W le donne tutto l’anno!

postato da web il 14.03.2017
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Alla donna “moderna” è spesso richiesto di essere multitasking, con l’obbligo di riuscire a conciliare la vita famigliare con i tempi e le esigenze lavorative ma purtroppo in alcuni settori questo ancora non e’ possibile a causa ad, esempio, di oggettiva inconciliabilità tra orari di lavoro ed esigenze famigliari.
Esistono, fortunatamente, anche esempi in cui il ruolo femminile è, non solo valorizzato al massimo, ma diviene anche determinante ed è assolutamente possibile conciliare al meglio impegno professionale e gestione della famiglia.

Uno di questi è rappresentato da una multinazionale famosa per un robot da cucina, che è possibile acquistare solo a domicilio che, fino a qualche tempo fa, esigeva che tale elettrodomestico fosse venduto esclusivamente da donne perché l’allora direttore generale, peraltro un uomo, era convinto che solo una donna sapesse organizzare e gestire contemporaneamente lavoro e famiglia.

Ma, purtroppo, la famiglia non è sempre un “caldo rifugio” per le donne che, sempre più spesso, proprio all’interno di essa vivono e subiscono, nel silenzio e nella solitudine più assolute, la disperazione per i soprusi e le violenze di compagni e mariti che, nei casi estremi, arrivano a diventare i loro carnefici.

Per fortuna, come raggi di sole che squarciano cupe nubi, a fianco di queste sfortunate donne ci sono le tante associazioni di volontariato che sistematicamente, con infinito impegno, grande perseveranza e altissima professionalità, si fanno promotrici di tante iniziative che culminano nella giornata della festa delle donne.

Le donne, però, devono trovare il coraggio di ribellarsi e di reagire anche se questo significa denunciare il proprio marito o il proprio compagno. Devono, soprattutto, convincersi che non è vero che “…è tutto inutile…non cambierà nulla…”, perché non è così!

E’ necessario non perdere mai la speranza e convincersi che le cose, anche le peggiori, si possono cambiare, ma è necessario crederci e non mollare mai!

Gli esempi positivi, in tal senso, sono sempre più numerosi e, tra i tanti, voglio ricordare il progetto “Questo non è amore”, nato e fortemente voluto dalla Polizia di Stato per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della violenza di genere ed accogliere ed aiutare le persone vittime di questi comportamenti.
Per cui…W la donna ma tutto l’anno!

A cura di Ines Seletti

Un nuovo lavoro? Esercizi di consapevolezza

postato da Nicoletta Carbone il 26.11.2014
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Stiamo iniziando un nuovo lavoro? Alcuni consigli di consapevolezza.
Poche consapevoli regole per partire con il piede giusto e entrare in armonia con l’ambiente e le persone nuove.
Qualche strumento di consapevolezza e meditazione per essere sereni e tranquilli e sconfiggere l’ansia del Nuovo.
Voi sapete che vi hanno assunto a causa della vostra esperienza, ma non appena varcata la soglia della porta del nuovo ufficio, siete  una persona  sconosciuta, tutto di voi e da tutti poco o tanto venite messi sotto esame, dalla receptionist al CEO.
Ogni nuovo posto di lavoro ha la sua politica interna. Non importa quale sia la posizione che hai, appena sei stato assunto per quanto grande e progressista sia la società, ci sono persone che sono  entusiaste del fatto che tu sei è venuto a bordo e ci saranno   persone che non lo sono. Ci saranno  cose che ti fanno alzare le sopracciglia e solcare la fronte, e ci saranno  cose  di cui sarete  molto entusiasti di vivere essere in grado di scavare e davvero fare la differenza. Come navigare tutte queste cose, pur mantenendo la pace della mente e fare del tuo meglio per non pestare i piedi a nessuno a volte può essere difficile.
Anche i migliori lavori sono pieni di stress, le scadenze difficili, boss impazienti, colleghi gelosi, ma, come la scienza dimostra sempre più, la meditazione consapevole è l’antidoto.
Siate consapevoli di sviluppare una delle più grandi Virtù di una mente Mindfull: la pazienza con voi stessi e verso gli altri.
“Mi piacerebbe cambiare il mondo in questo momento e rendere tutto perfetto”  è un bel pensiero, ma è un pensiero impaziente che si scontra con la realtà e le tue capacità, e il non poterlo fare, genera sfiducia in te e verso gli altri.
Accettiamo tutto quello che accade nel nuovo posto di lavoro sorridendo, questo ci aprirà la consapevolezza di dove ci troviamo e di come al momento giusto troveremo l’occasione per portare cambiamenti o rispondere a tono al collega geloso.
Anche quando sei in cima a una organizzazione (forse ancora di più quando sei in cima a una organizzazione), ci vuole un buon tempo lungo per capire veramente tutte le  cose e per convincere le persone a sapere che possono  completamente fidarsi di te. Quindi, non siate sorpresi quando non avviene immediatamente. Anche se sei una persona molto aperta e fiduciosa    si deve capire che la maggior parte delle persone non si occupano di cambiare la vita e se siete nuovi per loro è un cambiamento che può destabilizzare le loro certezze e i loro automatismi, questo è positivo per loro, ma devono ancora scoprirlo. In un posto nuovo di lavoro, Tu sei il cambiamento, loro la paura di cambiare.Ricordiamo che possiamo  ”essere d’accordo di essere in disaccordo”
Quindi il consiglio è Pazienza con voi stessi e Compassionevole amore verso gli altri.

A cura di Tetsugen Serra

Gli annunci di lavoro

postato da Nicoletta Carbone il 26.06.2014
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Gli annunci sono comunque UNO dei canali di collegamento tra domanda e offerta di lavoro e quindi in generale non si possono trascurare. Ci vogliono però alcuni accorgimenti.
L’annuncio non costa
E’ vero che rispetto ad una volta, quando si scriveva lettera e cv (magari a macchina) e si stampavano o fotocopiavano e si imbustavano e si pagava il francobollo e si scendeva a inserirli nella cassetta per le lettere distinguendo Milano da Fuori Milano…, oggi sembra tutto facile!
Una mezz’ora davanti al computer e ho spedito 20 annunci, se non di più, e il mio dovere di ricercatore di lavoro l’ho fatto!
Bugia!!!
Ho fatto finta di cercare lavoro. In primis perché devo usare anche altri canali e poi perché la risposta veloce non paga.
Meglio è:
1) Selezionare l’annuncio
Avendo in mente cosa si cerca (frutto del lavoro fatto in precedenza) uno seleziona gli annunci. Sceglie un annuncio e lo legge bene. Verifica se ha i requisiti fondamentali richiesti come obbligatori, che si riferiscono tipicamente agli studi, agli anni di esperienza, al tipo di aziende o mercato in cui aver maturato esperienza.
Non è tramite un annuncio che si cambia settore in cui lavorare.
2) Verificare i contatti
A questo punto si verifica se ci sono dei contatti con la società (di selezione o l’azienda direttamente) o con la persona che fa la selezione. In tali casi sarebbe meglio cercare il rapporto diretto.
Ciò vale in Italia per la maggior parte delle aziende.
In un mondo più moderno ed evoluto ci saranno solo le candidature via web (web application), ma ciò per ora non vale sempre in Italia (anzi, quasi mai).
3) Motivare la candidatura
Sarebbe utile scrivere qualche riga di motivazione della candidatura: non solo il riferimento dell’annuncio, ma una breve presentazione che metta in evidenza la connessione tra quanto richiesto e quanto si può offrire.
Si tratta di fare il lavoro che fa il selezionatore quando riceve il cv.
Volete mettere ricevere una mezza pagina che dice che vado bene con i fatti? Mi risparmia un po’ di lavoro e di sicuro attira la mia attenzione sul cv, che è poi l’obiettivo che mi prefiggo inviando il cv, no???
Lo stile deve essere sempre professionale e personale solo quel tanto ch serve per essere empatici o spiegare una situazione particolare. Una mia amica ed ex collega Paola, dopo anni di pausa per via della adozione di una bambina cambogiana e la sua cura nei primi anni di ambientamento in Italia, ha voluto riprendere a lavorare. Ha selezionato delle aziende, ha scritto una lettera di marketing in cui questo fatto veniva messo in evidenza (non il solo!) e ha trovato dall’altra parte una persona della Direzione Risorse Umane sensibile al tema, anzi con un’esperienza simile. E’ stata presa in considerazione e a seguire ha anche superato le selezioni e lavora!
Certo i commenti e le frasi inutili e senza senso meglio tralasciarli. Scrivere che uno si trasferirebbe a Vienna perché è una bella città suona ridicolo? Eppure lo scrivono nelle loro lettere di marketing anche ex dirigenti di multinazionali!
Troppe candidature generano frustrazione e spam nella rete, che ci ritorna come un boomerang.
Se dopo mesi conto di aver inviato 600 cv e non aver fatto un colloquio, penserò non tanto ai francobolli risparmiati, ma alle aspettative deluse e ciò avrà un prezzo in termini di frustrazione.
In più mandando cv non mirati ho contribuito a generare un movimento sovrabbondante che non permette alle selezioni di essere efficienti e questo si rivolta anche su di me.
Pensiamo a quando ci lamentiamo perché il selezionatore non ci risponde alla candidatura. Ma se riceve cv a vanvera e in quantità, come fa? Il selezionatore non legge tra le righe del cv per capire che se ci candidiamo per una posizione di direttore di stabilimento lo possiamo fare anche se sul cv c’è scritto che mi sono occupato di informatica tutta la vita, no? O almeno non funziona così, quindi meglio riflettere su come funziona questo mercato e adeguarvisi se si vuole lavorare.
Detto ciò, meglio una spedizione in più che una in meno (di numero però!).
E come mi ha suggerito una persona che ho seguito da vicino nella sua ricerca, ci vuole anche qui metodo e applicazione. Francesca si alzava come quando andava a lavorare, anche se era in un periodo di fermo, e si dedicava per un’ora o due agli annunci su internet (Linkedin compreso) in modo da intercettare i nuovi annunci appena pubblicati (ricordate quanto dicevo sopra sulle centinaia di cv che arrivano?). Si dedicava poi al altro e nel pomeriggio o la sera faceva un nuovo check in modo da verificare se c’erano degli aggiornamenti sulle candidature e rispondere subito.
Il web viaggia veloce e noi dobbiamo seguirlo. Non ha senso guardare gli annunci una volta ogni tanto e rispondere dopo averci dormito sopra alcuni giorni…Idem se si riceve un feed-back da parte di un selezionatore meglio rispondere subito e non frapporre week-end, vacanze o che altro! Cogliere l’attimo per favore!
E il metodo vale sia per l’Italia sia per l’estero. La selezione ha i suoi metodi che sono abbastanza comuni e condivisi almeno per quanto detto sopra.
A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro
www.cristinagianotti.it – Cristina.gianotti@tiscali.it

Evviva ! Ho la lista degli HH, cacciatori di teste

postato da Nicoletta Carbone il 16.06.2014
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Magari più di uno avrà sentito l’amico con una certa esperienza e un certo profilo professionale (medio-alto intendo!) pronunciare le fatidiche frasi: “conosco un head hunter…, mando il mio cv aggiornato agli HH…, vado a trovare un head hunter, ci pena lui a trovarmi il lavoro!
Oppure: certo che quelli che conoscono un head hunter sono avvantaggiati: il lavoro glielo cerca lui. Oppure: se avessi la lista degli HH cui mandare il mio cv…
Sinceramente anch’io in gioventù (fino ai 35-38 anni per la precisione) ho cambiato spesso lavoro grazie ad annunci e a veri a propri head hunter, ma già a oltre i 40 anni sembrava che non mi conoscessero più e io non fossi di loro interesse in senso professionale, ance se mi ero procurata una bellissima lista di Head Hunter e avevo spedito alcune decine di mail. Ma come mai???
Con il tempo in base all’esperienza mia, delle persone amiche e di altre persone con cui ho lavorato sul tema del cambio di lavoro mi sono accorta che il mondo degli Head Hunter è un’illustre sconosciuto ai più.
A parte quelli che storpiano la parola e non sanno neanche la traduzione in Italiano (cacciatori di teste) penso proprio che qualche nota vada conidvisa.
Tanto per intenderci, back to basic:
Da Hoepli:
head hunter
loc. sost. m. inv.
Nel gergo aziendale, chi per professione cerca, per la propria azienda o per conto terzi, personale altamente qualificato allo scopo di incrementare il proprio organico o di privare la concorrenza dei suoi elementi migliori


Oppure:
Da Google:
Il termine Head Hunter, tradotto dall’inglese significa letteralmente cacciatore di teste e si riferisce nel mondo del lavoro e più precisamente nell’ ambito delle Risorse umane al processo di Executive Search.
In particolare questa parola interessa i manager che desiderano cambiare lavoro, infatti questo tipo di attività è una ricerca diretta e selezione del personale, mirata a trovare i manager più adatti a ricoprire determinate posizioni all’interno di un’azienda.
L’attività di Executive Search può essere svolta direttamente dall’ azienda o anche da società esterne, composte da professionisti del settore, quelli che vengono appunto chiamati “cacciatori di teste”. Solitamente un’azienda chiede l’aiuto di una società di consulenza per risparmiare tempo e lavoro nell’ identificare  e valutare i candidati.
Questo servizio è pertanto a carico dell’azienda e non del candidato. I candidati vengono valutati e presentati al cliente in base a un preciso profilo professionale stabilito dalla società che offre la propria consulenza e l’azienda. Solitamente non sono i candidati a rivolgersi alla società di consulenza, ma è il consulente che li contatta, proponendo un’offerta di lavoro. Il lavoro di consulente è quindi molto importante e richiede delle conoscenze specifiche e un notevole impegno per poter reperire delle figure professionali adatte.
I metodi usati solitamente per identificare i potenziali candidati comprendono: contatti telefonici in seguito a segnalazioni di persone del settore o di altri candidati non interessati in quel momento alla selezione; l’uso dei network, con un continuo aggiornamento della propria rete di contatti.
Anche se solitamente è l’ Head Hunter a scovare un candidato, in alcuni casi chi cerca lavoro vuole entrare in contatto con queste società, ed è possibile fare ciò tramite mail, lettera e in alcuni casi anche tramite fax. La risposta agli annunci pubblicati in internet o il proporsi spontaneamente alle società che operano in questo settore possono divenire due attività complementari per chi desidera cambiare lavoro.
E’ bene sapere che non tutte le opportunità di lavoro vengono pubblicate sui giornali o su internet, ma soltanto il 30-40%. Chi sceglie di effettuare un inoltro spontaneo, potrà accedere a maggiori opportunità lavorative. Considerando questi aspetti, riteniamo che può essere vantaggioso proporsi in modo spontaneo non solo alle aziende, ma anche agli head hunter scegliendo gli strumenti giusti.


… Non volendo essere faziosa ho preferito citare da altri.
E’ chiaro quindi che gli Head Hunter:
• Lavorano su profili medio alti: non l’impiegato o il quadro basso e neanche l’AD di ENEL però.
• Lavorano con il focus sull’azienda e non sul lavoratore, benché di alto profilo.
• Si fidano delle ricerca diretta e dei loro contatti.
A volte cercare il contatto ha senso, detto e verificato quanto sopra.
Si tenga conto che ormai la maggior parte di loro sono strutturati e facenti parti di catene internazionali (quelli che sono sopravvissuti alla crisi e lavorano ancora). Quindi tramite Google è possibile sapere chi sono queste aziende intermediarie e chi sono i professionisti che si occupano dei singoli settori. Se poi il contatto avviene tramite un aggancio personale (es. amico di amici) o di business (es. relatore in una conferenza) è meglio. A maggior ragione se l’ottica è quella di rinfrescare una conoscenza del passato o crearne pian piano una nuova.
Difficile avere risultati a breve con loro.
Esiste poi un pregiudizio da parte ancora di molti di loro nei confronti delle persone che cercano lavoro proprio perchè non si capisce, da parte di chi cerca, che loro non trovano lavoro a chi cerca, ma cercano persone per le aziende – anche solo a livello relazionale – e si può quindi creare un clima da una parte di pretesa e dall’altra di “ma non ti devo niente!”, capito? In più le aziende che si valgano di un Head Hunter a volte (specie in provincia) pretendono di avere come candidati persona che lavorano e che vengono “strappate” da altre posizioni, intendendo le persona sul mercato in cerca di occupazione in qualche modo colpevoli di non avere lavoro… Un pregiudizio ancora dura a morire purtroppo!
Le aziende usano executive search interni / consulenti o aziende di executive search esterne dopo aver cercato attraverso altri canali (soprattutto contatti e relazioni amicali e di business) e, soprattutto, se serve andare diretti sulla concorrenza, cosa che non si può fare direttamente.
In più gli Head Hunter costano e non poco e ci sono diversi studi e articoli che criticano la loro efficacia.
In più, una mia opinione personale, che viene dall’esperienza mia e di diverse persone seguite perlomeno in Italia, è che le aziende li usano per il lavoro di ricerca, ma non sempre le aziende ascoltano i loro consigli o loro stessi sono in grado di avere impatto sull’azienda in tema di scelta….
Il consiglio è quindi di andare mirati, magari con un aggancio e costruire la relazione nel tempo piuttosto che pretendere che ti cerchino un lavoro. Non vale, come si diceva una volta, “sono nelle mani di un head hunter”! Ma dove???
Come per gli annunci, vogliamo cassarli? Assolutamente NO! ma usarli come uno dei canali su cui puntare una parte dei nostri sforzi di contatto con il mercato.


A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro www.cristinagianotti.it – Cristina.gianotti@tiscali.it

Rispondo a 10-15 annunci al giorno. Perché non trovo lavoro?

postato da Nicoletta Carbone il 29.05.2014
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Gli annunci di lavoro…
Una volta si sfogliava il Corriere della Sera ogni venerdì e si ritagliavano gli annunci, a cui poi si rispondeva durante la settimana, e funzionava anche!
E oggi? che c’è anche internet??? Non funziona.
Vediamo un po’ cosa c’è dietro.

• Ci sono delle agenzie di ricerca e selezione che sono radicate nel territorio e sanno che alcune aziende loro clienti richiedono periodicamente un certi tipo di figure. Per essere pronti alle richieste del mercato è quindi utile fare degli annunci un po’ generici relativi a una figura professionale e raccogliere un pò di potenziali candidati, magari alcuni vengono anche intervistati al telefono o invitati ad un colloquio conoscitivo.
• Ci sono delle aziende che, per dimostrare che stanno andando bene e quindi hanno lavoro, pubblicano delle ricerche di lavoro. Usano quindi la ricerca di lavoro come strumento di marketing per dire al mercato che vanno bene e quindi si stanno ampliando assumendo ulteriore forza lavoro.
• Ci sono aziende che hanno già deciso chi promuovere in una certa posizione, ma – per motivi “politici” in senso lato – pubblicano la ricerca e aprono la selezione anche a persone al di fuori dell’azienda, salvo poi – dopo mesi di selezioni – comunicare che hanno preferito la crescita interna…
• Ci sono annunci che sono specifici: si cerca una persona specifica, con una certo corso di studi, una certa esperienza, certe caratteristiche. Il briefing dell’azienda che cerca la persona che ha composto l’annuncio è molto precisa: un certo tipo di figura tipo quelle che vengono dalle aziende x, y e z, anni, sesso, caratteristiche, cose che ha fatto. Non si può essere così espliciti nella ricerca e quindi si scrivono alcune cose. Non è che se ne intendono delle altre, ma se ne intendono anche altre. Non tutti sanno leggere gli annunci.
• Ci sono poi annunci a cui si risponde non perché si abbiamo le caratteristiche richieste, ma perchè se ne hanno alcune, peccato che almeno quelle necessarie si devono avere altrimenti si viene scartati subito nella selezione.
• Una volta mi è capitato una persona che ha detto: “con quelle richieste non lo trovano e allora considereranno anche me!”. Ok peccato che se l’azienda paga l’azienda di ricerca e selezione vuole avere quello che cerca o “quasi”!
• Ci sono poi annunci a cui si risponde perché si vuole essere presi in considerazione dalla società che pubblica l’annuncio per altre eventuali posizioni. In questo caso meglio scrivere direttamente all’azienda. Pensate che dietro un annuncio c’è una persona in “carne ed ossa” che fa selezione. Questa persona si attiene ai parametri richiesti e ha come obiettivo la persona richiesta dal cliente e su quella si deve giustamente focalizzare. Il resto va scartato. In realtà si stanno lentamente diffondendo alche strumenti automatici di scansione delle info contenute in un cv ma a maggior ragione questi si attengono ai parametri della ricerca.
Insomma gli annunci sono uno strumento di business con regole di mercato e logiche stringenti, nonché un target di persone. La buona notizia è che non si cerca lavoro solo tramite gli annunci, ci avevate mai pensato ?!
A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro
www.cristinagianotti.it

L’abito del colloquio

postato da Nicoletta Carbone il 06.11.2013
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“L’abito fa il monaco” si dice!
Si può essere d’accordo o meno con le massime e possono piacere o meno. Vero è che il colloquio di selezione per un lavoro in azienda ha le sue regole e una è relativa all’abito. Intendo l’abito in vari sensi.
In senso stretto l’abito è quello che ci si mette per coprirsi: il vestito, la giacca, la gonna, gli accessori, i colori, la cravatta, i tacchi, i gioielli, il trucco, ecc. Nella nostra cultura ci sono delle regole non dette, io mi riferisco a quelle in uso in Italia. Cambiassimo Paese dovremmo informarci e adeguarci. Anche rimanendo in Italia, vanno fatti dei distinguo: un conto è essere a Roma e un conto a Milano, un conto è appartenere ad un settore come la moda, un conto è appartenere al Finance, un conto è cercare un lavoro come magazziniere e un conto come quadro direttivo in banca! Nonostante il Paese stia evolvendo e venga in alcuni campi influenzato per esempio dalla cultura americana, da noi quando si va ad un colloquio è bene vestirsi al meglio rispetto al proprio ambiente di lavoro. Cosa intendo?
Intendo che non sempre vestirsi in maniera appropriata significa vestirsi come per un matrimonio o una serata, anzi! Meglio è avere in mente come ci si veste nel proprio ambiente pensando alle occasioni principali: un brindisi di Natale, una promozione, una conferenza con il capo estero… Se quindi normalmente mi vesto casual, magari per un colloquio mi vesto con giacca e cravatta, ma con uno spezzato. Se opero nel mondo finance o nella consulenza di direzione mi vesto sempre con il vestito scuro, magari a righe, camicia bianca, cravatta a pallini o regimental, aggiungo anche i gemelli, se opero in ambiente anglosassone. Se opero nell’industria metalmeccanica probabilmente – a meno che non sia un DG o un CFO – mi vestirò con uno spezzato.
Se sono una donna? Alle donne – dalla Marina Bellisario in poi – è concesso pian piano di più: sempre meglio presentarsi in modo professionale, onde evitare di dare dei messaggi che possono essere fraintesi e che non sempre o non per tutti sono coerenti con la professione. Vent’anni fa il tailleur un certi ambienti era un must. Ora c’è più libertà. Le donne usano facilmente i pantaloni e le maglie. Io consiglio comunque un aspetto sobrio, anche nel trucco e negli accessori.  In genere i tatuaggi e troppo braccialetti soprattutto negli uomini o i piercing in azienda non sono “di moda”. Ciò detto, c’è un abito anche in senso meno stretto: ci sono i modi: come saluto, come mi pongo nei confronti delle persone che incontro in reception, in colloquio, in attesa, ecc., per fissare l’appuntamento, durante l’incontro, dopo l’incontro. Che dire?
Educazione, anche se di questi tempi a volte penso che anche cosa vuol dire educazione e rispetto per tutti e per il lavoro di tutti andrebbe spiegato!  Meglio un per favore e un grazie in più che in meno, ance con il portiere – fatemelo dire!
C’è anche un abito in senso lato: l’abito cioè l’atteggiamento che metto in questo evento. Il colloquio, la sua convocazione, l’incontro e il follow-up sono eventi di business e in ottica di business vanno trattati e vissuti, non solo nell’apparenza, ma anche nella sostanza. Parlerò quindi come parlerei in azienda con il mio capo o un mio collega, avrei una focalizzazione e un’energia – anche per un colloquio conoscitivo – tesa a mostrare quanto h da offrire e con l’umiltà di capire se ciò che offro risponde a quanto cercato, magari insieme con l’interlocutore. Quindi non arroganza o superiorità, ma neanche dimissione, sciatteria, falsa modestia. Ciascuno pensi a una o più situazioni di lavoro di un cento impegno in cui si è piaciuto (ed è piaciuto) e pensi a quella situazione, al riviva brevemente prima di “scendere”in campo nel colloquio.  E in questo rientrano anche i suggerimenti dello scorso intervento sul colloquio (La stagione del colloquio).

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach

C’è una stagione per i colloqui di lavoro?

postato da Nicoletta Carbone il 25.10.2013
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Se è vero che uno cerca lavoro quando ne ha bisogno, è vero anche che l’autunno è una delle stagioni delle selezioni. Le persone tornano al lavoro, le aziende riaprono, è come se fosse un inizio d’anno, soprattutto se si pensa che la maggior parte delle aziende italiane seguono il calendario solare e quindi l’autunno è la stagione in cui ci si prepara per il nuovo anno. Si deve chiudere l’anno nel modo migliore possibile, ma in contemporanea si preparano piani, budget, progetti, azioni per il nuovo anno. Per essere pronti per gennaio – anche dal punto di vista delle persone che fanno parte dell’azienda – ha quindi senso che l’autunno sia una stagione in cui avvengono le selezioni di lavoro. Sia che si sia mandato il cv prima delle vacanze, dopo le vacanze a settembre o alcuni mesi fa, in questa stagione un’azienda che pensa ad un nuovo inserimento si mette in moto. Noi quindi – che stiamo cercando una nuova opportunità – dobbiamo prepararci. Mettiamo quindi anche questa attività tra le tante proposte al rientro dalle vacanze e per l’autunno- inverno!

Ma un colloquio va preparato?

In effetti ci sono tante cose che si possono preparare in vista di un colloquio di lavoro, giusto frutto dell’attività di preparazione del cv e del contatto con il mondo del lavoro. Alcuni si ostinano a ritenere che è meglio andare al colloquio in modo naturale, rispondere in libertà in modo da essere trasparenti, valutati per quello che si è, senza mentire… E’ proprio un ERRORE!

Il colloquio di selezione di una persona per un potenziale inserimento in azienda è un evento di business e come tale va trattato: va preparato, come si prepara una presentazione, come si prepara e si simula anche una visita ad un cliente, come una negoziazione.

Iniziamo dalle basi:

a)
Essere reperibili: è bene avere un cellulare possibilmente sempre carico e con la segreteria attività, nonchè con la possibilità di ricevere messaggi. So che ognuno ha le sue idee al proposito, ma mettiamoci nei panni di chi sta facendo un lavoro di ricerca: vuole contattarci e  magari deve contattare e riempire un’agenda in un ristretto lasso di tempo. Non si può permettere di chiamarci tante volte ad ore diverse, mandarci mail, ecc.. E’ vero siamo potenzialmente importanti, ma l’offerta è anche alta… Meglio quindi essere facilmente reperibili. Se poi dovessimo essere disturbati in un momento inopportuno per un qualsiasi motivo, meglio richiamare a stretto giro assicurandosi di aver capito nome, società, numero (magari memorizzato dal cellulare stesso). Non lasciar passare più di mezza giornata. Non chiedere all’interlocutore di richiamare, non chiedere di mandare una mail … se non in casi veramente eccezionali (es. vacanza all’estero oltreoceano).

b)
Essere disponibili: va bene che stiamo lavorando e vogliamo farci un po’ desiderare, ma le selezioni non si fanno solo dalle 18.30 in poi o nell’intervallo di pranzo. Un po’ di flessibilità quindi è proprio consigliabile. Essere disponibili significa anche usare mezzi diversi dall’incontro personale. Sempre più anche in Italia è possibile che venga richiesto un colloquio per telefono o via Skype. All’estero specie nei Paesi di cultura anglosassone è una realtà da tempo. Lo sta diventando anche da noi, quindi non stupiamoci . Lo stesso può valere per un appuntamento nella hall di un hotel specie in certi settori particolarmente avanzati (es. il mondo digitale o quello delle start-up).

c)
Essere puntuali: se sto usando un mezzo pubblico che ha un problema, o se incontro del traffico inaspettato meglio avvisare e non quando dovrebbe iniziare l’incontro, ma una mezzora prima. Scusarsi quando si arriva e anche alla fine prima di concludere l’incontro. Non sembri troppo! E’ solo una forma di rispetto della persona e del lavoro in generale.  So che alcuni intervistatore fanno attendere! Io personalmente giustifico un certo ritardo magari fatto ad hoc per testare la reazione dell’interlocutore. Se tale ritardo supera il limite dall’altra parte ha superato il limite, punto. Le regole valgono da entrambe le parti.

Ing. Cristina Gianotti – Business Coach, Specialista in mercato del lavoro

C’è una stagione per scrivere il cv?

postato da Nicoletta Carbone il 30.07.2013
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“Non c’è che una stagione: l’estate! Tanto bella che le altre le girano intorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla”.

Per il cv l’estate è la stagione ideale?
Dal punto di vista della ricerca del lavoro in senso classico l’estate non è la stagione migliore: gli annunci calano, vengono ripetuti. Le aziende e soprattutto le persone che le costituiscono pensano anch’esse a terminare gli impegni e i progetti in corso in modo da concedesi un periodo di vacanza. Le newsletter, le comunicazioni di vario tipo (articoli, rubriche, trasmissioni televisive e radiofoniche, etc.), i convegni vengono sospesi per lo meno nel mese di agosto, se non da metà luglio a metà settembre.

Quello che non va mai in vacanza è internet, la comunicazione tra individui, i pensieri, le idee, le “strategie”.
Mi sento quindi di dare due ordini di suggerimenti:
1) fare networking
2) prepararsi al mercato.
Sono due attività diverse e complementari, a volte anche sequenziali.
Se ho già deciso cosa sto cercando e ho definito un piano (che comprende anche un cv, tra le altre cose) posso usare l’estate per parlare con persone del mio network diretto o indiretto e diffondere la mia proposizione: cosa so fare e cosa sto cercando oppure cosa posso offrire e a chi.

Se non ho ancora definito un piano posso usare l’attività di networking in modo diverso: per farmi un’idea del mercato, delle persone che mi possono consigliare o aiutare in altri modi: presentandomi altre persone o dandomi delle idee o degli esempi.
In più posso raccogliere le idee e strutturarle. Posso fare un lavoro di analisi, autoanalisi, ripensamento, riflessioni su di me e sulla mia vita professionale.
Il fatto di staccarsi dal lavoro – anche fisicamente – dovrebbe aiutare a guardarsi dal di fuori e a fare un bilancio in modo innanzitutto da decidere se è il momento di riprendere in mano la propria vita professionale e non solamente lasciarla scorrere.

Detto ciò non vuol dire che si debba necessariamente cambiare.
Si possono elaborare tante strade: rimanere all’interno dell’azienda per cui si lavora ma puntare a dei cambiamenti o avanzamenti interni.
Uscire dall’azienda per andare un’altra a fare lo stesso lavoro.
Cambiare proprio lavoro estendendo le proprie responsabilità.
Prendersi una pausa per un aggiornamento professionale o decidere di farlo mentre si lavora ma organizzandosi per …
Decidere di investite su una lingua o su una competenza professionale con settembre…

Si può anche pensare in modo strutturato a quanto fatto in termini ruolo e realizzazioni per iscritto, con approfondimenti anche di tipo numerico, lungo tutta la propria storia professionale e magari con l’aiuto di un occhio esterno e professionale, decidere di mettere a punto una nuova versione del proprio cv.
Non voglio suggerire di usare le vacanze per il lavoro ma per se stessi sì, mi sembra sia un buon suggerimento.

A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro www.cristinagianotti.it – Cristina.gianotti@tiscali.it

La ricetta per un buon cv

postato da Nicoletta Carbone il 09.07.2013
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Per fare un buon cv ci vuole la ricetta giusta!
Una ricetta si compone di due parti almeno!
Gli ingredienti e la modalità di preparazione.

Gli ingredienti
Il cv è un documento professionale che racconta di noi aspetti importanti nel mondo del lavoro e dell’azienda. Per fare un buon cv devo quindi raccogliere una serie di informazioni relative al mio excursus professionale. Magari posso usare delle schede per raccogliere – per iscritto – informazioni relative a:

•         Aziende per cui ho lavorato / lavoro: cosa fa l’azienda, in che mercato opera, se appartiene a un gruppo, quanto è “grande”, etc.
•         Ruoli ricoperti: attività svolte e responsabilità ricoperte, posizionamento del ruolo all’interno dell’organizzazione (es. riporti, collaboratori), interfacce con il mondo dei clienti e dei fornitori o con il mondo esterno in generale.
•         Realizzazioni (es. progetti, risultati, interventi particolari): posso pensare, e magari descrivere brevemente, tutta una serie di esempi concreti che mettano in evidenza come interpreto il ruolo che mi è assegnato, come opero con i clienti, i collaboratori, come raggiungo i risultati.
•         Competenze: posso sintetizzare una serie di competenze che ho acquisito negli anni e che mi caratterizzano, ad esempio dal punto di vista dello stile e dell’atteggiamento nei confronti del lavoro, delle opportunità / difficoltà del mercato, mie, dell’organizzazione cui appartengo.
•         Attività extralavorative: se mi spendo in uno sport o in un’attività associativa può essere il caso di indicarlo: magari ha un senso anche per l’azienda o per la persona che mi intervisterà e ciò mi permette di distinguermi!

Questa parte della ricetta relativa agli ingredienti assomiglia per la verità alla spesa: devo infatti raccogliere una serie di ingredienti, ma non ho ancora deciso e calibrato i pesi.

Modalità di preparazione
Esistono diverse modalità di preparazione. A parte i gusti – che influiscono sulla quantità e sui dettagli degli ingredienti usati – ci sono almeno tre formati per un buon curriculum vitae:
1.      il formato europeo
2.      il formato libero anticronologico.
3.      Il formato libero per competenze o funzionale.
Del formato europeo ho detto in un altro intervento cui rimando.
Per il formato libero, la parte relativa alla descrizione delle esperienze professionali è sostanzialmente diversa tra i due formati.
Nel caso di un cv in formato libero anticronologico:
•         prendo le aziende, i ruoli e la parte relativa alle realizzazioni in fila una dopo l’altra in senso anticronologico (cronologico inverso).
Ciò vale se ho una discreta esperienza. Se sono giovane meglio usare lo stesso schema, ma con l’ordine cronologico.
La struttura risulta quindi essere:

ESPERIENZE PROFESSIONALI
Azienda – descrizione azienda
Ruolo – descrizione ruolo
Realizzazioni – descrizione di 1 o + realizzazioni.
Il tutto da ripetere per le varie aziende per cui ho lavorato / i ruoli ricoperti.
Per le prime esperienze in ordine di tempo ( quindi le ultime da scrivere sul cv) basta l’indicazione dell’aziende e del ruolo.
Nel caso di un cv in formato libero funzionale o per competenze:
•         prendo le aziende e i ruoli e li metto in una tabella in fondo prima delle altre informazioni.
•         prendo ruoli e realizzazioni e faccio una serie di analisi per individuare aree in cui “ho qualcosa da dire”. Tali aree possono essere funzioni aziendali: marketing, vendite, produzione, amministrazione, etc. oppure tematiche di business come: internazionalizzarne, gestione del canale distributivo, gestione delle fusioni aziendali, gestione del cambiamento, project management.
Devo inoltre specificare che tipo di attività so svolgere bene nell’ambito del marketing per esempio. Oppure se nella gestione del progetto mi occupo solo di tempi o anche di costi e se sono anche in grado di pianificare un progetto o solo gestirlo…
•         In più devo mettere le realizzazioni che dimostrano come so mettere in pratica la competenza che dichiaro.

La struttura è quindi:
PRINCIPALI AREE DI COMPETENZA PROFESSIONALE
Area di competenza – descrizione dell’aree relativamente a quanto so fare io (non del tema in generale, mi raccomando!)
Realizzazioni – descrizione di 1 o + realizzazioni relative all’area.
Il tutto da ripetere per le 3, 4 massimo 5 aree individuate.
AZIENDE E RUOLI RICOPERTI
Azienda Ruolo Anni
Azienda Ruolo Anni
Da ripetere per coprire la storia professionale (in senso anticronologico o cronologico, come detto sopra).
In una ricetta ci possono essere ance figure, video, tempi e grado di difficoltà: ci risentiamo!

A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro www.cristinagianotti.it – Cristina.gianotti@tiscali.it

Libero o europeo: che formato usare per il cv?

postato da Nicoletta Carbone il 12.06.2013
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Se mi appresto a scrivere il mio curriculum vitae per la prima volta può succedere che la mia scelta si orienti verso il formato europeo.
Il formato europeo viene consigliato su internet, è in uso da anni, dà una struttura certa e completa da seguire, è “europeo”.
In realtà la prassi in Italia non depone a favore dell’uso del formato europeo, soprattutto nel caso di persone con una certa esperienza da illustrare.
L’unica eccezione è costituita dalle procedure aziendali, dalla Pubblica Amministrazione e dal desiderata dell’azienda. Mi spiego:
a)      all’interno dell’azienda per cui lavoro mi può venire richiesto il cv in formato europeo
b)      la Pubblica Amministrazione (es. Stato, Regione, Comune) in termini di concorso pubblico mi chiede il cv in formato europeo
c)      un’azienda tramite annuncio o in altro modo (es. dopo un primo contatto), mi chiede il formato europeo.
A domanda si risponde, in questo casi non si discute. Si appronta il cv in formato europeo e lo si fornisce.
Nella comunicazione verso aziende private invece meglio un testo libero strutturato con 5 sezioni, di cui 3 maggiori e 2 accessorie che è bene ricordare:
1)      Riferimenti
2)      Profilo professionale
3)      Esperienze professionali
4)      Altre informazioni
5)      Libertoria privacy.
Le accessorie sono la 1 e la 5, le 2, 3 e 4 sono il corpo fondamentale del cv.
Un formato libero – ma strutturato – ci permette di comunicare meglio. Ci permette  in forma sufficientemente sintetica di descrivere ruoli e realizzazioni svolte dando a ciascuna il peso che è giusto dare in base all’obiettivo comunicativo.
Per esempio la prima esperienza rispetto all’n-esima in ordine di tempo va scritta dedicandovi meno peso: è un’esperienza che magari è stata poi superata da passi successivi e quindi è meglio che dedichi maggiore attenzione a quello che so esprimere ora e non in passato. In più va considerato se tale esperienza in là nel tempo è rivendibile come competenza o viceversa sul mercato non sarei più competitivo, dovrei studiare, fare esperienza, imparare nuovamente. Dal punto di vista aziendale se sto cerando una competenza la compro dal mercato subito disponibile o se devo formare una persona la prendo giovane e non già esperienziata per riqualificarla.
Giusto o meno, condivisibile o meno, questo è lo stato dei fatti attuale!
Inoltre non sono costretta al puro elenco in ordine cronologico che dal punto di vista della comunicazione non è ideale: magari nella stessa azienda in periodo diversi e ciclicamente ho svolto diversi ruoli. La pura cronologia potrebbe essere oltre che dispersivo e inefficace. Meglio quindi esporre le proprie capacità in modo raggruppato e quindi più facile da comprendere ad un interlocutore esterno.
Meglio lasciare alla lettera di marketing altre info come per esempio la disponibilità a viaggi, trasferte, ecc. e soprattutto gli obiettivi professionali in modo da essere mirati rispetto all’interlocutore e non generici. Nella comunicazione la genericità non “buca”.
Se devo scrivere un cv per un altro paese diverso dall’Italia mi devo adeguare alla comunicazione in quel paese. Per quanto riguarda l’Europa lo schema qui fornito è basato sulle competenze e fattuale  e quindi spendibilissimo. Per gli USA lo stile se non la struttura va rivista. A tale proposito quindi va tenuto presente che i servizi di scrittura cv che si trovano disponibili su internet e che vengono tipicamente da paesi anglosassoni potrebbero non essere il meglio in assoluto rispetto al mercato italiano o al singolo mercato. Se gli Usa possono estendere che io mi adegui al loro stile, io in Italia pretendo che ci si adegui al nostro stile professionale.
Ci sono poi altri formati di cui magari qualcuno ha sentito parlare: il cv per competenze o per aree di competenza professionali. Per tali temi rimando ad un altro intervento.
Idem per la coerenza con altre info che posso aver reso disponibili sul web.

A cura di Ing. Cristina Gianotti, Business Coach – Specialista in mercato del lavoro
www.cristinagianotti.it
  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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