Tipi di ansia

postato da web il 13.07.2017
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L’ansia è una reazione di allarme e di paura, in risposta ad un evento, ad una situazione, ad un pensiero o ad una preoccupazione, che dovrebbe svolgere la funzione evolutiva di preparazione adeguata a possibili fenomeni pericolosi o sgradevoli. Tuttavia, per alcune persone e in determinate fasi della vita, il meccanismo si scompensa e l’ansia può diventare eccessiva e martellante, rendendo difficile la vita di chi ne soffre. I correlati psicofisiologici dell’ansia, che possono arrivare fino all’attacco di panico, rappresentano l’apoteosi della paura e della preparazione alla fuga o all’attacco: battito cardiaco accelerato, difficoltà respiratorie o dispnea, aumento o eccessivo abbassamento della tensione muscolare, tremito; fino ad arrivare a reazioni parossistiche quali i capogiri, il senso di abbagliamento, la confusione mentale, la paura di impazzire o di morire. L’ansia può esprimersi in collegamento a:
1) Una fobia specifica (ad esempio, paura degli insetti o degli uccelli; ma anche paura semplice di volare in aereo);
2) Una agorafobia e/o claustrofobia (paura degli spazi aperti o degli spazi chiusi, ma anche di camminare da soli per strada, di stare da soli in casa o di andare in autostrada);
3) Un eccesso di controlli (chiudere il gas, avrò chiuso la macchina?, ho preso le chiavi di casa?, ho perso il telefonino?), per la preoccupazione di non aver eliminato tutti i pericoli possibili o di non avere con sé tutto il necessario;
4) Un terrore degli eventi possibili (e se succedesse questo? E quest’altro? E quest’altro ancora? E se mi ammalo? E se mi viene un infarto? E se succede qualcosa di male ai miei figli?);
5) Una paura del giudizio sociale e/o lavorativo, con eccesso di preoccupazione allarmata e/o di imbarazzo (Cosa penseranno di me? Mi vergogno; Sono inadeguato; Mi scarteranno);
6) Una paura dell’inadeguatezza corporea (Sono troppo grasso, troppo magro, ho il seno troppo piccolo, ho i fianchi troppo larghi, i miei genitali non sono adeguati, sono troppo inadeguato fisicamente e per questo non sono amabile);
6) Una paura di un dover rivivere un evento terribile (potrei di nuovo essere rapinato; potrei di nuovo assistere ad una scena di violenza; potrebbe succedere ancora quello che mi ha scioccato una volta).
7) Una paura del fallimento romantico, che si esprime anche attraverso la cosiddetta ansia amorosa con ossessione amorosa.
Per tutte queste situazioni, la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha strutturato una serie di manovre terapeutiche che mirano ad insegnare al paziente a riconoscere le emozioni, a modificare in positivo il suo dialogo interno con sé stesso, ad affrontare gradualmente e in condizioni protette le situazioni temute e a modificare i suoi pensieri allarmanti, senza “cambiare” la sua identità.
Nel prossimo post forniremo alcuni “suggerimenti contro l’ansia”.
Tre libri per saperne di più: 1. Aquilar F., Del Castello E., a cura di, Psicoterapia delle fobie e del panico, Franco Angeli; 2. Aquilar F., a cura di, Parlare per capirsi, Franco Angeli; 3. Leahy R.L., Sette mosse per liberarsi dall’ansia, Cortina.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, docente di psicoterapia cognitiva a Roma (Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e Intervento Psicosociale CRP)

Innamorarsi

postato da web il 20.04.2017
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Che cosa succede nella mente e nel cuore delle persone, quando si innamorano?
La psicologia sociale e la psicoterapia cognitiva hanno costruito alcune ipotesi documentate:

1. INTIMITA’ PIACEVOLE ASSENTE O DISFUNZIONALE: Nel senso che, in quel momento nella vita del candidato o della candidata ad innamorarsi, sembra esserci assenza di rapporti intimi soddisfacenti, associata ad un forte desiderio di ottenere rapporti intimi soddisfacenti; oppure si osserva una marcata e lunga incompatibilità nel rapporto di coppia corrente (che sta per essere “rimpiazzato”);
2. EMOZIONI NEGATIVE RICORRENTI DIVENTATE PERMANENTI: In altre parole, questa assenza o questa lunga incompatibilità hanno suscitato, nel momento in cui la persona è predisposta a reinnamorarsi, una serie di emozioni negative fortemente sgradevoli e divenute ormai permanenti, quali senso di amara solitudine, tristezza, noia;
3. FANTASIE COMPENSATORIE DA ATTUALIZZARE: In questo stato mentale ed emotivo negativo, da questa assenza di intimità piacevole o da questa percepita incompatibilità nel rapporto di coppia, deriva una serie di fantasie romantiche e sessuali che tendono a fornire una gratificazione immaginata dei desideri e predispongono all’innamoramento come “soluzione” della situazione problematica precedente.

Con l’innamoramento, queste fantasie vengono proiettate, progettate, incarnate e messe alla prova con una persona reale, suscitando:
A. INTENSA PREOCCUPAZIONE-ATTRAZIONE;
B. INTENSA ALLEGRIA IN RAPPORTO ALLA RECIPROCITA’ CONDIVISA
C. INTENSA PAURA SPECIFICA DI UN EVENTUALE RIFIUTO O DELUSIONE RICEVUTA O INFLITTA

In un tempo medio di 6-12 mesi, l’innamoramento declina e si trasforma in amore, o in disillusione-rifiuto. Ma quali sono le dimensioni sulle quali si muove l’attaccamento romantico? Sostanzialmente sono due: l’intimità e l’autonomia. Le persone che sono a loro agio sia con l’intimità che con l’autonomia, sembrano portate a selezionare partner adeguati e a costruire efficacemente relazioni romantiche; chi è a proprio agio con l’intimità ma non con l’autonomia, tende e vivere invece una costante preoccupazione di non essere riamato, o di non essere amato abbastanza, tendendo ad inseguire sostanzialmente il partner. Chi invece è a suo agio con l’autonomia, ma non con l’intimità, tende ad essere sottilmente respingente nei confronti dell’altro, dopo una primissima fase, creando notevoli difficoltà a se stesso e all’altra persona. Chi, infine, è a disagio sia con l’intimità che con l’autonomia, tende ad essere rapido nell’idealizzazione dell’altro per poi oscillare continuamente tra fasi in cui vorrebbe diventare tutt’uno con l’altra persona e fasi in cui difende ostinatamente il proprio spazio nella relazione, con il risultato di relazioni romantiche oscillanti e insoddisfacenti.
Come si fa a selezionare un candidato partner adeguato? Di quali competenze occorre disporre per costruire una relazione romantica soddisfacente e duratura? Proveremo a rispondere a queste domande nei prossimi post.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista a Napoli

Diario: confessioni ad un amico invisibile

postato da Nicoletta Carbone il 05.11.2015
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Un motivo per cui da ragazzo invidiavo le mie coetanee, era quello che loro potevano tenere un diario. Non che mi fosse impedito, ma tacitamente mi rendevo conto che era una pratica a loro riservata e troppo “da femmina” per agire con indifferenza. Mi consolavo allora scrivendo delle lettere a me stesso o raccogliendo alcuni pensieri vergati su carta e raccolti in una busta in finta pelle. Parlare oggi di diario risulta del tutto anacronistico, oggi ancora più di allora. Tuttavia la peculiarità di redigere un diario conserva ancora un senso logico non indifferente. In molti obbietterebbero sulla mancanza di tempo, senza pensare a quanto ne consumano inutilmente in altre pratiche diventate consuetudine, alle prese con supporti digitali o con banali attività di intrattenimento. Se ci concedessimo almeno il proposito di ripensarci, ci renderemmo immediatamente conto di come quello stesso tempo potremmo riscattarlo. I pensieri non scritti a volte se ne vanno, le parole proferite spesso si dimenticano, gli stati d’animo vissuti si dissolvono. Instaurare e mantenere l’abitudine di scrivere e descrivere a fine giornata le proprie esperienze, le lezioni imparate, i propri pensieri ed i risultati ottenuti è un’attività chiave per chi persegue la propria crescita personale. Dalla scrittura infatti discende la consapevolezza, dalla consapevolezza nasce il cambiamento e dal cambiamento deriva la crescita. E se lo strumento digitale oggi permette di elaborare belle lettere, ordinate e senza cancellature, forse sarebbe meglio conservare ed esercitare la tecnica olografa. Il solo fatto che il tratto della vostra mano abbia descritto esattamente il vostro stato d’animo, evidenzierebbe quegli aspetti che le parole potrebbero celare.
Se per tanti motivi avete già fatto il funerale a quella vostra amata stilografica, credo sia giunto il momento di esumarne le spoglie.

A cura di Carlo Cazzaniga – Artigiano Artista

Facili psico-istruzioni per un buon settembre

postato da Nicoletta Carbone il 03.09.2014
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Eccoci più o meno pronti per la ripresa, e per l’inizio del nuovo anno che per molti comincia a settembre. Per chi è focalizzato sul passato, sono in agguato sintomi depressivi. Per chi è focalizzato sul futuro, sono possibili sintomi ansiosi. Chi è arrabbiato o deluso per come è andata l’estate, ruggisce perché l’estate è finita e non ha vissuto niente di buono (o così gli sembra adesso). Invece, chi si è divertito ed è stato contento per una bella estate, ruggisce perché non vorrebbe ricominciare il ritmo quotidiano, nostalgizza tutto quello che ha vissuto finora, odia il rientro e piagnucola con se stesso e talvolta anche con gli altri perché vorrebbe tornare subito indietro al primo luglio. In tutti i casi, riconoscere le emozioni e parlare adeguatamente con se stessi prima che con gli altri significativi potrebbe aiutare: nello schema seguente sono riassunti alcuni possibili problemi di rientro e alcune possibili soluzioni.

Tendenza 1: Troppo passato: Pensare troppo al passato, con rabbia, tristezza, nostalgia o rimpianto.
Problema possibile: Aspetti depressivi.
Soluzione possibile: Legittimare le emozioni e ridimensionarle, riportandosi a progetti interessanti per il presente e l’immediato futuro.

Tendenza 2. Troppo futuro: Pensare troppo al futuro, con preoccupazione allarmata, timori, desiderio eccessivo di controllare quel che accadrà.
Problema possibile: Aspetti ansiosi.
Soluzione possibile: Tranquillizzarsi dicendo a se stessi che non abbiamo controllo sulle cose, ma che possiamo fronteggiarle giorno per giorno.

Tendenza 3. Estate insufficiente o inadeguata: Rabbia-delusione per come è andata l’estate, con la sensazione di non aver “staccato” abbastanza.
Problema possibile: Difficoltà a riprendere il ritmo quotidiano.
Soluzione possibile: Legittimare la rabbia e la delusione e poi rimpicciolirle, dicendo a se stessi che potremo “staccare” di nuovo al più presto e che siamo più bravi di quel che pensiamo adesso.

Tendenza 4. Estate gradevole o straordinaria: Gioia-entusiasmo per come è andata l’estate e rimpianto nostalgico-rabbioso perché è finita. Desiderio di scappare dal quotidiano.
Problema possibile: Difficoltà a riprendere il ritmo quotidiano.
Soluzione possibile: Legittimare la gioia e l’entusiasmo dicendosi “bravi” per averli vissuti. Sviluppare una tolleranza verso se stessi, prendendosi tempo per riabituarsi, ricordandosi che anche il quotidiano può essere ricco di opportunità e che ci sono 52 weekend all’anno disponibili per altre piccole vacanze.

Due libri per saperne di più: Riconoscere le emozioni, di Francesco Aquilar e Parlare per capirsi, a cura di Francesco Aquilar, entrambi pubblicati dalle Edizioni Franco Angeli di Milano.
A cura del Dott. Francesco Aquilar, presidente AIPCOS, psicologo e psicoterapeuta cognitivista a Napoli, @DrFAquilar

Emozioni di primavera

postato da Nicoletta Carbone il 19.03.2014
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Piccoli friccichii di gioia o di nostalgia che arrivano all’improvviso, senza apparente motivo. La primavera è anche questo, e può suscitare entusiasmo creativo in alcuni e tristezza rabbiosa in altri. Quali modificazioni delle emozioni possono verificarsi in primavera, e come possiamo utilizzarle per una crescita psicologica e affettiva? Proviamo a vederne alcune.
1) Felicità. Ad alcune persone basta la primavera per essere un po’ più felici. Avvertono una gagliardia stagionale ricorrente, che aspettano con ansia durante la lunga stagione invernale, e anche un umore più energico. Se apparteniamo a questa categoria ci può convenire godercela, ma se appare troppa dobbiamo stare attenti a non esagerare: accettiamo l’entusiasmo stagionale ma senza trasformarlo in ipomania. Per altri, invece, la primavera apre la via ad una sensazione depressiva: mentre tutto intorno fiorisce, queste persone si sentono ancora più spente, fuori dalle relazioni significative, più sole e diverse. Anche in questo caso, possiamo legittimare questo stato d’animo e ridimensionarne gli effetti, ad esempio condividendolo con altri significativi amanti dell’inverno e delle giornate corte, e continuando anche in primavera a cercare la “presenza di” e “l’armonia con” le persone che ci piacciono.
2) Tristezza. Alcuni vivono la primavera con una triste malinconia, per il sopraggiungere di ricordi di lontane passate primavere mitiche, magari idealizzate nel tempo. Se tendiamo alla tristezza malinconica, proviamo anche in questo caso a legittimare e ridimensionare, prendendoci anche bonariamente un po’ in giro. Se ci sentiamo diversi dagli altri, perché gli altri ci sembrano allegri e noi ci sentiamo avviliti, proviamo ad interferire deliberatamente sul nostro umore, auto-costringendoci a fare qualcosa che ci faccia uscire da quello stato mentale.
3) Rabbia. Altri sono particolarmente incavolati in primavera. In questo caso, cerchiamo di utilizzare la rabbia come un propellente, facendo quel che ci serve e quanto possiamo per migliorare la nostra situazione ma senza rimuginare a vuoto. E dopo aver dedicato massimo mezz’ora al giorno all’ipotesi di migliorare la nostra situazione economica, affettiva e relazionale, proviamo ad agire per goderci qualcosa nei nostri limiti attuali. Un pizzico di umorismo e di auto-ironia, anche in questo caso non guasta.
4) Paura. La paura dovrebbe servire a proteggerci dai pericoli, in teoria. Ma per alcune persone è talmente generalizzata che tutto suscita paura. La paura non fa sconti e se è troppa distrugge tutto quel che ci viene in mente di pensare o di fare. Anche in questo caso, possiamo fare i conti con la nostra paura, osservarne l’eventuale andamento ricorrente primaverile e non lasciarcene travolgere, con opportune operazioni mentali di ridimensionamento. Mentre invece, se la paura è ragionevole, ad esempio la paura di reazioni allergiche primaverili, se ne soffriamo, proviamo ad agire efficacemente subito, ad esempio non rimandando più la visita specialistica che ci servirebbe.
In tal modo, utilizzeremo efficacemente le emozioni anche in primavera, e potremo godercela il più possibile, compatibilmente con gli impedimenti parziali cui tutti siamo sottoposti.
Un libro-disco per saperne di più: Francesco Aquilar, Riconoscere le emozioni. Esercizi di consapevolezza e psicoterapia cognitiva (contiene il cd audio “Canzoni psicoterapeutiche”), Edizioni Franco Angeli.
A cura del Dott. Francesco Aquilar

Ampliamo il nostro “vocabolario emotivo”

postato da Nicoletta Carbone il 28.10.2013
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Abbiamo visto quanto le emozioni siano importanti nella nostra vita e quanto condizionino le nostre relazioni. E abbiamo anche accennato al fatto che emozioni principali sono paura, tristezza, rabbia e gioia. Vogliamo allora provare a fare un “gioco” per vedere quanto è ricco il nostro “vocabolario emotivo”, partendo da queste quattro?
Il gioco che vi proponiamo può essere fatto con il partner, in famiglia, o con un gruppo di amici. Mettetevi a coppie (o in triadi, se siete in numero dispari) e munitevi di un foglio di carta e di una penna. All’interno di ogni coppia, ognuno deve scrivere sul foglio, per ogni emozione – paura, rabbia, tristezza, gioia – tre (o quattro, o cinque) diverse “gradazioni” dell’emozione, tenendole per sé. Per esempio, nel caso della paura, potrebbero essere: preoccupazione, ansia, spavento, angoscia, terrore. Nel caso della rabbia: fastidio, stizza, collera, esasperazione, furore. Nel caso delle tristezza: malinconia, dispiacere, dolore, struggimento, disperazione. E per la gioia: spensieratezza, ilarità, eccitazione, felicità, estasi… Cercate di essere “creativi”! A questo punto ripiegate il foglio nascondendo le parole e decidete chi “lavorerà” per primo. Si tratta di “mimare” lo stato emotivo, senza parlare, ma solo con il corpo, con gli atteggiamenti, lo sguardo, il movimento, la postura, in modo che l’altro indovini qual è l’emozione che stiamo mimando. Il primo della coppia che lavora mimerà le tre ( o 4, o 5) sfumature di emozioni che ha pensato, non in ordine di intensità ma a caso, una di seguito all’altra, indicando solo con le dita di una mano se sta mimando la prima, la seconda, la terza (o la quarta o la quinta). Prima mima quelle relative alla paura, poi la rabbia, poi la tristezza, infine la gioia. Nel frattempo, la persona che osserva scriverà sul retro del proprio foglio, per ogni emozione mimata, la parola corrispondente, ovvero l’emozione che ha “capito”. Una volta finito il primo lavoro, ci si dà il cambio. Il secondo della coppia farà la stessa cosa con le proprie parole, ovvero mimerà le sfumature emozionali che aveva scritto all’inizio, e l’altro, a sua volta, scriverà le parole corrispondenti che avrà capito. Quando entrambi hanno finito, possono confrontarsi e vedere chi ha capito più parole… o chi ha mimato meglio!
È un gioco che serve ad ampliare il proprio “vocabolario emotivo”, verificando quante sfumature emozionali conosciamo e siamo in grado di riconoscere, in noi stessi e negli altri. È utilissimo in tutte le relazioni in generale, ma può rivelarsi prezioso per contribuire a migliorare quelle con le persona a noi più vicine e care.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor

Chiedimi se sono felice

postato da Nicoletta Carbone il 22.10.2013
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Non parlo del film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Mi riferisco allo studio pubblicato sul World Happiness Report. Ultimamente la felicità è un argomento in voga. Cosa è la felicità? Ognuno ha la sua definizione, o meglio, tutti sappiamo se/quando siamo felici, ma facciamo fatica a dare un definizione universale. La cosa curiosa è che nonostante tutte le cose che abbiamo noi, che viviamo nei paesi ricchi, siamo meno felici. Ormai ti ho già annoiato con il principio della sequenza sbagliata. Il problema è che a molti di noi è stato detto che avere porta ad essere. Cioè avere successo (o le cose che vuoi), ti renderebbe felice. La sequenza è sbagliata, è inversa. La verità, riportata dalle maggiori religioni, ma anche dagli ultimi studi, è che essere felice ti porta ad avere successo (o quello che vuoi). Ritorno alla domanda, che cosa è la felicità? La definizione scientifica più comune è “benessere soggettivo”. Un bel modo per dire tutto e niente. Di fatto tu sei l’unico a sapere cosa è la felicità per te. Io, e non sono il solo, ritengo che sia uno stato d’animo che hai se vivi una vita allineata al tuo scopo, a chi sei veramente e cosa è importante per te. Purtroppo la maggioranza delle persone non è allineata e non sa nemmeno quale sia il suo scopo, valori e obiettivi!

Il grande Martin Seligman ha studiato cosa è la felicità e ha concluso che è una composizione di tre ingredienti:

- piacere, cioè l’emozione di stare bene,

- coinvolgimento, cioè sentirsi motivati e/o parte di qualcosa,

- significato, cioè dare un senso “positivo”, alle cose.

La ricerca fatta dice che molti di noi capiscono questi concetti, ma solo a livello razionale, non emotivamente. Questo non aiuta molto, non si può essere felici solo a livello razionale. Non a caso chi cerca solo il piacere (il primo ingrediente), ha momenti di benessere ma non è felice. Mentre chi ha tutti e tre gli ingredienti, ha una vita ricca di soddisfazione. Non solo, secondo le ricerche fatte dalla Harvard Business University, le persone felici sono più produttive, più sane, lavorano meglio, guadagnano di più e tante altre belle cose! Ma, andiamo sul pratico. Si può comprare la felicità? Ci sono modi per avere tutti e tre questi  “ingredienti”? Secondo uno studio fatto dalla University of British Columbia e da Harvard, che io ho riportato  nel mio audiolibro, sì. Basterebbe, secondo gli studi  fatti, fare quello che fanno le persone felici. Le persone felici invece di comprare cose, comprano esperienze. Crescono con viaggi, corsi, attività… Condividono queste esperienze con altre persone, facendole diventare così, ancora più magiche. In questo modo investono su se stessi, coltivano le loro passioni, sogni e obiettivi. Nello stesso tempo, con l’esempio o in altri modi, aiutano altri a fare lo stesso.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Le piccole emozioni di tutti i giorni

postato da Nicoletta Carbone il 17.10.2013
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“Dobbiamo assumerci la responsabilità delle emozioni che proviamo”: è un’affermazione, indubbiamente “forte”, questa di Candace Pert. La neuroscienziata americana, morta il mese scorso a 67 anni e nota per aver scritto un libro affascinante intitolato Molecole di emozioni (Edizioni TEA 2005-2013), ha dedicato tutta la vita a spiegare la base biologica delle emozioni, vero ponte tra mente e corpo. Che cosa ha inteso dire Pert? Ci invita a riflettere sul fatto che non sono “gli altri” che possono farci sentire bene o male: siamo noi, in modo più o meno consapevole o cosciente (spesso, purtroppo, inconsapevoli e incoscienti), a scegliere come sentirci in ogni singolo istante della nostra vita. In altre parole, il mondo esterno – con tutte le sue relazioni, eventi, incontri, esperienze – è una sorta di “specchio” che riflette le nostre convinzioni e aspettative.
Ma se le emozioni sono così importanti nella nostra vita e di fatto la condizionano, quanto siamo in grado di riconoscerle? Di coglierne le sfumature? Di descriverle e di condividerle con un’altra persona? In realtà, anche quando raccontiamo qualcosa di importante ed emotivamente coinvolgente, parlando con il partner o un amico, spesso facciamo fatica a spiegare quello che proviamo o abbiamo provato in una data situazione. Ci manca un vocabolario emotivo.
Non siamo allenati – e, purtroppo, raramente ci viene insegnato da piccoli, in famiglia e ancor meno a scuola – a “trovare le parole per dirlo”. E non sappiamo dare un nome, sul piano emotivo, a quell’insieme di sensazioni corporee, dovute a modificazioni anche subitanee a livello fisico, che si accompagnano a cambiamenti emotivi. Dall’aumento del battito cardiaco o batticuore all’improvvisa sudorazione, dalla orripilazione (la cosiddetta pelle d’oca, ovvero l’erezione dei peli dell’epidermide) all’accelerazione del ritmo respiratorio, per non citare che i più comuni.  La difficoltà che abbiamo nel “sentire”, sul piano fisico ed emotivo, i nostri cambiamenti, ovvero la scarsa abitudine a rendercene conto, ci impedisce di cogliere quel nesso fra emozioni e sensazioni che è invece una delle tante dimostrazioni dell’unità funzionale tra mente e corpo.
Quali sono le emozioni che proviamo, più spesso, nel corso della nostra giornata? Proviamo a pensarci. In realtà le emozioni di base, quelle che possiamo identificare con maggior facilità, sono poche: paura, tristezza, rabbia e gioia… con una serie pressoché infinita di sfumature, varianti, tonalità. Ce ne sono ovviamente altre (secondo alcuni studiosi, per esempio, sono “primarie” anche disgusto e sorpresa, per altri vergogna e senso di colpa), ma limitiamoci a queste quattro.
Siamo in grado, ripensando a una nostra giornata qualunque – oggi stesso – di osservare in che misura, momento per momento, esperienza dopo esperienza, la nostra “sfumatura emozionale interiore” cambia?
Non serve un’esperienza intensa a creare una modificazione del nostro stato emotivo. Immaginiamoci al mattino, ancora in casa, quando ci prepariamo per affrontare la giornata. Poiché è innanzitutto il mondo relazionale che incide su come stiamo, la relazione con gli altri – per esempio gli altri componenti della famiglia: partner, figli, fratelli – ha effetti immediati su di noi. Bastano piccoli episodi a interferire sul nostro stato interno: una risposta frettolosa dell’altro, un gesto sbadato, uno sguardo distratto, un improvviso silenzio… O, ancora, una telefonata improvvisa mentre siamo sotto la doccia, il bricco del caffè che rovesciamo per sbaglio sulla tovaglia, il cane che ha fatto la pipì sul tappeto, i vicini di casa che litigano… Tutte cose che modificano, sia pure di poco, il “come stavamo”, aggiungendo una sfumatura, per esempio, di fastidio, irritazione, ansia preoccupazione, malinconia, tristezza ecc.
Eventi grandi e piccoli, si badi bene, che – al di là di una certa loro oggettività – influiscono su di noi soprattutto per come noi li percepiamo, ovvero sulla base della nostra soggettività; in altre parole, partendo dal nostro stato emotivo immediatamente precedente. Gli stessi eventi, in un altro momento, potrebbero avere su di noi un effetto completamente diverso. Se ci prestiamo attenzione, possiamo verificare che anche minimi eventi legati a incontri casuali, a relazioni per noi insignificanti, incidono sul nostro stato emotivo. Pensiamo all’irritazione (minima, inconsapevole, ma c’è) che ci procura andare in un bar e chiedere un caffè, e non essere nemmeno degnati di uno sguardo dal barista; o camminare per strada ed essere urtati da un passante che prosegue per la sua strada e non ci chiede scusa; o scendere dal marciapiede e vederci sfrecciare velocemente una moto davanti, facendoci sussultare. Così come incide su di noi, procurandoci un cambiamento emotivo di tipo diverso, il sorriso che cogliamo sul viso di qualcuno con cui incrociamo lo sguardo sul tram, o il grazie di una persona cui abbiamo tenuto aperta una porta per farla passare. Le emozioni non devono necessariamente essere “forti” per incidere. E imparare ad accorgersene, cogliendone le sfumature, può esserci molto utile per essere più in contatto con noi stessi e con gli altri.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor

Emozioni dell’incertezza politica

postato da Nicoletta Carbone il 19.03.2013
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Denaro, politica, religione: per molti italiani questo periodo è caratterizzato da questa triplice incertezza. Oltre le preoccupazioni economiche (articolate intorno a tre temute parole: flessibilità, rischio, mobilità), appaiono presenti un’instabilità politica (Che governo avremo? Quanto il prossimo governo mi aiuterà o mi danneggerà?) e anche una suspense religiosa, che influenza anche coloro che sono atei o agnostici (Che effetti avrà il nuovo Papa Francesco? Sarà una rivoluzione positiva per il pianeta?  Offrirà una qualche protezione maggiore per la pace nel mondo, per noi stessi e per il nostro Paese?). Possiamo tratteggiare alcuni scenari dell’incertezza su vari piani:

1)     La personalità dei leader politici. Sono stati a lungo studiati gli effetti del potere politico sulla personalità dei leader, e sembra proprio che il potere, a tutti i livelli, tenda a costruire una “sindrome dell’alterigia”, evidente o nascosta, che come una specie di ubriachezza tenderebbe a deteriorare alcune capacità mentali al punto da alterare proprio quella lucidità che era stata causa del successo del leader stesso.

2)     La personalità dei leader religiosi. Su questo argomento è presente un minor numero di studi. Tuttavia è possibile ipotizzare, in alcuni casi, una trasformazione “verso il male” del carattere dei leader religiosi, di natura situazionale, in alcune circostanze di potere. Ma si può anche ipotizzare una svolta verso una nuova e positiva etica.

3)     La personalità degli elettori. Gli elettori italiani si trovano in una condizione di sospensione, tra le ipotesi di un governo che comunque non sarà quello desiderato per nessuno (essendo necessari accordi tra visioni del mondo diverse), e quella di nuove elezioni imminenti, con una campagna elettorale lunga e temuta, dai possibili effetti nefasti.

4)     La personalità dei sostenitori. Può sembrare paradossale, ma sia in campo politico che religioso, in questi casi di incertezza molti individui si trasformano in sostenitori a priori: di un leader, di un partito, del Presidente della Repubblica, del Papa. Questo può talvolta obnubilare ancora di più il giudizio ed esporre alcune persone ad uno stato di allarme crescente e difficilmente controllabile.

Dal punto di vista psicologico, possiamo provare a suggerire alcune strategie di comportamento per cimentarci adeguatamente con queste questioni ineludibili, senza sentircene schiacciati:

a)      Poter cambiare idea. Consentirsi di cambiare idea su un leader che in una determinata fase è stato convincente, ma che poi potrebbe essersi deteriorato, anche in breve tempo;

b)      Organizzare i propri valori attuali. Costituire mentalmente una gerarchia dei valori più importanti per ciascuno, e cercare di identificare chi difende (realmente e attualmente) quei valori;

c)      Conversare personalmente. Conversare con persone care e/o stimate di questi argomenti, ascoltando con attenzione le loro osservazioni ed utilizzandole per allargare la propria mente;

d)      Ridimensionare la propria responsabilità. Ridurre il proprio eventualmente eccessivo senso di responsabilità, ricordandosi che comunque la responsabilità personale di ciascuno di noi è limitatissima in questi casi;

e)      Continuare a vivere la propria vita. Evitare di trasformare queste preoccupazioni legittime in rimuginazione continua, monotematica e senza via di uscita.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista, coautore di Psychological and political strategies for peace negotiation, Springer, New York

Emozioni di settembre: bentornati alla normalità e al Daily Lab

postato da Nicoletta Carbone il 10.09.2012
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Nelle situazioni sociali, al rientro, spesso ci capita di ascoltare i “lamentosi del rientro”, che affrontano con fatica e con borbottamenti (per lo più monotoni, inutili e ripetitivi) la ripresa della quotidianità dopo la pausa estiva. A queste voci di settembre spesso fanno eco nella nostra mente anche le personali emozioni negative di ciascuno, che prendono in considerazione le proteste per le giornate che si accorciano, per la noia della routine giornaliera, per le limitazioni della libertà che derivano da una organizzazione del tempo più strutturata e “obbligatoria”. Il tempo per noi stessi inevitabilmente diminuisce, e anche quello da dedicare all’esplorazione del mondo e alle attività interpersonali piacevoli. Tutto sembra tornare ad un “prima” sgradevole e predefinito, per alcuni.

Possiamo provare a temperare queste emozioni negative, che affiorano insieme alle altre e magari gradevoli emozioni di settembre, sia fuori di noi che dentro di noi, cercando di:

1)     Incrementare le nostre abilità creative ed umoristiche: ad esempio scrivendo un breve raccontino di due facciate, in cui elaboriamo e archiviamo le esperienze dell’estate appena trascorsa, cercando quando possibile di utilizzare anche l’ironia e l’umorismo. La creatività e l’umorismo rappresentano infatti alcuni tra i principali fattori che aumentano la resistenza degli individui e delle famiglie alle esperienze avverse e alle difficoltà esterne;

2)     Progettare un nuovo anno in cui ci prenderemo più cura di noi stessi: ad esempio cominciando proprio dall’occasione offerta dal Daily Lab di Radio 24-Il Sole 24 ore. Potremmo dedicare qualche minuto al giorno non solo per confrontarci con gli interessanti consigli che Nicoletta Carbone e i suoi esperti ci suggeriscono, ma anche per approfittare di quel momento “per noi” per focalizzare la nostra attenzione su come ci sentiamo, sulle emozioni che proviamo, e per allenarci a “contenere-ridimensionare” quando possibile  le emozioni negative e anche a sviluppare un progetto di vita che abbia un “senso” personale e sociale, senza vivere in automatico come automi;

3)     Ricordarci ogni giorno dell’importanza delle persone care: i rapporti personali e lo sviluppo armonico di sé, e di sé-in-relazione-con-gli-altri-significativi, rappresentano alcuni tra i più fondamentali motivi di senso della vita. Questo va fatto riverberare concretamente non solo nell’organizzazione del tempo quotidiano e del programma settimanale, ma anche nelle scelte del dove e con chi passeremo il tempo libero dal lavoro o dalle incombenze obbligatorie.

4)     Ricordarci ogni giorno che viviamo su un pianeta piccolo e in una società globale: una certa attenzione a quel che accade intorno a noi, e anche più lontano sulla terra, ci aiuterà ad uscire dal nostro egocentrismo cognitivo e anche a ridimensionare alcuni problemi individuali. L’importanza poi dell’opinione pubblica in questo periodo storico fa sì che anche nel nostro piccolo ciascuno di noi può collaborare a risolvere un pochino i problemi globali.

Leggere il Daily Lab, in questa chiave, può quindi rappresentare un momento di consapevolezza e di attenzione a noi stessi, alle persone care e alla società in cui viviamo.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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