Processi mentali per tenere la stabilità

postato da Nicoletta Carbone il 18.02.2015
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Il dott David Di Salvo neuroscienziato americano, afferma che il cervello metta in atto diversi processi per avere sempre queste 10 cose. Non tutti concordano con lui.
1. Certezze
Il nostro cervello ama la stabilità. L’incertezza costituisce una minaccia: man mano che aumenta, si attiva l’amigdala (risposta alla minaccia) e diminuisce l’attività dello striato ventrale (risposta di ricompensa). Per il cervello è una condizione di malessere.
2. Chiusura cognitiva
La ricerca di certezze può portarci a diventare intransigenti, ad assumere una posizione e a tenerla anche se arrivano prove che confutano le nostre credenze. Gli psicologi la definiscono “chiusura cognitiva”: ma secondo uno studio di un team di psicologi tedeschi e italiani, gli individui meno sensibili al bisogno di chiusura cognitiva riescono a risolvere i problemi meglio della loro controparte.
3. Schemi
La mente ama gli schemi ricorrenti (esempio: lo schema dell’estate a base di mare, caldo, vacanze). E quando a uno schema manca un elemento, tendiamo a mettercelo noi, come spesso accade nelle illusioni ottiche.
4. Controllo o illusione?
Abbiamo anche la tendenza a credere di aver il controllo su tutta una serie di cose che in realtà ci sfuggono, come per esempio l’uscita di numeri favorevoli al casinò o alla lotteria, fino a credere di avere una strategia efficace che ci farà vincere. Per gli psicologi non è che illusione del controllo. (BIAS)
5. Occasioni
Il cervello si è evoluto prendendo decisioni nel mondo reale, cercando di prevedere minacce e ricompense immediate. Risultato: abbiamo una certa difficoltà a vederci proiettati nel futuro. Quando questo aspetto si somma al desiderio di una ricompensa immediata non è sempre un bene: possiamo cadere nelle trappole dei venditori che ci propongono occasioni “da prendere al volo”.
6. La testa tra le nuvole
Il mind wandering, ovvero trascorrere le ore di veglia con la testa tra le nuvole, secondo DiSalvo riguarderebbe il 30/50% di noi. Ma il cervello è in grado di assimilare informazioni anche in modalità automatica, e persino di risolvere problemi. Si tratta di una importante funzione adattativa (che però non va assecondata troppo).
7. Identità
Abbiamo a disposizione delle identità secondarie, distinte da quella che occupa la maggior parte delle ore di veglia. Questo spiega per esempio il successo dei giochi di simulazione (online e offline).
8. Surrogati
Alcune ricerche condotte dall’Università di Buffalo, negli Usa, hanno analizzato l’ipotesi secondo la quale spesso usiamo le tecnologie (tv, internet ecc.) per provare un sentimento di appartenenza che la vita reale non riesce sempre a soddisfare. Una sorta di “vaccino digitale”. Dai risultati di un esperimento, gli studiosi di Buffalo hanno compreso che un programma televisivo di nostro gradimento può funzionare persino come protezione dal crollo dell’autostima e dal sentimento di abbandono che seguono la fine di una relazione.
9. Bisogni emotivi
Secondo lo psicologo John Cacioppo, la solitudine non dipende dal numero di persone che abbiamo intorno, ma dall’incapacità di ottenere dagli altri ciò di cui abbiamo bisogno emotivamente. Ecco perché ricorriamo a personaggi virtuali per l’appagamento dei nostri bisogni. E più ci affidiamo a loro, più il nostro cervello li ritiene “rilevanti”, sebbene non siano reali (o non abbiamo con loro rapporti nella realtà). «Siamo animali guidati dal bisogno e cerchiamo la via meno ardua per ottenere ciò che ci serve», scrive DiSalvo, «in qualunque forma ci si presenti, e l’immersione nella dimensione digitale ci fornisce la via più agevole che (droghe a parte) sia mai stata inventata.»
10. Chi disprezza…
Uno studio pubblicato nel 2012 sulla rivista Psychological Science ha dimostrato che se il desiderio di qualcosa (o qualcuno) viene frustrato, inizieremo a provare emozioni negative verso di esso. Il che non significa un rifiuto: piuttosto cercheremo di ottenere la cosa (o la persona) desiderata anche se non ci interessa più. Secondo DiSalvo «è un’esperienza che tutti conosciamo bene: se desideriamo una cosa ma non riusciamo a ottenerla, allora la vogliamo».
A cura di Claudio Belotti, Coach

San Valentino, festa di Cuore & Mente

postato da Nicoletta Carbone il 16.02.2015
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In occasione della Festa più glamour dell’anno, Assomensana desidera lanciare un messaggio a tutti gli innamorati, riguardante la coppia più inossidabile che c’è: cuore e mente. Prendetevi cura dell’uno attraverso l’altra, e viceversa! Il legame tra i due protagonisti della vita umana è innegabile e indissolubile, anche perché, secondo le ultime ricerche scientifiche, mente e cuore si influenzano a vicenda, tanto che se uno dei due sta male, anche l’altro ne risente.
Un cuore in salute garantisce condizioni cognitive migliori e una mente sempre brillante mantiene “più elastico” il meccanismo cardiovascolare. Diventa perciò importante occuparsi di entrambi, contemporaneamente e il più presto possibile. E chi festeggia San Valentino ha una marcia in più: ”Quando si è innamorati di qualcuno attiviamo sia il cuore sia la mente. Si vede la vita con occhiali “rosa” e l’ottimismo dato dall’amore predispone alla longevità fisica e intellettiva”. Per la salute di cuore e mente, bisogna: nel primo caso, condurre uno stile di vita corretto, rispettando le regole fissate dai cardiologi, e, nel secondo, seguire l’apposito fitness mentale, ideato da Assomensana, che prolunga lo stato di grazia proprio dell’innamoramento.
Un grande studio dell’Università dell’Illinois, finanziato dai National Institutes of Health e condotto su 5.100 adulti, ha dimostrato che, rispetto ai pessimisti, chi vede “roseo” ha il doppio delle possibilità di avere un cuore sano. Non a caso gli ottimisti manifestano livelli di glicemia e di colesterolemia migliori, fanno più attività fisica, fumano meno e conservano una bella linea».
Ma per mantenere in forma cervello e cuore è necessario occuparsi della salute cardiovascolare secondo i “Life’s Simple 7” proposti dall’AHA-American Heart Association: «I sette passi sono: Non fumare; Avere una sana alimentazione; Fare una moderata attività fisica; Mantenere un corretto indice di massa corporea; Mantenere valori normali di pressione arteriosa; Avere livelli ideali di colesterolo e mantenere valori regolari di glicemia. Gli studiosi hanno visto che i soggetti con un cuore non in salute presentano una probabilità di manifestare deficit della memoria doppia rispetto a chi si prende “a cuore” con uno stile di vita adeguato. Le abilità cognitive maggiormente colpite risultavano essere la memoria e l’apprendimento».
E allora, mettiamo la testa a beneficio del cuore e … buon San Valentino!

A cura di Giuseppe Alfredo  Iannoccari, Assomensana

Supermenti a scacchi

postato da Nicoletta Carbone il 03.11.2014
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Cosa succede nel cervello di un esperto scacchista mentre gioca? La risposta a questa domanda arriva da un gruppo di neurologi e psicologi cognitivi dell’Università di Costanza, in Germania.
Attraverso le moderne tecniche di neuroimaging, gli studiosi tedeschi hanno analizzato l’attività elettrica cerebrale di 20 giocatori, professionisti e non, sottoponendoli a una partita di scacchi contro il computer.
Dallo studio è emerso un fatto molto interessante: i professionisti e i principianti giocano impegnando parti differenti del cervello.
Nei giocatori ad alto livello, infatti, le aree cerebrali più attive sono la corteccia frontale e parietale, responsabili della memoria a lungo termine; nei giocatori amatoriali, invece, risultano più attivi l’ippocampo e il lobo temporale mediano, ovvero i centri deputati alla codifica delle nuove informazioni.
Questa differenza è dovuta al fatto che i dilettanti reagiscono al gioco dell’avversario analizzando nel dettaglio ogni singola mossa e le sue possibili conseguenze. I professionisti, invece, ricorrono a una specie di automatismo: sono in grado di riportare alla mente, mossa dopo mossa, intere sequenze di partite giocate e applicarle alla partita in corso in maniera rapida ed efficace!

A cura del Dott. Giuseppe Alfredo Iannoccari

Chiusura mentale

postato da Nicoletta Carbone il 30.06.2014
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“Come sei rigido e chiuso!”.
È uno dei commenti che vorrei non ricevere mai, anche se a volte, mi viene fatto. Chiuso io? Ma va…!
Eppure… sì, ci sono quelli di cui parlavo, ma anche io a volte sono chiuso di mente. Non ne sono fiero, ma devo almeno essere sincero.
Perché aprire la mente è così difficile?
Perché una volta aperta non rimane tale?
Perché dobbiamo continuare a tenerla allenata?
Prima di cercare la risposta cerchiamo, come farebbe una persona saggia, di capire la domanda. Cosa è “l’apertura mentale”?
Partiamo col dire cosa non è. Non è accettare qualsiasi idea. Puoi essere aperto, ma avere le tue opinioni, anzi è consigliato. Soprattutto quando ti rivolgi a noi “guru della crescita personale”.
L’idea, come diceva Aristotele, è di capire e seguire un’idea diversa pur rimanendo della tua opinione.
Il problema è che se sei convinto del tuo pensiero quelli diversi li rifiuti o non li senti proprio! Serve a mantenere stabilità, se prendessi tutto senza filtrare sarebbe un casino.
Anche in questo caso è una questione di equilibrio fra due cose apparentemente opposte. Un altro paradosso. Devi essere aperto ma non accettare tutto.
Facile a dire ma non a farsi.
Provo a darti una mano se me lo permetti. Inizia a distinguere tra 3 cose: te stesso, le tue convinzioni e la verità/realtà. Se mischi queste cose, sei fregato.
Spesso confondiamo chi siamo con quello in cui crediamo. Oppure confondiamo quello in cui crediamo con la Verità. Se mischi tutti e tre, allora sei davvero fritto tu e soprattutto chi ti sta attorno.
Quindi? Tieni le tre cose separate!
La verità non la conoscerai mai, avrai sempre e solo versioni di essa che cambierai, se tutto va bene. Le convinzioni sono un artefatto della tua mente, non fare guerre a causa loro, non ne vale la pena. Tu sei molto di più di quest’ultime. Come loro cambierai, e a differenza di loro hai qualcosa di immutabile, immenso e divino. Quello è l’unica cosa che conta cercare, sapendo che non lo troverai mai completamente (come la Verità del resto).
Detto questo ricorda che:
-       nessuno trova l’Illuminazione rimanendo ancorato alle sue convinzioni
-       nessuno cresce intellettualmente senza ascoltare altre idee e opinioni
-       nessuno cresce socialmente senza frequentare i “diversi”
-       nessuno migliora professionalmente facendo sempre lo stesso lavoro nello stesso modo
-       nessuno si diverte a fare sempre le stesse cose
-       non c’è dieta sana che consiglia un solo alimento.
Il concetto mi sembra abbastanza semplice.
La mente tende a chiudersi per proteggersi, per darci continuità e stabilità. Se non fai qualcosa per aprirla si chiuderà.
Fare qualcosa non basta, devi farlo bene e il modo è semplice ma difficile. Rimani fedele a te stesso, segui le tue idee, ascolta quelle diverse con la disponibilità di cambiarle. Credi agli altri ma solo se dicono cose che hanno senso per te.
Evita guerre sulla Verità, non ce l’ha nessuno, nemmeno tu, ecco perché vale la pena creare la tua, sapendo che la cambierai. Cerca di migliorarla sempre ma non fare mai l’errore di confonderla con quella Vera e/o con te stesso.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Prevenire l’Alzheimer con il fitness della mente

postato da Nicoletta Carbone il 10.03.2014
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Mens sana, in corpore sano. Già duemila anni fa Giovenale aveva compreso la stretta correlazione tra mente e corpo; un rapporto che, nel tempo, è stato confermato anche da numerosi studi e che ormai è dato per assodato dalla comunità scientifica e medica.
Infatti, è stato provato che mantenere il corpo in salute con uno stile di vita sano ha effetti benefici anche sulla mente.
Il Dr. Paul Nussbaum della University of Pittsburgh School of Medicine ha confermato nel corso dei suoi studi come sia possibile preservare la salute del cervello, e quindi prevenire malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, attraverso un preciso programma di fitness mentale che preveda, prima di tutto, una quotidiana attività fisica aerobica (per esempio, camminare) per aumentare il flusso di sangue al cervello.
Il fitness mentale prevede anche una corretta alimentazione che includa cibi ricchi di acidi grassi omega-3, come pesce azzurro e noci, di antiossidanti e vitamine.
In un programma di fitness mentale sono comprese anche delle buone pratiche con un impatto positivo sul cervello. Prima di tutto, bisogna stimolare la corteccia cerebrale attraverso delle attività mentali e costruttive, come leggere un libro, costruire un oggetto, studiare una nuova lingua o fare un passatempo mai provato prima. Si mantiene attiva la mente anche attraverso la socializzazione, trascorrendo il proprio tempo con altre persone. Infine, è importante coltivare la propria spiritualità, attraverso la meditazione e la riflessione, per rallentare giornalmente il proprio ritmo e ridurre lo stress.

A cura del Dott. Filippo Ongaro

Rispolveriamo la fantasia!

postato da Nicoletta Carbone il 08.11.2013
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Tutti abbiamo goduto, da bambini, di una fervida fantasia. Ma ne abbiamo anche conosciuto fin da subito gli aspetti pericolosi: la fantasia può prendere il sopravvento su di noi, allontanarci dal mondo reale, e talvolta trasformarsi in paura e terrore che oltremodo imprigionano. Infatti, la fantasia è uno strumento potentissimo, e come tutti gli strumenti potenti può far molto bene, ma anche molto male. Occorre saperla utilizzare con attenzione, modularne bene le forme, e proteggersi con cura dagli effetti collaterali di un eventuale involontario sovradosaggio.
In realtà, quando guardiamo un film o ascoltiamo una storia, la nostra fantasia e quella del narratore (per immagini e/o per parole) si intrecciano, e attraverso la fantasia del narratore andiamo quasi automaticamente ad esplorare i nostri ricordi, associamo gli eventi raccontati ad eventi simili della nostra vita e ci rendiamo partecipi di un’altrui vicissitudine che rimanda alle nostre personali avventure e disavventure.
Ma per alcune persone, una volta diventate adulte, la fantasia resta solo un lontano ricordo, e nemmeno tanto gradevole. Si concentrano esclusivamente sul concreto, rinunciano ai sogni e all’immaginazione, e involontariamente si perdono una parte importante della vita che invece potrebbe comportare anche una notevole, per quanto limitata, felicità dello spirito. E che, trasformandosi in creatività, potrebbe anche migliorare la propria situazione psicologica, romantica, relazionale e anche finanziaria.
Possiamo allora provare a rispolverare la fantasia, ad allenarci a farla funzionare appropriatamente e a cominciare il breve viaggio che trasforma la fantasia in creatività applicata, svolgendo divertendoci tre semplici e brevi esercizi:

1.      Componiamo velocemente una poesia partendo dall’acrostico del proprio nome, ad esempio: FRANCO Finalmente/Rompo gli schemi/Ammetto le mie emozioni/Non mi impedisco di vivere e/Comincio una nuova vita con un nuovo/Ottimismo.

2.      Sulla melodia di una canzone che ci piace, scriviamo un testo che parla di noi, prendendo in giro bonariamente i nostri attuali difetti;

3.      Compriamo una scatola di colori o di pastelli, e facciamo un auto-ritratto emotivo. Non importa quanto siamo bravi a disegnare, è importante che questo auto-ritratto ci descriva nelle nostre emozioni e nelle cose significative per noi, inclusa ad esempio anche la squadra del cuore.

Non dedichiamo più di cinque minuti a ciascun esercizio. Dopo, potremo prenderci un quarto d’ora, non di più, per scrivere un raccontino-favoletta di una pagina il cui protagonista è un bambino che assomiglia a noi da piccoli e che scopre il mondo, da inventare di getto e senza pensarci, accettando anche di scrivere un nonsense. Rispolvereremo la fantasia e probabilmente subito dopo ci verrà in mente qualcosa di buono per migliorare un pochino la nostra vita.

Tre libri per saperne di più: 1) Legrenzi P., La fantasia, Il Mulino; 2) Aquilar F., (a cura di), La coppia in crescita, Cittadella; 3) Aquilar F., Riconoscere le emozioni, Franco Angeli.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

Se pensi sempre a quello che manca nulla sarà mai abbastanza

postato da Nicoletta Carbone il 27.09.2013
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Siamo in tanti a dirlo da tempo, se pensi sempre a quello che manca, nulla sarà mai abbastanza. Lo so, è una questione di abitudine, di pattern mentale. Iniziano a scuola a farci cercare l’errore, segnalandocelo continuamente, cambiare non è facile.
Non a caso da adulti, molti passano ogni momento della loro vita a vedere l’errore, a desiderare quello che non hanno, e a dare per scontato quello che invece è nelle loro vite. Tony Robbins dice che per vivere in modo felice, basterebbe che mettessimo l’energia che mettiamo nel desiderare ciò che ci manca, nell’essere grati per ciò che abbiamo. Cioè, basterebbe che noi fossimo focalizzati, non su quello che non abbiamo e vogliamo, ma su godere ed essere grati di quello che abbiamo. Lo so, potrebbe sembrare strano pensare che Tony Robbins dica una cosa così, ma se ci pensi funzionerebbe. Funzionerebbe sia nel renderti più felice, sia nell’aiutarti ad avere di più. Non è un concetto nuovo nemmeno questo, lo ritrovi in tutti i testi sacri antichi, nel buon senso… è dappertutto! Nonostante questo, la maggior parte delle persone che conosco sono infelici perché manca loro qualcosa. Ti svelo un segreto, manca sempre qualcosa. Come del resto, c’è sempre tanto per cui potresti dire grazie. La famosa canzone “Meraviglioso” , riportata al successo dai Negramaro, dice “ti hanno inventato il mare”. Se ci pensi hai cose che per te sono normali, ma normali non sono. Hai l’acqua corrente potabile (calda e fredda), i cinque sensi, la libertà, gli ospedali… hai internet per giocare e crescere, le biblioteche piene di libri da leggere… Forse quest’anno hai dovuto fare vacanze al risparmio, te le sei godute o hai pensato alle cose che ti mancavano? Sei come i bambini che a fine di una giornata al parco divertimenti, dopo aver fatto di tutto, si lamentano che non gli compri l’ultimo gelato? Oppure, sei come chi si rende conto di essere fortunato, anche nei problemi e nelle difficoltà, e si gode quello che ha? Se sei in questa seconda fascia, secondo gli esperti delle più grandi università mondiali, avrai una vita più felice e anche più successo. Successo, che a differenza di altri, saprai persino goderti! Per poterlo fare devi allenarti però. Un po’ per educazione sociale e un po’ per istinto di sopravvivenza, se non fai consciamente qualcosa per apprezzare ciò che hai, tenderai a notare quello che non va o ti manca. Per essere felice devi impegnarti. Basta poco, ma è da fare. Inizia, magari da subito. Guardati in giro e nota cose che per te sono normali, ma per molti altri no (avere una casa, un pc, vedere, saper leggere…). Presta attenzione anche e soprattutto alle piccole cose. Diverse ricerche dicono che la gratitudine migliora la qualità di vita e, nello stesso tempo, riduce stress, paure e molte altre emozioni che ti limitano.

A cura di Claudio Belotti, Coach

La mente elettorale: manuale di sopravvivenza

postato da Nicoletta Carbone il 04.02.2013
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Per molte persone l’alluvione di comunicazione elettorale cui siamo tutti sottoposti in questo periodo rappresenta una tempesta difficile da sopportare. Mentre per alcuni la sfida delle elezioni è appassionante, e non vogliono perdersi né un commento né una frase, immergendosi a capofitto e volentieri nella bagarre elettorale, per altri il livello di tolleranza è già stato superato da un pezzo: costoro sfuggono ormai alle notizie elettorali come se fossero la peste. Davanti alla tv, telecomando in mano, scappano su programmi di evasione e persino sui documentari che magari prima non hanno mai guardato; tengono stretta la sintonia della radio, pronti a cambiare stazione al primo notiziario; saltano ad occhi chiusi le prime tre pagine dei giornali; e censurano con cura Facebook & Twitter, provvedendo ad una cancellazione immediata di tutti i messaggi elettoralmente significativi. Eppure, sembra proprio che la scelta elettorale, per la maggior parte degli italiani, sarà decisa principalmente attraverso l’esposizione ai mezzi di comunicazione di massa, e prevalentemente alla televisione. Il risultato di questa tempesta mediatica, alla quale comunque è impossibile sottrarsi del tutto, sarà poi oggetto di riflessione individuale, di dialogo con le persone significative e infine di decisione. E poiché una parte rilevante della vita di ciascuno sarà comunque influenzata dalle scelte politiche imminenti, non è possibile non fare i conti con questo argomento. Per questo, indipendentemente dalle opinioni politiche, possiamo provare a suggerire alcune strategie emotive e comunicative per sopravvivere psicologicamente alla campagna elettorale:

1) UMORISMO. Nell’interazione tra valori, convenienze, preoccupazioni e aspettative, possiamo mantenere un minimo di presa di distanze utilizzando l’umorismo per non drammatizzare troppo e soprattutto per tenere presente che il nostro potere elettorale è limitato, e che anche se sbagliassimo scelta la responsabilità sarebbe condivisa con milioni di persone. Non auto-attacchiamoci troppo, quindi, e cerchiamo di fidarci di noi stessi.
2) LEALTA’. Per alcuni, la scelta elettorale rappresenta un’operazione di lealtà: ai propri valori; al proprio patrimonio morale o materiale; al conoscente verso cui si prova gratitudine o simpatia; e addirittura a volte allo sconosciuto, visto in tv o raccomandato da un amico, dal quale si spera di ricevere un aiuto personale o sociale. Possiamo provare a riconoscere la lealtà nelle sue diverse forme, ma senza farcene travolgere e tenendo presente che essa rappresenta solo uno dei fattori in gioco, e non necessariamente il più importante.
3) PAURA. La paura è un’emozione fondamentale, che mira a proteggere noi stessi, la nostra famiglia, il nostro gruppo e la nostra specie umana dai pericoli; però se diventa troppo grande ci impedisce di vivere. Ecco perché va compensata tenendo presenti anche le altre emozioni importanti, che rappresentano forme potenti di conoscenza, quali: felicità, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa, colpa, vergogna, speranza e ricerca di significato.
4) COMUNICAZIONI PERSONALI. Non limitiamoci a subire la televisione e gli altri mezzi di comunicazione di massa, ma proviamo a parlare dei nostri sentimenti e convinzioni elettorali con qualcuno di cui abbiamo stima e fiducia, e che riteniamo sensibile ai temi del bene comune che non escluda la promozione degli individui.
5) TEMPO. Stabiliamo un tempo da dedicare alla scelta elettorale, che sia congruo ma limitato. Possiamo studiare anche approfonditamente una questione che ci sta a cuore, ma senza toglierci la possibilità di continuare a vivere “normalmente”. Diamo alla nostra mente le informazioni necessarie, ma forniamole anche la possibilità di elaborarle in automatico: la scelta ne verrà di conseguenza.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, coautore di “La negoziazione internazionale come processo psicologico” (Franco Angeli)

Il corpo può modellare la mente?

postato da Nicoletta Carbone il 25.01.2013
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La risposta è affermativa, stando agli ultimi studi di Casasanto pubblicati sull’autorevole rivista “Psychological Science”. Il corpo che interagisce con l’ambiente circostante influenza le rappresentazioni che la mente forma.
Destrimani e mancini, com’è noto, utilizzano aree differenti del cervello per agire ma anche per immaginare azioni ed attribuire significati. Ciò comporta la tendenza a dare significati diversi alle parole, così come immagini mentali diverse e perfino giudizi opposti.
Dalle ricerche si è infatti visto come il modo in cui vengono usate le mani influenzi addirittura le rappresentazioni mentali astratte come l’onestà, la bontà, la cattiveria etc.:  un mancino, che interagisce più agevolmente con l’ambiente a sinistra, è abituato ad associare valenza positiva a ciò che trova alla sua sinistra, mentre per i destrimani vale l’esatto contrario.  In conclusione, sembra proprio che modelli specifici di esperienza motoria formino il nostro modo di pensare, di sentire, di comunicare e  anche di prendere decisioni.
Quale può essere un modo per allenare entrambi gli emisferi e ampliare il nostro modo di pensare? Utilizzare entrambi gli arti, destri e sinistri per svolgere le normali attività quotidiane. All’inizio ci si potrà sentire un po’ impacciati, ma col passare del tempo diventiamo abili ad utilizzare indistintamente la mano o il piede contro-dominante. Si può iniziare con l’uso del mouse, con la crema sul viso e col digitare i numeri sul telefonino, passando man mano a compiti di  difficoltà crescente. A tutto vantaggio della salute del cervello e dell’efficienza delle abilità cognitive.

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana

Psicologia elettorale

postato da Nicoletta Carbone il 23.01.2013
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In questo periodo molti italiani si stanno interrogando per capire chi votare, in una campagna elettorale che prevede numerose novità rispetto al passato. Fra queste novità:

1) Alcuni social network comunicano direttamente sul nostro computer o sul cellulare, sia in politichese che in anti-politichese, con nuovi e potenzialmente affascinanti messaggi inviati: a) dai candidati e dai leader: frequentemente, direttamente e in tempo reale; b) dai sostenitori dei vari candidati; c) dagli oppositori dei vari candidati. Risultato: una Babele comunicativa che rischia di confondere ancora di più gli incerti, e di mettere in dubbio le certezze dei certi.

2) Alcuni partiti cambiano nomi e affiliazioni: sembrano quegli amici e conoscenti che cambiano numero di telefonino e indirizzo e-mail ogni 15 giorni, e che diventano di fatto difficilmente raggiungibili. Domande: come faccio a ritrovare “quel” modello politico di cui ero convinto? Come sono possibili “matrimoni politici” impensabili fino a poco fa? Risultato: senso di sconforto e di disorientamento, con la difficoltà di differenziare fra i cambiamenti sostanziali dovuti alla trasformazione della realtà e quelli gattopardeschi.

3) Alcuni leader sono spinti, nel tentativo di aumentare i loro consensi, a presentarsi come innovativi e tradizionali insieme, con un rimescolamento della gerarchia dei valori di riferimento, e a preoccuparsi di apparire credibili e innovativi senza perdere il senso continuativo della loro storia personale e politica in senso ampio. Risultato: fatica nell’ascoltatore-elettore per differenziare il livello di sincerità/menzogna, di competenza/bluff, di affidabilità/superficialità di ogni leader e di ogni programma.

4) Più che mai in questa occasione i temi economici e la ricetta per giungere o per tornare ad una “normalità” della vita, rappresentano il punto chiave della comunicazione persuasiva elettorale, a conferma del fatto che siamo in una situazione da molti percepita come “anormale”. Risultato: oscillazioni frequenti e violente dell’intenzione di voto nell’elettore, che riverbera nelle discussioni in famiglia, sul lavoro e con gli amici, e che soprattutto spinge alcune persone ad un dialogo interno continuo ed insoddisfacente, sul tema della scelta elettorale.

In questa situazione, possiamo provare ad identificare le nostre preferenze attuali con un semplice esercizio: A) Mettere in colonna le scelte elettorali fatte nelle ultime consultazioni, il motivo di ogni scelta e il risultato percepito derivante dalla scelta fatta (prevalentemente positivo o prevalentemente negativo); B) Scrivere la scelta “emotiva” che si vorrebbe fare in questa occasione, ed elencarne le conseguenze possibili; C) Scrivere la scelta “razionale” che si riterrebbe migliore in questa occasione, ed elencarne le conseguenze possibili; D) Chiedere alla persona conosciuta che stimiamo di più su questo argomento di confrontarci con lui o con lei su questo processo di pensiero; E) Rielaborare il tutto e prendere una decisione “temporanea”, per valutare poi come ci sentiamo con questa ipotetica decisione. Ritorneremo comunque sul tema della psicologia delle elezioni nel prossimo futuro.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo, coautore di “Psychological and political strategies for peace negotiation: a cognitive approach”, Springer, New York.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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