Gli alimenti amici delle unghie

postato da Nicoletta Carbone il 30.04.2015
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Per avere unghie sane nella dieta quotidiana non dovrebbero mai mancare latte e derivati, oltre che frutta e verdura. Questi alimenti contengono infatti calcio e sali minerali – soprattutto ferro e zinco – indispensabili per la costituzione della lamina ungueale. Se non si fornisce un adeguato apporto di questi elementi, le unghie perdono lucentezza e tendono a sfaldarsi e spezzarsi.

A cura di Antonino Di Pietro, dermatologo plastico d i Milano, presidente Isplad

Il diastema

postato da Nicoletta Carbone il 27.04.2015
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La fessura che separa gli incisivi si chiama “diastema” e può comparire anche in altre posizioni dell’arcata.
Non c’è bisogno di “sigillarla” ovvero di ridurne l’evidenza, se non per motivi estetici, che sono soggettivi: molti attori l’hanno lasciata in evidenza anche quando hanno eseguito trattamenti estetici del sorriso (Madonna, Ornella Muti, Schwarzenegger ecc… basta vedere qualche foto su internet)
Se si decide di chiudere la fessura, va eseguito un attento studio estetico del caso, con modelli, fotografie e simulazioni da applicare sui denti per verificare il risultato (sono possibili “scorciatoie” che non consentirebbero però di prevedere il risultato) ed evitare che i denti appaiano poi troppo larghi o innaturali nel contesto del sorriso. Va quindi valutata attentamente la situazione gengivale, che non deve averne a soffrire.
A quel punto è possibile incollare ai denti, senza assolutamente deteriorarli, due profili in ceramica o resine composite appositamente preparati, oppure (soluzione più economica e rapida, ma meno pregiata) è possibile applicare direttamente alla parete dei denti gli stessi materiali che si usano per le otturazioni estetiche, modificando la forma della corona: lo spazio interdentale risulterà così chiuso parzialmente o totalmente, a seconda del progetto estetico, ma deve sempre esserne possibile la detersione con il filo interdentale e lo spazzolino.
A cura di Alessandro Nanussi, odontostomatologo

Trucco e… Occhiali

postato da Nicoletta Carbone il 23.04.2015
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Si tende a credere che gli occhiali rappresentino sul viso di chi lo porta nota di “disturbo”. In realtà, se scelti adeguatamente, possono aggiungere carattere, personalità e fascino.
Le lenti però, talvolta, modificano la forma degli occhi rendendoli più piccoli, più scialbi e meno “presenti”.
Per ottenere un buon risultato finale è necessario tenere conto di come gli occhi
appariranno attraverso le lenti e di quanto degli occhi si vedrà attraverso la montatura.
Questa, oltre ad essere scelta in base alla propria personalità (sportiva, elegante, trasgressiva ecc.), dovrà essere adeguata alla tipologia del viso.
SCELTA DELLA MONTATURA
- Per il viso tondo meglio scegliere montature rettangolari
- Per il viso ovale vanno bene tutti i tipi di montature.
- Per il viso triangolare preferite montature ovali o tonde
- Per il viso squadrato sono opportune montature tonde o allungate verso le tempie.
IL TRUCCO CON GLI OCCHALI
Per prima cosa vi suggerisco di indossare gli occhiali e di guardarvi nello specchio. Noterete che la montatura (quasi sempre) “nasconde” la parte superiore dell’occhio (non ve ne eravate mai accorte?) quindi una “riga” di matita o di eyeliner in quella zona risulterebbe poco visibile. Aggiungerebbe sicuramente, è vero, una maggiore definizione ma converrete che è preferibile dare priorità alle zone che, una volta indossati gli occhi, risulteranno “visibili”.
Ecco quindi come ottenere, con pochi passaggi ed in poco tempo, un trucco che metterà in evidenza gli occhi ed esalterà lo sguardo anche attraverso gli occhiali.
1) “Illuminare” con un correttore in modo evidente il contorno dell’occhio: gli occhiali tendono a render “buia” una zona che, al contrario, deve “emanare” luce e brillantezza!
2) Sottolineare con una matita scura la parte inferiore dell’ occhio.
Fatelo esternamente se le lenti rimpiccioliscono gli occhi, internamente se accade il contrario.
3) Se lenti da miope rendono particolarmente vacui e piccoli gli occhi schiarire la rima palpebrale inferiore con una matita color avorio, avendo però l’accortezza di sottolineare l’attaccatura esterna delle ciglia inferiori con una matita e/o con un ombretto scuro.
3) Applicare il mascara “accompagnando” le ciglia verso l’ esterno: non soltanto aggiungeranno intensità, “vestendo” le ciglia, ma diventeranno un “surrogato ” della riga assente sulla palpebra superiore.
Eviterete inoltre il fastidioso “sbatter” delle ciglia sulle lenti.
4) Le sopracciglia rappresentano sempre un “supporter” importantissimo per il risultato finale del trucco ma diventano assolutamente fondamentali (perché la montatura le evidenzia) per chi porta gli occhiali.
Sottolineatele allora se rade o poco evidenti con una matita, una polvere o una cera: gli occhi appariranno più intensi e più luminosi.
A TRUCCO FINITO
Dopo aver realizzato il trucco guardatevi nello specchio CON gli occhiali.
Spesso l’ ultimo sguardo che “rivolgete” a voi stesse e’ privo di un accessorio che fa parte del vostro viso.
Non scordate che chi vi guarda vi vede con la cornice che gli occhiali regalano ai vostri occhi.
Sappiate inoltre che il trucco, una volta indossati gli occhiali, apparirà più leggero di quanto lo vediate senza.
Esagerate un po’ quindi perché correreste il rischio, altrimenti, di realizzare magari un bel trucco ma non sufficientemente appropriato.
Se, nonostante tutte queste accortezze, notate manchi ancora un po’ di luce al vostro viso aggiungete (vi sembrerà strano ma vi garantisco è valore aggiunto) un po’ di fard: non solo ne trarrà vivacità e benessere il viso ma anche gli occhi (per contrasto) risulteranno ancora più brillanti e incisivi!A cura di Luigi Sutera, Consulente di immagine

Il mio gatto fa pipì sul divano

postato da Nicoletta Carbone il 20.04.2015
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Urinare fuori dalla cassettina è un problema che viene particolarmente sentito dai proprietari di gatti che vivono esclusivamente in casa anche se non è affatto raro che gatti con accesso all’esterno presentino questo problema.
I luoghi scelti dal gatto possono essere i più diversi e andare dal sacchetto della spesa appoggiato per terra fino al piumino d’oca fresco di lavanderia e messo sul letto a inizio stagione. Ho citato questi due esempi perché sono fra i più frequenti. Quando un gatto urina per casa, potrebbe fare una marcatura urinaria oppure semplicemente cercare un posto adatto a sporcare perché la sua cassettina, per qualche motivo, non va più bene.
Ma cosa sono le marcature? I gatti usano un modo particolare di comunicare, attraverso la deposizione di segnali odorosi nel territori ma anche su altri gatti, sulle persone e persino sul cane di casa. Questi segnali vengono chiamati ‘marcature’ e possono essere di diverso tipo: marcature urinarie, graffiature e apposizione di feromoni territoriali strofinando parti del loro corpo sulle superfici: questi messaggi costituiscono il più importante mezzo di comunicazione all’interno della specie.
Distinguere una marcatura urinaria da una normale eliminazione di urine non è sempre semplice. Nel maschio di solito le marcature vengono emesse in piedi, ritto sulle quattro zampe e con la coda alta, mentre la femmina può marcare anche da accucciata. Le marcature vengono messe in evidenza nei luoghi di passaggio o su oggetti bene in vista, ma ci sono anche tipi di oggetti che non sono in vista e sono fatti oggetto di marcature, come per esempio gli elettrodomestici. Televisore, forno a microonde, stereo sono spesso ‘vittime’ delle marcature urinarie. Anche oggetti portati dall’esterno come borse della spesa e scarpe sono un target frequente.
I messaggi lasciati con le marcature possono avere significato di delimitazione territoriale, segnalamento di passaggi ma anche di auto-rassicurazione: il gatto mettendo il suo odore percepisce l’oggetto o il luogo come più sicuri, familiari.
Non è infrequente che la motivazione di trovare un posto tranquillo per urinare e la motivazione a marcare si sommino e lo stesso gatto possa fare entrambe le cose. Soprattutto se non è stato risolto il problema che inizialmente aveva indotto il gatto a cercare posti alternativi alla cassettina per sporcare. Ci possono essere molte ragioni all’origine del rifiuto della cassettina , e una parte consistente è legata a disturbi fisici non evidenti al proprietario. Per questo motivo è assolutamente fondamentale una accurata visita veterinaria.
Se da una parte alcuni problemi non implicano che l’animale sia malato o soffra di un problema comportamentale, dall’altra per capire qual è il problema bisogna saper valutare tre cose: la salute fisica del gatto, la sua salute comportamentale e il quadro etologico/ambientale.
Un gatto sano e normale che decide di sporcare dietro la porta o sul tappetino del bagno potrebbe semplicemente evitare in alcune situazioni di andare nella cassettina perché viene disturbato dal passaggio di persone o magari da un rumore sgradito come la lavatrice che centrifuga. Un gatto che ha avuto un episodio doloroso di cistite potrebbe evitare la cassettina perché ha associato il ricordo del dolore alla lettiera. Un gatto normale e sano può fare marcature territoriali perché, all’insaputa di tutti, un gatto del vicinato
sciato le sue marcature. Un gatto ansioso può aver cominciato a marcare il territorio per sentirsi più sicuro. Una diagnosi precoce è fondamentale per risolvere il problema e evitare cronicizzazioni che ostacoleranno il successo di futuri interventi.

A cura di Lorella Notari, Veterinaria

Frutta e verdura per prevenire l’osteoporosi

postato da Nicoletta Carbone il 16.04.2015
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Per migliorare la forza delle ossa e prevenire l’osteoporosi sembrerebbe utile una maggior assunzione di frutta e verdura. Uno studio condotto presso l’Università di Surrey,  evidenzia come i sali di potassio, riducano il riassorbimento osseo, ovvero il processo mediante il quale l’osso, con il passare degli anni, si disgrega, favorendo fragilità e fratture. Lo studio mostra che un’elevata assunzione di sali di potassio, in particolare bicarbonato e citrato, o acido citrico,  riduce significativamente l’escrezione di calcio  nelle urine. E a proposito di frutta e verdura…

IL FINOCCHIO
Il  finocchio aiuta a mantenersi in forma e fa bene alla salute. Una porzione di finocchio crudo da circa 200 grammi contiene solo  70 calorie, tracce di grassi e 0 milligrammi di colesterolo, oltre a 1,7 grammi di carboidrati.
Tra le vitamine contenute in questo ortaggio, la vitamina C è quella maggiormente rappresentata, seguita dalla A e vitamina B 6, oltre all’acido folico e alla vitamina K.
Tra i minerali sono il potassio, il calcio, il magnesio e il ferro quelli presenti in maggiori quantità.

A cura di Marco Temporin, Medico Nutrizionista, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva presso il C.M.S.R VENETO MEDICA di Altavilla Vicentina

Il peso giusto evita la caduta di capelli

postato da Nicoletta Carbone il 14.04.2015
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Il tessuto adiposo è un vero e proprio organo del corpo, con una serie importante di cellule che regolano molte funzioni dell’organismo. Negli adipociti, per esempio, le adipochine sono veri e propri ormoni che influiscono su tutto il benessere del corpo o che ne influenzano malattie e disturbi. Quando queste sostanze vengono prodotte in modo sbagliato, sono in grado di modificare il metabolismo dell’insulina, degli ormoni sessuali e di dare dei disturbi importanti.
La massa grassa corporea influenza il lavoro di queste adipochine. E’ ben noto l’effetto devastante di una riduzione di peso importante nella salute del corpo e dei capelli (come nel caso di dimagrimenti eccessivi e dell’anoressia).
Meno noto è invece che il problema opposto, cioè un peso eccessivo ( più di 5,2 kg rispetto al peso forma)o l’obesità, nello stesso modo possono provocare malattie della pelle e importante caduta dei capelli.
In uno studio pubblicato un anno fa Ricercatori tedeschi hanno dimostrato che l’obesità era alla base degli squilibri metabolici che avevano provocato la alopecia androgenetica in 189 uomini, e che la modificazione delle cellule adipose in soggetti in sovrappeso era la causa stimolante l’ipertricosi e la calvizie anche in soggetti giovani.
In uno studio che abbiamo realizzato dal 2010 sugli effetti della nutrizione in dermatologia abbiamo capito che il sovrappeso e, a maggior ragione l’obesità, deve essere controllato quando si vuole curare efficacemente l’alopecia androgenetica  e la perdita dei capelli in genere.
Per 2 anni abbiamo studiato 106 soggetti in sovrappeso affetti da alopecia androgenetica e impostato un regime dietetico basato sui principi della dermatologia nutrizionale (scelta degli alimenti, scelta degli orari di assunzione per gruppi di alimenti, riduzione della massa grassa), e abbiamo riscontrato un  buon miglioramento (26%) del problema dell’alopecia nel 82% dei soggetti testati. Il risultato è stato ottenuto con il solo controllo della nutrizione del peso. In altri due gruppi di 50 soggetti l’uno abbiamo valutato, di nuovo, l’effetto del controllo del peso da solo (gruppo A) e del controllo del peso abbinato ad una terapia specifica per curare l’alopecia androgenetica maschile e femminile (gruppo B).  Lo studio ha dimostrato che una terapia specifica per l’alopecia androgenetica dà risultati migliori se abbinata al controllo del peso (miglioramento del 42,4%).
Anche in altre  forme di patologia dei capelli il controllo del peso è fondamentale per ridurne la caduta.
Da queste esperienze risulta evidente che una corretta nutrizione abbinata al controllo del peso forma (né basso né alto, quindi) è indispensabile per la salute dei capelli e della pelle.
A cura di Fabio Rinaldi, Specialista in dermatologia

Grassi per rimanere in salute

postato da Nicoletta Carbone il 10.04.2015
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Per il senso comune i grassi sono all’estremo opposto di una sana alimentazione. Niente di più sbagliato perché non è possibile parlare di grassi in generale ma è necessario fare delle distinzioni. Prima di tutto, un adeguato introito di grassi è necessario alla salute del nostro organismo perché permette l’assorbimento delle vitamine liposolubili e il corretto funzionamento di diverse funzioni biologiche. Però, non tutti i grassi sono uguali. I grassi che troviamo negli alimenti possono essere divisi in due grandi categorie, saturi e insaturi. A loro volta gli insaturi possono essere classificati in trans, monoinsaturi e polinsaturi. I primi sono quelli dannosi per la nostra salute ma sono molto usati dall’industria alimentare e per questo sono spesso presenti negli alimenti confezionati.
I grassi monoinsaturi sono presenti nell’olio di oliva e d’avocado, oltre che nelle mandorle e nelle noci brasiliane. Questi grassi contribuiscono ad abbassare il colesterolo e la glicemia.
In cima alla classifica dei grassi buoni, però, ci sono gli acidi grassi polinsaturi omega 3. Presenti in noci, legumi, semi e pesce azzurro, gli omega 3 sono dei potenti antinfiammatori che contribuiscono alla prevenzione di diverse patologie cardiovascolari. Inoltre, secondo una ricerca statunitense, ci aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare e lo stress ossidativo. Parenti degli omega 3 sono gli omega 6. Anche questi acidi grassi contengono sostanze antinfiammatorie, ma vanno comunque assunti a piccole dosi e da fonti adeguate come l’olio di sesamo, l’olio di girasole e l’olio di noce spremuti a freddo.
Infine, in una sana alimentazione, possono trovare posto in quantità ridotte anche i grassi saturi, presenti per esempio nella carne, perché contribuiscono alla salutare produzione di ormoni steroidei. L’importante è non esagerare.
I grassi monoinsaturi sono presenti nell’olio di oliva e d’avocado, oltre che nelle mandorle e nelle noci brasiliane. Questi grassi contribuiscono ad abbassare il colesterolo e la glicemia.
In cima alla classifica dei grassi buoni, però, ci sono gli acidi grassi polinsaturi omega 3. Presenti in noci, legumi, semi e pesce azzurro, gli omega 3 sono dei potenti antinfiammatori che contribuiscono alla prevenzione di diverse patologie cardiovascolari. Inoltre, secondo una ricerca statunitense, ci aiutano a contrastare l’invecchiamento cellulare e lo stress ossidativo. Parenti degli omega 3 sono gli omega 6. Anche questi acidi grassi contengono sostanze antinfiammatorie, ma vanno comunque assunti a piccole dosi e da fonti adeguate come l’olio di sesamo, l’olio di girasole e l’olio di noce spremuti a freddo.
Infine, in una sana alimentazione, possono trovare posto in quantità ridotte anche i grassi saturi, presenti per esempio nella carne, perché contribuiscono alla salutare produzione di ormoni steroidei. L’importante è non esagerare.

A cura di Filippo Ongaro, Medico

Sviluppare le competenze personali: contestuale, valoriale, emotiva e romantica

postato da Nicoletta Carbone il 08.04.2015
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La maggioranza delle persone lavora ogni giorno per sviluppare le proprie competenze professionali: dall’ufficio alla gestione della casa, quotidianamente si impara qualcosa di nuovo e si tende a migliorare nelle proprie conoscenze e nel proprio rendimento. Ma spesso, per quel che riguarda le competenze personali, non si ritrova la stessa costanza e determinazione. Anche per questo, a molte vite professionali soddisfacenti si associa spesso una vita personale insoddisfacente e dolorosa. Proviamo perciò a descrivere quattro di queste competenze personali.

1. COMPETENZA CONTESTUALE
La competenza contestuale riguarda l’abilità di comprendere il contesto in cui ci si trova e di adeguarsi ad esso in maniera appropriata o di modificarlo in maniera efficace (come ad esempio fa Papa Francesco con il protocollo). Alcune persone, invece, sembrano continuamente “fuori contesto”: fanno osservazioni e comportamenti inadeguati, suscitano l’imbarazzo degli interlocutori e dicono sistematicamente la parola sbagliata al momento sbagliato. Una maggiore auto-consapevolezza e un’auto-critica adeguata, per quanto compassionevole verso se stessi, appare indispensabile.

2. COMPETENZA VALORIALE
La competenza valoriale riguarda invece l’abilità di comprendere i propri valori reali e quelli degli interlocutori significativi; i valori generali della specie umana sono 10, secondo la ben documentata teoria di Shalom Schwartz, e la differenza tra le persone sta nell’ordine gerarchico dei valori e nella contraddizione, spesso presente, tra valori “dichiarati” e valori “reali”. I valori “reali” si deducono dal comportamento e non dalle parole di ciascuno, e spesso alcune persone sono quasi totalmente inconsapevoli del proprio ordine gerarchico dei valori, figuriamoci di quello degli altri; oppure ritengono la gerarchia di valori dell’altro inammissibile, con conseguenze negative sulla comunicazione. Occorre rendersi conto più spesso dei sistemi di valori.

3. COMPETENZA EMOTIVA
La competenza emotiva è il risultato di otto abilità complesse, ed è stata studiata in particolare da Carolyn Saarni dell’Università della California. Le otto componenti della competenza emotiva sono le seguenti: a) Consapevolezza delle proprie emozioni; b) Saper discernere e capire le emozioni degli altri; c) Saper usare un vocabolario adeguato delle emozioni e delle forme espressive delle emozioni (verbali, non-verbali, corporee); d) Capacità di coinvolgimento empatico; e) Abilità di differenziare tra esperienza emotiva soggettiva interna ed espressione emotiva esterna (incluse le dolci bugie per timidezza o per imbarazzo, le menzogne per calcolo e le dissimulazioni); f) Capacità di far fronte, e di adattarsi adeguatamente, alle emozioni avverse e alle circostanze dolorose; g) Consapevolezza della comunicazione emotiva all’interno delle relazioni (occorre cioè accorgersi della comunicazione emotiva, anche quando è in contrasto con quella verbale); h) Capacità di auto-efficacia emotiva, ovvero essere a proprio agio con le proprie e le altrui emozioni e utilizzarle proficuamente per comunicare, essendo consapevoli dei risultati reali. Questi elementi possono rappresentare una guida per crescere emotivamente.

4. COMPETENZA ROMANTICA
La competenza romantica riguarda le abilità necessarie a: I. Selezionare un partner capace di amare; II. Costruire una relazione adeguata, stabile e soddisfacente per entrambi i membri della coppia; III. Sviluppare la relazione positivamente nel tempo, utilizzando le inevitabili crisi come occasione di crescita. Quattro comportamenti, riassunti da Kevin D. Arnold, sembrano necessari: a) Saper esprimere ripetutamente ammirazione ed affetto; b) Fare spazio, nella propria mente, al partner così come lui o lei è davvero, e non come vorremmo che fosse; c) Accettare l’influenza reciproca consentendo che l’altro ci modifichi; d) Conoscere il mondo interno dell’altro, ascoltandolo con attenzione e ricordando/legittimando le sue caratteristiche. Anche in questo caso, una attenzione specifica ed un impegno costante fino a diventare un’abitudine positiva possono migliorare non di poco la vita di relazione intima e la soddisfazione personale.

Due libri per saperne di più:

  1. a cura di Francesco Aquilar, Parlare per capirsi. Strumenti di psicoterapia cognitiva per una comunicazione funzionale, Franco Angeli;
  1. a cura di Francesco Aquilar, Parlare d’amore. Psicologia e psicoterapia cognitiva delle relazioni intime, Franco Angeli.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, Presidente AIPCOS, www.aipcos.org
Twitter: @DrFAquilar

Il silenzio è il dialogo del cuore

postato da Nicoletta Carbone il 08.04.2015
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Silenziosa è la dolcezza, la premura dei gesti, l’intelligenza
di fare. Il nuovo pensiero ricomincia forse da qui, dal gusto minimale
di gesti utili e aggraziati quando sono mossi dal silenzio

La parola è il dialogo della mente, il gesto del corpo, e il silenzio è il dialogo del cuore.

È paradossale: ma per parlarne bisogna romperlo! E se è per questo, per ascoltarlo, bisogna che tutto attorno a noi e in noi taccia. È sfuggente come un’anguilla il silenzio, ma senza di esso, sapientemente dosato, la Nona di Beethoven non sarebbe nemmeno stata composta: è grazie ad esso se si possono sensatamente mettere in fila tra di loro o le nostre parole, e se ciò che ne viene fuori non è un ammasso caotico ed incomprensibile di suoni. Forse per questo, in una società “rumorosa” come la nostra, se ne sente così tanto bisogno. Il silenzio è una componente profonda dell’umanità,  è un bisogno del tutto umano: staccare la spina, chiudere i contatti, ascoltare il rumore del vento…
Strana creatura il silenzio, però, perché poi te lo ritrovi dove invece stona, è rumoroso, fuori luogo, persino colpevole. È un’arma a doppio taglio, perché in alcuni casi ci serve per “coprire” situazioni e storie che non vogliamo vedere né sentire. E che perciò rischiano nemmeno di esistere. Da qui nasce l’approccio “duplice” al silenzio: il silenzio in qualche modo “sacro” dentro di noi  e quello piuttosto “da rompere”, quello che ci aiuta a crescere umanamente e spiritualmente, e quello che ci fa vergognare di essere uomini e donne…
Silenzio è la nostra origine che tutto contiene. Per questo quando con la mente rimaniamo un attimo in silenzio, quando diventiamo consapevoli e non reattivi , entriamo in contatto con il nostro essere profondo, possiamo ascoltare il nostro cuore, prima della nostra mente.

Meditazione sul Silenzio:

  • Durante il giorno possiamo praticare  la Meditazione del silenzio ogni volta che dobbiamo dire cose importanti, ogni volta che dobbiamo rispondere veramente dal cuore, ogni volta che la nostra mente è troppo affollata di pensieri che lottano tra loro.
  • E’ sufficiente  fermarsi, anche in piedi, respirare a fondo concentrandosi sull’inspiro e poi sull’espiro che porta via tutti i pensieri lasciandomi ascoltare il battito del cuore.
  • Vedrete che i pensieri come per incanto si fermano, e la nostra mente si chiarisce e il nostro cuore inizia a parlare, con il vero linguaggio, quello autentico del nostro essere e ci suggerirà cosa pensare, cosa dire e cosa fare per rimanere in armonia con quello che veramente sentiamo dentro di noi.

Per una comunicazione completa il linguaggio non basta, occorre anche il silenzio, che non è solo pausa tra una parola e l’altra, ma è la voce che viene da dentro.
Il linguaggio, come espressione della psiche, è canto sublime,  il movimento, come espressione del corpo, è danza, ma il silenzio dentro di noi come espressione del nostro essere è realtà e libertà.

Il silenzio ha molte qualità.
C’è il silenzio fra due rumori, il silenzio fra due note e il silenzio che si allarga nell’intervallo fra due pensieri.
C’è il singolare, quieto, pervadente silenzio che si diffonde in campagna alla sera ; c’è il silenzio nel quale si ode il latrato di un cane in lontananza o il fischio di un treno che arranca per una ripida salita; il silenzio che regna in una casa quando tutti sono andati a letto, e il suo particolare risalto quando ti svegli nel cuore della notte e ascolti un gufo gridare nella valle; e c’è il silenzio che precede le risposte della compagna del gufo. C’è il silenzio di una vecchia casa abbandonata, e il silenzio di una montagna; il silenzio fra due esseri umani quando hanno visto la stessa cosa, sentito la stessa cosa, e agito.
C’è il silenzio della mente che non è mai toccata da alcun rumore, da alcun pensiero o da l’effimero vento dell’esperienza. Questo è il silenzio innocente, e pertanto infinito. Quando c’è questo silenzio della mente, da esso scaturisce l’azione e questa azione non è causa di confusione o infelicità.
La meditazione di una mente che sia totalmente in silenzio è la benedizione che l’uomo sempre cerca. In questo silenzio ogni qualità del silenzio è.
C’è quello strano silenzio che regna in un tempio o in una chiesa vuota sperduta nella campagna, senza il rumore di turisti e fedeli; e il pesante silenzio che regna nell’acqua è parte di quello che è fuori del silenzio della mente.
La mente meditativa contiene tutte queste varietà, tutti questi cambiamenti e movimenti del silenzio. Questo silenzio della mente è la vera mente consapevole. La mente meditativa scorre in questo silenzio, e l”amore è la via di questa mente. In questo silenzio c’è la beatitudine e il riso.
Il silenzio può fare paura, occorre una certa dose di coraggio per il silenzio, perché il silenzio ti mette a nudo, svela i tuoi veri sentimenti e i veri pensieri, ma rivela anche le bellezze nascoste dalla mente che troppo pensa solo per pensare.

Benché l’onda delle parole ci sovrasti sempre,
le nostre profondità sono sempre silenti.
Kahlil Gibran

A cura di Tetsugen Serra, Maestro Zen

Abitudini per essere infelice

postato da Nicoletta Carbone il 08.04.2015
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Qualche tempo fa ho avuto il grande piacere e onore di fare una lezione all’Istituto Europeo del Design. In aula avevo tante belle ragazze e ragazzi. Belli esteticamente e dentro. Con sorrisi di chi ha ancora voglia di sognare e credere nel futuro. Quel sorriso che manca così tanto nelle strade e che però ha chi fa qualcosa per trasformare i sogni in realtà, nonostante tutto.
La lezione era sulla gestione del tempo e per l’occasione hanno riunito delle classi diverse da tre Master. Considerato che volevo fare un ottimo lavoro, ho evitato di limitarmi a parlare di gestione del tempo. Per fare quello basta un’agenda e un orologio. Se proprio ti servono consigli, basta ascoltare il mio audio corso. Volevo fare meglio e così ho parlato di gestione della vita, gestione delle attività, della tua efficacia – che può fare la vera differenza nella vita di qualcuno. Quando sei giovane ti sembra di avere tanto tempo. A volte lo sprechi. Spesso non impari a gestire la tua vita e così la gestiscono altre cose. Uno spreco terribile! In PNL si modella l’eccellenza. È un principio banale e spesso snobbato, se vuoi avere risultati straordinari, basterebbe fare quello che fanno le persone che hanno quei risultati. Infatti chi ha una vita felice fa, più o meno, le stesse cose in qualsiasi parte del mondo.
Questo vale anche al negativo. Chi è insoddisfatto o infelice, spesso, fa le stesse cose.
A mio avviso le persone che hanno poche soddisfazioni o felicità nella vita fanno una o più di queste 5 cose.
1. Non hanno obiettivi, tanto meno una visione.
Lo scopo non sanno nemmeno cosa sia. È un concetto base nel mondo della crescita personale. Lo è anche nel business e nel mondo dei viaggi. Se non hai una meta vagherai a vuoto. Non c’è bisogno di uno scienziato che spieghi come funziona la mente umana, nemmeno di un coach che ti dia le ragioni psicologiche, basterebbe il buon senso.
Sono sempre sbigottito da quanto tempo le persone investono a pianificare le vacanze e quanto poco ne dedicano a pianificare la vacanza più importate, la loro vita.
2. Se hanno degli obiettivi non fanno nulla per ottenerli.
Conosco troppe persone che preferiscono rimandare a domani. Se vuoi rimandare qualcosa rimanda tutto quello che ti allontana dai tuoi sogni. Le diete non si iniziano mai di lunedì, a meno che oggi sia lunedì. Ci vuole solo un po’ di autodisciplina. Decidi cosa vuoi, pianifica le cose da fare per ottenerlo e poi fai. E, invece di lasciarti tentare dalle attività perditempo come Facebook, agisci! Credimi non ci vuole così tanto. Se ti guardi in giro c’è tanta gente che fa. Parla poco e fa tanto, non sono geni ma facendo, ottengono di più.
3. Sono disordinati.
Mi spiego meglio. Disordinati nel modo di pensare, nel modo di vivere. Hanno un sacco di cose in giro, di situazioni irrisolte, di casini messi lì. Come se le situazioni si risolvessero da sole. Basta lasciarle in un lato e per magia si mettono a posto. Se hai 8 e 10 anni, come le nostre figlie, ci sta che pensi così. Puoi sperare che papà e mamma, se sono poco furbi come me, metteranno a posto. Prima o poi però non lo faranno più, devi farlo tu. Le persone efficaci mettono a posto. Le cose per casa e anche le situazioni con le persone.
4. A causa di quello appena scritto sono circondati dal chaos.
Hanno tutto in giro. La cartella della posta in entrata piena, l’armadio che scoppia, la macchina che sembra un deposito e la testa intasata. Ovviamente questo non aiuta. La vita è già abbastanza piena, se non fai pulizia di tanto in tanto ti ritroverai senza spazio. Come nel pc, se non elimini qualcosa, riempi sempre il disco fisso. Le persone efficaci fanno decluttering regolarmente. Eliminano quello che non serve o riempiono senza dare nulla. Siano i maglioni in armadio che non mettono più, i file nel pc o altro. Se vuoi avere ciò che non hai ancora, devi fare spazio. Elimina quello che c’è da eliminare.
5. Per le ragioni sopracitate non hanno focus, che era il main motive della mia lezione allo IED.
Tony Robbins dice che l’energia va dove mettiamo attenzione. È ormai stra-provato che la tua realtà soggettiva dipenda da ciò a cui presti attenzione. Se hai una visione (o degli obiettivi), fai qualcosa per raggiungerli, tieni le cose in ordine, evita il chaos ed avrai poche distrazioni. O meglio, quelle che avrai saranno utili.
Un conto è prendersi una pausa per riposare, un altro è – nel mezzo di una cosa importante- lasciarsi distrarre da qualcosa che non lo è. Goethe diceva che le cose importanti non dovrebbero essere alla mercé di quelle non importanti.
Se ci pensi sono tutte cose semplici. Basterebbe non farle e fare il contrario.
La mia domanda è: quante persone conosci che, nonostante teoricamente sanno cosa dovrebbero e non dovrebbero fare, nella vita applicano il buon senso?
Io poche, ecco perché ho tanto lavoro.

A cura di Claudio Belotti, Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

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    Claudio Belotti


    Coach

     

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    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

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    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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