Un quarto d’ora per ritrovarci: manuale della speranza ed elogio del raccoglimento breve

postato da Nicoletta Carbone il 10.10.2016
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Le modificazioni rapidissime della nostra attuale società, dove tutto cambia velocemente tranne la crisi economica, rendono difficile per alcune persone sia lo stare al passo con i tempi, sia lo sviluppare emozioni di gioia (per quanto brevi), sia il rendersi conto della vita che scorre. Da un lato, molti hanno rinunciato all’idea di “controllare” la propria vita, in quanto la sensazione che hanno è di non aver controllo su nulla. Ma fin qui, poco male: nessuno controlla totalmente la propria vita e piuttosto deve imparare a navigarci dentro. Ma, in alcuni casi, il senso di smarrimento è totale. Per alcuni è diventato normale vivere in automatico: quelli che lavorano, o che sono in carriera, tendono a lavorare moltissimo per sorpassare o per scalzare chi sta loro davanti, e praticamente non si fermano mai (con grande nocumento delle loro relazioni personali e affettive). Quelli che invece non lavorano o non stralavorano, vengono sovente presi da una vita sui social che dà loro l’apparenza di un sistema di relazioni e che talvolta li mette in condizione di non accorgersi dello scorrere del tempo, con giornate scandite dai ritmi sociali senza che nemmeno se ne rendano conto. Automatismi sopra automatismi, il tempo scorre e si ha la sensazione che si corra sempre, senza andare di fatto da nessuna parte, in una frenesia senza significato.

Fermati allora, e prova a riflettere un attimo su due cose: la prima è la speranza. E’ vero che c’è il proverbio che dice che chi campa di speranza, disperato crepa, ma non è detto che il proverbio sia vero sempre e per tutti. La speranza, come costrutto psicologico, è collegata all’ottimismo, al senso di relativo controllo su se stessi e sul proprio mondo e alla motivazione per il raggiungimento delle proprie mete. Possiamo autorizzarci a riavere speranza e, se ci specifichiamo quali potrebbero essere le nostre mete davvero significative, a lavorare su noi stessi per raggiungerle (anziché farci travolgere dal lavoro esterno e/o dalla disperazione per non avere lavoro o per non avere un lavoro gratificante).

La seconda è il raccoglimento, il fermarsi per un quarto d’ora a domandarci dove stiamo andando nella nostra vita e perché, e a che cosa dedichiamo la maggior parte del nostro limitato tempo. Una pausa mentale, anche una sola volta al giorno, per fare silenzio dentro di noi, per spegnere lo smartphone, per concentrarci sul qui e ora e per ritrovare noi stessi e le decisioni che su noi stessi possiamo prendere.

Potremmo chiamarlo “il quarto d’ora per ritrovarci”: probabilmente noi stessi siamo meglio degli altri cui dedichiamo tempo. Ma anche se non siamo meglio, siamo gli unici sui quali davvero abbiamo qualche possibilità di controllo e di gestione consapevole del nostro progetto di vita.

Due libri per saperne di più:
1. C.R. Snyder, ed., Handbook of hope. Theory, measurement and applications, Academic Press, San Diego, California.
2. Francesco Aquilar, cur., Parlare d’amore. Psicologia e Psicoterapia cognitiva delle relazioni intime, Franco Angeli, Milano.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale AIPCOS.

Quello che sai potrebbe limitarti

postato da Nicoletta Carbone il 01.02.2013
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Il 2013 sembra essere uno di quelli tosti, forse il più difficile. Se tutto va bene, quello della svolta. La crisi economica non sembra finire, per non parlare di quella politica. Una delle cose più evidenti ai miei occhi è che ci sono tante persone che, invece di reagire per risolvere, sono parte del problema. La mediocrità sembra essere sempre più pervasiva… Avendo la fortuna di girare per aziende di alto livello e di lavorare con i vertici, vedo anche tante persone preparate e motivate che sembrano perse, che sono inefficaci in quello che fanno. A volte è solo per testardaggine di voler rimanere sulle proprie posizioni, altre è per inesperienza. Cioè l’esperienza ce l’hanno, ma non serve perché i tempi e i problemi sono cambiati. Come sosteneva Einstein non si possono risolvere i problemi nuovi con il modo di pensare vecchio. Dov’è l’inghippo? Perché ci sono tanti manager, imprenditori e uomini e donne inefficaci, nonostante l’impegno e la preparazione? Nel libro “The Innovator Killer”, Cynthia Barton Rabe afferma che il problema è nel “paradosso dell’esperto”. La sua teoria ricorda un vecchio concetto Zen: quello che sappiamo ci limita nell’imparare cose nuove, quello che pensiamo ci frena nel pensare in modi creativi. L’idea è sempre quella, bisogna aprirsi. Bisogna circondarsi di stimoli (persone, libri, corsi, attività…) che portano novità. Nelle aziende significa assumere persone diverse dalla cultura aziendale. Collaboratori che vengono da campi differenti dal proprio. Il famoso “effetto medici” è figlio anche di questo. Cosa ha creato il Rinascimento? Secondo Frans Johansson, l’autore del libro “Effetto Medici”, è stato il mix di persone con modi di pensare diversi, che la famiglia Medici creò quando aggregò menti così diverse tra loro a Firenze. 

Nel suo libro egli suggerisce di fare lo stesso per:

- andare oltre i luoghi comuni e gli stereotipi
- combinare in modo inedito concetti conosciuti
- rompere le barriere associative e guardare ai problemi in modo nuovo
- entrare in campi e saperi inesplorati
- agire con determinazione, sfruttando anche gli errori e i fallimenti.

Cynthia Barton Rabe dice che i leader del futuro, dovranno avere la capacità di avere “vuja dé”. E non è un errore di battitura. Tutti conosciamo il “déjà vu”, quella sensazione di aver già visto/vissuto un momento. Il “vuja dé” è invece la capacità di vedere le cose familiari che facciamo da sempre, come se fosse la prima volta. Forse tra i tuoi obiettivi del 2013 potresti mettere quello di allargare i tuoi interessi. Magari fare qualcosa di nuovo. Qualsiasi cosa che ti dia stimoli diversi. Magari, visto che la fine del mondo non arriverà di sicuro, potresti iniziare un mondo nuovo per te, non solo nel calendario, ma anche nella vita. Basta fare qualcosa, anche piccolo, piuttosto che non fare nulla di grande. Basta aggiungere una spezia nuova nella tua vita: lavorativa, sentimentale, relazionale, di salute… per cambiare il sapore di tutto.
Chissà che così non riusciamo a cambiare davvero il mondo, e magari non solo il nostro.

A cura di Claudio Belotti, Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

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    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






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    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

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    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

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    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

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