Lo stress: c’è quello “buono” e quello “cattivo”

postato da Nicoletta Carbone il 15.03.2013
15

Molti di noi, soprattutto chi vive in città – piccola o grande, di provincia o metropoli, è un contenitore che ci costringe a tempi, spazi, ritmi sempre più veloci, sempre più alienanti, non fatti per il nostro benessere – devono fare i conti con una vita di relazione, professionale, fisica che comporta tutta una serie di costrizioni e di prigionie che alla lunga ci procurano uno stress a volte quasi insostenibile. La parola stress è ormai di moda e non vogliamo abusarne, ma la utilizziamo riferendoci alla difficoltà di stare nel mondo e mantenersi sani in un contesto troppo pieno di stimoli che ci sovrastano e ci limitano. Come fare per ribaltare un po’ le cose indirizzandoci verso piccoli gesti quotidiani che possono farci stare meglio?

Una risposta fisiologica a stimoli esterni

Cominciamo con i ricordare che cos’è lo stress. È stato studiato da molti decenni e in particolare dal medico austriaco Hans Selye (1907-1982), che per primo usò questo termine mutuandolo dalla fisica (significava lo sforzo o la tensione cui era sottoposto un materiale), per indicare la “risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo”.

In realtà il termine si riferisce a qualsiasi stimolo (o stressor) proveniente dall’esterno. In questo senso lo stress non è né buono né cattivo: gli stimoli determinano una reazione fisiologica del nostro organismo e tale risposta allo stress è una risposta sana. Stimolo è per esempio una temperatura calda o fredda che possiamo sopportare più o meno agevolmente, stimolo è tutta una serie di rumori che colpiscono il nostro senso dell’udito o le tante immagini che arrivano al nostro senso della vista e così via.

Volendo evitare equivoci, dunque, possiamo usare il termine generico stress per significare la dinamica di pressione ambientale e adattamento dell’organismo, specificando poi in distress lo stress “negativo” e disadattivo, che può condurre anche a reazioni patologiche, e in eustress lo stress “positivo” e adattivo, che comporta l’attivazione di una risposta fisiologica ed efficace).

Selye definì “Sindrome Generale di Adattamento” la risposta fisiologica che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di diversi tipi di stressor, che siano stimoli fisici come la fatica, mentali come l’impegno nello studio, sociali come le richieste dell’ambiente familiare, ambientali come la pioggia battente.
L’evoluzione della sindrome avviene in tre fasi:

- allarme: l’organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping), sia fisici sia mentali, come l’aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna, del tono muscolare e l’attivazione psicofisiologica (arousal), ovvero la preparazione complessiva alla risposta efficace;

- resistenza: il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell’affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole, per esempio le surrenali;

- esaurimento: se gli stressor continuano ad agire, l’organismo può essere sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico dell’intera struttura psichica e somatica.

Ogni stimolo o stressor che perturba l’omeostasi dell’organismo vivente – la sua tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna, ovvero uno stato di equilibrio che si mantenga nel tempo anche al variare delle condizioni esterne – attiva immediatamente degli specifici meccanismi autoregolatori, cioè reazioni neuropsichiche, ormonali, immunologiche, emotive, locomotorie.

Che cosa accade nel nostro quotidiano

Anche minimi eventi di vita quotidiana possono portare a modificazioni complesse, persino radicali, dovute all’adattamento. Quest’ultimo si articola nella messa in atto di azioni destinate alla gestione o soluzione dei problemi, alla luce della risposta emotiva soggettiva suscitata da tali eventi: possono essere azioni finalizzate a modificare l’ambiente in funzione delle proprie necessità, oppure cambiamenti nelle proprie caratteristiche soggettive, per meglio adattarsi all’ambiente circostante.

Se per esempio fa freddo, possiamo decidere di accendere un fuoco (azione che modifica l’ambiente) oppure di indossare abiti più pesanti (azione che modifica il nostro stato): l’adattamento dipende dalle nostre capacità di risolvere i problemi (problem solving), ma anche dalla presenza di opportuni elementi ambientali, economici o relazionali. Il maggiore o minore successo dei nostri processi adattativi è dato da una somma di fattori, che comprende non solo le caratteristiche qualitative e quantitative degli eventi che li suscitano, ma anche tutte le nostre risorse personali: tipo di personalità, capacità intellettive, livello culturale, condizioni socioeconomiche, risonanza soggettiva dell’evento legata all’età, al livello di energia, al tempo di reazione ecc.

A parità di evento, insomma, ognuno di noi risponde in modo diverso, così come possiamo essere capaci di affrontare e gestire in modo adattativo, con gli stessi esiti, certi eventi e non altri. Anche la prevedibilità e la conoscenza degli eventi giocano un ruolo fondamentale nella possibilità di instaurare delle strategie adattative atte a gestirli. Il lutto per la perdita di una persona cara è, di solito, più facilmente elaborabile quando la persona era anziana e la sua scomparsa era prevista da tempo; mentre è problematico e fonte di traumi l’adattamento quando siamo esposti a eventi catastrofici e improvvisi.

Lottare o fuggire

Tornando allo stress quotidiano, il problema sorge quando gli stimoli che ci arrivano sono troppi e oltrepassano il nostro livello di sopportazione: allora il nostro sistema va in tilt. Nella nostra società – soprattutto in città – gli stimoli che colpiscono i nostri sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto sono talmente tanti che facciamo fatica a prendere le distanze, a discriminare e a scegliere ciò che è buono e ciò che è cattivo per noi, andando verso ciò che è buono e stando lontani da ciò che è cattivo. Pensiamo a tutte le cose che riempiono la nostra vista quando ci troviamo per strada in città e a tutte le persone che incontriamo, che ci vengono incontro sul marciapiede: forme, colori, suoni, rumori, odori, profumi. È come se ci fosse un flusso di sovra stimolazioni continue che invade la nostra esistenza. E alla fine va in tilt la nostra capacità di discriminare gli stimoli e fare sì che possiamo accogliere solo ciò che è buono per noi.

Nel mondo animale e in quello degli ominidi, dei primi uomini, gli stimoli “stressanti” erano soprattutto legati all’ambito della sopravvivenza: avevano a che fare con il clima, le condizioni atmosferiche esterne, il possibile arrivo di un predatore o di un nemico. Si trattava di situazioni tutto sommato limitate in termini di varietà e quantità, e consentivano reazioni precise: nel caso di un allarme o pericolo la reazione possibile, risultato dei meccanismi fisiologici messi in moto nell’organismo, era di lotta o fuga. Si trattava di attaccare il nemico sentendosi abbastanza forti da affrontare la lotta e vincere, o scappare nel caso in cui si sapeva di dover evitare il confronto perché il risultato sarebbe stato perdente.

Gli animali, biologicamente attrezzati, fanno proprio questo: alcuni attaccano perché hanno la capacità di farlo e altri fuggono, perché non possono competere con il nemico. Un predatore carnivoro, per esempio un leone, attacca; un erbivoro preda del carnivoro, per esempio una gazzella, fugge. Alcuni animali in situazioni di estremo pericolo ricorrono a una sorta di paralisi o di assoluta immobilità, fingendosi morti, in modo che il nemico se ne vada: una forma estrema di mimetismo che interviene quando le altre armi o difese naturali non sono utilizzabili e che il più delle volte riesce a salvare la vita.

C’è però una paralisi, un blocco legato all’incapacità di reagire alla sovra stimolazione, che non è funzionale ma anzi molto grave. È quel che succede, anche a noi esseri umani, quando il livello di stimolazione è così elevato e le situazioni stressanti, nel senso più ampio del termine – dal punto di vista intellettuale, emozionale, fisico -, sono talmente gravi che non riusciamo più a mettere in moto dei meccanismi paragonabili alla lotta o alla fuga o al mimetismo. Lo stress ci paralizza, ci blocca, ci impedisce di andare avanti. Una volta si parlava di “esaurimento nervoso”, oggi di burn-out, ma la sostanza è la stessa: a un certo punto il nostro sistema collassa e non siamo più in grado di adottare delle strategie di risposta efficaci, sane, buone per noi.

A cura di Alessandra Callegari, Counselor, esperta di bioenergetica, formatrice

TrackBack URL :



  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


  • Tag Cloud