Condividere i ricordi d’amore

postato da web il 22.05.2017
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La costruzione di una relazione romantica passa anche attraverso alcuni momenti topici, che sottolineano l’unicità del rapporto e che fermano nella memoria di entrambi i membri della coppia la straordinarietà positiva del loro incontro e della scelta di vita che ne è conseguita. Quando la relazione prosegue per molto tempo, spesso i due innamorati tornano con la memoria a quei ricordi, ne riparlano e soprattutto condividono la sicurezza della scelta fatta, sorridendosi a vicenda e riconfermandola. Quando, invece, il rapporto è in crisi, o si rompe, ciascuno rievoca nella sua memoria altri episodi, in particolare quelli nei quali si è avuta la sensazione netta che la relazione fosse irrimediabilmente finita: un litigio percepito come definitivo, un’incomprensione grave che fa percepire una distanza e una diversità ormai incolmabili, una menzogna imperdonabile, uno scontro che ha fatto sì che i due ormai ex partner percepissero l’impossibilità di riparare qualcosa che era irrimediabilmente perduta per sempre.

Tuttavia, alcune persone non hanno avuto la possibilità di essere ascoltate adeguatamente nel racconto dei loro episodi fondanti, nel sistema di relazioni di cui dispongono. Possono aver ricevuto un ascolto distratto, o inadeguato o addirittura sminuente o deridente. Oppure hanno evitato di raccontare i ricordi più drammatici, e anche quelli più lirici, per paura di essere fraintese, di essere considerate noiose o semplicemente per la vergogna di un possibile giudizio, o per la paura che l’interlocutore tradisse la loro fiducia raccontando a destra e a manca, e magari travisando, le loro emozioni e le loro storie più segrete. Ed ecco che i ricordi si “incistano”, possono diventare un fardello pesantissimo, e – se sono ricordi traumatici – possono trasformarsi in sintomi dissociativi e dare luogo, in certe condizioni, a disturbi psicopatologici.

In psicoterapia, questi e altri ricordi vengono condivisi con lo psicoterapeuta, all’interno di un contesto di sicurezza e ne vengono esplorati insieme tra paziente e terapeuta numerosi aspetti, alla ricerca dei significati delle esperienze passate (o anche recenti, ma comunque già accadute) e allo scopo di fare tesoro di quelle vicissitudini per un presente e per un futuro migliori, più consapevoli e caratterizzati da scelte più adeguate. I ricordi rappresentano il bagaglio della nostra conoscenza, il condensato delle nostre emozioni e la struttura delle nostre identità: personale, familiare, di coppia, professionale, filosofica ed esistenziale. Per questo vanno considerati sacri e trattati con il rispetto che meritano. In tal senso, il contesto adeguato di una psicoterapia diventa in alcuni casi necessario, per elaborare adeguatamente i ricordi, per il sollievo di condividerli, elaborandone i significati con un’altra persona che sa come fare ad alleviarne il peso. Ma anche per condividere alcune gioie private, che spesso appare inopportuno proporre alla conoscenza di qualcuno di cui non siamo sicuri di poterci fidare.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, docente di psicoterapia cognitiva a Roma

Sos memoria

postato da web il 27.02.2017
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“Non mi ricordo più” vi ricordate l’ultima volta che avete detto questa frase? Se la vostra memoria perde qualche colpo provate ad allenarla con questi semplici esercizi: GUARDA IL VIDEO

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana

L’intelligenza della mano

postato da Nicoletta Carbone il 14.09.2015
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Per saper padroneggiare una disciplina servono, secondo una teoria, almeno 10.000 ore di applicazione. Dal suonare uno strumento, al praticare correttamente un’attività sportiva, dall’insegnare matematica ad una platea di laureandi, al saper pilotare senza imbarazzo qualsiasi genere di aeromobile. Significa una media di tre ore di lavoro al giorno per dieci anni. Si badi bene: non per imparare semplicemente una pratica, ma proprio per diventarne esperti a tutti gli effetti. Una piramide di studi empirici fa riemergere sempre questa cifra, 10.000, secondo alcuni compatibile a quello che sappiamo dell’architettura del cervello e delle funzioni della memoria. Tuttavia il fattore “tempo” in senso stretto non basta. Tutto dipende da quante e quali esperienze si sono affrontate per poter consolidare i dati mnemonici. Esperienze che spesso sconfinano dal puro senso della pratica, annoverando percezioni sensoriali, immagini visive, cognizioni verbali, lessico, percezioni olfattive e uditive. Ottenere risultati progressivamente migliori, permette di superare quella soglia riconosciuta come talento per spostarsi sempre più verso quelle assai più chiare dell’esercizio. Non è un caso infatti che i musicisti migliori siano proprio quelli che tendono ad esercitarsi di più, aggiungendo tecnica ed elasticità di esecuzione ad una indiscussa virtù. Sulla base di ciò si potrebbe concludere che per ottenere certi risultati bastino esclusivamente esercizio e molto tempo da investire. Il lavoro manuale non sembra fare eccezione a queste regole. Chiunque abbia acquisito più esperienza nel corso degli anni infatti, risolve più rapidamente i problemi, è più efficace nel prendere decisioni di quanto non siano i novizi ed è sostanzialmente più creativo.

Uno dei massimi psicologi del ragionamento contemporanei, Philip Johnson-Laird, ha analizzato le strategie creative dell’improvvisazione nelle esecuzioni jazzistiche. Seguendo gli stessi parametri, i suoi risultati potrebbero tranquillamente applicarsi all’opera del falegname che ripara un mobile di un tipo mai visto prima. In entrambi i casi, il modello mentale sviluppato dallo psicologo, è la riprova di come la mente tenda a ripescare nella memoria lontana, soluzioni a problemi incontrate via via durante l’esecuzione, molte delle quali vengono scartate in tempo reale. Alcune contengono in sé i germi di ulteriori sviluppi. Altre ancora vengono scoperte sul campo e tenute in serbo per uso futuro.

Questo ci obbliga forse a ridefinire le frontiere tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Ogni lavoro, si potrebbe pertanto definirsi intellettuale. A variare sarebbe soltanto la componente manuale, preponderante in alcuni casi, marginale nelle altre. Viene allora da pensare che forse, e non a caso, si è spesso parlato di “intelligenza della mano”.

Carlo Cazzaniga – Artigiano Artista

Sulle tracce della memoria!

postato da Nicoletta Carbone il 08.04.2015
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Il cervello umano durante il giorno raccoglie continuamente dati e, mentre dormiamo, continua a lavorare per archiviare e mettere ordine tra le informazioni raccolte, ripulendo così la memoria da dati inutili o superflui e consolidando i ricordi importanti. Un po’ come mettere ordine in una cassetta delle lettere piena, in cui si butta via la pubblicità e si tiene ciò che è necessario.

Un buon riposo è quindi cruciale per l’apprendimento. Ma la novità arriva dalle scoperte dei ricercatori dell’Università della California di Los Angeles che, per la prima volta, hanno fotografato e monitorato cosa succede durante il sonno ai singoli neuroni e nelle aree dedicate all’apprendimento e alla memoria, ossia: la neocorteccia, l’ippocampo e una terza precedentemente trascurata, che si trova in mezzo fra le prime due, la corteccia entorinale.

Gli studiosi hanno scoperto che è la corteccia entorinale il vero ”regista” del cervello che dorme: resta perennemente accesa e fa da tramite tra la neocorteccia e l’ippocampo. Ed è grazie a questo dialogo che avviene il consolidamento notturno dei ricordi.

I risultati di un altro studio chiariscono ulteriormente i correlati neuronali della memoria umana. I ricercatori del Dignity Health Barrow Neurological Institute di Phoenix in Arizona e della University of California di San Diego hanno scoperto che i ricordi episodici, ossia la memoria degli eventi della vita, sono conservati in reti composte da migliaia di neuroni. In queste reti, ogni singolo neurone partecipa non ad uno ma a più ricordi.

Gli studiosi hanno monitorato i singoli neuroni dell’ippocampo in nove soggetti, ai quali sono state mostrate, in due momenti diversi, due liste di parole. La seconda lista conteneva sia parole nuove sia parole già presenti nella prima lista. Queste ultime, e solo queste, attivavano vigorosamente reti di neuroni nell’ippocampo, indicando così quali neuroni conservavano il ricordo delle parole già viste.

Gli scienziati hanno osservato che il ricordo di ciascuna di queste parole impegnava un numero relativamente piccolo di neuroni: poche centinaia di migliaia. Quasi nulla, rispetto ai circa 100 miliardi di cui è dotato il cervello!

A cura di Giuseppe Alfredo  Iannoccari, Assomensana

Le leggi della memoria

postato da Nicoletta Carbone il 09.12.2014
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Esistono leggi della memoria? Hermann Ebbinghaus è stato uno dei primi studiosi a interessarsi a questo problema.

Nei primi anni del Novecento, lo psicologo tedesco sottopose un gruppo di studenti a un curioso esperimento, chiedendo loro di memorizzare serie di lettere e serie di numeri prive di qualsiasi significato. Il suo intento era di studiare il funzionamento della memoria “allo stato puro”, eliminando qualsiasi  interferenza soggettiva o culturale.

I risultati gli consentirono di enunciare alcune leggi generali che governano i processi di memorizzazione e che, ancora oggi, sono ritenute valide e attendibili.

La prima legge dà ragione al proverbio latino “repetita juvant”, in quanto stabilisce che la ripetizione aiuta il ricordo a mantenersi nel tempo. Gli studenti che avevano ripetuto almeno 4 volte le serie di lettere e numeri senza senso ricordavano, infatti, più facilmente il materiale nelle ore e giornate successive.

La seconda legge ha a che fare con l’oblio, o dimenticanza: più il tempo passa e più aumenta la probabilità che i ricordi svaniscano. Con il suo esperimento, Ebbinghaus riuscì addirittura a dimostrare che il tasso di oblio segue una curva ben precisa: a 20 minuti dalla memorizzazione si perde circa il 40% delle informazioni, che continua con rapidità nelle otto ore successive, per nelle ore successive. A distanza di circa un mese si ricorda solo il 20% di ciò che si era appreso.

La terza legge afferma che il processo di memorizzazione può risultare indebolito qualora si verifichino delle interferenze dovute alla sovrapposizione di altre informazioni. Leggere velocemente più informazioni, come ad esempio avviene leggendo una rivista o ascoltando il radio-telegiornale disturba il processo di apprendimento. Per memorizzare meglio, serve apprendere un’informazione per volta, per evitare che le informazioni simili, per somiglianza di contenuto, ci confondono e indeboliscono la formazione delle memorie.

Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana

Amare a settembre: psicologia della ripresa

postato da Nicoletta Carbone il 13.09.2013
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Settembre, andiamo, è tempo di riamare. Così, parafrasando il poeta, possiamo riflettere un momento sui sentimenti di fine estate e di inizio autunno. Abbiamo già ripreso le attività normali dell’anno, dopo la pausa (o la non-pausa) estiva, e per molte persone è difficile sopportare l’alluvione di consigli per un rientro alla normalità non traumatico. C’è poco da fare. Il rientro è fastidioso! Fa-sti-dio-so: perché non ci piace la quotidianità monotona, perché le giornate di accorciano e sembrano molto più brevi e tristissime, perché il tempo atmosferico peggiora e spesso piove o pioviggina (il che è peggio: tempo, almeno deciditi!), perché le nostre “buone intenzioni” durano solo pochi giorni e perché già al 15 settembre non ne possiamo più e fuggiremmo volentieri da qualche parte. Solo che non sappiamo dove fuggire, e soprattutto sappiamo che non è possibile (altrimenti l’avremmo già fatto).

Allora che possiamo fare? Proporrei quattro questioni generali, perché come si dice in psicologia non c’è niente di più pratico di una buona teoria: Amore, Memoria, Legittimazione e Ridimensionamento.

1) Amore: Settembre può essere un buon momento per riordinare i nostri sentimenti. Per aggiornarli al tempo presente, e rimetterli nella gerarchia più adatta a quel che sentiamo adesso. Riordinare i sentimenti significa anche rifare il planning del nostro tempo quotidiano, settimanale e mensile e riservare tempo ai nostri cari. Davvero e non a chiacchiere. Questo può essere anche un efficace antidoto alla noia, al senso di solitudine e alla rabbia legittima per il rientro nella vita quotidiana. Facciamo anche una piccola sorpresa ai nostri cari, ma una sorpresa che piaccia davvero: a loro, non a noi.

2) Memoria: Stiamo attenti agli scherzi che a volte ci fa la memoria. Tutta la nostra esperienza di vita è racchiusa nella memoria di ognuno. La memoria ci racconta chi siamo, che cosa è successo nella nostra vita, quali situazioni ci hanno fatto e ci fanno star bene e quali relazioni ci hanno fatto e ci fanno star male. Ma la memoria a volte è fortemente influenzata dallo stato d’animo del momento, e potrebbe convenirci allenarci a tenerla immune dalla selezione automatica dei ricordi. Siamo mai morti per una ripresa d’autunno? No. E’ mai successo che non siamo riusciti a riorganizzarci e che abbiamo passato un intero autunno a piangere rimpiangendo la passata stagione? Credo di no. Abbiamo mai smesso di vivere normalmente solo perché le giornate si accorciavano e finiva l’amata ora legale? No. Allora riattiviamo la memoria e passiamo al punto seguente.

3)  Legittimazione: Possiamo abituarci a legittimare sia le emozioni negative che gli avvenimenti avversi accaduti. E’ vero, possiamo aver provato legittime emozioni negative e possono essere accaduti fatti sgradevoli e legittimamente dolorosi. Possiamo esprimere in modo adeguato all’avvenimento quel che abbiamo provato. Ma dopo un tempo di legittimazione, che naturalmente varia a seconda della gravità dell’evento negativo, possiamo provare ad eseguire il passo successivo.

4)  Ridimensionamento: Una volta riconosciute e legittimate le emozioni negative, e trascorso il tempo necessario per l’elaborazione, possiamo imparare a ridimensionarle dicendo a noi stessi che malgrado la quantità di episodi anche dolorosi occorsi, pian piano ma non troppo possiamo riorganizzarci e focalizzarci sulle possibilità presenti e dell’immediato futuro. Potremmo sentirci molto meglio, anche a settembre. Utilizzando memoria, legittimazione e ridimensionamento, potrebbero aumentare positivamente le nostre capacità di amare.

Per saperne di più:  F. Aquilar (2012), Riconoscere le emozioni. Seconda edizione, Edizioni Franco Angeli, Milano; e prossimamente in libreria: Parlare per capirsi, a cura di Francesco Aquilar.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli. Twitter @DrFAquilar

Semplici accorgimenti per prepararsi ad affrontare al meglio gli Esami

postato da Nicoletta Carbone il 26.06.2012
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Oltre mezzo milione di studenti in questo periodo sono chiamati ad affrontare gli esami di maturità e gli appelli estivi universitari. Corre quindi la necessità di  migliorare le prestazioni cognitive per apprendere, memorizzare e saper esporre una moltitudine di dati e concetti.

Il cervello, per svolgere al meglio le sue funzioni, ha bisogno di:

  • ottimizzare il metabolismo con un’attività fisica aerobica e senza stressare l’organismo oltre le sue capacità. È sufficiente fare ginnastica libera, nuoto, corsa, oppure una passeggiata a passo sostenuti per 45 minuti al giorno. Queste attività ossigenano il cervello, migliorano il metabolismo basale, allentano le tensioni e migliorano l’ottimismo e la motivazione;
  • alimentarsi adeguatamente, con una dieta che comprende cibi ricchi di sostanze antiossidanti (frutta e verdura in primis), omega3 (presce, noci, olii extravergine d’oliva, di girasole e di lino), ma anche la presenza di carboidrati (pasta, pane, patate) per la presenza  di zuccheri a lento rilascio. Invece di mangiare troppo durante i pasti, preferire piccoli spuntini di frutta o cibi comunque naturali;

Anche l’attività di studio necessita di una gestione adeguata:

  • pianificare lo studio: in modo da dedicare metodicamente un certo tempo ogni giorno senza sentirsi invasi dalla quantità di materiale da studiare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili e, quando lo si raggiunge, premiarsi con un’attività piacevole;
  • rispettare i cicli di attenzione e concentrazione. La nostra capacità di attenzione e concentrazione è ciclica: ha una durata di circa 20-40 minuti (a seconda del soggetto e del momento della giornata), oltre il quale è necessario alzarsi dalla sedia e distrarsi per 5-10 minuti. Ciò consente alla molla dell’attenzione di ricaricarsi e alle attività cerebrali di svolgere i processi biochimici necessari a metabolizzare e sistematizzare le informazioni apprese;
  • prevenire l’oblio: uno dei fattori che impediscono la memorizzazione e l’apprendimento è l’interferenza: le informazioni apprese in rapida successione interferiscono tra loro e ne rendono difficile il consolidamento. È preferibile rallentare il ritmo e concedersi una breve pausa tra un blocco di studio e l’altro;
  • adottare strategie di memorizzazione: molti si affidano alla memoria visiva, ma spesso non è sufficiente. Ci sono tecniche semplici e immediate come le associazioni, le categorizzazioni, le immagini mentali, gli acronimi ecc. che possono sostenere lo sforzo mnemonico. Quanto più un informazione viene elaborata e ripensata (cioè la commentiamo, creiamo delle connessioni con altre informazioni, ce le immaginiamo mentalmente ecc.) più il ricordo diventa forte e tenace.

Necessita anche favorire le condizioni che facilitano l’attività di studio:

  • dormire un buon sonno: il sonno non serve solo a riposare il corpo, ma soprattutto la mente. Proprio durante il sonno le strutture cerebrali lavorano intensamente per consolidare i ricordi. Per questo motivo, è meglio sviscerare i concetti complessi e i dati tecnici al mattino e ripassare la sera prima di andare a letto;
  • automotivarsi:  perché studiare tanto? Chi ce lo fa fare? I motivi possono essere tanti e diversi, ma preme trovare in sé il motivo principe. Pensare a ciò che saremo dopo aver dato l’esame è molto più motivante del semplice “devo fare gli esami”;
  • pensare positivo: nel periodo di studio si è talmente immersi che lo si potrebbe vivere in termini negativi. Invece, è un evento positivo che rappresenta una crescita personale e professionale. È utile quindi inserirci dentro aspetti positivi e momenti di leggerezza per allietare un ricordo che ci accompagnerà per tutta la vita;
  • mantenete la vita sociale attiva: anche in questi periodi non rinunciare a frequentare gli amici. Serve per defaticare e rigenerare le forze e la motivazione.

In bocca al lupo!

A cura del Prof. Iannoccari, presidente Assomensana

La memoria dei numeri

postato da Nicoletta Carbone il 10.04.2012
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La nostra vita è fatta di numeri: la data in cui siamo nati, i nostri anni, l’altezza, il peso, il numero della carta d’identità e della patente, i prezzi, i numeri di telefono, il pin ecc. Insomma, non c’è aspetto della vita quotidiana che non ospiti in sé un numero. Eppure, la maggior parte delle persone riferisce di avere un rapporto ambivalente con le cifre e di avvalersi felicemente di agende e telefonini per tenerli in memoria.

A parte le persone che si trovano a proprio agio nel manipolare numeri, per gli altri vorrei spendere due parole di incoraggiamento: innanzitutto, è vero che i numeri non sono facili da tenere a mente perché sono oggetti “astratti” e, diversamente dalle informazioni “concrete”, sfuggono naturalmente alla presa della nostra memoria (così come capita con i nomi propri di persona, città ecc.).
Ne consegue che  l’insuccesso a cui siamo esposti ci convince che si tratta di elementi davvero ostili.
La notizia positiva è che ci sono almeno 5 metodi diversi per poterli memorizzare con successo:
1) associare i numeri a cose “concrete”, come ad esempio le date di nascita, il numero civico, il numero di familiari ecc.;
2) utilizzare un jingle, ossia un motivetto musicale, una cantilena per ricordare una sequenza numerica (per intenderci, è ciò che facevano le pubblicità delle aziende telefoniche per inculcarci i loro numeri utili);
3) ragionare sui numeri, ossia trovare i collegamenti logici nella successione numerica (ad es., 369246 è semplicemente la successione del 3 -369- e del 2 -246);
4) rappresentare geometricamente i numeri sulla tastiera (es. 51397 rappresenta la sequenza dei numeri che al centro girano gli angoli della tastiera);
5) costruire una storia con i numeri, mettendo insieme le associazioni in una breve storia, ad esempio: 02-25182777 diventa “visiterò Milano (02) a Natale (25) quando sarò maggiorenne (18) e finalmente col mio primo stipendio (27) potrò uscire con una bella ragazza (77=gambe delle donne).
Esistono anche altre tecniche più raffinate e difficili, ma con le nostre cinque strategie adesso i numeri non hanno più segreti!

A cura di Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana.

Cibo e memoria

postato da Nicoletta Carbone il 21.02.2012
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Cibo e memoria.

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Alleniamo la memoria

postato da Nicoletta Carbone il 06.02.2012
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Numerosi studenti, universitari e non, chiedono sempre più spesso di acquisire tecniche (e pillole!) per ricordare al meglio il materiale per gli esami.  Per rendere più efficiente la memoria per lo studio, fermo restando che non esistono pillole miracolose,  possiamo utilizzare apposite strategie e allenarla, proprio come avviene per i muscoli del corpo.
Una tecnica che suggerisco e che può dare buoni risultati agli esami si chiama PQ4R, che corrisponde all’acronimo delle parole che la compongono:

Preview (leggere prima):  innanzitutto, scorrere l’indice del libro per capire quali sono i temi trattati e farsi un’idea della struttura del testo. L’indice è una vera e propria bussola di riferimento;
Questions (domande):  porsi, con sincera curiosità, delle domande sui temi del libro rilevati dall’indice. Più domande si pone, più sarà efficace e profonda la comprensione del testo;
Read (leggere):  leggere ciascun paragrafo e ripeterlo a voce alta. Il riassunto scritto non sostituisce la ripetizione;
Repeat (ripetere):  alla fine del capitolo, ripetere ad alta voce tutti i paragrafi contenuti;
Reply (rispondere):  rispondere ai quesiti formulati in precedenza, come se si dovesse rispondere alle domande d’esame;
Review (rivedere):  scorrere di nuovo l’indice e ripetere ad alta voce i contenuti del libro.

È bene ricordare che, come qualsiasi tecnica, anche la PQ4R prima di dare i suoi frutti avrà bisogno di un periodo di apprendimento. E i risultati non tarderanno ad arrivare!

 A cura del Dott. Giuseppe Alfredo Iannoccari, Presidente Assomensana

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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