Gli alimenti essenziali per capelli forti e luminosi

postato da Nicoletta Carbone il 30.09.2015
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Verdure a foglie verde scuro: spinaci, come anche broccoli e bietole, sono un’ottima fonte di vitamine A e C, sostanze necessarie alla produzione sebo, un balsamo naturale per i nostri capelli. Non dimentichiamo, poi, che le verdure con foglie verde scuro, ci forniscono anche ferro e calcio.
I legumi: fagioli e lenticchie son molto importanti per la cura dei nostri capelli forniscono ferro, zinco e biotina.
Le noci del Brasile: ottime fonti di minerali utili alla salute del cuoio capelluto. Le noci contengono acido alfa-linolenico, un particolare acido grasso che contribuisce alla salute dei nostri capelli. Sono anche una formidabile fonte di zinco come anche gli arachidi, e le mandorle.
Uova: sono uno dei principali distributori di proteine che esistano in natura. Le uova contengono anche biotina e vitamina B-12, importanti sostante nutritive non solo per la salute ma anche per la nostra bellezza.
Cereali integrali: zinco, ferro e vitamine del gruppo B, elementi fondamentali contenuti nel grano integrale, è un valido aiuto per la cura dei nostri capelli.
I latticini con pochi grassi contengono siero di latte e caseina, due importanti risorse proteiche. Per aumentare i loro benefici, potete aggiungere allo yogurt un paio di cucchiai di semi di lino o noci per associarvi anche gli acidi grassi omega-3 e lo zinco.
A cura di Marco Temporin, Medico Nutrizionista, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva presso il C.M.S.R VENETO MEDICA di Altavilla Vicentina

Ho deciso, non ti ascolterò!

postato da Nicoletta Carbone il 28.09.2015
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No, non ti ascolto; e non seguirò i tuoi consigli anche se me li fai sembrare sensati.

È ovvio che lo siano se sono di buon senso, ma non ti ascolterò. Cioè non ascolterò te. Si hai capito bene, non ascolterò te, non quello che dici.

E sai perché? Perché non fai quello che ripeti a me di fare.

Parli di felicità e sei triste.

Parli di come avere un buon rapporto di coppia e la tua relazione è disastrosa.

Parli di educazione dei figli e non li hai.

Parli di passione e non fai sesso (o l’amore) da secoli.

Parli di salute e non ce l’hai.

Parli di ricchezza e fai fatica ad arrivare a fine mese.

Dove è finita la congruenza? Qui tutti parlano, soprattutto di ciò che non fanno.

Lo so, è cosi ovunque, non solo nel mondo della formazione.

Medici che hanno abitudini di vita malsane.

Professoroni di gestione aziendale che non hanno mai fatto un giorno in ufficio.

Preti che tengono corsi prematrimoniali.

Promotori finanziari che non hanno un euro di risparmio.

Terapeuti di coppia senza partner.

La lista è lunga, troppo lunga…

Ecco perché, secondo me, vale la pena seguire il consiglio che ci danno i buddisti.

Quando un maestro (con la M minuscola o maiuscola) vuole insegnarti qualcosa, chiediti:

  1. lei/lui fa, o almeno cerca con tutte le sue energia di fare, quello che dice? Se sì, passa alla seconda domanda
  1. quello che dice ha senso per me? Se sì, passa alla terza domanda
  1. funziona per me? Se sì, applica alla tua vita.

Altrimenti vai oltre.

Troverai sempre tanti esperti. Tanti consiglieri che hanno il segreto per vivere bene. Io sono uno di quelli. Siamo tutti bravi a dire a te cosa fare, come, perché…

Forse sarebbe meglio se iniziassimo da noi stessi, compreso io ovviamente.

Scegli bene chi ascoltare, e impara ad ascoltare te stesso, il tuo cuore, la tua pancia, il tuo buon senso. Se ascolti quelli, e non le minchiate che ti hanno messo dentro, vedrai che vivrai bene.

Certo farai qualche cazzata. Meglio così, diventerai uno di quegli esperti che possono dare consigli ad altri perché avrai l’esperienza, quella vera.

Love on ya!
Claudio Belotti, Coach

Scelte facili e scelte difficili a settembre in 40 minuti

postato da Nicoletta Carbone il 24.09.2015
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Per molte persone il ritmo delle vacanze estive e della ripresa settembrina è cambiato negli ultimi anni. Il tempo delle vacanze si struttura ormai tendenzialmente in più periodi brevi, spesso scadenzati durante l’anno, piuttosto che su un’interruzione lunga tutta insieme, dalla quale era più difficile riadattarsi all’andamento quotidiano normale.  Tuttavia ciò che non è cambiato è la sensazione che l’anno reale ricominci a settembre, con tutto il corteo di buoni propositi e di voglio cambiare la mia vita in meglio. Nella maggioranza dei casi, comunque, i buoni propositi spariscono il primo ottobre, e tutto ritorna come prima. Per poi voler cambiare di nuovo a dicembre, dimenticarsene a gennaio, e ricominciare a voler cambiare il negativo della vita a fine agosto dell’anno successivo. Niente di male, abbiamo imparato ad essere compassionevoli con noi stessi, però.. se si potesse davvero riorganizzarsi in meglio a settembre..

Cominciamo dalle 6 scelte che sembrano facili: 1) migliorare il proprio stile di vita; 2) dedicare più tempo alle persone care; 3) fare un po’ di attività fisica; 4) mangiare meglio; 5) stare di più con gli amici veri;  6) coltivare con più costanza le proprie passioni. E’ una parola! Lo dico ogni anno e non l’ho mai fatto veramente per più di 15 giorni. Forse è meglio rinunciare, o forse le scelte facili diventano facili solo se abbiamo già fatto delle scelte difficili, da cui quelle facili derivano di conseguenza. Potrebbe essere questo il motivo per il quale non riusciamo a fare le scelte facili, perché sono rese impossibili da scelte difficili che ancora non abbiamo fatto. E quali sarebbero? Sono nascoste nelle 4 aree che ora prendiamo in esame e da cui possiamo cercare di farle uscire in maniera indiretta:

  1. Amore romantico: Rubiamo 10 minuti alla nostra giornata per fare un check della nostra relazione romantica, se ne abbiamo una attualmente. E l’azione da fare è una sola: esaudiamo un desiderio vero che l’altra persona ci comunica da sempre e che finora non abbiamo mai eseguito. Se attualmente non abbiamo una relazione romantica andiamo direttamente ai punti successivi, che renderanno più probabile poterla costruire a breve;
  1. Amore familiare: Rubiamo altri 10 minuti alla nostra giornata per fare un check delle relazioni familiari. A chi vogliamo bene? Diciamoglielo subito, con una brevissima telefonata o con un messaggino. Se non vogliamo bene a nessun familiare, andiamo ai punti successivi.
  1. Cura di sé: Rubiamo altri 10 minuti alla nostra giornata per fare un check del rapporto con noi stessi. E scriviamo velocemente su un foglio le cose di noi che ci piacciono, quello per cui siamo orgogliosi di noi stessi. Se non ci piace niente di noi stessi andiamo al punto successivo.
  1. Lavoro (o studio o ricerca di lavoro). Rubiamo altri 10 minuti alla nostra giornata, e sono 40 minuti in tutto, per domandarci che cosa amiamo del nostro lavoro (o del nostro studio, o del nostro periodo di ricerca del lavoro) e scriviamolo velocemente, d’impulso. Se scriveremo solo parolacce, cancelliamole con due tratti di penna e poi sforziamoci di trovare qualcosa che ci piace in questo (ad esempio, la collega attraente di un ufficio orribile o il bidello dell’università; oppure, poterci alzare un po’ più tardi se siamo inoccupati).

Tutto qui. Poi possiamo con un diverso stato d’animo programmare le 6 scelte facili, di cui parlavamo all’inizio, e sarà più probabile riuscirci.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta a Napoli, presidente dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva e Sociale (AIPCOS), Napoli.

Tutto il buono dei legumi

postato da web il 22.09.2015
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Nell’aria serpeggiano i primi bagliori d’autunno. Pranzi e cene all’aperto possono essere ancora gradevoli, ma con il clima più frizzante il menu si impronta decisamente su piatti caldi e nutrienti. Niente di meglio, allora, di una buona zuppa, densa e profumata, in cui l’ingrediente-principe siano loro: i legumi.

Protagonisti di minestre e vellutate, ma ottimi anche in molte altre ricette, a partire da quelle della tradizione popolare, fagioli, ceci, fave, lenticchie, piselli, lupini, fagioli di soia condividono più di un pregio. Si prestano a felici abbinamenti – con cereali, verdure, carne – e hanno un elevato potere saziante, che torna utile a chi stia cercando di smaltire qualche chilo accumulato in vacanza. Il tutto senza alleggerire il portafoglio, visto che i legumi sono particolarmente economici.

A rendere i legumi ancora più apprezzabili provvedono le loro proprietà salutistiche. Grazie all’abbondante presenza di fibre, lenticchie, fagioli, ceci & Co. rallentano l’assorbimento degli zuccheri. Favoriscono così un miglior controllo della glicemia, aiutando a prevenire il diabete di tipo 2 e agevolando il mantenimento del giusto peso. Per effetto delle fibre anche l’impatto del colesterolo alimentare viene ridotto, con benefici per l’apparato cardiovascolare documentati da diverse ricerche.

I semi delle leguminose alimentari contengono inoltre discrete quantità di minerali, tra cui potassio, ferro e calcio, e apportano proteine, sebbene non in quantità e qualità tali da renderli un valido sostituto della carne.

Ci sono quindi tanti ottimi motivi per consumare spesso i legumi, freschi, secchi o surgelati. E se temete che questi alimenti peggiorino eventuali gonfiori intestinali cucinateli con un tocco di spezie ed erbe aromatiche dalle proprietà carminative, come coriandolo, finocchio e anice, o aggiungendo un pezzettino di alga kombu.

Un consiglio finale per chi ama i sapori antichi: provate un legume poco noto come la cicerchia, magari sposandola ai funghi. Scoprirete un matrimonio tra i più riusciti, almeno in cucina. Senz’altro perfetto per il menu dell’autunno.

A cura di Luca Avoledo, naturopata

Campanelle

postato da Nicoletta Carbone il 16.09.2015
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DRIIIN…..

Rientro scolastico con le campanelle che cominciano a suonare.

DRIIIN…

Non solo quelle dalle note festose di fine ora ma anche quelle di funerea preoccupazione nella mente di tanti genitori.

DRIIIN…

Campanelle che erano state tranquille durante l’estate ma che con il riaprirsi delle porte delle scuole si risvegliano dal loro breve letargo. Segnali di quale pericolo? Quello che risveglia la vista degli zaini e del cumulo di libri che sono stati raccolti per l’anno alle porte. Immagini la cui somma terrorizza già all’idea dell’azione devastante che avranno ogni giorno sulle fragili schiene dei figli. Ma, se si esclude il naturale istinto di protezione di ogni genitore, è proprio vero che gli zaini scolastici rigonfi di materiale didattico possono comportare problemi alla colonna vertebrale?Se parliamo di scoliosi, che rappresenta la patologia maggiormente temuta, gli studi effettuati e la sperimentazione più recente hanno accantonato l’ipotesi che la  comparsa improvvisa di curve sia legata a posizioni scorrette, siano esse imposte da cattive abitudini o da obblighi istituzionali. Anche se la vera causa non è stata ancora identificata, quello che la ricerca scientifica più moderna afferma è che, se la colonna perde il suo allineamento, il motivo risiede in una sorta di piccolo difetto genetico, di cui sono stati già identificati degli elementi. E’ estremamente probabile che questa predisposizione innata possa essere favorita anche da fattori ambientali, per cui, l’utilizzo di corrette abitudini di comportamento motorio e di strategie posturali adeguate o, al limite,  di strumenti correttivi esterni, rappresenta un ostacolo efficace al suo sviluppo. Come dire, non siamo in grado di impedire che si manifesti, perché deriva da qualcosa su cui non abbiamo il controllo preventivo ma siamo decisamente in condizione di trattarla efficacemente.

Con buona pace del povero e bistrattato zaino.

A cura di Michele Romano, Fisioterapista Isico

L’intelligenza della mano

postato da Nicoletta Carbone il 14.09.2015
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Per saper padroneggiare una disciplina servono, secondo una teoria, almeno 10.000 ore di applicazione. Dal suonare uno strumento, al praticare correttamente un’attività sportiva, dall’insegnare matematica ad una platea di laureandi, al saper pilotare senza imbarazzo qualsiasi genere di aeromobile. Significa una media di tre ore di lavoro al giorno per dieci anni. Si badi bene: non per imparare semplicemente una pratica, ma proprio per diventarne esperti a tutti gli effetti. Una piramide di studi empirici fa riemergere sempre questa cifra, 10.000, secondo alcuni compatibile a quello che sappiamo dell’architettura del cervello e delle funzioni della memoria. Tuttavia il fattore “tempo” in senso stretto non basta. Tutto dipende da quante e quali esperienze si sono affrontate per poter consolidare i dati mnemonici. Esperienze che spesso sconfinano dal puro senso della pratica, annoverando percezioni sensoriali, immagini visive, cognizioni verbali, lessico, percezioni olfattive e uditive. Ottenere risultati progressivamente migliori, permette di superare quella soglia riconosciuta come talento per spostarsi sempre più verso quelle assai più chiare dell’esercizio. Non è un caso infatti che i musicisti migliori siano proprio quelli che tendono ad esercitarsi di più, aggiungendo tecnica ed elasticità di esecuzione ad una indiscussa virtù. Sulla base di ciò si potrebbe concludere che per ottenere certi risultati bastino esclusivamente esercizio e molto tempo da investire. Il lavoro manuale non sembra fare eccezione a queste regole. Chiunque abbia acquisito più esperienza nel corso degli anni infatti, risolve più rapidamente i problemi, è più efficace nel prendere decisioni di quanto non siano i novizi ed è sostanzialmente più creativo.

Uno dei massimi psicologi del ragionamento contemporanei, Philip Johnson-Laird, ha analizzato le strategie creative dell’improvvisazione nelle esecuzioni jazzistiche. Seguendo gli stessi parametri, i suoi risultati potrebbero tranquillamente applicarsi all’opera del falegname che ripara un mobile di un tipo mai visto prima. In entrambi i casi, il modello mentale sviluppato dallo psicologo, è la riprova di come la mente tenda a ripescare nella memoria lontana, soluzioni a problemi incontrate via via durante l’esecuzione, molte delle quali vengono scartate in tempo reale. Alcune contengono in sé i germi di ulteriori sviluppi. Altre ancora vengono scoperte sul campo e tenute in serbo per uso futuro.

Questo ci obbliga forse a ridefinire le frontiere tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Ogni lavoro, si potrebbe pertanto definirsi intellettuale. A variare sarebbe soltanto la componente manuale, preponderante in alcuni casi, marginale nelle altre. Viene allora da pensare che forse, e non a caso, si è spesso parlato di “intelligenza della mano”.

Carlo Cazzaniga – Artigiano Artista

Il trucco per la sposa

postato da Nicoletta Carbone il 10.09.2015
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Circa quindici anni fa incontrai una ragazza che mi colpì non soltanto per la sua bellezza ma anche e soprattutto per la sua semplicità.
Nel corso degli anni ci siamo rivisti innumerevoli volte ed è sempre stato un piacere chiacchierare con lei e constatare che le evoluzioni della sua vita non assecondavano la sua bellezza o il suo stato sociale ma i suoi reali desideri e le sue predisposizioni.
Amo questo atteggiamento nei confronti della vita e personalmente sono convinto che non sono le circostanze a decidere quel che è buono per noi ma noi a scegliere cosa e’ meglio indipendentemente da ciò che la circostanza suggerisca o preveda.
Questo concetto io lo associo anche a ciò di cui ci occuperemo oggi: IL TRUCCO PER LA SPOSA.
Una leggenda (scritta da chi non so) racconta che il trucco per la sposa imponga regole “standard”:
-­‐ Occhi truccati in modo etereo e con con tonalità rosate e rarefatte.
-­‐ “Punti luce” indispensabili ed esagerati.
-­‐ Pelle truccatissima ( per una buona riuscita delle foto).
-­‐ Labbra naturali, sottolineate in modo impercettibile e preferibilmente lucide e perlate.
Consentitemi una domanda: “ma le spose sono tutte uguali?”
Le spose, prima di essere spose, sono donne con personalità, gusti, desideri e stili diversi…
Sapete qual’e, secondo me,’ il trucco ideale per la sposa? Il trucco che più le si addice!
Ecco (comunque) dei suggerimenti “usufruibili” da tutte:
LA TENUTA e’ importantissima perché, ovviamente, il trucco deve durare tantissime ore. E’ basilare tener conto della stagione: più le temperature sono alte meno si deve “appesantire” la pelle… Correreste il rischio di ritrovarvi a metà giornata con il trucco “disfatto”.
Consiglio, a trucco finito, l’uso di “spray” specifici (fissatori per il trucco) che ne prolungano notevolmente la “tenuta” e di fiale (da utilizzare prima della realizzazione) che aiutano a “trattenerlo” ancora di più!
LA BASE non deve mai essere “pesante”: vi racconteranno che per ottenere delle belle foto e’ indispensabile ricorrere a fondotinta particolarmente coprenti: falso! Utilizzate ciò’ che solitamente rende la vostra pelle compatta e luminosa, facendo particolarmente attenzione alle discromie che in foto, questo è vero, potrebbero notarsi di più. Un correttore usato dove serve (anche in aggiunta al fondotinta) minimizzerà’ il problema.
GLI OCCHI truccateli secondo il vostro stile e soprattutto assecondatene la forma senza stravolgerne lo sguardo!
Se quotidianamente usate il kajal fatelo anche in questa circostanza! Non ascoltate l’amica che vi consiglia di non farlo “perché una sposa non può” adducendone il motivo al fatto che questo prodotto renda gli occhi particolarmente intriganti e sexy! Una sposa non può essere sexy?
Se prediligete le tonalità scure (e queste sono adatte ai vostri occhi ed al vostro stile) sceglietele anche per quel giorno!
Se invece solitamente prediligete tonalità’ meno intriganti e seducenti ma brillanti e luminose (e queste bene si armonizzano con il vostro stile) utilizzatele.
Per LA BOCCA sappiate che tutto ciò che è lucido (lucidalabbra e affini) non ha “tenuta”.
Se non volete essere ossessionate da “chissà se le labbra sono a posto” non scegliete rossetti particolarmente morbidi e tenete comunque conto che le labbra andranno di tanto in tanto ritoccate.
Indispensabile, di conseguenza, avere con se il rossetto ed anche una cipria che “opacizzerà” all’occorrenza il viso.
Una sposa SCEGLIE il vestito che indosserà quel giorno!
Una sposa (secondo me) deve SCEGLIERE il trucco che indosserà quel giorno!
Consentitemi di ringraziare Beatrice Borromeo (e’ lei la ragazza di cui parlavo all’ inizio) per il privilegio di avermi “scelto” per “i make up della sua vita” (come lei li ha definiti) e per avermi dato ispirazione ed avermi ricordato che il trucco da realizzare in uno dei giorni più speciali della vita è preferibile “viverlo”… SENZA REGOLE!

A cura di Luigi Sutera, Consulente di immagine

Ripartire alla grande!

postato da Nicoletta Carbone il 08.09.2015
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Come fare per riprendere i giusti ritmi dopo un periodo di riposo, senza subire lo ‘stress da rientro’? Innanzitutto, è necessario ripristinare la ‘griglia’ del tempo psicologico, ossia  ridare al cervello quella capacità di riorganizzare e gestire gli impegni in base al tempo disponibile. Come fare?

Semplice: innanzitutto è necessario scrivere su carta tutte le attività da fare nelle prossime due settimane. Partendo dalle più importanti e urgenti fino ad arrivare a quelle che possono aspettare. Dopodichè, pianificare 3 attività da fare ogni giorno, al fine di ridare una ‘struttura’ al tempo. Allo stesso tempo, serve riattivare le funzioni mentali necessarie per ripartire alla grande: concentrazione, pianificazione e velocità di elaborazione delle informazioni sono le 3 funzioni cognitive essenziali per ‘riavviare’ il sistema.

Per attivarle bastano 3 semplici esercizi:

1. effettuare 3 calcoli a mente: un’addizione, una sottrazione e una moltiplicazione. Unico avvertimento: i numeri devono essere a due cifre, tranne per la moltiplicazione dove il moltiplicatore può essere  ad una cifra. Ad es: 37+15; 72-13; 12×8 e così via;

2. scegliere 3 parole di 5-6 lettere e fare lo spelling al contrario. Ad es: “menta” diventa “a-t-n-e-m”;

3.prendere una parola qualsiasi e trovare 3 sinonimi e 2 contrari. Es: bello = attraente, piacevole, venusto; brutto, malfatto.

Ripetere 3 volte al giorno questi 3 esercizi. Rimarrete colpiti dalla sensazione di lucidità e concentrazione che otterrete.
Buona ripartenza!

A cura di Giuseppe Alfredo  Iannoccari, Assomensana

La Cosmetologia tra Arte e Scienza: come scegliere il Cosmetico giusto per te “La Sartoria della Bellezza”

postato da Nicoletta Carbone il 04.09.2015
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La Cosmetologia è la scienza che studia come poter formulare e quindi realizzare i Cosmetici che abitualmente possiamo troviamo nelle Farmacia, nelle Profumerie  nei Supermercati etc.
La formulazione e di conseguenza la scelta delle materie prime rappresenta sicuramente il punto più importante nella realizzazione del Cosmetico.
Scegliere la materia prima più appropriata, trovare il giusto mix e le sinergie tra i vari componenti della crema rappresentano il momento che più stimola l’abilità e la creatività del formulatore. Le industrie produttrici di materie prime quotidianamente mettono sul mercato nuove sostanze, le aziende attente alle esigenze del consumatore e costrette a volte  ad uscire sempre con prodotti nuovi,  chiedono “aiuto” ai Cosmetologi per la creazione di prodotti sempre più innovativi e efficaci.
Nascono così dalla sinergia di più persone (Industrie, Chimici, Cosmetologi, Marketing , Profumieri)  i cosmetici, prodotti che sempre più entrano nella nostra vita quotidiana e rappresentano per noi un momento di benessere e di relax.
Ma in un così vasto “mare magnum” di prodotti come è possibile scegliere il cosmetico più specifico che possa andare incontro alle esigenze della nostra pelle?
La nuova rivoluzione in campo cosmetico è quella rappresentata dalla possibilità di avere una cosmesi personalizzata, fatta cioè su misura per noi che tenga conto di tutte quelle caratteristiche  che vanno dal nostro fototipo, dalla nostra età, dal sesso, dalla tipologia della  nostra  pelle, e anche da come desideriamo la crema (che  assorba subito, che ci dia un senso di protezione etc), dal profumo, e perché no, dal colore.
Per fare questo la moderna Tecnologia ci mette a disposizione strumenti sempre più sofisticati in grado di poter determinare parametri importanti come l’idratazione, la sebometria, il ph, l’elasticità cutanea, la compattezza, il fototipo.
Parametri importanti che diventano poi fondamentali al fine di trovare quella particolare emulsione che risulta ortodermica per la nostra cute.
L’ analisi e il check up rappresentano pertanto degli strumenti importantissimi al fine di determinare la crema ideale.

A cura di Mauro Castiglioni, Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche, Consigliere all’Ordine dei Farmacisti di Milano e Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori)

Consigli agli sportivi

postato da Nicoletta Carbone il 02.09.2015
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La pratica sportiva è salutare a livello cardiovascolare ma, soprattutto se praticata a livello più che amatoriale, espone il fisico ad una serie di rischi. Questi, se ben valutati, consentono di affrontare una pratica anche agonistica senza conseguenze apprezzabili. La protezione dell’apparato stomatognatico è spesso trascurata dagli atleti, interessati più al raggiungimento della prestazione assoluta che alla prevenzione degli effetti indesiderati che si possono manifestare in situazioni estreme.
Certamente tutte le patologie traumatiche dento-maxillo-facciali possono e devono essere prevenute soprattutto per coloro i quali svolgano attività nei cosiddetti “sport di contatto”.
Esiste una lunga lista di sport potenzialmente e/o certamente pericolosi. Fra questi citiamo il basket, la pallamano, le arti marziali, il rugby e il football americano, lʼhockey su prato, su ruote e su ghiaccio, gli sport motoristici, lo sci alpino (discesa e slalom), il pattinaggio, lo squash e, in buona misura, anche il calcio e il ciclismo (mountain bike inclusa).
Certamente tali traumi, che riguardano circa il 30% della popolazione sportiva, possono provocare esiti funzionali ed estetici che devono vedere un momento preventivo primario nella correzione ortodontica di tutte le situazioni anatomiche predisponenti, quali le 2° classi scheletriche e gli overjet oltre i 6 mm, ma che comunque vedono nellʼuso di protettori orali individuali lʼunico reale e sicuro mezzo di riduzione e/o annullamento del rischio di trauma e, in certi casi, anche un effetto migliorativo sulla prestazione agonistica.
Sono state valutate anche l’efficacia e il confort di dispositivi paradenti semi individuali preformati, adattabili alla bocca dell’atleta, che rappresentano un buon compromesso fra costo e beneficio, ben diversi dai presìdi “fai da te” di basso costo e difficile adattamento, che sono purtroppo ancora molto diffusi e non danno una protezione sufficiente.
Le caratteristiche di un efficace protettore orale sono la protettività specifica per ogni sport, l’ingombro minimo e la stabilità, la possibilità di garantire ottima fonazione e ventilazione, la caratterizzazione estetica, la valutazione personalizzata del rapporto cranio-mandibolare.
Quest’ultimo punto merita un inciso: in presenza di forti sollecitazioni psico-fisiche, come durante una competizione, ma spesso anche nella nostra stressante quotidianità, è importante che l’occlusione dentale ( cioè il contatto che si stabilisce fra le arcate dentarie) sia stabile e ben relazionato alla postura corporea, per evitare che eventuali disarmonie favoriscano la comparsa di disturbi che possano alterare lo stato di salute e la prestazione dello sportivo. Perciò un altro consiglio per chi pratica sport è quello di provvedere ad una visita presso uno specialista competente in materia, per sapere se la situazione di ciascuno sia idonea a sostenere intensa attività fisica, magari agonistica, e se sia il caso di correggere le possibili anomalie.
Infine un altro aspetto la cui importanza è sottovalutata è quello relativo alla biochimica della bocca, un ambiente le cui ampie capacità di auto-ripristinare le condizioni ottimali possono essere superate da stimoli aggressivi interni ed esterni.
Con la diffusione della pratica sportiva sono sempre più in voga bevande a base di elettroliti e carboidrati, il cui uso sarebbe finalizzato a compensare la disidratazione a cui va soggetto lʼatleta, associata a deplezione di sali minerali e del glicogeno muscolare e della glicemia, ritardando così lʼinsorgere della fatica e il calo della performance, fino alla cessazione dellʼesercizio.
Queste bevande sono utilizzate sia da atleti professionisti che amatoriali, e hanno generalmente un pH acido che risulta associato ad un elevato Potenziale Erosivo nei confronti del dente.
La perdita patologica di sostanza dentale per fattori chimici, tale è la definizione di erosione (Capozzi-Vallletta), è studiata nel suo rapporto con il consumo di bibite acide fin dal 1963 (Mannemberg), ma risulta significativamente presente anche in lavoratori che operano con acidi (galvanizzazione, placcature, lavorazione di cristalli, preparazione di bevande alcooliche) e in atleti che possono trovarsi esposti ad ambienti acidi, in particolare i nuotatori.
Il pH raccomandato per lʼacqua delle piscine varia fra 7,2 e 8, in alcuni studi sono stati rilevati pH molto bassi, fino a 2,7, il cui effetto sui tessuti duri del dente va a sommarsi alla diluizione dei fattori protettivi della saliva e agli effetti di una clorazione inadeguata delle acque (Tripodi).
Non va dimenticato che il potenziale Erosivo può manifestarsi anche nei confronti dei restauri metallici presenti nella bocca del paziente.
La letteratura concorda generalmente sulla necessità di riservare la massima attenzione nellʼosservare gli effetti derivanti dallʼuso o dallʼabuso dei cosiddetti sport drinks, pur presentando dati discordanti quando si tratti di rilevarne dati statisticamente significativi a livello clinico.
In effetti difficoltà compaiono già nel garantire un adeguato drinking regimen durante la ricerca in quanto la disponibilità dei soggetti a collaborare non sarebbe costante.
La multifattorialità della patogenesi non consente di monitorare tutti i parametri correlabili alla comparsa di erosione dentale, in quanto vi sono variabili connesse al tipo di bevanda assunta ma anche di alimentazione associata, alla modalità e quantità di assunzione della bibita, alla presenza di disidratazione del cavo orale durante lʼatto sportivo che influenza il flusso salivare e il potere tampone e di diluizione della saliva stessa , alla presenza di placca batterica (in alcuni casi è stata rilevata al di sotto dello strato di placca batterica un pH superiore a quello della bevanda !).
Inoltre molti atleti devono applicare sui denti presidi protettivi o gnato-ortopedici come paradenti e bites, la cui presenza in bocca complica ulteriormente lʼanalisi del rapporto fra bevande acide ed erosione. Si consideri infine anche la possibilità che , sotto intenso sforzo fisico, si verifichino rigurgiti acidi in particolare in soggetti già predisposti a reflusso gastro-esofageo.
In vitro lʼeffetto protettivo determinato dallʼaggiunta di calcio o fosfato negli sport drink è generalmente apprezzabile , ma queste saturazioni vanno in genere a scapito delle caratteristiche organolettiche del prodotto, determinando un sapore metallico sgradevole che mina ulteriormente la collaborazione dei volontari partecipanti allo studio e accentua la comparsa di valori non significativi nei test in vivo. Appare inoltre rassicurante il basso Potenziale Erosivo sviluppato da bevande a base di latte, proprio per la presenza di calcio nelle stesse. Lʼaggiunta di additivi finalizzati a ridurre lʼabbassamento del pH orale è comunque generalmente raccomandata, quanto meno per un principio di prudenza visto che tutti concordano sulla necessità di approfondire le ricerche in questo settore.
A livello di idoneità sportiva, gli stessi manuali di idoneità sportiva rivolti al Medico dello Sport rimarcano lʼimportanza dellʼispezione orale alla ricerca dei segni di abrasione ed erosione (spesso associate) che possono esporre a dolore acuto lʼatleta che pratichi sport aerei o dʼimmersione.
In particolare lʼarea erosa dello smalto, con esposizione di dentina sensibile, risulta particolarmente aggredibile dalla concentrazione di ossigeno nellʼaria respirata dalle bombole da sub, con il rischio di pulpite acuta e cronica che può disturbare lʼesercizio in modo anche grave,ma soprattutto rischia di “coprire” altri sintomi e segnali importanti (come la cefalea da ipercapnia) che il sommozzatore deve poter riconoscere come indicatori di una situazione di pericolo per la sua vita.
La letteratura concorda comunque, anche in quegli studi che non hanno rilevato
significativa associazione fra assunzione di bevande acide ed erosione, sulla necessità di esercitare atteggiamenti preventivi nei confronti dellʼabbassamento del pH orale, a maggior ragione perchè il consumo di sport drinks va ad associarsi spesso ad altri fattori di rischio: aggiunta di calcio e potassio nelle bevande, consumo di gomme, collutori, dentifrici atti a proteggere lo smalto, attenta analisi dellʼambiente praticato dallo sportivo, devono però associarsi ad un corretto approccio a queste bibite, spesso proposte a livello commerciale come panacee in grado di garantire una prestazione adeguata alle aspettative dellʼatleta (quando non addirittura paragonate allʼassunzione di frutta e verdura fresche) mentre spesso non sono stati neppure dimostrati
A cura di Alessandro Nanussi, Odontostomatologo

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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