Trucco: le cose da non fare!

postato da web il 17.03.2017
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Solitamente chi si rivolge a me, per imparare a truccarsi, mi chiede quali sono LE COSE DA FARE per ottenere un buon risultato. Spesso rispondo consigliando quali sono LE COSE DA NON FARE!

- Non scegliete correttori molto chiari per attenuare le occhiaie: le schiarireste aumentandone l’effetto grigiastro.
- Non utilizzate creme troppo grasse prima di applicare il fondotinta: ne diminuireste la “tenuta” durante il giorno.
- Non applicate il blush (o la terra) senza prima aver tamponato sulla pelle un piumino “intriso” di cipria: piuttosto che una sfumatura naturale sulle gote o gli zigomi otterreste antiestetiche macchie di colore.
- Non prediligete ombretti chiari su palpebre “pesanti”: i colori chiari non aggiungono soltanto luce ma evidenziano anche rughe e sporgenze.
- Non crediate che una matita chiara sulla rima palpebrale interna doni sempre brillantezza: nella maggior parte dei casi rende lo sguardo vacuo.
- Non lasciatevi sedurre da mascara che promettono ciglia finte: se non saprete gestire il prodotto alle vostre ciglia aggiungerete volume si, ma…anche grumi.
- Non ammorbidite le labbra con prodotti specifici (burro di cacao e c.) immediatamente prima di applicare il rossetto: ne ridurreste la tenuta e ne aumentereste le sbavature.
- Non schiarite le labbra con rossetti chiari per renderle meno grandi ed in primo piano: i colori chiari aggiungono volume.

Probabilmente a questo punto vorreste sapere cosa FARE.
Sappiate che NON FARE quello che rappresenta un errore vale già il 50% di un buon risultato…e non solo del trucco!

A cura di Luigi Sutera

Ho deciso, non ti ascolterò!

postato da Nicoletta Carbone il 28.09.2015
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No, non ti ascolto; e non seguirò i tuoi consigli anche se me li fai sembrare sensati.

È ovvio che lo siano se sono di buon senso, ma non ti ascolterò. Cioè non ascolterò te. Si hai capito bene, non ascolterò te, non quello che dici.

E sai perché? Perché non fai quello che ripeti a me di fare.

Parli di felicità e sei triste.

Parli di come avere un buon rapporto di coppia e la tua relazione è disastrosa.

Parli di educazione dei figli e non li hai.

Parli di passione e non fai sesso (o l’amore) da secoli.

Parli di salute e non ce l’hai.

Parli di ricchezza e fai fatica ad arrivare a fine mese.

Dove è finita la congruenza? Qui tutti parlano, soprattutto di ciò che non fanno.

Lo so, è cosi ovunque, non solo nel mondo della formazione.

Medici che hanno abitudini di vita malsane.

Professoroni di gestione aziendale che non hanno mai fatto un giorno in ufficio.

Preti che tengono corsi prematrimoniali.

Promotori finanziari che non hanno un euro di risparmio.

Terapeuti di coppia senza partner.

La lista è lunga, troppo lunga…

Ecco perché, secondo me, vale la pena seguire il consiglio che ci danno i buddisti.

Quando un maestro (con la M minuscola o maiuscola) vuole insegnarti qualcosa, chiediti:

  1. lei/lui fa, o almeno cerca con tutte le sue energia di fare, quello che dice? Se sì, passa alla seconda domanda
  1. quello che dice ha senso per me? Se sì, passa alla terza domanda
  1. funziona per me? Se sì, applica alla tua vita.

Altrimenti vai oltre.

Troverai sempre tanti esperti. Tanti consiglieri che hanno il segreto per vivere bene. Io sono uno di quelli. Siamo tutti bravi a dire a te cosa fare, come, perché…

Forse sarebbe meglio se iniziassimo da noi stessi, compreso io ovviamente.

Scegli bene chi ascoltare, e impara ad ascoltare te stesso, il tuo cuore, la tua pancia, il tuo buon senso. Se ascolti quelli, e non le minchiate che ti hanno messo dentro, vedrai che vivrai bene.

Certo farai qualche cazzata. Meglio così, diventerai uno di quegli esperti che possono dare consigli ad altri perché avrai l’esperienza, quella vera.

Love on ya!
Claudio Belotti, Coach

Facili psico-istruzioni per un buon settembre

postato da Nicoletta Carbone il 03.09.2014
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Eccoci più o meno pronti per la ripresa, e per l’inizio del nuovo anno che per molti comincia a settembre. Per chi è focalizzato sul passato, sono in agguato sintomi depressivi. Per chi è focalizzato sul futuro, sono possibili sintomi ansiosi. Chi è arrabbiato o deluso per come è andata l’estate, ruggisce perché l’estate è finita e non ha vissuto niente di buono (o così gli sembra adesso). Invece, chi si è divertito ed è stato contento per una bella estate, ruggisce perché non vorrebbe ricominciare il ritmo quotidiano, nostalgizza tutto quello che ha vissuto finora, odia il rientro e piagnucola con se stesso e talvolta anche con gli altri perché vorrebbe tornare subito indietro al primo luglio. In tutti i casi, riconoscere le emozioni e parlare adeguatamente con se stessi prima che con gli altri significativi potrebbe aiutare: nello schema seguente sono riassunti alcuni possibili problemi di rientro e alcune possibili soluzioni.

Tendenza 1: Troppo passato: Pensare troppo al passato, con rabbia, tristezza, nostalgia o rimpianto.
Problema possibile: Aspetti depressivi.
Soluzione possibile: Legittimare le emozioni e ridimensionarle, riportandosi a progetti interessanti per il presente e l’immediato futuro.

Tendenza 2. Troppo futuro: Pensare troppo al futuro, con preoccupazione allarmata, timori, desiderio eccessivo di controllare quel che accadrà.
Problema possibile: Aspetti ansiosi.
Soluzione possibile: Tranquillizzarsi dicendo a se stessi che non abbiamo controllo sulle cose, ma che possiamo fronteggiarle giorno per giorno.

Tendenza 3. Estate insufficiente o inadeguata: Rabbia-delusione per come è andata l’estate, con la sensazione di non aver “staccato” abbastanza.
Problema possibile: Difficoltà a riprendere il ritmo quotidiano.
Soluzione possibile: Legittimare la rabbia e la delusione e poi rimpicciolirle, dicendo a se stessi che potremo “staccare” di nuovo al più presto e che siamo più bravi di quel che pensiamo adesso.

Tendenza 4. Estate gradevole o straordinaria: Gioia-entusiasmo per come è andata l’estate e rimpianto nostalgico-rabbioso perché è finita. Desiderio di scappare dal quotidiano.
Problema possibile: Difficoltà a riprendere il ritmo quotidiano.
Soluzione possibile: Legittimare la gioia e l’entusiasmo dicendosi “bravi” per averli vissuti. Sviluppare una tolleranza verso se stessi, prendendosi tempo per riabituarsi, ricordandosi che anche il quotidiano può essere ricco di opportunità e che ci sono 52 weekend all’anno disponibili per altre piccole vacanze.

Due libri per saperne di più: Riconoscere le emozioni, di Francesco Aquilar e Parlare per capirsi, a cura di Francesco Aquilar, entrambi pubblicati dalle Edizioni Franco Angeli di Milano.
A cura del Dott. Francesco Aquilar, presidente AIPCOS, psicologo e psicoterapeuta cognitivista a Napoli, @DrFAquilar

Emozioni di settembre: bentornati alla normalità e al Daily Lab

postato da Nicoletta Carbone il 10.09.2012
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Nelle situazioni sociali, al rientro, spesso ci capita di ascoltare i “lamentosi del rientro”, che affrontano con fatica e con borbottamenti (per lo più monotoni, inutili e ripetitivi) la ripresa della quotidianità dopo la pausa estiva. A queste voci di settembre spesso fanno eco nella nostra mente anche le personali emozioni negative di ciascuno, che prendono in considerazione le proteste per le giornate che si accorciano, per la noia della routine giornaliera, per le limitazioni della libertà che derivano da una organizzazione del tempo più strutturata e “obbligatoria”. Il tempo per noi stessi inevitabilmente diminuisce, e anche quello da dedicare all’esplorazione del mondo e alle attività interpersonali piacevoli. Tutto sembra tornare ad un “prima” sgradevole e predefinito, per alcuni.

Possiamo provare a temperare queste emozioni negative, che affiorano insieme alle altre e magari gradevoli emozioni di settembre, sia fuori di noi che dentro di noi, cercando di:

1)     Incrementare le nostre abilità creative ed umoristiche: ad esempio scrivendo un breve raccontino di due facciate, in cui elaboriamo e archiviamo le esperienze dell’estate appena trascorsa, cercando quando possibile di utilizzare anche l’ironia e l’umorismo. La creatività e l’umorismo rappresentano infatti alcuni tra i principali fattori che aumentano la resistenza degli individui e delle famiglie alle esperienze avverse e alle difficoltà esterne;

2)     Progettare un nuovo anno in cui ci prenderemo più cura di noi stessi: ad esempio cominciando proprio dall’occasione offerta dal Daily Lab di Radio 24-Il Sole 24 ore. Potremmo dedicare qualche minuto al giorno non solo per confrontarci con gli interessanti consigli che Nicoletta Carbone e i suoi esperti ci suggeriscono, ma anche per approfittare di quel momento “per noi” per focalizzare la nostra attenzione su come ci sentiamo, sulle emozioni che proviamo, e per allenarci a “contenere-ridimensionare” quando possibile  le emozioni negative e anche a sviluppare un progetto di vita che abbia un “senso” personale e sociale, senza vivere in automatico come automi;

3)     Ricordarci ogni giorno dell’importanza delle persone care: i rapporti personali e lo sviluppo armonico di sé, e di sé-in-relazione-con-gli-altri-significativi, rappresentano alcuni tra i più fondamentali motivi di senso della vita. Questo va fatto riverberare concretamente non solo nell’organizzazione del tempo quotidiano e del programma settimanale, ma anche nelle scelte del dove e con chi passeremo il tempo libero dal lavoro o dalle incombenze obbligatorie.

4)     Ricordarci ogni giorno che viviamo su un pianeta piccolo e in una società globale: una certa attenzione a quel che accade intorno a noi, e anche più lontano sulla terra, ci aiuterà ad uscire dal nostro egocentrismo cognitivo e anche a ridimensionare alcuni problemi individuali. L’importanza poi dell’opinione pubblica in questo periodo storico fa sì che anche nel nostro piccolo ciascuno di noi può collaborare a risolvere un pochino i problemi globali.

Leggere il Daily Lab, in questa chiave, può quindi rappresentare un momento di consapevolezza e di attenzione a noi stessi, alle persone care e alla società in cui viviamo.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

Semplici accorgimenti per prepararsi ad affrontare al meglio gli Esami

postato da Nicoletta Carbone il 26.06.2012
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Oltre mezzo milione di studenti in questo periodo sono chiamati ad affrontare gli esami di maturità e gli appelli estivi universitari. Corre quindi la necessità di  migliorare le prestazioni cognitive per apprendere, memorizzare e saper esporre una moltitudine di dati e concetti.

Il cervello, per svolgere al meglio le sue funzioni, ha bisogno di:

  • ottimizzare il metabolismo con un’attività fisica aerobica e senza stressare l’organismo oltre le sue capacità. È sufficiente fare ginnastica libera, nuoto, corsa, oppure una passeggiata a passo sostenuti per 45 minuti al giorno. Queste attività ossigenano il cervello, migliorano il metabolismo basale, allentano le tensioni e migliorano l’ottimismo e la motivazione;
  • alimentarsi adeguatamente, con una dieta che comprende cibi ricchi di sostanze antiossidanti (frutta e verdura in primis), omega3 (presce, noci, olii extravergine d’oliva, di girasole e di lino), ma anche la presenza di carboidrati (pasta, pane, patate) per la presenza  di zuccheri a lento rilascio. Invece di mangiare troppo durante i pasti, preferire piccoli spuntini di frutta o cibi comunque naturali;

Anche l’attività di studio necessita di una gestione adeguata:

  • pianificare lo studio: in modo da dedicare metodicamente un certo tempo ogni giorno senza sentirsi invasi dalla quantità di materiale da studiare. Gli obiettivi devono essere raggiungibili e, quando lo si raggiunge, premiarsi con un’attività piacevole;
  • rispettare i cicli di attenzione e concentrazione. La nostra capacità di attenzione e concentrazione è ciclica: ha una durata di circa 20-40 minuti (a seconda del soggetto e del momento della giornata), oltre il quale è necessario alzarsi dalla sedia e distrarsi per 5-10 minuti. Ciò consente alla molla dell’attenzione di ricaricarsi e alle attività cerebrali di svolgere i processi biochimici necessari a metabolizzare e sistematizzare le informazioni apprese;
  • prevenire l’oblio: uno dei fattori che impediscono la memorizzazione e l’apprendimento è l’interferenza: le informazioni apprese in rapida successione interferiscono tra loro e ne rendono difficile il consolidamento. È preferibile rallentare il ritmo e concedersi una breve pausa tra un blocco di studio e l’altro;
  • adottare strategie di memorizzazione: molti si affidano alla memoria visiva, ma spesso non è sufficiente. Ci sono tecniche semplici e immediate come le associazioni, le categorizzazioni, le immagini mentali, gli acronimi ecc. che possono sostenere lo sforzo mnemonico. Quanto più un informazione viene elaborata e ripensata (cioè la commentiamo, creiamo delle connessioni con altre informazioni, ce le immaginiamo mentalmente ecc.) più il ricordo diventa forte e tenace.

Necessita anche favorire le condizioni che facilitano l’attività di studio:

  • dormire un buon sonno: il sonno non serve solo a riposare il corpo, ma soprattutto la mente. Proprio durante il sonno le strutture cerebrali lavorano intensamente per consolidare i ricordi. Per questo motivo, è meglio sviscerare i concetti complessi e i dati tecnici al mattino e ripassare la sera prima di andare a letto;
  • automotivarsi:  perché studiare tanto? Chi ce lo fa fare? I motivi possono essere tanti e diversi, ma preme trovare in sé il motivo principe. Pensare a ciò che saremo dopo aver dato l’esame è molto più motivante del semplice “devo fare gli esami”;
  • pensare positivo: nel periodo di studio si è talmente immersi che lo si potrebbe vivere in termini negativi. Invece, è un evento positivo che rappresenta una crescita personale e professionale. È utile quindi inserirci dentro aspetti positivi e momenti di leggerezza per allietare un ricordo che ci accompagnerà per tutta la vita;
  • mantenete la vita sociale attiva: anche in questi periodi non rinunciare a frequentare gli amici. Serve per defaticare e rigenerare le forze e la motivazione.

In bocca al lupo!

A cura del Prof. Iannoccari, presidente Assomensana

Capitan Pirata mi ha insegnato una cosa oggi

postato da Nicoletta Carbone il 30.05.2012
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Lì per lì non avevo tanta voglia di andare al cinema per vedere un film d’animazione, ma era qualche giorno che non passavo un po’ di tempo con le mie bimbe quindi sono andato. Abbiamo visto: “Pirati! Briganti da strapazzo” che narra delle avventure di Capitan Pirata e della sua ciurma.
Tralascio i dettagli, dopo varie peripezie  Capitan Pirata vende il suo adorato “pappagallo” alla nemica Regina per avere una nave piena d’oro per tornare così dagli altri Pirati e vincere il premio. Nel frattempo lo scienziato lo informa che la Regina non ha comprato il volatile per averlo nello zoo come aveva detto, bensì per mangiarlo! E qui si sveglia l’eroe. Così decide di assaltare, da solo, la nave della Regina.
Lo scienziato gli dice “Ma è impossibile!”.

E lui risponde “è impossibile solo se ti fermi a pensarlo!”.
L’obiettivo non è più il premio ma salvare l’amico. La differenza è enorme. Questo obiettivo ha delle buone ragioni. Ha uno scopo nobile, è legato a emozioni e valori (che poi sono emozioni) profondi.
Nel mio ultimo audio libro parlo di definire prima lo scopo (le ragioni) e poi la visione. Quasi tutti fanno il contrario. Io stesso per anni ho chiesto per prima cosa “quale è l’obiettivo” e poi “quali sono i motivi”.
Se decidi prima cosa vuoi e poi perché lo vuoi potresti cadere nella bugia di volere qualcosa che non vuoi veramente. O come per Capitan Pirata desiderare troppo qualcosa che riempie un vuoto.

Se decidi prima perché vuoi quello che vuoi, perché fai quello che fai, perché esisti, tutto cambia… Certo forse non ricordi quale è lo scopo della tua anima, o forse credi che non ci sia un’anima e allora devi inventarti uno scopo.
Perché fai quello che fai? Perché vuoi quello che vuoi? Chieditelo.
Quando avrai quelle risposte che ti fanno venire un brivido giù per la schiena, o che fai fatica a dire per l’emozione vedrai che il resto verrà da solo.
Inoltre nulla sarà più impossibile, con così tanta motivazione non ti fermerai a pensarlo!

A cura di Claudio Belotti, Coach

Dovrei, ci provo ma in passato ho sbagliato

postato da Nicoletta Carbone il 04.05.2012
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Conosco tante persone che passano troppo tempo a pensare agli errori del passato. “Avrei dovuto fare così, non avrei dovuto fare cosà”. Lo stesso vale per i “dovrei”. “Dovrei fare questo, dovrei fare quello”, che secondo me è l’anteprima del “ci provo”, la tipica frase di chi poi non fa.

Partiamo dai “avrei dovuto”. Tutti avremmo dovuto fare qualcosa o non fare qualcos’altro. È la vita. A volte abbiamo fatto come abbiamo fatto perché ci mancavano le risorse, altre perché eravamo emotivamente sfasati, ci sta. Lo stesso vale per le cose che non abbiamo fatto. Gli errori fanno parte del vivere, li facciamo perché siamo umani e li ripetiamo perché siamo umani quindi a volte dobbiamo ripetere la lezione per imparare.

Diabolico non è ripetere gli errori ma continuare a recriminare o rimpiangere. Se hai fatto un errore fai tesoro della lezione, chiedi scusa e fai qualcosa per rimediare. Come dice Randy Paush, chiedi scusa e chiedi come puoi rimediare. Se l’errore lo hai fatto con te stesso chiediti scusa e rimedia con te stesso.

I “dovrei” mi fanno impazzire.

Chiariamoci anche io dovrei fare tante cose che infatti non faccio. Una cosa è certa: dovrei fare le cose poco importanti perché quelle che contano le faccio.  Tony Robbins dice che il fallimento è il risultato di rendere le cose meno importanti di quello che sono e che lo stress nasce dal rendere le cose più importanti di quello che sono. Non so tu ma io spesso dò troppa importanza a cose che non ce l’hanno.

Magari mi deludo per un errore che ho fatto, ci rimango male, recrimino con me stesso invece di andare avanti e imparare.

Ultimamente mi sono imbattuto con un paio di persone che parlano tanto e fanno poco. “A parole sono tutti dei campioni” si dice e queste persone sono dei campionissimi.

Hanno un sacco di scuse e ragioni del perché non possono fare quello che vorrebbero o dovrebbero. Ovviamente le scuse vengono dal passato ed è sempre colpa di altri. Fanno dichiarazioni su quello che faranno che immancabilmente non fanno. È un circolo vizioso.

Se tu sei più disciplinato e porti avanti le cose, hanno commenti e giudizi su di te. Per loro sei fortunato, o rigido o chissà cosa. Quando non ti fai coinvolgere o li eviti pensano che sei uno stronzo, o che non li capisci. Se li lasci fuori dai tuoi progetti perché ti hanno stancato o fatto perdere tempo, dicono che sei un egoista.

Anche questa è la vita. Grazie a Dio ognuno la vive come crede e per la legge karmica (di causa e effetto) tutti raccogliamo cosa seminiamo. Di fatto non raccogliamo sempre, a volte c’è una gelata che rovina tutto.

Una cosa è certa se non semini non raccogli.

Ricordo anni fa quando Roberto Baggio giocava ancora. Era a fine carriera e giocava a Brescia. Dopo l’ennesima operazione al ginocchio rientrò in tempi record in campo, battendo tutte le più ottimistiche previsioni. La sua squadra stava lottando per salvarsi dalla retrocessione e lui voleva esserci. Al suo rientro segnò un goal importantissimo. Grazie a un passaggio si trovò davanti alla porta vuota, non dovette fare altro che tirare per segnare.

Ricordo i commenti degli stupidi che dicevano che era fortunato a essersi ritrovato sotto porta. I più attenti, apprezzavano il fatto che invece di recriminare per l’infortunio, o per errori passati, o per la sfortuna di essersi fatto male, si era posto un obiettivo. Invece di “dovrei rientrare” aveva fatto l’impossibile per essere in campo quando serviva.

Baggio purtroppo non viene ricordato per questo. I più lo ricordano per aver sbagliato quel rigore nella finale americana contro il Brasile. Io ricordo che ai quarti di finale e semifinale di quel campionato del mondo passammo per merito suo. Certo, aver visto quelle partite allo stadio mi aiuta a ricordare quegli eventi, ma quello che importa è senza di lui non saremmo nemmeno arrivati in finale.

Ricordo anche la sua riposta quando a fine carriera qualcuno gli chiese cosa rispondeva a chi gli faceva domande su quel rigore. Lui disse: “dico che c’è chi sbaglia i rigori in finale di campionato del Mondo perché li tira. C’è chi non li tira mai quindi non sbaglia”.

Io ne ho sbagliati un sacco. Mi dispiace ma ci penso poco, ho imparato la lezione e la applico al prossimo da tirare. So anche che per segnarli devo prepararmi. Se provassi a prepararmi sarei sicuro di sbagliare ed è un’idea che non mi piace, la lascio a chi dalla tribuna ha da commentare su come gioco.

Dopotutto sono, come te, fortunato, rigido ed egoista.

E tu, ti stai preparando per il prossimo rigore?

A cura di Claudio Belotti, coach

Emozioni d’estate

postato da Nicoletta Carbone il 29.07.2011
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La maggior parte dei problemi psicologici delle persone è legata a difficoltà nel riconoscere, esprimere adeguatamente e modulare le emozioni che si provano. Sembra una banalità, ma se ci pensiamo, quando stiamo male è quasi sempre anche a causa di emozioni negative che assumono forme diverse e che non riusciamo a “controllare”, come ad esempio la preoccupazione allarmata o l’ansia “anticipatoria”, che cioè anticipa eventuali problemi che potrebbero colpire noi stessi o gli altri a noi cari.  In estate poi le emozioni risultano influenzate da una serie di aspettative legate sia alla diversa organizzazione del tempo cronologico che alle specifiche caratteristiche del tempo atmosferico. Intanto, in estate ci si aspetta di divertirsi e di riposarsi. Molti sperano anche di innamorarsi di un nuovo o di una nuova partner, o di reinnamorarsi del partner attuale. I bambini desiderano passare più tempo con i genitori, e i genitori magari di trascorrere piacevoli serate con gli amici. Alle alte aspettative, spesso fanno seguito cocenti delusioni. E’ passata l’estate e non mi sono innamorato, non ho fatto la vacanza che volevo, mi sono stancato anziché riposare, e sono più depresso e arrabbiato di prima. Riconoscere le nostre emozioni, scegliere le nostre vacanze sulla base di ciò che veramente desideriamo, e negoziare i nostri programmi estivi con coloro che amiamo, può aiutarci a non avere aspettative irrealistiche e a non sentirci delusi e stanchi alla fine dell’esperienza. Alcuni suggerimenti potrebbero essere utili: 1) Facciamo un bilancio del denaro che abbiamo a disposizione, non arrabbiandoci se non ne abbiamo quanto vorremmo (l’invidia ci distruggerebbe le vacanze); 2) Fermiamoci per un po’ da soli a scoprire dentro di noi quale vacanza possibile ci piacerebbe fare, non avendo paura di essere diversi dalla massa: ognuno è legittimamente speciale e ha diritto alla sua classifica delle emozioni preferite; 3)  Proviamo a negoziare con le persone care una vacanza che soddisfi parzialmente i desideri di ciascuno, divertendoci ad imparare anche modalità alternative di vacanza che di per sé non ci interesserebbero; 4) Prendiamoci tempo per rilassarci, sia a casa che nella località scelta, indipendentemente dall’ossessione vacanziera: avere più tempo libero dal lavoro è una risorsa impagabile, e non dobbiamo sprecarla ad innervosirci perché le cose non vanno come ci piacerebbe tanto che andassero.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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