Dentista normale o specializzato per bambini

postato da Nicoletta Carbone il 05.02.2015
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Anche se è utile una specializzazione specifica, ogni dentista deve conoscere la pedodonzia di base, anche se alcuni approfondimenti richiedono dei corsi specifici. Di certo il contesto deve essere adeguato e tranquillizzante, valuti il genitore se un ambito dedicato sia troppo ” giocoso” dato che alcune terapie sono comunque sgradevoli, conta soprattutto il buon carattere dei sanitari
- quali sono i problemi sui quali bisogna intervenire tempestivamente e quando si può invece temporeggiare
La problematica ortodontica si valuta in genere verso i 5 anni, ormai spesso il bambino viene valutato anche dal punto di vista posturale e pediatrico, anche presso strutture pubbliche (ad es il policlinico di Monza e l’univ mi-bicocca, dove esiste un centro odonto-pediatrico di cui faccio parte).
- apparecchio, quale, quando e perché
quale? quello giusto secondo l’età e il problema, sempre meglio affrontare la diagnosi precocemente (5/7 anni) per intercettare le anomalie con apparecchi cranio-ortopedici, a volte mobili, che mettono a posto il rapporto fra le basi ossee dei mascellari superiori e inferiori e possono evitare il successivo ricorso alla più impegnativa e costosa ortodonzia fissa.

A cura di Alessandro Nanussi, odontostomatologo

Igiene: quando e come iniziare a pulire i denti

postato da Nicoletta Carbone il 13.01.2015
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Cosa fare per evitare l’insorgere di carie e per evitare che i denti crescano storti
Al più presto iniziare a coinvolgere il bambino nell’igiene orale, come gioco prima e come manovra responsabile dai 3 anni. La salute dei decidui consente una permuta corretta, dal momento che il dente da latte è l’unico organo del corpo che si riassorbe (la radice) quando sta bene, non quando è in sofferenza (al contrario per es dei muscoli…). Per le carie attenzione ai cibi e alle bevande cariogene, ai dolci assunti fuori dal controllo dei genitori, alle bevande dolci sorseggiate a lungo o di frequente, alla famigerata camomilla dolce della notte…
Il fluoro: funziona, ma serve? La fluoroapatite che si forma al posto dell’idrossiapatite dello smalto è più resistente all’aggressione degli acidi prodotti dai batteri cariogeni e introdotti con le bevande (bibite) , ma in un contesto familiare di buona salute orale e buona igiene alimentare e domiciliare, la prevalenza della carie è molto bassa anche senza fluoro, presente comunque in acque e dentifrici, gomme da masticare ecc….
Per evitare che crescano storti, fatte salve le anomalie congenite, via il ciuccio al più presto per non deformare il palato e spostare i denti davanti, niente buco largo alla tettarella del biberon (ciucciare è un utile esercizio, meglio se un po’ faticoso), non si succhia il dito ( evidenti deformazioni allo scheletro facciale) nè oggetti…

A cura di Alessandro Nanussi, Odontostomatologo

La scuola del sorriso

postato da Nicoletta Carbone il 02.10.2014
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L’estate è finita ed i nostri bambini sono tornati all’asilo e a scuola. Dopo la spensierata pausa estiva anche loro riprendono le grandi e piccole abitudini quotidiane . E’ questo il momento più opportuno per fare il punto sulle regole fondamentali di igiene orale nell’età evolutiva. Se il buon giorno si vede dal mattino, così anche la salute della bocca comincia dalla primissima infanzia. La flora batterica del cavo orale infatti si forma  nel periodo neonatale, la bocca del neonato alla nascita è sterile e si contamina con l’esposizione all’ambiente esterno. E’ importante quindi mantenerla il più possibile pulita. Vanno eliminate le sostanze zuccherine nel biberon a fine giornata ed è assolutamente dannoso il ciuccio immerso nello zucchero o nel miele. Questi zuccheri puri formano nella bocca del neonato un biofilm, cioè un pellicola, imbevuta di batteri che porterà carie e problemi  dentali per tutta la vita. Sarà bene dare al lattante un po’ d’acqua prima di dormire e passare una garzina morbida umida o il dito di gomma sulle gengive per eliminare i residui di cibo. Se i nostri ragazzi sono più grandicelli, hanno più di 2 anni, allora è tempo di passare già allo spazzolino da denti che deve avere la testina piccola, le setole morbide ed una comoda impugnatura. Aiutati dalla mamma o dal papà i piccoli imparano a pulirsi i dentini divertendosi. All’inizio è bene evitare il dentifricio perché i piccoli tendono a mangiarlo  soprattutto se è aromatizzato. Dopo i 4 anni i  bambini imparano a spazzolarsi da soli e ad inghiottire meno il dentifricio. È bene prendere un dentifricio al fluoro. L’applicazione esterna del fluoro è molto utile  e  rinforza la parte della corona dei denti già erotti in arcata.
Ricordiamoci sempre di non lasciare passare più di mezz’ora dall’assunzione del cibo al lavaggio dei denti. La saliva infatti anche se ha un eccezionale effetto tampone, non riesce ad impedire che dai residui di cibo si formino gli acidi, prima causa delle smalto.
A cura della Dott.ssa Alessandra Rigoni

Cani e bambini: qualche consiglio per una convivenza armoniosa e sicura

postato da Nicoletta Carbone il 10.04.2014
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I cani sono un arricchimento inestimabile per la vita di un bambino, da moltissimi punti di vista. Spesso il cane è la presenza più costante in casa, sempre pronto ad accogliere festosamente anche se a scuola è andata male! I bimbi vedono i cani come amici, compagni di giochi e ‘fratellini’ che danno affetto. L’importante è che il cane sia compagno di gioco e non giocattolo e che il bambino lo rispetti: di questo sono responsabili i genitori, o comunque gli adulti. I genitori devono mediare e spiegare ai bimbi, in maniera diversa a seconda della loro età, che i cani per quanto nostri ‘parenti’, capaci di capirci in maniera straordinaria e di adattarsi alla nostra vita come nessun altro animale sulla terra, sono comunque diversi da noi e questa diversità deve essere riconosciuta e rispettata. Ci si dovrebbe sempre ricordare che i bimbi (e anche i cani!) ci guardano. È da come noi adulti ci comportiamo con i cani che i bambini imparano a loro volta come agire nelle diverse situazioni. Usare toni e maniere gentili e mai punizioni fisiche con il cane è sempre una regola d’oro ma in particolare in famiglie con bambini. Questo atteggiamento è educativo sia per il cane che lo sperimenta sia per il bimbo che osserva.
I bimbi molto piccoli, sotto i tre anni di età, devono sempre essere supervisionati in maniera attiva quando sono insieme al cane di casa, anche il più docile. Supervisione attiva significa non solo essere presenti ma anche osservare cosa succede: se il bimbo dovesse, per esempio, far del male al cane in maniera inconsapevole il cane potrebbe reagire con un ringhio, cioè una normale risposta di avvertimento. Queste cose possono succedere in un attimo e un bimbo piccolissimo non è in grado di comprendere il significato di questo avvertimento e può continuare a far del male al cane rischiando di essere morso. Di questo morso sono responsabili gli adulti che non hanno supervisionato e non il cane!
I cani non sono tutti uguali, ce ne sono di più tolleranti e di più fragili e spesso sono proprio questi ultimi che si trovano in difficoltà maggiori di fronte a un esserino totalmente imprevedibile qual è, ai loro occhi un bimbo piccolo. La soluzione, visto che la supervisione attiva è fattibile realisticamente per tempi limitati durante la giornata, non è quella di tenere bimbo e cane sempre separati ma organizzare delle barriere che li proteggano reciprocamente come per esempio dei cancelletti separatori. In questo modo il bimbo sarà al sicuro e il cane si sentirà al sicuro ma allo stesso tempo vedrà il bimbo, si abituerà al suo modo di muoversi, prenderà informazioni importati su chi è quell’esserino uscito improvvisamente dalla carrozzina e dal lettino per diventare attivo e invadente nell’arco di pochi mesi se non di poche settimane! I cani che vivono in giardino hanno meno occasioni di abituarsi ai bimbi piccoli della famiglia e quindi occorre maggiore attenzione: anche in giardino organizzare barriere sicure è fondamentale.
Mantenendo ferma la regola della presenza costante di un adulto, i bimbi più grandi devono essere educati a come interagire con il cane. Non solo, come tutti sanno, il bimbo non deve mai disturbare il cane quando mangia ma è fondamentale, soprattutto se si tratta di un cucciolo, che non lo disturbi quando dorme o comunque quando cerca di stare tranquillo nella sua cuccia. Un’altra informazione importante da trasmettere ai bimbi è che se il cane si impossessa di qualcosa, sia essa un giocattolo, del cibo o magari il posto sul divano, quello che devono fare è chiamare subito un adulto piuttosto che risolvere da soli la situazione.
Cani sani e senza particolari problemi di comportamento si adattano bene all’inevitabile imprevedibilità dei bambini ma cani malati, anziani o difficili possono destare più preoccupazioni. Campanelli di allarme come un ringhio, la tendenza ad allontanarsi sempre alla vista del bimbo, segni di paura o di eccessiva eccitazione non vanno mai trascurati: subito un incontro con un Veterinario esperto in comportamento.

A Cura di Lorella Notari

Protezione solare per bambino dai 7 ai 13 anni

postato da Nicoletta Carbone il 11.07.2013
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PRIMA: Alimentazione ricca di carote crude, pomodori, olio di oliva, meloni, albicocche. Portare i bimbi al parco, ai giardini pubblici e farli stare all’aria aperta, per iniziare a fare abituare la pelle alla luce e ai primi raggi.
Iniziare a prendere un latte solare viso/corpo a protezione medio-alta, a base di filtri minerali naturali e privo di filtri chimici, waterproof (cioè resistente all’acqua), più uno stick  a schermo solare totale, per il naso e le guance, magari colorato, e un doposole in gel, lenitivo e rinfrescante, che andranno poi utilizzati durante e dopo le esposizioni solari.
A questa età è opportuno semplificare al massimo le precauzioni solari, per aiutare i bimbi a imparare da soli il da farsi: spesso infatti vanno in vacanza con la scuola, o con gruppi sportivi, e non c’è sempre la mamma o la nonna a proteggerli  e a dare le giuste avvertenze.
Per cui un unico solare, (in spray è più semplice!), a prova d’acqua e a protezione medio alta per viso e corpo, uno stick che si metteranno spesso da soli sul naso e sulle labbra, un doposole semplice da spalmare sul corpo come un gel, che rinfresca e si assorbe subito.

DURANTE:
Ricordare che più solare mettono, e più frequentemente lo mettono, più saranno protetti. Per cui doverosamente la mattina prima di andare al sole, su tutto il corpo. Al sole, lo riapplicheranno dopo ogni nuotata. E lo stick a schermo totale va tenuto sempre a portata di mano.
Meglio stare all’ombra dalle 12 alle 16 circa – altrimenti, solare e cappello! Il segreto per non avere mai danni solari, è evitare tassativamente scottature solari da ragazzini, e evitare il sole allo zenith: un uovo di colombo, che ancora oggi, nel 21 secolo, rimane il consiglio più valido per affrontare al meglio il sole. Specie da ragazzini. Le scottature solari in età infantile, specie se reiterate, predispongono ai peggiori danni solari in età adulta, come precancerosi cutanee ed epiteliomi…

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri, Specialista in Dermatologia

Che cosa possiamo capire sulla salute dei nostri figli osservando la loro bocca?

postato da Nicoletta Carbone il 16.04.2013
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Per prima cosa cominciamo a notare ad esempio se tengono abitualmente la bocca aperta o chiusa. In pratica se usano la bocca invece del naso per respirare. In momenti di difficoltà, durante uno sforzo aerobico intenso o semplicemente quando si ha una chiusura momentanea delle vie nasali (raffreddore), questo meccanismo alternativo può essere accettato. Il problema diventa più importante quando respirare con la bocca invece che con il naso e’ una abitudine costante. Esiste un’espressione tipica dei bambini che respirano con la bocca, detta tecnicamente “facies adenoidea”, a sottolineare che spesso sono le adenoidi ingrossate che causano l’impossibilità di respirare correttamente dal naso e quindi obbligano a quell’espressione che i medici attenti riconoscono immediatamente. La bocca è semiaperta con il labbro superiore sollevato, il naso affilato, spesso sono presenti delle occhiaie scure e l’aspetto  generale e’ indolente e distratto. Le cause della respirazione orale sono molteplici, tanto da far parlare di una vera e propria “Sindrome da disadattamento psico-neuro -endocrino-immunitario”. In effetti anche a livello dell’attenzione, una minor ossigenazione del sangue, non  liberato completamente dall’anidride carbonica e  perciò ossigenato poco a causa di una respirazione non corretta, può provocare proprio sonnolenza, rallentamento delle facoltà intellettive, calo dell’attenzione o difficoltà di memorizzazione. Purtroppo respirare in questo modo provoca danni a livello di molti altri distretti, a cominciare dalle labbra, spesso prive di tono e secche, dai muscoli periorali,dalla lingua. Le riniti ricorrenti con o senza patologie tonsillari o adenoidee provocano  spesso anche il fenomeno del russamento, altro elemento che ci deve far sospettare qualcosa. Tutti questi fenomeni si trasmettono inesorabilmente con un circolo vizioso al distretto osseo del cranio e alla postura cervicale e del rachide in toto. La deglutizione, della quale abbiamo parlato in un precedente post, diventa per forza di cose “atipica”, con la lingua che si interpone tra le arcate per poter ottenere quel sigillo che labbra e denti non riescono più a garantire, e i denti presentano una mal occlusione tipica detta “morso aperto”.

Se poi tutto e’ accompagnato da una suzione prolungata del dito o di un ciuccio,il gioco e’ fatto!!! . In realtà la respirazione orale può essere una causa, una concausa o una conseguenza della deglutizione atipica. Certo e’ che spesso si instaura un circolo vizioso tra le due abitudini, dove una alimenta l’altra e viceversa. Il punto di  partenza può essere anche la suzione stessa  che a sua volta deforma il palato , provocando un morso aperto anteriore, che  può favorire la respirazione orale e la deglutizione atipica, alimentando l’ormai famoso circolo vizioso.

Il palato, per potersi espandere in senso trasversale necessita della spinta linguale,che se invece manca  favorisce la presenza di un palato stretto e alto. Inoltre, respirare a bocca aperta, rende ipertrofici i muscoli delle guance, che impediscono a loro volta l’espansione  fisiologica del palato,concorrendo all’ormai famoso circuito vizioso.  Tutto ciò comporta in ultima analisi dei disordini di tipo ortodontico, e  i denti dei nostri figli crescono storti in una struttura ossea deformata!!!

La permanenza di funzioni motorie orali infantili oltre la giusta età di sviluppo influisce quindi  negativamente sulla corretta evoluzione muscolo-scheletrica del massiccio facciale, sulla postura generale e sulle abilità articolatorie del linguaggio. Non bisogna infatti dimenticare i difetti di pronuncia  anche importanti che un morso aperto può provocare.

Solitamente  a questo punto ai genitori viene proposto un intervento di tipo ortodontico, cioe’ un apparecchio fisso o mobile. Raramente, solo i presenza di gravi difetti di pronuncia viene indicato un intervento di logopedia. Oppure addirittura si dice di aspettare alla fine della crescita per “vedere cosa succede”…….

Aspettare, lasciando che lo scheletro della faccia non abbia più la plasticità e la capacità di modificarsi  che perde quando lo stimolo alla crescita finisce, significa condannare nostro figlio ad interventi ortodontici lunghi e spesso non risolutivi,se non comprendenti  addirittura la chirurgia!

Anche intervenire precocemente solo  sull’effetto di questo circolo vizioso non e’ sensato. Una volta rimosso l’apparecchio,senza aver curato le cause, il quadro dentale e muscolare tornerà inesorabilmente patologico e disfunzionale come prima , con l’aggravante di aver speso tempo, energia e….soldi…

Ma allora quale e’ la strategia giusta da seguire? E’ semplicemente quella di cominciare, il più precocemente possibile a ripristinare le funzioni corrette.

In testa a tutte la respirazione. Il respiro è la vita. La respirazione avviene dal naso perchè l’aria si umidifica, si purifica ed entra più lentamente e i polmoni si riempiono meglio e anche gli scambi tra gli alveoli avvengono in modo efficiente.

La domanda giusta da porsi a questo proposito è: perche’ mio figlio respira con la bocca? Perchè soffre di riniti croniche? Perchè ha le adenoidi  e/o le tonsille ingrossate?

Ci possono essere numerose risposte, ed e’ da queste che e’ giusto e corretto partire.

Spesso le cause risiedono nelle allergie o nelle intolleranze, così diffuse oggi tra i nostri figli. Bisogna in questo caso, appurare quale sia l’allergia o l’intolleranza e curarla. Oppure,se si tratta di una abitudine viziata come il protrarsi del succhiamento di pollice o ciuccio, va preso seriamente in considerazione! Io prediligo la terapia con metodi e presidi naturali, ma a volte può essere necessaria, dopo aver provato interventi più dolci, anche l’intervento chirurgico di eliminazione delle adenoidi! Un otorino esperto e aperto  alle diverse opzioni che oggi la medicina ci fornisce, può dare l’indicazione terapeutica più corretta.

Una volta liberata la via respiratoria e’ necessario rieducare l’area del naso e della faringe con esercizi appositi. E’ importante motivare figli e genitori all’esecuzione di questi esercizi di riappropriazione delle funzioni fisiologiche, non solo della respirazione, ma anche poi della deglutizione e della fonazione. Si tratta di una generale rieducazione funzionale del cavo orale (RFCO).

Ci si può in questa fase avvalere di apparecchi ortodontici mio funzionali  o comunque meno invasivi di quelli che si sarebbero usati una volta terminata la crescita ossea!

L’atto medico più importante resta  il ripristino delle funzioni, che la natura ha  peraltro predisposto in modo perfetto affinché  il nostro corpo  cresca in modo armonioso , naturale ….e bello!

A cura della Dott.ssa Veronica Vismara, Odontoiatra, esperta di rieducazione funzionale del cavo orale e di occlusione

Torniamo un po’ bambini

postato da Nicoletta Carbone il 07.01.2013
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Vogliamo rilassarci? Proviamo a farlo recuperando un po’ della flessibilità, della spontaneità, della giocosità da bambini… che purtroppo da adulti abbiamo perso.

Utilizziamo un materassino  o un tappetino poggiato sul pavimento. Ci mettiamo sdraiati sulla schiena, sentiamo come stiamo in questa posizione e cominciamo a sollevare le ginocchia, appoggiando i piedi sul materassino. Ricordiamoci sempre di respirare nella maniera più libera possibile, anche se non ci focalizziamo sul respiro ma sul movimento, il più ampio possibile. Appoggiamo la mano sinistra sul ginocchio sinistro e la destra sul destro, e cominciamo a massaggiarci la schiena, sentendo che possiamo avvicinare le ginocchia al petto e massaggiare la parte più alta della schiena, oppure allontanarle da noi e massaggiare la zona lombare.

Cerchiamo di essere creativi, chiudiamo gli occhi e abbandoniamoci alle sensazioni che possono emergere in questo movimento, utilizzando le ginocchia come una sorta di timone per muovere il corpo ed esplorare lo spazio, in una modalità sempre più ampia e più libera. Tirando su le gambe, muovendo i piedi, allargando le ginocchia e le gambe, avvicinandole e allontanandole, facendo la bicicletta, sbattendo i piedi, andando a fare emergere quella spontaneità che avevamo da piccoli, quando ci trovavamo in questa posizione e giocavamo con il nostro corpo.

Proviamo a recuperare la capacità di esplorare lo spazio intorno a noi proprio come facevamo da bambini: abbiamo perso questa modalità creativa di conoscere la realtà attraverso il corpo, che è di fatto il nostro contatto con il mondo, tramite i cinque sensi. Il tatto è collegato a tutta la superficie del corpo e nel contatto della pelle con l’aria stiamo utilizzando questo senso: l’esplorazione dello realtà circostante con il movimento nello spazio diventa un modo per conoscerci. Facciamolo prendendoci il tempo per “sentire” quello che stiamo facendo: ogni tanto ci fermiamo, chiudiamo gli occhi e sentiamo come stiamo.

Tiriamo su le gambe, muoviamoci utilizzando di nuovo le ginocchia e sentiamo che cosa cambia se in questa esplorazione dello spazio aggiungiamo la voce, cominciando a emettere dei suoni vocalici simili a quelli che potrebbe emettere un bambino piccolo. Può sembrare strano all’inizio, ma proviamo ad abbandonarci, come se ci “cullassimo” con dei suoni bambineschi.

La prima volta che facciamo un esercizio di questo genere è possibile che ci sentiamo ridicoli, perché abbiamo perso, diventando adulti, la capacità di contattare la spontaneità e la semplicità di quando eravamo bambini. Ma fare questo esercizio può esserci molto utile per vedere i nostri pudori da adulti e per verificare come, nel momento in cui ci permettiamo di farlo, poco per volta possiamo entrare in uno spazio di maggiore consapevolezza di noi stessi. E poi, di nuovo, ci abbandoniamo sul materassino e sentiamo come stiamo. Se la prima volta sarà difficile, la seconda un po’ meno, la terza un po’ meno ancora…

Un’altra modalità spontanea di usare il corpo come facevamo da bambini può essere quella di abbracciare un cuscino e sentire, con gli occhi chiusi, che possiamo utilizzarlo per “darci” qualcosa – un po’ come la coperta di Linus – recuperando, anche in questo caso, una modalità infantile di giocare con il corpo. Possiamo anche immaginare di abbracciare noi stessi, e questo gesto può essere molto nutriente. Diamoci il permesso di sperimentare posizioni diverse con il cuscino: tenendolo per aria, con le gambe, con le braccia, utilizzandolo come modo per esprimere la nostra spontaneità. Qualsiasi cosa ci venga da fare, va bene così. E alla fine possiamo rimanere in posizione fetale, su un fianco, e goderci per un po’ la possibilità di abbracciare noi stessi.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor, esperta di bioenergetica, formatrice

Tac ai bambini

postato da Nicoletta Carbone il 11.06.2012
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Tac ai bambini: solo quando è necessaria.

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Sentimenti ed emozioni tra Natale e Capodanno: fattori negativi e positivi

postato da Nicoletta Carbone il 23.12.2011
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Le feste di Natale non solo rappresentano un periodo di festività della famiglia, e di grande gioia per alcune persone, ma comportano per molti anche una serie di problemi e di conflitti tipici di questo periodo dell’anno. Intanto, per certe persone nel periodo natalizio vengono al pettine con maggior forza i nodi irrisolti: problemi di coppia e senso di inutilità/fallimento della relazione di partnership; difficoltà dei figli rispetto ai genitori, con la sensazione dei ragazzi di non essere compresi dal sistema familiare, dal quale possono sentirsi esclusi o non conosciuti per niente malgrado le apparenze. Inoltre, coloro che non dispongono di una famiglia “soddisfacente” hanno il problema di sentire maggiormente questa solitudine, e di doversi organizzare con amici eventualmente disponibili, mantenendo comunque una sensazione di essere fuori posto. Le persone che soffrono di disturbi alimentari psicogeni risentono maggiormente di questo periodo, con la continua tentazione a stramangiare e la paura di perdere il controllo sul proprio comportamento alimentare. Ancora, tra San Silvestro e Capodanno molte persone tendono a fare un bilancio nefasto della propria vita: è passato tanto tempo e non ho raggiunto i miei obiettivi, mi sento fuori posto sul piano lavorativo, sono insoddisfatto della vita romantica, già ero in crisi personale, ci mancava solo la crisi economica e così via.
Possiamo provare a modulare queste emozioni negative, e a non lasciarci travolgere né dalle considerazioni pessimistiche né da una falso buonumore in pubblico (che di solito si accompagna ad un tremendo malumore in privato). Intanto, possiamo concepire le vacanze di Natale come il periodo degli affetti e compensare con la riconoscenza (emozione fondamentale per la temperanza dei sentimenti dolorosi) i pensieri che a volte ci attanagliano. A chi vogliamo bene? Proviamo a dirglielo esplicitamente. Non serve il messaggio circolare impersonale o l’ennesima e-mail fredda e generica: potremmo scrivere loro un biglietto a penna, che sa più di cuore, se non riusciamo ad incontrarli. O meglio dirglielo di persona: sei importante per me. Se godiamo della presenza di una famiglia, possiamo focalizzare l’attenzione sugli aspetti positivi di ciascuno, trascurando deliberatamente per un po’ gli aspetti negativi che magari ci vengono in mente, e passando sopra ai difetti per due settimane di “tregua”. Se non abbiamo una famiglia armonica a disposizione, e ci capita di stare da soli, non facciamone una tragedia: sono giorni come gli altri, e come gli altri passeranno e potremo riprendere una quotidianità normale. Ancora, non fidiamoci dei bilanci negativi della notte di Capodanno: in realtà lo sviluppo personale è un continuum e non disprezziamo quel che di buono abbiamo fatto finora. C’è sempre tempo comunque per migliorare.
In definitiva, conviene trattare noi stessi con la stessa gentilezza con la quale tratteremmo una persona cara, senza rimbambirci nel falso divertimento forzato e offrendo alle persone che ci piacciono un saluto di benvenuto, un commento che possa dare nutrimento emotivo, un sorriso di conforto (anche se siamo stanchi e scoraggiati) ed un contatto di rassicurazione: come in un antico proverbio scandinavo: possiamo fare sette volte di più di quello che riteniamo il massimo per noi, e 500 volte di più di quello che nostra madre ritiene o riteneva il massimo per noi.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivista e comportamentale, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

Protezioni solari e bebè

postato da Nicoletta Carbone il 04.07.2011
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Davvero i bebè vanno protetti con protezioni altissime, sempre? Vorrei sfatare questo mito: se i bebè non sono esposti alla luce diretta del sole – e i bebè non andrebbero mai esposti alla luce diretta del sole, soprattutto tra le 10.30 e le 17 (calcolando ora legale), non è necessario applicare sulla loro pelle protezioni solari. Quindi: niente protezione durante la passeggiata all’ombra, in pineta o sotto un porticato. Quando invece, negli orari del mattino e del tardo pomeriggio, giocano al sole, sguazzano in mare o in piscina, fanno capriole sull’erba, etc, è bene utilizzare protezioni medie e medio alte, purchè esenti da filtri chimici (c’è scritto sull’etichetta!); e a base di soli filtri minerali naturali, come l’ossido di zinco. In emergenza, e in mancanza d’altro, mettete sulle spalle, sul nasino e sulle guanciotte la stessa pasta all’ossido di zinco che usate per il…culetto, e una bella magliettina bianca, leggera.

A cura della Dott.ssa Serri, Specialista in Dermatologia.

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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