Che cosa possiamo capire sulla salute dei nostri figli osservando la loro bocca?

postato da Nicoletta Carbone il 16.04.2013
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Per prima cosa cominciamo a notare ad esempio se tengono abitualmente la bocca aperta o chiusa. In pratica se usano la bocca invece del naso per respirare. In momenti di difficoltà, durante uno sforzo aerobico intenso o semplicemente quando si ha una chiusura momentanea delle vie nasali (raffreddore), questo meccanismo alternativo può essere accettato. Il problema diventa più importante quando respirare con la bocca invece che con il naso e’ una abitudine costante. Esiste un’espressione tipica dei bambini che respirano con la bocca, detta tecnicamente “facies adenoidea”, a sottolineare che spesso sono le adenoidi ingrossate che causano l’impossibilità di respirare correttamente dal naso e quindi obbligano a quell’espressione che i medici attenti riconoscono immediatamente. La bocca è semiaperta con il labbro superiore sollevato, il naso affilato, spesso sono presenti delle occhiaie scure e l’aspetto  generale e’ indolente e distratto. Le cause della respirazione orale sono molteplici, tanto da far parlare di una vera e propria “Sindrome da disadattamento psico-neuro -endocrino-immunitario”. In effetti anche a livello dell’attenzione, una minor ossigenazione del sangue, non  liberato completamente dall’anidride carbonica e  perciò ossigenato poco a causa di una respirazione non corretta, può provocare proprio sonnolenza, rallentamento delle facoltà intellettive, calo dell’attenzione o difficoltà di memorizzazione. Purtroppo respirare in questo modo provoca danni a livello di molti altri distretti, a cominciare dalle labbra, spesso prive di tono e secche, dai muscoli periorali,dalla lingua. Le riniti ricorrenti con o senza patologie tonsillari o adenoidee provocano  spesso anche il fenomeno del russamento, altro elemento che ci deve far sospettare qualcosa. Tutti questi fenomeni si trasmettono inesorabilmente con un circolo vizioso al distretto osseo del cranio e alla postura cervicale e del rachide in toto. La deglutizione, della quale abbiamo parlato in un precedente post, diventa per forza di cose “atipica”, con la lingua che si interpone tra le arcate per poter ottenere quel sigillo che labbra e denti non riescono più a garantire, e i denti presentano una mal occlusione tipica detta “morso aperto”.

Se poi tutto e’ accompagnato da una suzione prolungata del dito o di un ciuccio,il gioco e’ fatto!!! . In realtà la respirazione orale può essere una causa, una concausa o una conseguenza della deglutizione atipica. Certo e’ che spesso si instaura un circolo vizioso tra le due abitudini, dove una alimenta l’altra e viceversa. Il punto di  partenza può essere anche la suzione stessa  che a sua volta deforma il palato , provocando un morso aperto anteriore, che  può favorire la respirazione orale e la deglutizione atipica, alimentando l’ormai famoso circolo vizioso.

Il palato, per potersi espandere in senso trasversale necessita della spinta linguale,che se invece manca  favorisce la presenza di un palato stretto e alto. Inoltre, respirare a bocca aperta, rende ipertrofici i muscoli delle guance, che impediscono a loro volta l’espansione  fisiologica del palato,concorrendo all’ormai famoso circuito vizioso.  Tutto ciò comporta in ultima analisi dei disordini di tipo ortodontico, e  i denti dei nostri figli crescono storti in una struttura ossea deformata!!!

La permanenza di funzioni motorie orali infantili oltre la giusta età di sviluppo influisce quindi  negativamente sulla corretta evoluzione muscolo-scheletrica del massiccio facciale, sulla postura generale e sulle abilità articolatorie del linguaggio. Non bisogna infatti dimenticare i difetti di pronuncia  anche importanti che un morso aperto può provocare.

Solitamente  a questo punto ai genitori viene proposto un intervento di tipo ortodontico, cioe’ un apparecchio fisso o mobile. Raramente, solo i presenza di gravi difetti di pronuncia viene indicato un intervento di logopedia. Oppure addirittura si dice di aspettare alla fine della crescita per “vedere cosa succede”…….

Aspettare, lasciando che lo scheletro della faccia non abbia più la plasticità e la capacità di modificarsi  che perde quando lo stimolo alla crescita finisce, significa condannare nostro figlio ad interventi ortodontici lunghi e spesso non risolutivi,se non comprendenti  addirittura la chirurgia!

Anche intervenire precocemente solo  sull’effetto di questo circolo vizioso non e’ sensato. Una volta rimosso l’apparecchio,senza aver curato le cause, il quadro dentale e muscolare tornerà inesorabilmente patologico e disfunzionale come prima , con l’aggravante di aver speso tempo, energia e….soldi…

Ma allora quale e’ la strategia giusta da seguire? E’ semplicemente quella di cominciare, il più precocemente possibile a ripristinare le funzioni corrette.

In testa a tutte la respirazione. Il respiro è la vita. La respirazione avviene dal naso perchè l’aria si umidifica, si purifica ed entra più lentamente e i polmoni si riempiono meglio e anche gli scambi tra gli alveoli avvengono in modo efficiente.

La domanda giusta da porsi a questo proposito è: perche’ mio figlio respira con la bocca? Perchè soffre di riniti croniche? Perchè ha le adenoidi  e/o le tonsille ingrossate?

Ci possono essere numerose risposte, ed e’ da queste che e’ giusto e corretto partire.

Spesso le cause risiedono nelle allergie o nelle intolleranze, così diffuse oggi tra i nostri figli. Bisogna in questo caso, appurare quale sia l’allergia o l’intolleranza e curarla. Oppure,se si tratta di una abitudine viziata come il protrarsi del succhiamento di pollice o ciuccio, va preso seriamente in considerazione! Io prediligo la terapia con metodi e presidi naturali, ma a volte può essere necessaria, dopo aver provato interventi più dolci, anche l’intervento chirurgico di eliminazione delle adenoidi! Un otorino esperto e aperto  alle diverse opzioni che oggi la medicina ci fornisce, può dare l’indicazione terapeutica più corretta.

Una volta liberata la via respiratoria e’ necessario rieducare l’area del naso e della faringe con esercizi appositi. E’ importante motivare figli e genitori all’esecuzione di questi esercizi di riappropriazione delle funzioni fisiologiche, non solo della respirazione, ma anche poi della deglutizione e della fonazione. Si tratta di una generale rieducazione funzionale del cavo orale (RFCO).

Ci si può in questa fase avvalere di apparecchi ortodontici mio funzionali  o comunque meno invasivi di quelli che si sarebbero usati una volta terminata la crescita ossea!

L’atto medico più importante resta  il ripristino delle funzioni, che la natura ha  peraltro predisposto in modo perfetto affinché  il nostro corpo  cresca in modo armonioso , naturale ….e bello!

A cura della Dott.ssa Veronica Vismara, Odontoiatra, esperta di rieducazione funzionale del cavo orale e di occlusione

“Agosto, madre mia non ti conosco”: figli con la valigia e genitori in panne

postato da Nicoletta Carbone il 01.08.2012
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Nel 1930, uno dei più grandi scrittori umoristi della nostra letteratura, Achille Campanile, pubblicava “Agosto, moglie mia non ti conosco”, un romanzo allegro e ancora oggi sorprendente. In quell’epoca, erano i mariti a dimenticarsi delle mogli (ma che strano!), e gli spettatori delle tresche estive a sorprendersi. Oggi, che non fa più notizia la dimenticanza del partner, è particolarmente in voga il momento del nido vuoto, con i figli più o meno adolescenti che partono per avventurose vacanze tutti contenti e i genitori che, come adultescenti, si cimentano con nuove situazioni. In particolare, alcuni genitori si trovano in panne perché:

1)      Non se la sentono di proibire ai figli di andare in vacanza per conto loro, dicendo: “Non ci vai e basta!”, perché ciò sembrerebbe loro antiquato, inadeguato e stupido;

2)      Contemporaneamente, sono divorati dalla paura delle difficoltà che i loro beneamati ex pargoletti potrebbero incontrare nel loro percorso, e senza il loro aiuto;

3)      Hanno paura del giudizio sociale negativo che potrebbe accompagnarsi ad un presunto eccesso di preoccupazione o di limitazioni;

4)      Hanno paura di pentirsi di aver avuto paura del giudizio sociale, e di doversi pentire ancora più amaramente per aver acconsentito all’esplorazione autonoma del mondo;

5)      Soprattutto se i figli hanno scelto una vacanza “intelligente” o “etica”, se la prendono enormemente con sé stessi, perché se li avessero lasciati crescere più cretini o meno etici, i figli magari avrebbero avuto meno grilli per la testa, e li si sarebbe potuti controllare più facilmente: “Adesso come li contrasto, se hanno sviluppato, e pure bene, proprio quello che gli ho insegnato?”.

6)      Si ritrovano a fare tra loro i fidanzati adultescenti, e prima di riprendere confidenza con l’intimità esclusiva e non più mediata temporaneamente dai figli, attraversano un periodo di disorientamento e di senso di inadeguatezza con la nuova situazione, così diversa dall’innamoramento di un tempo (ma non necessariamente peggiore).

Qualche riflessione semplice, anche banale, forse potrebbe aiutare:

A)      Intanto, se i figli sono troppo piccoli, non c’è niente di male a bloccarli nel loro naturale desiderio di eccesso di esplorazione; e bisogna imparare a tollerare il temporaneo odio che ne deriva;

B)     Occorrerebbe confrontarsi con altri genitori di figli della stessa fascia di età, non tanto perché quel che pensa la maggioranza sia giusto (anzi, a volte è vero il contrario), ma perché parlandone con dei pari diventa più facile identificare adeguatamente i propri pensieri, le proprie emozioni e la propria valutazione del rapporto rischi-benefici;

C)     Non è possibile eliminare i pericoli, ma solo ridurli, e occorre approntare da prima un pacchetto di soluzioni per gli eventuali problemi cui i figli si trovassero di fronte: precontattare una persona affidabile in loco potrebbe rappresentare talvolta una legittima difesa, in caso di necessità improvvisa;

D)     In molti casi potrebbe essere opportuno non spaventare i figli all’ultimo momento, per evitare di suscitare sensi di colpa fuori luogo: la valutazione della scelta deve essere stata fatta prima, e se c’è un rapporto di sincerità non  c’è il rischio che i ragazzi in caso di bisogno non chiedano aiuto; se non c’è un rapporto di sincerità, non si può instaurarlo all’improvviso: occorrerà costruirlo a partire dal prossimo autunno, con pazienza e anche umiltà;

E)      Il divertimento potrebbe essere in agguato, a rifare i fidanzati adultescenti: ricordiamo quali erano le caratteristiche per le quali avevamo scelto proprio quella persona, e puntiamo a ripristinare nella relazione il lato buono di quello che poi magari è diventato un difetto (ad esempio: la persona tenace è diventata testarda; quella desiderosa di piacere è diventata seduttiva, quella sempre coinvolta nelle cose è diventata arrabbiata, e così via). Possiamo quindi puntare a ripristinare la caratteristica originale, prima che si “deteriorasse”, e possiamo goderci le nuove caratteristiche positive, apprese nel frattempo da noi e dall’altro/a per alzare il livello della nostra soddisfazione.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

Attaccamento ed esplorazione nei figli: le preoccupazioni dei genitori

postato da Nicoletta Carbone il 04.07.2012
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Alcuni recenti fatti di cronaca, di ci si è parlato anche a “Essere e Benessere”, potrebbero aver riacutizzato le legittime preoccupazioni dei genitori rispetto alle esplorazioni dei figli nel mondo. Anche perché, soprattutto nel periodo estivo, le occasioni di affidare i propri figli ad altre persone per favorire il loro inserimento sociale, le loro attività di svago insieme ai coetanei e le loro conoscenze sul mondo esterno si moltiplicano, e con esse i potenziali rischi connessi a queste attività. D’altra parte, anche un blocco iper-protettivo delle esplorazioni dei figli in contesti extra-familiari potrebbe essere dannoso per il loro sviluppo psicoaffettivo. E allora, che fare?

Una teoria suffragata da numerose prove scientifiche può aiutare: si tratta della teoria dell’attaccamento, originariamente proposta dallo studioso britannico John Bowlby, e successivamente sviluppata dai suoi continuatori. La teoria dell’attaccamento è fondamentalmente una teoria spaziale: se sono vicino (o in armonia) con chi amo, mi sento sicuro, allegro ed esploro il mondo; se sono lontano (o in disarmonia) con chi amo, mi sento ansioso, triste e solo. Inoltre, essa può essere riassunta in quattro elementi di cui come umani abbiamo bisogno dalla culla alla tomba, e che i genitori e/o le altre figure di attaccamento sarebbero deputati a fornire ai figli:
1) La certezza di essere i benvenuti;
2) Il nutrimento, sia sul piano fisico che su quello emotivo;
3) Il conforto se tristi;
4) La rassicurazione se spaventati.

Se come genitori siamo stati capaci di instaurare un attaccamento sicuro nei nostri figli, possiamo poi affrontare i temi della loro esplorazione del mondo con maggiore serenità, poiché i nostri figli ci racconteranno senza paura le loro esperienze, e chiederanno senza eccessiva preoccupazione il nostro aiuto in caso di bisogno. Se non ne siamo stati capaci, per diversi e in genere non colpevoli motivi, per i nostri figli sarà più difficile farsi conoscere da noi, e tenderanno a nasconderci le loro difficoltà, con rischi maggiori.

Qualche suggerimento pratico ai genitori, di conseguenza, può derivare dalle seguenti considerazioni:
1) Non pretendere di anticipare troppo l’indipendenza dei bambini: l’indipendenza si sviluppa solo dopo una lunga e possibilmente serena fase fisiologica di dipendenza;
2) Diffidare delle iniziative sociali nelle quali è impedito ai bambini e ai ragazzi di contattare i genitori in caso di bisogno (non solo fisico, ma anche e soprattutto psicologico);
3) Valutare con attenzione i rischi delle esplorazioni, alla luce delle emozioni descritte dai figli, non forzandoli troppo ad esperienze che potrebbero esporli a difficoltà emotive, ma anche non impedendo loro di esplorare in condizioni protette;
4) Negoziare con i figli in una dialettica tra esplorazione e protezione, cercando di giungere ad una soluzione di compromesso senza perdenti, che consenta loro di sperimentare gradualmente il mondo esterno in relativa sicurezza fisica ed emotiva, sapendo e condividendo il fatto che non si possono eliminare del tutto i rischi, ma solo ridurli.

Per saperne di più, in forma divulgativa:

Aquilar F. (2012), Riconoscere le emozioni. Nuova edizione ampliata, Edizioni Franco Angeli, Milano.

Per saperne di più, in forma scientifica:

Cassidy J., Shaver P.R. (2010), a cura di, Manuale dell’attaccamento. Seconda edizione, Fioriti Editore, Roma.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

Uomini e figli

postato da Nicoletta Carbone il 31.01.2012
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Uomini e figli

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