Divieto di fumo nelle spiagge: estremismo o tutela della salute?

postato da Nicoletta Carbone il 14.05.2014
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Da qualche anno se ne parla: iniziative di Comuni sparsi per l’Italia che lanciano l’iniziativa di limitare o eliminare il fumo dalle spiagge. D’altronde l’esperienza del fastidio che provoca il fumo della sigaretta del vicino di ombrellone, che il vento sembra beffardamente portare esattamente al nostro naso nonostante cerchiamo di spostarci, o quello dato dal trovare i nostri figli che giocano tra e con mozziconi e i pacchetti di sigarette, è esperienza comune. Fino a due anni fa però i bagnanti sopportavano, magari con un po’ di insofferenza, i vacanzieri-fumatori, certamente non pensando che questa situazione comportasse anche un rischio per la salute.
La vera novità sull’argomento è arrivata nell’estate del 2012 quando noi ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori, da tempo impegnati nell’indagine sui rischi dell’esposizione al fumo passivo, ci siamo cimentati nella misurazione scientifica di quanto sia la capacità del fumo delle sigarette fumate in spiaggia di inquinare l’ambiente circostante e quindi di esporre i bagnati alle polveri generate dalle sigarette.
Il nostro esperimento è stato condotto – in collaborazione coi colleghi del centro pneumologico riabilitativo di Volterra – nella spiaggia di Vada, situata vicino a Livorno, e i risultati sono stati sorprendenti: i valori di IPA (Idrocarburi policiclici aromatici, tra le sostanze più dannose generate dalla combustione del tabacco), misurati sottovento, hanno raggiunto a 5 metri di distanza dalla sorgente di due sigarette una media (misurata in 1 minuto) di 6000 nanogrammi per metro cubo, con un picco di oltre 7000, ovvero 7 volte maggiore del valore di base (circa 1000 nanogrammi) . Per dare un’idea di cosa significhi, abbiamo confrontato questi valori con quelli registrati in centro a Livorno nei momenti di maggior traffico:  qui gli inquinanti non hanno superato i 2700 nanogrammi.
Questa ricerca ha quindi stabilito che, oltre al problema ambientale causato dai mozziconi di sigaretta, fumare in spiaggia pone un reale problema di salute legato al fumo passivo e dato nuova spinta alle iniziative di divieto di fumo in spiaggia. La più nota è quella della spiaggia veneta di Bibione: qui, dove già da alcuni anni si parla di tale possibilità, l’esperimento di Vada ha fornito la definitiva prova che porre delle zone di divieto di fumo non fa parte di una “guerra” di principio ai fumatori, ma costituisce semplicemente una forma di tutela dei bagnati. Per questa ragione, a partire dall’estate ormai alle porte, sui 9 km della spiaggia di Bibione il fumo sarà vietato nella fascia tra gli ombrelloni e la battigia, quella più frequentata da famiglie e bambini.
Speriamo quindi che questa sia la prima di molte spiagge libere (almeno in parte) dal fumo passivo, anche perché l’idea sembra piacere ai bagnati che, da noi interpellati in circa 200 a Vada in occasione dell’esperimento, in più della metà (57%) si sono detti d’accordo con iniziative finalizzate a limitare le zone dove è consentito fumare. La conclusione? Il mare fa bene, ma senza fumo fa meglio.

A cura del Dr. Roberto Boffi e della Dr.ssa Elena Munarini (Fisiopatologia Respiratoria e Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del Dr. Adriano Di Paco (Centro Svezzamento e Riabilitazione Respiratoria Auxilium Vitae di Volterra)

Un nuovo vaccino antifumo

postato da Nicoletta Carbone il 26.03.2013
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E’ stata pubblicata in questi giorni su The American Journal of Psychiatry una ricerca dell’Università americana di Yale su un nuovo vaccino anti sigarette ancora in fase di studio. Ecco alcune nostre considerazioni in tema:

- il vaccino anti nicotina non agisce sulla dipendenza psicologica e un fumatore non ben motivato potrebbe ritrovarsi a fumare di più per combattere l’effetto del vaccino;

- venduto con il nome di vaccino (= soluzione magica e definitiva) potrebbe rischiare di avere l’affetto di deresponsabilizzare il fumatore: da un lato potrebbe far sì che fumi ancora per degli anni dicendosi “quando vorrò mi vaccino ed è fatta”, dall’altro potrebbe fargli affrontare la cessazione con passività e senza coinvolgersi in un cammino anche psicologico, di cui invece è inevitabile prendere coscienza se non si vuole andare incontro a un fallimento.

Crediamo che il fumo non si possa considerare al pari di altre “malattie” fisiche a cui i vaccini hanno dato rimedi in alcuni casi definitivi: se arriverà sul mercato, il vaccino potrà essere uno degli ausili disponibili per chi, adeguatamente preparato, lo saprà usare con i fumatori e quindi ben venga. Bisogna però ricordare che il fumo è strettamente intrecciato con le nostre attività cognitive, relazionali, emotive…insomma non ci si può purtroppo vaccinare da tutte le nostre insicurezze e paure ma si deve saperle affrontare, così come ogni valido percorso per smettere di fumare, con un po’ di buona volontà e il giusto impegno.

A cura della Dott.ssa Elena Munarini (Psicologa) e del Dott. Roberto Boffi (Pneumologo), Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Adolescenti fumatrici?

postato da Nicoletta Carbone il 15.01.2013
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Adolescenti fumatrici? Occhio alla salute delle ossa…

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Smettere di fumare in gruppo, ovvero l’unione fa la forza

postato da Nicoletta Carbone il 17.12.2012
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Il gruppo è uno dei metodi più utilizzati per supportare coloro che vogliono smettere di fumare. Proviamo a capire perché il gruppo può essere così utile nella disassuefazione dal fumo e quali sono le sue caratteristiche.

Il gruppo è in generale una dimensione congeniale all’essere umano: nel lavoro come nel resto della nostra vita il contesto gruppale è una costante sempre presente. Il gruppo infatti offre l’opportunità di diventare consapevoli dei ruoli che abbiamo e degli ostacoli che incontriamo nel rapportarci con gli altri; forse, più di tutto, in gruppo impariamo a non fare della nostra mente un monolite statico, ma un apparato flessibile e aperto grazie alla mediazione e identificazione con altri esseri umani diversi da noi.

Entriamo ora nel merito di cosa significa smettere di fumare in gruppo. È ormai noto che il fumo costituisce una vera e propria dipendenza ma, a differenza di quanto è avvenuto per altre forme di dipendenza, non sempre è riconosciuto quanto lo smettere possa indurre difficoltà psicologiche anche significative. Ed è proprio sugli aspetti psicologici che il gruppo può venire in aiuto: il mettere in comune differenti stili di vita (e “di fumo”) può facilitare attraverso le esperienze degli altri il cambiamento delle proprie opinioni e atteggiamenti, quindi anche il fare passi importanti come smettere di fumare e mantenere questa decisione. Questo soprattutto in virtù dell’opportunità che il gruppo offre di usare la “pressione positiva” dei compagni per incoraggiare i cambiamenti difficili da affrontare: nel gruppo è possibile l’esplorazione di aspetti di sé non conosciuti e la possibilità di riconoscerli e di riappropriarsene, per esempio gli alibi dietro cui spesso ci si nasconde per continuare a fumare, così come la comprensione che non si è soli o unici a sentirsi in difficoltà. Due i principali “requisiti”per una partecipazione fruttuosa al gruppo: il rispetto per le opinioni, le sensazioni e gli atteggiamenti dei compagni e il desiderio di dare il proprio contributo.

Un’altra caratteristica importante è il tempo: i gruppi per la disassuefazione da fumo sono solitamente di breve durata (7-8 incontri), così che si crei la tensione ad ottimizzare il più possibile gli incontri e i partecipanti possano mobilitare delle risorse che in una situazione più “comoda” non sarebbero state messe in campo. D’altra parte l’utilità di questo lavoro si protrae anche oltre il periodo di terapia vera e propria, poiché all’interno del gruppo si creano spontaneamente dei legami duraturi tra i partecipanti che diventano un’importante risorsa  per il supporto a lungo termine e la prevenzione delle ricadute.

Ecco infine una bella sintesi di una partecipante a uno dei nostri gruppi: “Il gruppo mi ha dato tante cose: il senso di appartenenza e condivisione di un progetto, lo scambio di suggerimenti ed esperienze, l’esempio di chi è riuscito a smettere prima di me, la condivisione dei problemi, ma forse, più di tutto, il non sentirmi sola a percorrere questo percorso”.

A cura della Dott.ssa Elena Munarini (Psicologa) e del Dott. Roberto Boffi (Pneumologo), Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Le sigarette elettroniche

postato da Nicoletta Carbone il 09.11.2012
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Vi sono in commercio due differenti tipi di sigarette elettroniche (e-cig): quelle senza e quelle con nicotina, che nel secondo caso può però essere assorbita in quantità non ancora ben determinate. Secondo Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) queste sigarette non possono ad oggi essere definite né efficaci né sicuramente innocue, sia che il loro vapore venga inalato attivamente sia che lo si faccia passivamente stando di fronte a chi le sta usando in quel momento. Infatti, in attesa che vengano completati tutti gli studi necessari per verificare se funzionano davvero, l’OMS ha preferito sconsigliare precauzionalmente l’uso di questo tipo di strumento, dichiarando che nessuna prova scientifica dimostra per ora che la sigaretta elettronica aiuti concretamente a smettere di fumare. Ma, soprattutto, le sostanze che vengono aspirate possono essere pericolose quasi come quelle contenute nelle sigarette normali. Analisi condotte dalla Food and Drug Administration (l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici), infatti, hanno scoperto nel liquido delle cartucce di alcune e-cig, oltre alla nicotina, tracce di diversi principi attivi dannosi. Infine, un altro grosso limite oltre ai dubbi sulla salute dovuti all’uso delle sigarette elettroniche è che esse mantengono la gestualità e l’inalazione così care ai fumatori, rischiando così di perpetuare indefinitamente il gesto fino allo “sfinimento” e alla conseguente resa.

A cura del Dott. Roberto Boffi, Pneumologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Fumo? Impariamo dagli Egizi

postato da Nicoletta Carbone il 14.09.2012
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Cari amici e amiche,

il ritorno dalle vacanze estive è uno di quei classici momenti in cui ci riproponiamo di cambiare una volta per tutte le cattive abitudini e di sostituirle con stili di vita più virtuosi e salutari.

Tra questi, il non fumare stacca alla grande ogni altro per importanza, per quanto questa decisione riesce a impattare sia sulla durata sia sulla qualità della nostra esistenza.

Cosa dire che ancora non si è detto (e scientificamente dimostrato) per convincere a stare definitivamente alla larga da sigarette, drum, pipe, sigari, sigarini & narghilè?

Certo, le leggi antifumo servono, così come possono essere utili le avvertenze sui pacchetti, in particolare se accompagnate da foto coi danni che il tabacco può provocare, la prossima introduzione in Australia dei pacchetti in confezioni anonime e anche l’aumento del prezzo delle sigarette (soprattutto per disincentivarne il consumo tra i giovani).

Ma il rifiuto del fumo deve forse essere prima di tutto una SCELTA CULTURALE. Allora forse proprio dalla storia si può attingere per ricavare nuovi strumenti motivazionali veramente efficaci.

E quale antica civiltà, oggetto di continui e approfonditi studi e nonostante ciò avvolta tuttora da un fascino misterioso ed enigmatico, è stata capace di resistere per millenni più di quella degli Egizi? Chi meglio degli Egizi può rappresentare nella storia il momento di massimo splendore per ingegno, amore per il bello e rispetto per l’uomo e il suo rapporto con la natura e con il tempo che passa?

Ebbene, gli egittologi di tutto il mondo non hanno trovato finora alcuna testimonianza che in Egitto si fumasse NULLA prima dell’arrivo degli Arabi. Almeno fino al 1000 a.C. (quindi per più di 2 millenni!) nell’antico Egitto sembra proprio che si sia vissuto magnificamente senza il tabacco e i suoi soci di sventura.

Meditiamo assieme su questa verità storica. Chissà che “la chiave della vita”, per cui sembra che gli Egizi si siano ispirati al corso del loro amato Nilo, non sappia indicare anche oggi a noi la strada migliore verso gli obiettivi più preziosi da raggiungere. Come dal fiume al mare, così dalla lotta contro il fumo alla libertà dalla sua dipendenza.

A cura di Roberto Boffi, Pneumologo dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano.

Fumare in gravidanza

postato da Nicoletta Carbone il 09.05.2012
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Vietato il fumo in gravidanza.

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Cosa fare se vostro figlio adolescente fuma?

postato da Nicoletta Carbone il 08.05.2012
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Se vi accorgete che vostro figlio ha fumato, per prima cosa mantenete la calma, non è il caso di spaventarsi: la curiosità fa parte del normale sviluppo e inspirare il fumo di una sigaretta è un’esperienza quasi irrinunciabile per gli adolescenti. Queste prime sigarette di solito non piacciono per niente e il fumo inspirato risulta il più delle volte pungente e di odore nauseante. A rigor di logica, ci si dovrebbe fermare qui, dopo queste prime esperienze negative, ma spesso non è così.

Prima di tutto è bene ricordare che l’adolescenza è un periodo particolare: l’adolescente infatti ha alcuni importanti passi evolutivi da compiere, tra i quali l’inserimento in un contesto sociale, la costruzione di un’immagine di sé realistica e soddisfacente e quindi la distinzione dalla propria famiglia che avviene attraverso una fase di scontro, cui seguirà, una volta maturate le differenze, un riavvicinamento.
Detto ciò, che cosa si può fare?

  1. Imparare a conoscere e capire i motivi per cui si comincia a fumare. Quali possono essere?
  • Disagio personale
  • Far parte del gruppo
  • Imitazione del comportamento abituale nel proprio ambiente
  • Imitazione degli idoli
  • Pubblicità delle sigarette
  1. Parlare del fumo con vostro figlio
  • Se anche voi fumate (o fumavate), difficilmente le vostre motivazioni saranno le stesse di vostro figlio, quindi mettevi in ascolto evitando di fidarvi a priori della vostra opinione: questo aiuterà a far emergere, se ci sono, le problematiche di vostro figlio.
  1. Informare vostro figlio
  • che la nicotina contenuta nel fumo di tabacco  risulta gradevole ai fumatori e perciò è ricercata sempre di nuovo e sempre più spesso, e che da ciò può generarsi una dipendenza dalla quale non è facile liberarsi
  • che le sostanze dannose contenute nel fumo delle sigarette possono essere estremamente nocive. Che, ad esempio, il monossido di carbonio si sostituisce all’ossigeno e in tal modo sottrae all’organismo il nutrimento necessario
  • che la forma fisica peggiora già in età giovanile per gli effetti di monossido di carbonio e delle altre sostanze tossiche
  • che non volete che vostro figlio fumi, perché per voi è importante che sia libero da sostanze che creano dipendenza. Il fatto che eventualmente anche voi  fumiate non costituisce un impedimento al fatto che vi possiate impegnare assieme a vostro figlio perché mantenga la sua libertà dal fumo. Se poi voi desiderate smettere di fumare, provateci!
  1. Fare un patto con vostro figlio… Voi avanzate una proposta concreta, che potrebbe ad esempio presentarsi così: le prime tre sigarette nella vita di vostro figlio non sono un argomento su cui discutere, mentre dalla quarta se ne discute con i genitori. Ecco alcune questioni:
  • Perché ha fumato la sigaretta?
  • Chi gliel’ha offerta?
  • Ha accettato volentieri o si è sentito costretto ad accettare?
  • Gli è piaciuta la sigaretta?
  • Come evitare situazioni nelle quali si è “costretti” a fumare?
  • Vostro figlio pensa che fra due anni continuerà a fumare?

Se fornite una motivazione chiara del perché volete metterlo in guardia contro il fumo, allora potete conquistare la sua fiducia e rendere accettabile il vostro aiuto e il vostro appoggio. Affrontate l’argomento senza moralismi, considerate l’aiuto che date a vostro figlio perché rimanga libero dal fumo un impegno il cui unico scopo è evitare una dipendenza.
A cura del Dott. Roberto Boffi e della Dott.ssa Elena Munarini, Pneumologo e Psicologa del Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

L’importanza della prevenzione

postato da Nicoletta Carbone il 11.10.2011
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Si stima che ci siano circa 33-39 milioni di persone al mondo affette da Alzheimer e ci si aspetta che la prevalenza di questa grave malattie triplichi nei prossimi 40 anni. Si sente spesso dire che l’Alzheimer è una patologia che non si può prevenire. Ma sarà vero?
Un recente studio pubblicato su Lancet Neurology sembra indicare l’esatto contrario. I ricercatori indicano infatti 7 fattori di rischio modificabili attraverso interventi preventivi:

1) diabete
2) ipertensione
3) obesità
4) fumo
5) depressione
6) inattività mentale
7) sedentarietà.

I ricercatori sostengono che oltre metà dei casi di Alzheimer dipende da qualcuno di questi fattori. Sempre più ricerche ci indicano come malattie apparentemente lontane tra di loro condividono in realtà le stesse basi. Siamo di fronte ad un cambio epocale, ad un nuova medicina che non ha come obiettivo solo l’organo malato ma la cellula e che propone interventi preventivi che agiscono a molteplici livelli proteggendoci allo stesso tempo dalle malattie croniche della terza età.

A cura del Dott. Filippo Ongaro, Vice-Presidente Associazione Medici Italiani Anti-Aging (AMIA)

Un menu-tipo per una giornata da non fumatore

postato da Nicoletta Carbone il 05.10.2011
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Colazione:
caffé (da evitare almeno nelle prime settimane se si è abituati ad associarlo alla sigaretta), tè, orzo o latte di riso, con qualche biscotto possibilmente senza zucchero, muesli o pane integrale e marmellata senza zucchero

Spuntini:
frutta fresca, frutta secca, cioccolato fondente, gallette di riso, carote, semi di girasole, tè verde

Pranzo:
verdura di stagione, pasta o cereali in chicco con legumi, pesce (vongole, tonno, ecc) o pesto

Cena:
verdura di stagione, pesce, carne bianca e legumi; non più di una porzione a settimana di formaggi, carni rosse e salumi.

A cura del Dott. Roberto Boffi, Pneumologo dell’Istituto Nazionale dei tumoiri di Milano

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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