Cosa portare al colloquio?

postato da Nicoletta Carbone il 02.12.2013
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Andare ad un colloquio di lavoro è come andare a una festa o a un evento, bisogna prepararsi! A parte la disponibilità a partecipare e il vestito, di cui ho già detto, ci si deve preparare. “Deve” magari non è il verbo giusto, diciamo che è fortemente consigliato. Innanzitutto perché il colloquio è un evento, non è qualcosa che capita per caso. Magari abbiamo mandato un cv, abbiamo cercato la persona cui mandarlo, abbiamo cercato di arrivare ad una certa persona attraverso un conoscente o un ex capo. Essere invitati a un colloquio – nel processo di ricerca di una nuova opportunità lavorativa – è certamente un traguardo, ma di una battaglia, non della guerra. Quindi se è il punto di arrivo del processo di scrittura e invio del cv in modo mirato è però lo start di una relazione di lavoro. E’ bene quindi partire con il piede giusto! Siamo noi in persone che andiamo al colloquio, quindi la nostra natura trasparirà anche se ci prepariamo, non preoccupiamoci. Facciamo in modo che traspaia di noi il meglio e non quanto potrebbe di “peggio” trasparire in una situazione stressante: prepariamoci! Innanzitutto raccogliamo informazioni sull’azienda che mi riceve e sulla persona che vado a incontrare. Se l’azienda è un intermediario, cioè un head hunter per i profili di maggior spessore o una società di ricerca e selezione, è sempre opportuno – in termini di comunicazione – sapere chi si ha di fronte: qual è il “core business”, la storia dell’azienda, le persone chiave, la diffusione, i mercati, ecc…
La persona poi è fondamentale. Una volta nei corsi di vendita si diceva “l’uomo vende all’uomo” (intendendo per “uomo”, più modernamente, la “persona”). E’ quindi il caso che, se mi viene detto il nome dell’interlocutore che incontrerò, usare i mezzi a disposizione per sapere di questa persona: via Google, Linkedin, pubblicazioni di settore, YouTube, che faccia ha questa persona, che anni ha, da dove viene, cosa ha studiato, cosa fa, dove lavora. Ciò serve a preparare per quanto possibile la comunicazione, lo stile e i contenuti. Magari abbiamo una conoscenza in comune, una passione in comune. Ciò aiuta a creare un ambiente più disponibile alla comunicazione. O anche ad evitare inutili e spiacevoli gaffes per cui magari si è ricordati, ma ricordati in senso negativo. Perché si consiglia di sapere qual è l’azienda che si incontra attraverso un suo rappresentante, cosa vuol dire veramente? A parte una generale conoscenza, il punto è che io devo essere interessante per l’interlocutore e quindi devo preparare quanto andrò a dire, in risposta alle domande che mi faranno, in modo che abbia un senso per l’azienda. Ciò ha valore in diversi sensi: ne esemplifico alcuni.

a) Sono un manager che ha fatto diverse esperienze sia come aziende, sia come mercati, sia come vere e proprie azioni, peraltro tipiche della mia funzione. Andrò a preparare una presentazione di me che sottolinei i punti di contatto che possono essere di interesse per l’interlocutore facendo quindi dei link logici tra quanto leggo sull’azienda per informarmi e quanto io ho fatto. Ad esempio sono un commerciale che ha aperto mercati nell’Est Europa. L’azienda ha in piano di allargare la propria copertura internazionale ad alcuni mercati tra cui quelli di cui sono esperto. Andrò a citare quanto ho fatto in questi in un certo dettaglio piuttosto che essere generico, in modo da evidenziare uno dei miei fattori distintivi e quindi competitivi.

b) Ho fatto una ristrutturazione e leggendo dell’azienda si capisce che sta per affrontare una transizione simile? Piuttosto che altro citerò questa come progetto particolare.
Così facendo ottengo alcuni benefici non da poco:

  • vengo ricordato perché non parlo di in generale dei contenuti del mio ruolo e della mia professionalità, ma perché ho raccontato una “storia” e le storie comunicano
  • cito la risoluzione di un problema che l’azienda sta affrontando, per cui potrei risultare proficuo da subito
  • dimostro interesse per l’azienda perché mi sono preparato andando a vedere cosa di me può interessare all’interlocutore e ciò fa sempre colpo!

Forse non ho ricordato i buoni e vecchi “basic”: sapere che cv ho inviato, in che circostanze, a chi, quando. Cosa c’è scritto nel cv (a memoria senza doversene portare una copia e leggerlo davanti!) e qualche dettaglio in più nel caso in cui mi chiedessero organigrammi, riporti, numeri gestiti (sia in termini di persone che di risorse), progetti, clienti e poi un caso di successo e un caso di insuccesso. Tutte cose che vanno prese sul serio nella preparazione onde evitare di uscire dal colloquio e poi a mente fredda riconoscere che ci è stato chiesto in dettaglio come abbiamo gestito una situazione di successo, che ci hanno chiesto dei numeri, che… tutte cose che avremmo avuto sulla punta delle dita se solo ci fossimo dedicati alla preparazione del colloquio con un po’ di focalizzazione. A tale proposito io consiglio di fare come nel caso degli esami: se domani ho un colloquio da ieri mi focalizzo sul colloquio e non penso ad altro in modo da scendere in campo per vincere, che in gergo di selezione vuole dire passare al secondo colloquio!

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach

L’abito del colloquio

postato da Nicoletta Carbone il 06.11.2013
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“L’abito fa il monaco” si dice!
Si può essere d’accordo o meno con le massime e possono piacere o meno. Vero è che il colloquio di selezione per un lavoro in azienda ha le sue regole e una è relativa all’abito. Intendo l’abito in vari sensi.
In senso stretto l’abito è quello che ci si mette per coprirsi: il vestito, la giacca, la gonna, gli accessori, i colori, la cravatta, i tacchi, i gioielli, il trucco, ecc. Nella nostra cultura ci sono delle regole non dette, io mi riferisco a quelle in uso in Italia. Cambiassimo Paese dovremmo informarci e adeguarci. Anche rimanendo in Italia, vanno fatti dei distinguo: un conto è essere a Roma e un conto a Milano, un conto è appartenere ad un settore come la moda, un conto è appartenere al Finance, un conto è cercare un lavoro come magazziniere e un conto come quadro direttivo in banca! Nonostante il Paese stia evolvendo e venga in alcuni campi influenzato per esempio dalla cultura americana, da noi quando si va ad un colloquio è bene vestirsi al meglio rispetto al proprio ambiente di lavoro. Cosa intendo?
Intendo che non sempre vestirsi in maniera appropriata significa vestirsi come per un matrimonio o una serata, anzi! Meglio è avere in mente come ci si veste nel proprio ambiente pensando alle occasioni principali: un brindisi di Natale, una promozione, una conferenza con il capo estero… Se quindi normalmente mi vesto casual, magari per un colloquio mi vesto con giacca e cravatta, ma con uno spezzato. Se opero nel mondo finance o nella consulenza di direzione mi vesto sempre con il vestito scuro, magari a righe, camicia bianca, cravatta a pallini o regimental, aggiungo anche i gemelli, se opero in ambiente anglosassone. Se opero nell’industria metalmeccanica probabilmente – a meno che non sia un DG o un CFO – mi vestirò con uno spezzato.
Se sono una donna? Alle donne – dalla Marina Bellisario in poi – è concesso pian piano di più: sempre meglio presentarsi in modo professionale, onde evitare di dare dei messaggi che possono essere fraintesi e che non sempre o non per tutti sono coerenti con la professione. Vent’anni fa il tailleur un certi ambienti era un must. Ora c’è più libertà. Le donne usano facilmente i pantaloni e le maglie. Io consiglio comunque un aspetto sobrio, anche nel trucco e negli accessori.  In genere i tatuaggi e troppo braccialetti soprattutto negli uomini o i piercing in azienda non sono “di moda”. Ciò detto, c’è un abito anche in senso meno stretto: ci sono i modi: come saluto, come mi pongo nei confronti delle persone che incontro in reception, in colloquio, in attesa, ecc., per fissare l’appuntamento, durante l’incontro, dopo l’incontro. Che dire?
Educazione, anche se di questi tempi a volte penso che anche cosa vuol dire educazione e rispetto per tutti e per il lavoro di tutti andrebbe spiegato!  Meglio un per favore e un grazie in più che in meno, ance con il portiere – fatemelo dire!
C’è anche un abito in senso lato: l’abito cioè l’atteggiamento che metto in questo evento. Il colloquio, la sua convocazione, l’incontro e il follow-up sono eventi di business e in ottica di business vanno trattati e vissuti, non solo nell’apparenza, ma anche nella sostanza. Parlerò quindi come parlerei in azienda con il mio capo o un mio collega, avrei una focalizzazione e un’energia – anche per un colloquio conoscitivo – tesa a mostrare quanto h da offrire e con l’umiltà di capire se ciò che offro risponde a quanto cercato, magari insieme con l’interlocutore. Quindi non arroganza o superiorità, ma neanche dimissione, sciatteria, falsa modestia. Ciascuno pensi a una o più situazioni di lavoro di un cento impegno in cui si è piaciuto (ed è piaciuto) e pensi a quella situazione, al riviva brevemente prima di “scendere”in campo nel colloquio.  E in questo rientrano anche i suggerimenti dello scorso intervento sul colloquio (La stagione del colloquio).

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach

C’è una stagione per i colloqui di lavoro?

postato da Nicoletta Carbone il 25.10.2013
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Se è vero che uno cerca lavoro quando ne ha bisogno, è vero anche che l’autunno è una delle stagioni delle selezioni. Le persone tornano al lavoro, le aziende riaprono, è come se fosse un inizio d’anno, soprattutto se si pensa che la maggior parte delle aziende italiane seguono il calendario solare e quindi l’autunno è la stagione in cui ci si prepara per il nuovo anno. Si deve chiudere l’anno nel modo migliore possibile, ma in contemporanea si preparano piani, budget, progetti, azioni per il nuovo anno. Per essere pronti per gennaio – anche dal punto di vista delle persone che fanno parte dell’azienda – ha quindi senso che l’autunno sia una stagione in cui avvengono le selezioni di lavoro. Sia che si sia mandato il cv prima delle vacanze, dopo le vacanze a settembre o alcuni mesi fa, in questa stagione un’azienda che pensa ad un nuovo inserimento si mette in moto. Noi quindi – che stiamo cercando una nuova opportunità – dobbiamo prepararci. Mettiamo quindi anche questa attività tra le tante proposte al rientro dalle vacanze e per l’autunno- inverno!

Ma un colloquio va preparato?

In effetti ci sono tante cose che si possono preparare in vista di un colloquio di lavoro, giusto frutto dell’attività di preparazione del cv e del contatto con il mondo del lavoro. Alcuni si ostinano a ritenere che è meglio andare al colloquio in modo naturale, rispondere in libertà in modo da essere trasparenti, valutati per quello che si è, senza mentire… E’ proprio un ERRORE!

Il colloquio di selezione di una persona per un potenziale inserimento in azienda è un evento di business e come tale va trattato: va preparato, come si prepara una presentazione, come si prepara e si simula anche una visita ad un cliente, come una negoziazione.

Iniziamo dalle basi:

a)
Essere reperibili: è bene avere un cellulare possibilmente sempre carico e con la segreteria attività, nonchè con la possibilità di ricevere messaggi. So che ognuno ha le sue idee al proposito, ma mettiamoci nei panni di chi sta facendo un lavoro di ricerca: vuole contattarci e  magari deve contattare e riempire un’agenda in un ristretto lasso di tempo. Non si può permettere di chiamarci tante volte ad ore diverse, mandarci mail, ecc.. E’ vero siamo potenzialmente importanti, ma l’offerta è anche alta… Meglio quindi essere facilmente reperibili. Se poi dovessimo essere disturbati in un momento inopportuno per un qualsiasi motivo, meglio richiamare a stretto giro assicurandosi di aver capito nome, società, numero (magari memorizzato dal cellulare stesso). Non lasciar passare più di mezza giornata. Non chiedere all’interlocutore di richiamare, non chiedere di mandare una mail … se non in casi veramente eccezionali (es. vacanza all’estero oltreoceano).

b)
Essere disponibili: va bene che stiamo lavorando e vogliamo farci un po’ desiderare, ma le selezioni non si fanno solo dalle 18.30 in poi o nell’intervallo di pranzo. Un po’ di flessibilità quindi è proprio consigliabile. Essere disponibili significa anche usare mezzi diversi dall’incontro personale. Sempre più anche in Italia è possibile che venga richiesto un colloquio per telefono o via Skype. All’estero specie nei Paesi di cultura anglosassone è una realtà da tempo. Lo sta diventando anche da noi, quindi non stupiamoci . Lo stesso può valere per un appuntamento nella hall di un hotel specie in certi settori particolarmente avanzati (es. il mondo digitale o quello delle start-up).

c)
Essere puntuali: se sto usando un mezzo pubblico che ha un problema, o se incontro del traffico inaspettato meglio avvisare e non quando dovrebbe iniziare l’incontro, ma una mezzora prima. Scusarsi quando si arriva e anche alla fine prima di concludere l’incontro. Non sembri troppo! E’ solo una forma di rispetto della persona e del lavoro in generale.  So che alcuni intervistatore fanno attendere! Io personalmente giustifico un certo ritardo magari fatto ad hoc per testare la reazione dell’interlocutore. Se tale ritardo supera il limite dall’altra parte ha superato il limite, punto. Le regole valgono da entrambe le parti.

Ing. Cristina Gianotti – Business Coach, Specialista in mercato del lavoro

Il cv è il mio biglietto da visita

postato da Nicoletta Carbone il 22.04.2013
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Quando vado a fare un colloquio mi serve un biglietto da visita? NO.
Come privato cittadino – sia che sia occupato, sia che sia disoccupato – se vengo invitato a un colloquio di lavoro non devo usare un biglietto da visita. I miei riferimenti sono ormai noti (tramite il cv o riferimenti forniti da altri o ottenuti in altri modi dalla controparte).

Assolutamente se sono occupato non devo usare il biglietto da visita corrente. Sono presente al colloquio a titolo personale, non sto rappresentando la società mia attuale datrice di lavoro.

E’un caso, questo, assimilabile all’uso della mail di lavoro per la ricerca di opportunità lavorative o comunque per attività personali: non è opportuno, consigliabile, forse è anche perseguibile, usare il nome di una società, mentre mi sto presentando a titolo personale. Sto presentando e vendendo me stesso, le aziende e l’azienda in particolare per cui sto lavorando è un dettaglio…
Nel caso in cui l’intervistatore, durante il colloquio, mi chieda il biglietto da visita, ad esempio per motivi di controllo o per semplice curiosità, lo fornirò, ma quando una persona che chiamo ad un colloquio mi presenta il suo biglietto da visita, la trovo una nota stonata, proprio all’inizio del rapporto poi!!!

Diverso è il caso in cui la persona operi come libero professionista, free-lance, imprenditore. Se ha una sua società userà il biglietto da visita predisposto per la sua società. Negli altri casi un biglietto da visita è utile e professionale.
In una fase di transizione: esco da un’azienda, mi sto attivando come consulente, ma non ho ancora definito la mia offerta, sto facendo i primi passi, etc., un biglietto da visita semplice, ma professionale è quello che ci vuole. Se sono un consulente che invece opera in determinati contesti posso specificarlo brevemente nel fronte del biglietto o meglio dietro. Ma per questo vi rimando ad un’altra puntata!

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach, Specialista in mercato del lavoro.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

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    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

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    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






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    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

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    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

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    www.studiodentisticonanussicoraini.it





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    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

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    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






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    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






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    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

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    www.fidas.it

     

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