterapia cognitiva e funzioni della memoria” (con Maria Pia Pugliese), Edizioni FrancoAngeli.

Innamorarsi

postato da web il 20.04.2017
20

Che cosa succede nella mente e nel cuore delle persone, quando si innamorano?
La psicologia sociale e la psicoterapia cognitiva hanno costruito alcune ipotesi documentate:

1. INTIMITA’ PIACEVOLE ASSENTE O DISFUNZIONALE: Nel senso che, in quel momento nella vita del candidato o della candidata ad innamorarsi, sembra esserci assenza di rapporti intimi soddisfacenti, associata ad un forte desiderio di ottenere rapporti intimi soddisfacenti; oppure si osserva una marcata e lunga incompatibilità nel rapporto di coppia corrente (che sta per essere “rimpiazzato”);
2. EMOZIONI NEGATIVE RICORRENTI DIVENTATE PERMANENTI: In altre parole, questa assenza o questa lunga incompatibilità hanno suscitato, nel momento in cui la persona è predisposta a reinnamorarsi, una serie di emozioni negative fortemente sgradevoli e divenute ormai permanenti, quali senso di amara solitudine, tristezza, noia;
3. FANTASIE COMPENSATORIE DA ATTUALIZZARE: In questo stato mentale ed emotivo negativo, da questa assenza di intimità piacevole o da questa percepita incompatibilità nel rapporto di coppia, deriva una serie di fantasie romantiche e sessuali che tendono a fornire una gratificazione immaginata dei desideri e predispongono all’innamoramento come “soluzione” della situazione problematica precedente.

Con l’innamoramento, queste fantasie vengono proiettate, progettate, incarnate e messe alla prova con una persona reale, suscitando:
A. INTENSA PREOCCUPAZIONE-ATTRAZIONE;
B. INTENSA ALLEGRIA IN RAPPORTO ALLA RECIPROCITA’ CONDIVISA
C. INTENSA PAURA SPECIFICA DI UN EVENTUALE RIFIUTO O DELUSIONE RICEVUTA O INFLITTA

In un tempo medio di 6-12 mesi, l’innamoramento declina e si trasforma in amore, o in disillusione-rifiuto. Ma quali sono le dimensioni sulle quali si muove l’attaccamento romantico? Sostanzialmente sono due: l’intimità e l’autonomia. Le persone che sono a loro agio sia con l’intimità che con l’autonomia, sembrano portate a selezionare partner adeguati e a costruire efficacemente relazioni romantiche; chi è a proprio agio con l’intimità ma non con l’autonomia, tende e vivere invece una costante preoccupazione di non essere riamato, o di non essere amato abbastanza, tendendo ad inseguire sostanzialmente il partner. Chi invece è a suo agio con l’autonomia, ma non con l’intimità, tende ad essere sottilmente respingente nei confronti dell’altro, dopo una primissima fase, creando notevoli difficoltà a se stesso e all’altra persona. Chi, infine, è a disagio sia con l’intimità che con l’autonomia, tende ad essere rapido nell’idealizzazione dell’altro per poi oscillare continuamente tra fasi in cui vorrebbe diventare tutt’uno con l’altra persona e fasi in cui difende ostinatamente il proprio spazio nella relazione, con il risultato di relazioni romantiche oscillanti e insoddisfacenti.
Come si fa a selezionare un candidato partner adeguato? Di quali competenze occorre disporre per costruire una relazione romantica soddisfacente e duratura? Proveremo a rispondere a queste domande nei prossimi post.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista a Napoli

Ampliamo il nostro “vocabolario emotivo”

postato da Nicoletta Carbone il 28.10.2013
28

Abbiamo visto quanto le emozioni siano importanti nella nostra vita e quanto condizionino le nostre relazioni. E abbiamo anche accennato al fatto che emozioni principali sono paura, tristezza, rabbia e gioia. Vogliamo allora provare a fare un “gioco” per vedere quanto è ricco il nostro “vocabolario emotivo”, partendo da queste quattro?
Il gioco che vi proponiamo può essere fatto con il partner, in famiglia, o con un gruppo di amici. Mettetevi a coppie (o in triadi, se siete in numero dispari) e munitevi di un foglio di carta e di una penna. All’interno di ogni coppia, ognuno deve scrivere sul foglio, per ogni emozione – paura, rabbia, tristezza, gioia – tre (o quattro, o cinque) diverse “gradazioni” dell’emozione, tenendole per sé. Per esempio, nel caso della paura, potrebbero essere: preoccupazione, ansia, spavento, angoscia, terrore. Nel caso della rabbia: fastidio, stizza, collera, esasperazione, furore. Nel caso delle tristezza: malinconia, dispiacere, dolore, struggimento, disperazione. E per la gioia: spensieratezza, ilarità, eccitazione, felicità, estasi… Cercate di essere “creativi”! A questo punto ripiegate il foglio nascondendo le parole e decidete chi “lavorerà” per primo. Si tratta di “mimare” lo stato emotivo, senza parlare, ma solo con il corpo, con gli atteggiamenti, lo sguardo, il movimento, la postura, in modo che l’altro indovini qual è l’emozione che stiamo mimando. Il primo della coppia che lavora mimerà le tre ( o 4, o 5) sfumature di emozioni che ha pensato, non in ordine di intensità ma a caso, una di seguito all’altra, indicando solo con le dita di una mano se sta mimando la prima, la seconda, la terza (o la quarta o la quinta). Prima mima quelle relative alla paura, poi la rabbia, poi la tristezza, infine la gioia. Nel frattempo, la persona che osserva scriverà sul retro del proprio foglio, per ogni emozione mimata, la parola corrispondente, ovvero l’emozione che ha “capito”. Una volta finito il primo lavoro, ci si dà il cambio. Il secondo della coppia farà la stessa cosa con le proprie parole, ovvero mimerà le sfumature emozionali che aveva scritto all’inizio, e l’altro, a sua volta, scriverà le parole corrispondenti che avrà capito. Quando entrambi hanno finito, possono confrontarsi e vedere chi ha capito più parole… o chi ha mimato meglio!
È un gioco che serve ad ampliare il proprio “vocabolario emotivo”, verificando quante sfumature emozionali conosciamo e siamo in grado di riconoscere, in noi stessi e negli altri. È utilissimo in tutte le relazioni in generale, ma può rivelarsi prezioso per contribuire a migliorare quelle con le persona a noi più vicine e care.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor

Guardare gli altri per vedere se stessi

postato da Nicoletta Carbone il 09.03.2012
09

Oggi leggevo un articolo sul Blog di una giornalista dell’Scientific American Mind dove riportava i risultati di una ricerca. Secondo questo studio la tua capacità di avere successo dipende da molti fattori tra cui: l’intelligenza, l’empatia, l’autocontrollo, il talento e la persistenza. Ma un fattore determinante forse il più importante è come percepisci le persone attorno a te, quella che in PNL chiameremmo la tua percezione di loro.
Questa nuova ricerca suggerisce che la tua capacità di fare, e la tua capacità di creare “rapport” è altamente correlato all’idea che hai di loro. Con che occhiali li vedi. Per esempio credi che i tuoi colleghi sono bravi o degli stupidi?
Forse non ci voleva una nuova ricerca, sono cose che sappiamo ma vale sempre la pena ricordarcele.
Le opinioni sugli altri (e quelle che hai su te stesso) influenzano moto il tuo modo di pensare e la tua capacità di fare.
Questa componente viene chiamata “capitale psicologico” ed è una mescolanza di: convinzioni di auto-efficacia, resilienza, ottimismo/speranza verso il futuro. In poche parole la capacità (che deriva dai livelli logici di convinzioni/valori/identità) di superare le difficoltà e andare oltre.
Non a caso chi ha successo ne ha sempre più mentre chi ha difficoltà tende a riuscire sempre meno creando così un circolo virtuoso o vizioso. Penso che nel mondo dello sport abbiamo un paio di esempi a riguardo.
Purtroppo queste caratteristiche interne alla persona sono difficili da misurare e da intuire. Spesso si è inconsapevoli o si nasconde questi aspetti.
Peter Harms, uno psicologo e studioso di gestione alla University of Nebraska-Lincoln dice che “Le persone sono spesso inconsapevoli di ciò che è normale per loro.” Harms dice che il modo migliore per sapere le opinioni che una persona ha di se è chiedere cosa pensa degli altri. Spesso le persone non ti dicono la verità su se stessi ma sono più “generose” nel parlare degli altri.
Nel suo test chiede di parlare di altri ma non di qualcuno reale ma di alcune persone immaginarie presentate attraverso un disegno. In questo modo sei più libero di esprimerti. È un po’ come il test di Rorschach ma allargato a un’immagine definita invece che a una macchia.
Quello che accade è che le persone vedendo dei disegni tendono a proiettare caratteristiche della personalità e abilità che potrebbero avere o non avere ma desiderare. Tra le tante domande ce ne sono alcune come:

• Ti sembra sicuro di sé e delle sue abilità?

• Pensi che possa riprendersi da una battuta d’arresto?

• Pensi sia convinto di poter raggiungere il suo obiettivo?

• Si aspetta buone cose dal futuro?

A ogni risposta viene dato un punteggio. Più la persona crede che l’ipotetico personaggio sarebbe in grado di fare queste cose più il punteggio è alto.
Ovviamente nel caso di managers si è scoperto che chi tende ad avere punteggi più alti motiva meglio, crede di più nei collaboratori creando un vero e proprio effetto pigmaglione (chiamato anche effetto Rosenthal).
Lo stesso vale in qualsiasi altra situazione: amicizia, matrimonio, con i figli e così via.
Chi conosce l’effetto Rosenthal sa che grazie alle nostre convinzioni e aspettative noi influenziamo i comportamenti degli altri fino a farli diventare (nel bene e nel male) chi crediamo che siano.
Questo lo sapevamo. Un altro concetto che sapevamo ma che qui ci viene ricordato è che spesso noi proiettiamo le convinzioni che abbiamo su di noi sugli altri. In un esercizio che facciamo al corso Practitioner questa esperienza è chiarissima ad ogni partecipante.
È possibile che non siano tutti degli stupidi ma che lo stupido sei tu?
Nel mio caso è garantito. Tutte le volte (come in questi giorni) che proietto sul qualcun altro i miei giudizi mi accorgo la persona è uno specchio nel quale vedo i miei limiti credendo siano i suoi. La bella coincidenza è che sono arrivato a questo articolo per caso proprio oggi quando mi serviva leggerlo. Che “coincidenza”!

A cura di Claudio Belotti, Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


  • Tag Cloud