Meglio prima che troppo tardi

postato da Nicoletta Carbone il 04.06.2013
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Nel famoso discorso a Stanford Steve Jobs diceva che la morte è il miglior agente di cambiamento della vita. Probabilmente aveva ragione. Non a caso molti di noi cambiano proprio quando si avvicinano a quell’inevitabile momento.
La saggezza popolare dice che è meglio tardi che mai. Io inizio a pensare che è meglio prima che troppo tardi.
Il Dalai Lama dice che gli sembra “curioso” vedere gli occidentali perdere la salute per guadagnare i soldi che poi usano per curarsi. Non usa queste parole ma il senso è quello.
In queste settimane molte persone a noi care vivono in prima persona grossi problemi di salute. Alcuni perché stanno male, altri perché sono vicino a qualcuno che sta male.
Due di questi, miei cari amici, sono troppo giovani per doversi fermare per una malattia. Ce ne sono tanti negli ospedali e qualcuno di loro, forse, lotterà tanto ma senza vincere…
È la vita. Lo so. Ci sono già passato. Ci ho persino convissuto per molti, molti anni.
Questi eventi, se tutto va bene, ti cambiano le prospettive.
In PNL, nella metafora del viaggio dell’eroe, sono le famose “chiamate”. In Dinamiche a Spirale, sono i problemi che non puoi risolvere con il modo di pensare che hai. Quei problemi che ti fanno evolvere.
Non sempre l’eroe risponde alla chiamata. Non sempre evolviamo nel modo di pensare. C’è qualcuno che è bloccato e non passa l’esame. In questi casi la vita fa due cose. O ti ripresenta la lezione, o lascia perdere e rinuncia a te.
In una delle cene con il “mio fratello da genitori diversi”, uno dei miei migliori amici che come me ha perso il Padre, ci siamo detti che se non ci godessimo la vita, se non la vivessimo secondo i nostri valori e principi, se buttassimo via i nostri giorni la loro morte sarebbe inutile.
Sarà che non ho più vent’anni ahimè, ma penso sempre di più che dovremmo mettere le cose in fila.
A dire il vero io a vent’anni me la sono goduta assai. Anche a trenta e quaranta.
Per un breve momento ho creduto alle balle che ci raccontano. Che i soldi fanno la felicità, che la taglia dei pantaloni fa la felicità. La casa grande, la macchina veloce, i figli bravi a scuola…
Non sono stupido, so che sono cose importanti, non a caso lavoro per averle nella mia vita. Ma so che non sono quelle a renderti felice. Mettere in fila le cose e agire in funzione di ciò che conta veramente per te ti rende felice.
Ecco perché poi riesci a goderti la casa grande, la macchina veloce e tutto il resto.
Fai una cosa oggi. Fai qualcosa di importante che rimandi da tempo. Tipo passare un bel momento con qualcuno di caro. Non aspettare di aver fretta a farlo.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Nato per volare

postato da Nicoletta Carbone il 29.11.2012
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È quello che ha sempre voluto fare, ha iniziato a buttarsi dai grattacieli con il paracadute in maglietta, e qualche tempo fa ha battuto il record. Nessuno, prima di lui, aveva “volato” da così in alto e così veloce. Lui è Felix Baumgartner.

Qualcuno dirà che è un record inutile, utile solo agli sponsor. Il dato di fatto è che tutte le televisioni più importanti erano collegate, e moltissime persone, in tutto il mondo, incollate agli schermi.

Sai perché?

Perché abbiamo bisogno di eroi.

Eroi che lavorano tutta una vita, che hanno un team che lavora per loro, che ci mettono due ore e mezza per salire a 34.000 metri di altezza, e meno di cinque minuti per scendere a terra. Il tutto per dirci che i nostri limiti sono molto oltre quello che pensiamo.

Molti vivono vite comode, a volte piatte, noiose. Abbiamo tutti bisogno di questi eroi per svegliarci dal torpore. Per ricordarci di sognare, come facevamo da bambini, senza tanti limiti. Con la voglia di andare oltre l’ordinario.

Sembra che questo uomo non si stanchi mai di superarsi. Lo fa convivendo con la paura, che a suo dire, è la sua alleata per “non fare un passo troppo in là dalla pedana”. Grazie alle sue imprese ci saranno nuovi materiali, la scienza si porrà nuove domande sui limiti fisici del corpo umano e, se tutto va bene, le mie figlie avranno un ricordo di un’impresa vista dal vivo. Io mi sono perso il primo uomo sulla Luna e ho purtroppo visto l’esplosione dello Shuttle.

Mi chiedo quante persone hanno gioito alla sua rinuncia per maltempo. C’è sempre chi gode dei fallimenti altrui. Solitamente sono persone che, nella loro vita, ne hanno una collezione. Sono quelle persone che credono che “mal comune, mezzo gaudio”.

Io penso che il successo di qualcuno dovrebbe essere gaudio di tutti. Perché un esempio, qualcosa che ci dovrebbe ispirare.

Io davanti alla TV avevo le palpitazioni, ero emozionato, nervoso, eccitato…

Quindi, lo ringrazio. I miei amici austriaci sono fieri di lui e fanno bene. Ci ha dimostrato che, sempre come dice lui “l’unica cosa che ti separa tra te e i tuoi obiettivi è la storia di merda che ti racconti del perché non riesci a raggiungerli”.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Una vita fuori dall’ordinario

postato da Nicoletta Carbone il 27.06.2012
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Il fatto che non ci sei ancora riuscito non dimostra che non ci riuscirai mai

Uno dei vantaggi di fare come lavoro il Coach e il Trainer, è che ho accesso a un sacco di informazioni e nel tempo ho conosciuto tanti Maestri. Ho imparato molto da loro senza fare la fatica di decodificare la ricetta del successo perché lo avevano già fatto.

Ho l’onore di affiancare i migliori del mondo nel loro campo, poi qui in Italia ho la fortuna di lavorare al fianco di uomini e donne straordinari, dai quali (nonostante io sia il Coach) imparo tantissimo.

Spesso mi viene chiesto cosa rende queste persone così speciali. Concordo con l’idea di un mio collega americano che dice che non hanno nulla di speciale. La più grande differenza è in quello che fanno.

In molti pensiamo che, di fatto, ci sono 5 caratteristiche comuni a tutti coloro che hanno una vita fuori dall’ordinario.

Eccole.

Uno: vogliono imparare e non smettono mai di farlo.

Tu probabilmente hai questa caratteristica, altrimenti non leggeresti il mio blog. Io ho una pila di libri sul mio comodino, gigabite di memoria di audio corsi nel mio iPod, centinaia di articoli salvati sul mio Mac e una lista di corsi che voglio fare.

È una necessità, una bellissima “dipendenza”. Se vuoi migliorare devi migliorare. Sembra un gioco di parole ma è un dato di fatto. Chi si ferma è perduto. Cosa metti nella tua testa? Se non la riempi di informazioni utili rimarrà vuota o peggio si riempirà di stupidate che non serviranno a migliorare la qualità della tua vita.

Due: hanno una visione di un futuro migliore e soprattutto un “perché” enorme per volerlo.

Lo scopo, la risposta a “perché fai quello che fai?” è la grande differenza. È da un po’ che lo dico; è la prima domanda che pongo quando faccio Coaching. Molti chiedono per prima “cosa vuoi?” e poi “perché lo vuoi?”. Io faccio il contrario.

È il “perché” che dà la spinta emotiva, che riempie il cuore di emozioni. È il “perché” che ci guida e fa la differenza.

Sono le emozioni che ci rendono umani, non a caso dedicheremo il nostro “Extraordinary Day” proprio alle emozioni.

Tu quali emozioni hai durante la tua giornata tipo?

Sai perché fai quello che fai?

Tre: sono molto attenti a come investono il loro tempo e le loro energie.

Non sprecano due risorse così importanti, le investono con chi merita e a fare cose utili, o almeno divertenti!

Quattro: sono pronti a rischiare perché sanno che qualcosa andrà storto.

Non si aspettano di essere infallibili. Sanno che per crescere, migliorare e progredire faranno degli errori. Sanno anche che il modo migliore per sbagliare è non fare oppure fermarsi perché non si è riusciti le prime volte. La passione deve essere accompagnata dalla continuità. Solo in pochi casi le cose nuove funzionano subito. Il segreto sta nell’imparare senza mollare.

Se ci pensi le grandi aziende continuano a rinnovarsi anche se tutto va bene. Invece di star ferme sono in movimento anche se questo comporta dei rischi.

Cinque: si circondano di persone straordinarie.

Penso di aver stancato tutti ripetendo questo concetto. Se vai con lo zoppo impari a zoppicare.

Io sono fortunato, sono circondato da: colleghi, clienti, amici e da una famiglia che vuole da me solo il meglio e mi offre altrettanto.

Circondati di una squadra straordinaria. Per poterci rimanere dovrai crescere, poi anche solo per il processo di modeling implicito migliorerai stando vicino a loro.

Stamattina durante la mia camminata, ascoltavo un audio corso che parla della forza di volontà. Alcune ricerche dimostrano quello che ho sempre pensato, è come un muscolo, se la alleni ne hai di più. Certo imparare, avere uno scopo, investire bene il tuo tempo, rischiare e circondarsi di persone straordinarie richiede fatica. Il gioco però vale la candela.

Io sono convinto che poi non è così faticoso. Fai fatica solo se non ti piace, e se non ti piace vuol dire che stai imparando qualcosa di sbagliato per te, che non è allineato al tuo scopo, che stai investendo male il tuo tempo, che stai rischiando in modo stupido o che sei con le persone sbagliate.

Quando segui te stesso e la ragione per la quale sei qui, non fai fatica. Certo ti stanchi ma è quella stanchezza che ti riempie il cuore e l’anima.

A cura di Claudio Belotti, coach

Tu chiamale se vuoi emozioni

postato da Nicoletta Carbone il 13.06.2012
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Oggi vorrei parlare di emozioni perché sono il vero sale della vita, sono alla base di tutto quello che vogliamo. Diverse persone definiscono le emozioni e i sentimenti come due cose diverse. Penso sia un concetto interessante che condivido ma per l’articolo di oggi farò finta che siano la stessa cosa. Girando nel web ho trovato due frasi interessanti.

Il dottor John Mayer di Stanford dice: “Le emozioni operano su molti livelli. Hanno un aspetto fisico, nonché un aspetto psicologico. Sono un ponte tra pensiero, sentimento e azione. Operano in ogni parte di una persona, influiscono su molti aspetti, come la persona stessa influisce su molti aspetti delle emozioni”.

Il Dr. Maurice Elias dell’Università di Rutgers, dice: “Le emozioni sono i sistemi di allarme degli esseri umani per quanto riguarda ciò che sta realmente accadendo intorno a loro. Sono i nostri indicatori più affidabili di come stanno andando le cose nella nostra vita. Le emozioni aiutano a mantenerci sulla giusta strada facendo in modo di andare oltre le facoltà: mentali, intellettuali, di pensiero, la percezione, la ragione e la memoria”.

È ormai appurato che influenzano il nostro pensiero, comportamento e azioni. Le emozioni hanno un impatto sul nostro corpo quanto il corpo stesso ha effetto sui tuoi sentimenti e pensieri. Le persone (come io ho cercato di fare tante volte), che fanno l’errore di ignorarle, respingerle o reprimerle, vivono male. Sappiamo che le emozioni negative stimolano delle reazioni chimiche e ovviamente quelle positive altre. Sappiamo anche che alla base di esse spesso ci sono le nostre convinzioni. Spesso i presupposti e le credenze, che abbiamo ci portano a raccogliere, organizzare le informazioni per arrivare alla conclusione che poi fa partire l’emozione. Altre volte il processo è inverso.

“A che cosa devi credere per poter avere questa emozione? Cosa devi dare per scontato, appurato?”. Spesso mi guardano sorpresi di una domanda così, a volte non la capiscono neppure, ma una volta compresa hanno i vantaggi della risposta. Sono sempre piacevolmente sorpreso dalla quantità di persone che dedica tempo e denaro a conoscersi e comprendersi attraverso: corsi, libri, audiocorsi, coaching e così via.

Sono altrettanto esterrefatto nel vedere quanti vivono così alla giornata, in balia delle proprie emozioni senza far nulla per comprenderne i messaggi.In queste settimane una mia cara amica sta affrontando una sfida con il cancro. La chemioterapia la sta indebolendo fisicamente ma il suo umore è ottimo. Il lavoro di tanti anni di crescita personale sta pagando ed è certo che la cura funziona meglio, visto che lo stato d’animo influenza il sistema immunitario. In questi giorni molte persone hanno la terra sotto i piedi che trema e i tetti sopra la testa che cadono. Una situazione difficilissima da gestire. Ascoltandoli alla radio sono colpito dalla loro forza. Con grande stima e ammirazione li sento chiedere aiuto per riprendere a vivere, lavorare, ricostruire. Invece di farsi prendere dalla disperazione, dal vittimismo, hanno tirato fuori la loro proverbiale energia così famosa nel mondo e questo li aiuterà a superare il momento (anche se questo non toglie che dobbiamo aiutarli!). Qualcuno dice che ci sono due emozioni di base e le altre sono solo dei sottoprodotti di esse. Sono Amore e Paura. Condivido questo concetto. Condivido anche l’idea che non possiamo controllarle, ma solo gestirle, e sono felice di questo. Se potessimo non saremmo umani e la vita sarebbe noiosa.

Nonostante questo va sempre più di moda il politically correct. Bisogna andare d’accordo, essere sobri e non troppo emotivi. Un imprenditore emotivo è poco serio (mi manca tanto Steve Jobs), una Maestra di scuola appassionata è poco professionale (e io vorrei una Maria Montessori per le mie figlie), e se un politico è caldo non è credibile (e invece ci vorrebbe tanto un JFK o un MLK). In TV nel frattempo vediamo buffoni che si arrabbiano o si emozionano per professione; noi abbiamo bisogno di persone vere e di emozioni vere!Qualcuno tempo fa mi ha chiesto: “Dove sono finiti gli italiani? Quelli passionali, che: ridono, piangono, creano, baciano, risolvono…?”

Gli ho detto che alcuni, finito di spalare il fango ligure, ora stanno spostando mattoni nel modenese. Altri li vedi portare i bimbi a scuola prima di andare al lavoro, li riconosci perché salutano e cercano nonostante tutto di sorridere. Altri ancora, sono dietro un bancone a servire i clienti, o nelle aule a cercar di appassionare i bambini alla storia o alla geografia. Certo fanno meno rumore dei buffoni.

Poi ultimamente hanno perso l’abitudine di emozionarsi in pubblico, non è politicamente corretto. A volte gli serve uno sport per avere una scossa emotiva, ma non di calcio, anche quello è finto adesso, purtroppo.

Poi ci sono tutti gli altri. Quelli che cercano inutilmente di non sentire. Usano metodi che ho usato anch’io, e che per fortuna non funzionano:

  • Cercando di sopprimere i sentimenti
  • Fingendo che non è successo niente
  • Mangiando stronzate a gogo
  • Bevendo troppo alcol
  • Lavorando come un matto
  • Guardano TV spazzatura, dove qualcuno si emoziona per lui
  • Tenendosi super occupato per non sentire: al lavoro, con amici, sport, eccetera.

Il segreto non è combattere o sopprimere le emozioni. Il segreto è conoscerle, allearsi a loro, usarle come carburante. Bisogna conoscerle, bisogna conoscersi, serve un po’ d’impegno ma è un “lavoro” emozionante, se fatto bene ci si diverte un sacco!

A cura di Claudio Belotti, coach

Capitan Pirata mi ha insegnato una cosa oggi

postato da Nicoletta Carbone il 30.05.2012
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Lì per lì non avevo tanta voglia di andare al cinema per vedere un film d’animazione, ma era qualche giorno che non passavo un po’ di tempo con le mie bimbe quindi sono andato. Abbiamo visto: “Pirati! Briganti da strapazzo” che narra delle avventure di Capitan Pirata e della sua ciurma.
Tralascio i dettagli, dopo varie peripezie  Capitan Pirata vende il suo adorato “pappagallo” alla nemica Regina per avere una nave piena d’oro per tornare così dagli altri Pirati e vincere il premio. Nel frattempo lo scienziato lo informa che la Regina non ha comprato il volatile per averlo nello zoo come aveva detto, bensì per mangiarlo! E qui si sveglia l’eroe. Così decide di assaltare, da solo, la nave della Regina.
Lo scienziato gli dice “Ma è impossibile!”.

E lui risponde “è impossibile solo se ti fermi a pensarlo!”.
L’obiettivo non è più il premio ma salvare l’amico. La differenza è enorme. Questo obiettivo ha delle buone ragioni. Ha uno scopo nobile, è legato a emozioni e valori (che poi sono emozioni) profondi.
Nel mio ultimo audio libro parlo di definire prima lo scopo (le ragioni) e poi la visione. Quasi tutti fanno il contrario. Io stesso per anni ho chiesto per prima cosa “quale è l’obiettivo” e poi “quali sono i motivi”.
Se decidi prima cosa vuoi e poi perché lo vuoi potresti cadere nella bugia di volere qualcosa che non vuoi veramente. O come per Capitan Pirata desiderare troppo qualcosa che riempie un vuoto.

Se decidi prima perché vuoi quello che vuoi, perché fai quello che fai, perché esisti, tutto cambia… Certo forse non ricordi quale è lo scopo della tua anima, o forse credi che non ci sia un’anima e allora devi inventarti uno scopo.
Perché fai quello che fai? Perché vuoi quello che vuoi? Chieditelo.
Quando avrai quelle risposte che ti fanno venire un brivido giù per la schiena, o che fai fatica a dire per l’emozione vedrai che il resto verrà da solo.
Inoltre nulla sarà più impossibile, con così tanta motivazione non ti fermerai a pensarlo!

A cura di Claudio Belotti, Coach

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

postato da Nicoletta Carbone il 14.05.2012
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In questi giorni riflettevo sull’abitudine tutta umana di giudicare… Lo so è una funzione della nostra mente, il cervello non può farne a meno. Nel mio lavoro mi hanno insegnato, e non in modo piacevole, ad accettare tutti i feed back, tutte le critiche come se fossero vere. Anche se sono assurde. Se le prendi per vere anche per pochi minuti ti aiutano a crescere.

Io vedo molte persone che criticano e basta.
Spesso criticano altre persone senza conoscerle, senza avere competenze, senza aver meriti per farlo. Sembra che ci sia una specie di regola, meno risultati la persona ha raggiunto in una determinata cosa e più critica chi li raggiunge… Un po’ troppo facile criticare direi.
L’ho fatto anche io lo ammetto, e probabilmente lo rifarò. Sono umano e quindi imperfetto. Spero di ricordarmi, tutte le volte che lo farò, che non serve a nulla, anzi mi qualifica come una persona poco furba per non dire altro.

Quando qualcuno criticherà te accogli la critica e fai finta che sia vera. Così per crescere. Fatto questo chiediti:

  • La persona ha le competenze per criticarmi? È un esperto in materia? Ha avuto risultati migliori dei miei?
  • Mi critica per farmi crescere? Perché mi vuole bene? O per altre ragioni meno nobili?
  • Mi conosce o conosce la situazione per poter criticare?

Siamo tutti un po’ troppo pronti per dire agli altri cosa e come dovrebbero comportarsi, quando c’è da fare invece vedo meno preparazione. In momenti difficili come questi la generosità della critica è all’ordine del giorno.
I nostri così detti “leaders” danno un esempio sconfortante. Dicono agli altri di fare cose che non fanno. Noi da buoni sudditi, seguiamo l’esempio…

E quindi cosa fare?
Io non posso scagliare la prima pietra. Nemmeno la seconda. Mi limito a invitarti a prestare meno l’orecchio alle critiche di chi dovrebbe stare zitto.
Poi magari tutti insieme critichiamo meno e facciamo un po’ di più. Chissà che troviamo in modo di migliorare la situazione.

A cura di Claudio Belotti, coach

Empowerment

postato da Nicoletta Carbone il 23.03.2012
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Stiamo vivendo un momento difficile. La crisi è vera.
Forse qualcuno la vede più nera di quello che è ma il dato di fatto è che molte aziende sono in difficoltà e molte persone stanno facendo fatica.
La brutta notizia è che non sappiamo cosa succederà. È una situazione nuova, tutto potrebbe finire o cambiare completamente.
Che i Maya (o chi li interpreta) abbiano ragione?

La buona notizia è che non ci sono esperti. Il mondo è così diverso e le sfide così nuove che chi ha esperienza, a volte, è addirittura svantaggiato. Oggi servono persone che hanno il coraggio di dire “non so”. Persone che sanno di non sapere, che chiedono, guardano e ascoltano. Gente che sa che le idee possono arrivare da qualunque parte e da chiunque.
Tutti dovremmo prendere più responsabilità, di trovare le soluzioni. Tutti dovremo darci forza l’uno con l’atro e fare squadra. L’empowerment non dovrebbe essere una cosa che viene solo dall’alto.
Non dovrebbe essere il capo che da’ empowerment al collaboratore, non dovrebbe essere il genitore a empower il figlio. Tutti dovremmo farlo con tutti, o meglio ogni uno dovrebbe farlo per se stesso. Chi è in alto dovrebbe dare lo spazio a chi è in basso per crescere, e chi è in basso dovrebbe prendersi la briga di farlo.
Tu cosa fai? Lasci spazio a chi deve crescere? Sfrutti quello che hai per crescere tu?
Cosa potresti fare da oggi per migliorare questi due aspetti della tua vita personale e professionale?
Ricordati che basta una cosa anche piccola per cambiare tutto. Io oggi ho lasciato che fosse qualcun altro a prendere una decisione. Non mi è stato facile lasciare il controllo ma mi è stato molto utile.

Il risultato, ovviamente straordinario!

A cura di Claudio Belotti, Coach

Affilare la lama

postato da Nicoletta Carbone il 24.11.2011
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Nel libro “I sette pilastri del successo” Stephen Covey parla di affilare la lama, cioè mantenere la nostra efficacia, anzi meglio aumentarla. Nel suo libro Covey narra la storiella di un avventore che cammina nel bosco. Ad un certo punto questo avventore incontra un boscaiolo intento a segare un albero. Il boscaiolo è affaticato ed è evidente che ha fretta di finire il lavoro. L’uomo notando che la lama non taglia bene chiede al boscaiolo: “perché non si ferma ad affilare la lama della sua sega, non vede che non taglia più?”. Il boscaiolo stizzito risponde “caro mio signore non si rende conto che ho fretta, non ho tempo di fermarmi per affilare la lama, devo abbattere questo albero velocemente!”

Due sono le lezioni di questa storia. Primo devi assicurarti di avere gli strumenti più adatti per fare bene il lavoro. Secondo devi mantenere questi strumenti al massimo di efficacia, compreso te stesso. Ecco sei cose da fare immediatamente per aumentare la tua efficacia, soddisfazione, produttività e equilibrio.

Identifica quali sono le attività che ti danno più risultati al lavoro. Pensaci attentamente. Parlane con il tuo capo e con i tuoi colleghi o collaboratori. Scopri quali sono le cose più importanti in modo da porre attenzione soprattutto a quale.

Identifica le attività di routine che prendono tempo ma non danno molti risultati. Decidi di eliminarle o di delegarle a chi le può fare alla stessa qualità. Fai le cose che sei bravo a fare e lascia gli altri fare quello che loro sanno fare. Non solo aumenterai la tua efficacia e produttività, ma contribuirai a far crescere l’economia della tua comunità.

Decidi oggi di prendere almeno un giorno alla settimana per te e i tuoi cari. Spegni il telefonino, la TV e la radio. Non leggere, non accendere il computer, non aprire la posta. Lascia che il tuo cervello riposi e ri-caricati passando del tempo con chi ami e ti ama.

incomincia a dedicare tutta la tua attenzione a ciò che fai, sempre. Sii più consapevole di quello che fai. Chiedi a te stesso continuamente, qual è il mio obiettivo, quali sono le motivazioni per fare questo, cosa voglio raggiungere, qual è il modo migliore per farlo?

Sarai sorpreso di quanto aumenterà la tua efficacia.

Bastano pochi accorgimenti per migliorare la tua vita, l’importante è fare qualcosa e farlo continuamente.

A cura di Claudio Belotti, Coach.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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