La manualità come terapia

postato da web il 20.12.2016
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Sento sempre più spesso parlare delle attività manuali come mezzo terapeutico per ritrovare un giusto equilibrio nella propria vita. Nelle affermazioni c’è del vero. Tuttavia, ne avverto il limite. Quello secondo cui chi lo afferma, lo fa con una leggerezza del tutto inappropriata. Quasi come se bastasse impugnare un pennello per ritrovare la serenità perduta. Nell’immaginario collettivo, pare che si sia venuta a creare una nuova esigenza, che si possa risolvere ed estinguere con il semplice uso delle mani. Non è un caso che sempre più persone, invidino la vita all’aria aperta di chi è ritornato alla terra, o sognino i ritmi lavorativi di un liutaio all’interno della sua bottega. Peccato che contestualmente non si rendano conto di cosa significhi realmente vivere all’aperto per quattro stagioni, o non abbiano mai provato l’umidità di un laboratorio nei mesi più freddi. La stragrande maggioranza delle persone, lavora o si attiva per farlo con lo scopo di avere un tornaconto. Quella componente che permette di avere lo stretto necessario per poter vivere e di migliorare la qualità della propria vita. Questo indipendentemente dal fatto che si eserciti un mestiere intellettuale o manuale. Il problema è che quasi tutti lo hanno dimenticato. Il tempo ha sbiadito aspirazioni e sacrifici fatti per soddisfare sogni che non ci appartengono più. L’abitudine ad esercitare la medesima professione per un periodo prolungato, porta inevitabilmente a vedere nell’altrui mestiere uno o più privilegi rispetto al proprio, lasciando spazio a fantasie nelle quali il sogno di qualcuno si rivela l’incubo di un altro e viceversa. Come in tutte le cose, credo che fare proprie delle teorie che proprie non sono, conduca all’errore. La manualità può essere avvicinata, conosciuta, frequentata (per passatempo o per passione), ma mai sposata per procura. Questo perché è una disciplina che si conosce con il tempo e che non si impara leggendo un manuale. Tantomeno se non abbiamo avuto il piacere di conoscerla, di conviverci, di litigarci. Riscontro con rammarico che anche nei programmi didattici, la tecnica sottragga spazio all’analisi della vocazione personale, dell’etica, dell’utilizzo costruttivo del tempo, della qualità dei rapporti e di altri aspetti, tanto trasversali quanto fondamentali alla buona riuscita del programma formativo. Purtroppo la panacea non risiede nel rinnovato “fascino” del lavoro manuale, ma semplicemente in un lavoro che appaghi. La verità è solo questa. C’è un tempo che sembra lontano fin quando non torniamo al centro di noi stessi. E’ il tempo dei gesti puri ed esatti, della qualità della vita a scapito della frenesia che ci viene imposta. Ma questo attimo lo si può ritrovare sia sgorbiando un ceppo di tiglio, sia vergando un foglio di carta bianca nell’intento di redigere un “grigio” atto notarile.

Carlo Cazzaniga – Artigiano Artista

Guardiamoci negli occhi

postato da web il 16.12.2016
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Il lavoro del truccatore è considerato un lavoro artistico, probabilmente per le attinenze legate all’uso di colori e pennelli. Io, probabilmente per i miei studi e per l’amore che nutro per l’ architettura, ho sempre considerato il mio un mestiere soprattutto tecnico. La realizzazione di un trucco non prevede, secondo me, soltanto fantasia e predisposizione ma necessita di intuizione e senso pratico qualità che si traducono, se di queste caratteristiche son dotati gli addetti ai lavori, in progetto da ideare con criterio e logica. Una sorta di “mattone su mattone” che impone regole alle quali attenersi affinché possa ottenere risultati soddisfacenti chiunque si avvicini, per croce o per delizia, al trucco.

Oggi costruiamo insieme i trucchi più adeguati alle tre più diffuse tipologie di occhi:
Gli OCCHI TONDI, gli OCCHI INFOSSATI e gli OCCHI INCAVATI.

OCCHI TONDI (disegno 1)
Gli OCCHI TONDI hanno una forma sferica e solitamente sono anche un po’ sporgenti. Il trucco per correggere questa forma di occhio è molto semplice. Delineate abbondantemente con una matita scura la parte superiore e poi sfumatela con un pennello in martora accompagnando la sfumatura verso l’esterno. Applicate poi sulla radice delle ciglia un ombretto scuro. Sfumate nuovamente fino ad ottenere una bella sfumatura compatta. Applicate una riga di matita nera sul margine interno della palpebra inferiore. Mascara a piacere sulle ciglia superiori. Nelle ciglia inferiori invece niente mascara ma solo una leggera sfumatura realizzata con lo stesso ombretto scuro utilizzato precedentemente.

OCCHI INFOSSATI (disegno 2)
Gli OCCHI INFOSSATI sono riconoscibili perchè la palpebra mobile risulta “nascosta” dalla zona sotto l’arcata sopraccigliare. Per “sollevarla” applicate sull’osso orbitale un ombretto medio scuro e poi sfumatelo verso le sopracciglia ma senza arrivarci. Schiarite la palpebra mobile con un ombretto preferibilmente satinato e tracciate, con una matita o un eye-liner, una riga sottilissima su tutta la lunghezza dell’attaccatura delle ciglia. Sappiate che quando l’occhio è aperto il sostegno più visibile di quel passaggio é rappresentato dalla zona vicina al naso. Sottolineate la parte inferiore dell’ occhio con un’ombreggiatura scura che potete realizzare utilizzando una matita o un ombretto. Ultimate applicando tanto mascara, sopra e sotto, soprattutto nelle parte più esterna dell’occhio.

OCCHI INCAVATI (disegno 3)
Gli OCCHI INCAVATI lasciano, solitamente, visibile soltanto metà della palpebra. L’altra metà è “coperta” dall’osso orbitale che tende a “chiudere” ed “abbassare” lo sguardo. L’ideale in questo caso è schiarire, partendo dall’interno, tutta la palpebra mobile con un ombretto chiaro che la “sposterà in avanti” rendendola più visibile e scurite la zona che, ad occhio aperto, copre la palpebra mobile. L’ombreggiatura scura la renderà meno “pesante” ed aggiungerà maggiore apertura e vivacità allo sguardo. Mascara, soprattutto sulle ciglia più esterne e soltanto su quelle superiori.

A cura di Luigi Sutera, Consulente di immagine

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    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

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    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

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    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

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    Claudio Belotti


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    Luigi Sutera


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