Chiusura mentale

postato da Nicoletta Carbone il 30.06.2014
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“Come sei rigido e chiuso!”.
È uno dei commenti che vorrei non ricevere mai, anche se a volte, mi viene fatto. Chiuso io? Ma va…!
Eppure… sì, ci sono quelli di cui parlavo, ma anche io a volte sono chiuso di mente. Non ne sono fiero, ma devo almeno essere sincero.
Perché aprire la mente è così difficile?
Perché una volta aperta non rimane tale?
Perché dobbiamo continuare a tenerla allenata?
Prima di cercare la risposta cerchiamo, come farebbe una persona saggia, di capire la domanda. Cosa è “l’apertura mentale”?
Partiamo col dire cosa non è. Non è accettare qualsiasi idea. Puoi essere aperto, ma avere le tue opinioni, anzi è consigliato. Soprattutto quando ti rivolgi a noi “guru della crescita personale”.
L’idea, come diceva Aristotele, è di capire e seguire un’idea diversa pur rimanendo della tua opinione.
Il problema è che se sei convinto del tuo pensiero quelli diversi li rifiuti o non li senti proprio! Serve a mantenere stabilità, se prendessi tutto senza filtrare sarebbe un casino.
Anche in questo caso è una questione di equilibrio fra due cose apparentemente opposte. Un altro paradosso. Devi essere aperto ma non accettare tutto.
Facile a dire ma non a farsi.
Provo a darti una mano se me lo permetti. Inizia a distinguere tra 3 cose: te stesso, le tue convinzioni e la verità/realtà. Se mischi queste cose, sei fregato.
Spesso confondiamo chi siamo con quello in cui crediamo. Oppure confondiamo quello in cui crediamo con la Verità. Se mischi tutti e tre, allora sei davvero fritto tu e soprattutto chi ti sta attorno.
Quindi? Tieni le tre cose separate!
La verità non la conoscerai mai, avrai sempre e solo versioni di essa che cambierai, se tutto va bene. Le convinzioni sono un artefatto della tua mente, non fare guerre a causa loro, non ne vale la pena. Tu sei molto di più di quest’ultime. Come loro cambierai, e a differenza di loro hai qualcosa di immutabile, immenso e divino. Quello è l’unica cosa che conta cercare, sapendo che non lo troverai mai completamente (come la Verità del resto).
Detto questo ricorda che:
-       nessuno trova l’Illuminazione rimanendo ancorato alle sue convinzioni
-       nessuno cresce intellettualmente senza ascoltare altre idee e opinioni
-       nessuno cresce socialmente senza frequentare i “diversi”
-       nessuno migliora professionalmente facendo sempre lo stesso lavoro nello stesso modo
-       nessuno si diverte a fare sempre le stesse cose
-       non c’è dieta sana che consiglia un solo alimento.
Il concetto mi sembra abbastanza semplice.
La mente tende a chiudersi per proteggersi, per darci continuità e stabilità. Se non fai qualcosa per aprirla si chiuderà.
Fare qualcosa non basta, devi farlo bene e il modo è semplice ma difficile. Rimani fedele a te stesso, segui le tue idee, ascolta quelle diverse con la disponibilità di cambiarle. Credi agli altri ma solo se dicono cose che hanno senso per te.
Evita guerre sulla Verità, non ce l’ha nessuno, nemmeno tu, ecco perché vale la pena creare la tua, sapendo che la cambierai. Cerca di migliorarla sempre ma non fare mai l’errore di confonderla con quella Vera e/o con te stesso.

A cura di Claudio Belotti, Coach

La protezione solare inizia di notte

postato da Nicoletta Carbone il 26.06.2014
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Non è per niente facile proteggersi adeguatamente dal sole durante l’estate. La pelle assorbe i raggi solari sempre, in città come al mare o in montagna, camminando, mentre si beve un caffè in un bar all’aperto, facendo sport di qualsiasi tipo.  Il vero problema è che la maggior parte dell’esposizione al sole per ognuno di noi avviene in modo assolutamente involontario, quindi spesso non si è adeguatamente protetti.
Non è per niente facile proteggersi con sicurezza solo mettendo una buona crema filtro con SPF (è la misura di valutazione 30, 40, etc) anche alto: se l’applicazione non è corretta, se la crema è vecchia, se non è resistente all’acqua, se si considerano altre innumerevoli variabili personali o del prodotto, può succedere di avere solo la convinzione di proteggersi, ma i raggi solari passano ugualmente e creano un danno alle cellule.
E’ più facile, invece, proteggersi con integratori specifici che dall’interno dell’organismo, con una diffusione a tutta la pelle, riducono con certezza i danni dei raggi ultravioletti, in qualsiasi momento della giornata. Molti studi scientifici hanno dimostrato scientificamente come un giusto integratore possa essere la soluzione più efficace di fotoprotezione.
I più innovativi studi di crono-dermatologia hanno evidenziato che il ritmo biologico giornaliero cambia tra la notte e  il giorno (il famoso ritmo circadiano), e che molte delle reazioni più importanti avvengono di notte: da alcune zone del cervello (ipotalamo, ghiandola pineale) partono impulsi del sistema neuroendocrino e immunologico  per secernere sostanze utili  per la protezione della pelle. Lo scopo di questo sistema di protezione solare  innovativo è ridurre i danni acuti e cronici prodotti dai raggi solari, dall’eritema all’invecchiamento cutaneo, dalla prevenzione dei tumori della pelle, ma anche di stimolare la produzione naturale di melanina e mantenere più a lungo l’abbronzatura e garantire il massimo dell’efficacia di protezione solare. La protezione solare, quindi, inizia di sera!
Ovviamente senza dimenticare anche di applicare correttamente una buona crema a protezione solare, magari riducendo un poco il suo SPF.
A cura del Dott. Fabio Rinaldi, dermatologo

Gli annunci di lavoro

postato da Nicoletta Carbone il 26.06.2014
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Gli annunci sono comunque UNO dei canali di collegamento tra domanda e offerta di lavoro e quindi in generale non si possono trascurare. Ci vogliono però alcuni accorgimenti.
L’annuncio non costa
E’ vero che rispetto ad una volta, quando si scriveva lettera e cv (magari a macchina) e si stampavano o fotocopiavano e si imbustavano e si pagava il francobollo e si scendeva a inserirli nella cassetta per le lettere distinguendo Milano da Fuori Milano…, oggi sembra tutto facile!
Una mezz’ora davanti al computer e ho spedito 20 annunci, se non di più, e il mio dovere di ricercatore di lavoro l’ho fatto!
Bugia!!!
Ho fatto finta di cercare lavoro. In primis perché devo usare anche altri canali e poi perché la risposta veloce non paga.
Meglio è:
1) Selezionare l’annuncio
Avendo in mente cosa si cerca (frutto del lavoro fatto in precedenza) uno seleziona gli annunci. Sceglie un annuncio e lo legge bene. Verifica se ha i requisiti fondamentali richiesti come obbligatori, che si riferiscono tipicamente agli studi, agli anni di esperienza, al tipo di aziende o mercato in cui aver maturato esperienza.
Non è tramite un annuncio che si cambia settore in cui lavorare.
2) Verificare i contatti
A questo punto si verifica se ci sono dei contatti con la società (di selezione o l’azienda direttamente) o con la persona che fa la selezione. In tali casi sarebbe meglio cercare il rapporto diretto.
Ciò vale in Italia per la maggior parte delle aziende.
In un mondo più moderno ed evoluto ci saranno solo le candidature via web (web application), ma ciò per ora non vale sempre in Italia (anzi, quasi mai).
3) Motivare la candidatura
Sarebbe utile scrivere qualche riga di motivazione della candidatura: non solo il riferimento dell’annuncio, ma una breve presentazione che metta in evidenza la connessione tra quanto richiesto e quanto si può offrire.
Si tratta di fare il lavoro che fa il selezionatore quando riceve il cv.
Volete mettere ricevere una mezza pagina che dice che vado bene con i fatti? Mi risparmia un po’ di lavoro e di sicuro attira la mia attenzione sul cv, che è poi l’obiettivo che mi prefiggo inviando il cv, no???
Lo stile deve essere sempre professionale e personale solo quel tanto ch serve per essere empatici o spiegare una situazione particolare. Una mia amica ed ex collega Paola, dopo anni di pausa per via della adozione di una bambina cambogiana e la sua cura nei primi anni di ambientamento in Italia, ha voluto riprendere a lavorare. Ha selezionato delle aziende, ha scritto una lettera di marketing in cui questo fatto veniva messo in evidenza (non il solo!) e ha trovato dall’altra parte una persona della Direzione Risorse Umane sensibile al tema, anzi con un’esperienza simile. E’ stata presa in considerazione e a seguire ha anche superato le selezioni e lavora!
Certo i commenti e le frasi inutili e senza senso meglio tralasciarli. Scrivere che uno si trasferirebbe a Vienna perché è una bella città suona ridicolo? Eppure lo scrivono nelle loro lettere di marketing anche ex dirigenti di multinazionali!
Troppe candidature generano frustrazione e spam nella rete, che ci ritorna come un boomerang.
Se dopo mesi conto di aver inviato 600 cv e non aver fatto un colloquio, penserò non tanto ai francobolli risparmiati, ma alle aspettative deluse e ciò avrà un prezzo in termini di frustrazione.
In più mandando cv non mirati ho contribuito a generare un movimento sovrabbondante che non permette alle selezioni di essere efficienti e questo si rivolta anche su di me.
Pensiamo a quando ci lamentiamo perché il selezionatore non ci risponde alla candidatura. Ma se riceve cv a vanvera e in quantità, come fa? Il selezionatore non legge tra le righe del cv per capire che se ci candidiamo per una posizione di direttore di stabilimento lo possiamo fare anche se sul cv c’è scritto che mi sono occupato di informatica tutta la vita, no? O almeno non funziona così, quindi meglio riflettere su come funziona questo mercato e adeguarvisi se si vuole lavorare.
Detto ciò, meglio una spedizione in più che una in meno (di numero però!).
E come mi ha suggerito una persona che ho seguito da vicino nella sua ricerca, ci vuole anche qui metodo e applicazione. Francesca si alzava come quando andava a lavorare, anche se era in un periodo di fermo, e si dedicava per un’ora o due agli annunci su internet (Linkedin compreso) in modo da intercettare i nuovi annunci appena pubblicati (ricordate quanto dicevo sopra sulle centinaia di cv che arrivano?). Si dedicava poi al altro e nel pomeriggio o la sera faceva un nuovo check in modo da verificare se c’erano degli aggiornamenti sulle candidature e rispondere subito.
Il web viaggia veloce e noi dobbiamo seguirlo. Non ha senso guardare gli annunci una volta ogni tanto e rispondere dopo averci dormito sopra alcuni giorni…Idem se si riceve un feed-back da parte di un selezionatore meglio rispondere subito e non frapporre week-end, vacanze o che altro! Cogliere l’attimo per favore!
E il metodo vale sia per l’Italia sia per l’estero. La selezione ha i suoi metodi che sono abbastanza comuni e condivisi almeno per quanto detto sopra.
A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro
www.cristinagianotti.it – Cristina.gianotti@tiscali.it

Mal di gola da aria condizionata? I rimedi naturali che risolvono

postato da Nicoletta Carbone il 23.06.2014
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E’ un classico: non vediamo l’ora che inizi la bella stagione, ma bastano pochi giorni di afa per farci salutare l’aria condizionata come l’invenzione del secolo. E così, complici gli sbalzi di temperatura, può ricomparire inaspettato il mal di gola, che credevamo di aver archiviato insieme all’inverno. Contro infiammazione, bruciore di gola e raucedine vengono in soccorso tre rimedi naturali specifici.

Ai primi sintomi: il tea tree oil. Grazie alle sue proprietà antisettiche e antinfiammatorie, l’olio essenziale di Melaleuca alternifolia è un toccasana, soprattutto se assunto non appena si avverte quella irritazione in fondo al palato che annuncia il mal di gola. Tenere in bocca per qualche secondo e poi inghiottire 3 gocce di tea tree oil 3 volte al giorno è spesso sufficiente a far regredire i disturbi iniziali di una malattia da raffreddamento. Per mitigare il sapore forte dell’aromaterapico potete diluire il tea tree oil in un cucchiaino di miele o, meglio ancora, di olio d’oliva (i grassi sono le sostanze più indicate per miscelare gli oli essenziali).

Se la voce se ne va: l’erisimo (Sisymbrium officinale). E’ una pianta nota anche come “erba dei cantori”, perché è un buon rimedio in caso di abbassamenti di voce e persino nella vera e propria afonia. Sono disponibili sul mercato prodotti in spray a base di erisimo, ma è efficace anche l’infuso. Preparate la tisana impiegando un cucchiaio di fiori e foglie di erisimo per tazza d’acqua e sorseggiatela o utilizzatela per fare gargarismi più volte durante la giornata.

Quando al mal di gola si accompagna il raffreddore: la propoli. E’ quel che fa per voi se avete scordato di prendere il tea tree oil e vi ritrovate con la gola ormai in fiamme e anche il naso gocciolante: le qualità antisettiche e cicatrizzanti della propoli vi aiuteranno a tornare presto in forma. Per calmare il bruciore di gola scegliete le comode formulazioni spray senza alcol che si trovano in commercio (2-3 spruzzi 3 volte al giorno). Se c’è bisogno di intervenire anche sui sintomi del raffreddore optate per 1-2 compresse di estratto secco titolato e standardizzato in galangina, prendendole 2-3 volte al giorno.


A cura del Dott. Luca Avoledo


L’herpes simplex è contagioso?

postato da Nicoletta Carbone il 18.06.2014
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Sì. L’herpes simplex è un’infezione virale molto comune che colpisce soprattutto le labbra. I sintomi sono caratterizzati dalla comparsa di prurito e pizzicore a cui segue in poche ore l’arrossamento e la comparsa di piccole vescicole. Le vescicole in breve si riempiono di un liquido color giallo paglierino in cui si trovano in grande quantità i virus erpetici. Con la rottura delle vescicole fuoriesce il siero infetto che può contagiare chi ne viene a contatto. Basta, però, un bacio o una mano che ha toccato le vescicole rotte a trasmettere con facilità questa fastidiosa malattia.

Evviva ! Ho la lista degli HH, cacciatori di teste

postato da Nicoletta Carbone il 16.06.2014
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Magari più di uno avrà sentito l’amico con una certa esperienza e un certo profilo professionale (medio-alto intendo!) pronunciare le fatidiche frasi: “conosco un head hunter…, mando il mio cv aggiornato agli HH…, vado a trovare un head hunter, ci pena lui a trovarmi il lavoro!
Oppure: certo che quelli che conoscono un head hunter sono avvantaggiati: il lavoro glielo cerca lui. Oppure: se avessi la lista degli HH cui mandare il mio cv…
Sinceramente anch’io in gioventù (fino ai 35-38 anni per la precisione) ho cambiato spesso lavoro grazie ad annunci e a veri a propri head hunter, ma già a oltre i 40 anni sembrava che non mi conoscessero più e io non fossi di loro interesse in senso professionale, ance se mi ero procurata una bellissima lista di Head Hunter e avevo spedito alcune decine di mail. Ma come mai???
Con il tempo in base all’esperienza mia, delle persone amiche e di altre persone con cui ho lavorato sul tema del cambio di lavoro mi sono accorta che il mondo degli Head Hunter è un’illustre sconosciuto ai più.
A parte quelli che storpiano la parola e non sanno neanche la traduzione in Italiano (cacciatori di teste) penso proprio che qualche nota vada conidvisa.
Tanto per intenderci, back to basic:
Da Hoepli:
head hunter
loc. sost. m. inv.
Nel gergo aziendale, chi per professione cerca, per la propria azienda o per conto terzi, personale altamente qualificato allo scopo di incrementare il proprio organico o di privare la concorrenza dei suoi elementi migliori


Oppure:
Da Google:
Il termine Head Hunter, tradotto dall’inglese significa letteralmente cacciatore di teste e si riferisce nel mondo del lavoro e più precisamente nell’ ambito delle Risorse umane al processo di Executive Search.
In particolare questa parola interessa i manager che desiderano cambiare lavoro, infatti questo tipo di attività è una ricerca diretta e selezione del personale, mirata a trovare i manager più adatti a ricoprire determinate posizioni all’interno di un’azienda.
L’attività di Executive Search può essere svolta direttamente dall’ azienda o anche da società esterne, composte da professionisti del settore, quelli che vengono appunto chiamati “cacciatori di teste”. Solitamente un’azienda chiede l’aiuto di una società di consulenza per risparmiare tempo e lavoro nell’ identificare  e valutare i candidati.
Questo servizio è pertanto a carico dell’azienda e non del candidato. I candidati vengono valutati e presentati al cliente in base a un preciso profilo professionale stabilito dalla società che offre la propria consulenza e l’azienda. Solitamente non sono i candidati a rivolgersi alla società di consulenza, ma è il consulente che li contatta, proponendo un’offerta di lavoro. Il lavoro di consulente è quindi molto importante e richiede delle conoscenze specifiche e un notevole impegno per poter reperire delle figure professionali adatte.
I metodi usati solitamente per identificare i potenziali candidati comprendono: contatti telefonici in seguito a segnalazioni di persone del settore o di altri candidati non interessati in quel momento alla selezione; l’uso dei network, con un continuo aggiornamento della propria rete di contatti.
Anche se solitamente è l’ Head Hunter a scovare un candidato, in alcuni casi chi cerca lavoro vuole entrare in contatto con queste società, ed è possibile fare ciò tramite mail, lettera e in alcuni casi anche tramite fax. La risposta agli annunci pubblicati in internet o il proporsi spontaneamente alle società che operano in questo settore possono divenire due attività complementari per chi desidera cambiare lavoro.
E’ bene sapere che non tutte le opportunità di lavoro vengono pubblicate sui giornali o su internet, ma soltanto il 30-40%. Chi sceglie di effettuare un inoltro spontaneo, potrà accedere a maggiori opportunità lavorative. Considerando questi aspetti, riteniamo che può essere vantaggioso proporsi in modo spontaneo non solo alle aziende, ma anche agli head hunter scegliendo gli strumenti giusti.


… Non volendo essere faziosa ho preferito citare da altri.
E’ chiaro quindi che gli Head Hunter:
• Lavorano su profili medio alti: non l’impiegato o il quadro basso e neanche l’AD di ENEL però.
• Lavorano con il focus sull’azienda e non sul lavoratore, benché di alto profilo.
• Si fidano delle ricerca diretta e dei loro contatti.
A volte cercare il contatto ha senso, detto e verificato quanto sopra.
Si tenga conto che ormai la maggior parte di loro sono strutturati e facenti parti di catene internazionali (quelli che sono sopravvissuti alla crisi e lavorano ancora). Quindi tramite Google è possibile sapere chi sono queste aziende intermediarie e chi sono i professionisti che si occupano dei singoli settori. Se poi il contatto avviene tramite un aggancio personale (es. amico di amici) o di business (es. relatore in una conferenza) è meglio. A maggior ragione se l’ottica è quella di rinfrescare una conoscenza del passato o crearne pian piano una nuova.
Difficile avere risultati a breve con loro.
Esiste poi un pregiudizio da parte ancora di molti di loro nei confronti delle persone che cercano lavoro proprio perchè non si capisce, da parte di chi cerca, che loro non trovano lavoro a chi cerca, ma cercano persone per le aziende – anche solo a livello relazionale – e si può quindi creare un clima da una parte di pretesa e dall’altra di “ma non ti devo niente!”, capito? In più le aziende che si valgano di un Head Hunter a volte (specie in provincia) pretendono di avere come candidati persona che lavorano e che vengono “strappate” da altre posizioni, intendendo le persona sul mercato in cerca di occupazione in qualche modo colpevoli di non avere lavoro… Un pregiudizio ancora dura a morire purtroppo!
Le aziende usano executive search interni / consulenti o aziende di executive search esterne dopo aver cercato attraverso altri canali (soprattutto contatti e relazioni amicali e di business) e, soprattutto, se serve andare diretti sulla concorrenza, cosa che non si può fare direttamente.
In più gli Head Hunter costano e non poco e ci sono diversi studi e articoli che criticano la loro efficacia.
In più, una mia opinione personale, che viene dall’esperienza mia e di diverse persone seguite perlomeno in Italia, è che le aziende li usano per il lavoro di ricerca, ma non sempre le aziende ascoltano i loro consigli o loro stessi sono in grado di avere impatto sull’azienda in tema di scelta….
Il consiglio è quindi di andare mirati, magari con un aggancio e costruire la relazione nel tempo piuttosto che pretendere che ti cerchino un lavoro. Non vale, come si diceva una volta, “sono nelle mani di un head hunter”! Ma dove???
Come per gli annunci, vogliamo cassarli? Assolutamente NO! ma usarli come uno dei canali su cui puntare una parte dei nostri sforzi di contatto con il mercato.


A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro www.cristinagianotti.it – Cristina.gianotti@tiscali.it

Gatti cacciatori e… solitari?

postato da Nicoletta Carbone il 10.06.2014
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Qualche giorno fa è comparsa su diversi siti e giornali online la notizia che nella civile Svizzera la Protezione Animali di Zurigo vuole avanzare la proposta che sia consentito di tenere un solo gatto per famiglia. La motivazione è che i gatti uscendo sterminano altre specie di animali, alcune a rischio di estinzione come i codirossi, piccoli uccellini migratori.  A quanto pare nel Cantone di Zurigo ci sono 430 gatti per chilometro quadrato a fronte di pochissimi altri predatori (come le volpi, per esempio) e i gatti sarebbero quindi i maggiori responsabili dello sterminio di passeriformi e lucertole, con rischi per l’equilibrio dell’ecosistema.
Non mancano le opinioni contrarie a questa proposta, anche da parte di esponenti della Protezione Animali Nazionale Svizzera; molti commentatori fanno notare  che ben altri e più importanti fattori mettono a rischio la sopravvivenza di molte specie di animali selvatici: inquinamento, cementificazione, uso di pesticidi solo per dirne alcuni.
Dunque gli Animalisti Zurighesi vogliono lasciare i gatti da soli, mentre ci sono moltissime famiglie che hanno più di un gatto. Il fatto che i gatti, se adeguatamente stimolati, hanno una buona qualità di vita anche se non vivono con altri gatti è senz’altro vero, come è vero che non sempre l’introduzione in famiglia di un secondo gatto migliora la qualità di vita del gatto residente. Sappiamo però che adottare due gattini e farli crescere insieme, soprattutto per i gatti che vivono solo in casa, è per la maggior parte delle volte molto positivo sia per i mici sia per i loro proprietari che godono dei giochi e degli scambi di affetto tra i due fratellini.
Ma allora il gatto sta bene (o sta meglio) da solo o in compagnia di altri gatti? La risposta è… dipende. Dipende dal carattere del gatto, dipende da come i gatti vengono messi insieme, dipende dalle risorse disponibili nell’ambiente in cui vengono tenuti.

Il carattere del gatto è un fattore importante perché esistono gatti adattabili e accomodanti che tollerano bene l’introduzione di altri gatti in famiglia anche da adulti ma ci sono anche gatti estremamente diffidenti e intolleranti. Adattabilità o diffidenza dipendono da predisposizioni genetiche ma anche dall’apprendimento, soprattutto precoce. Più un micio è cresciuto in ambiente stimolato, con una mamma gatta tranquilla e socievole e ha condiviso i primi due mesi con i suoi fratellini più sarà capace di convivere e comunicare con successo con altri gatti da adulto. Gatti cresciuti con mamme selvatiche, non socializzate o magari separati troppo presto (prima delle 8 settimane) dalla cucciolata sono  meno adattabili, più nervosi e diffidenti e quindi più a rischio di liti con gli altri gatti se costretti alla convivenza tra quattro mura.

Adottare due micini contemporaneamente fornisce le migliori chances di vederli crescere e vivere insieme in armonia. Introdurre invece un gatto dove già vive un altro adulto non sempre sortisce in una convivenza di successo perché il soggetto residente potrebbe percepire il nuovo arrivato come un rivale che va ad occupare spazi e a consumare risorse piuttosto che come un’occasione di stimolo e di  gioco. Nelle case dove ci sono più gatti il discorso “uno più, uno meno non può fare molta differenza” non andrebbe mai fatto perché ogni gruppo ha equilibri fragili, tanto più fragili quanto più lo spazio a disposizione è ristretto e le risorse sono scarse. Anche se i proprietari pensano di mettere a disposizione il necessario e anche il superfluo in termini di cibo e ricovero, il punto di vista dei gatti è diverso dal nostro.

La questione delle risorse a disposizione dei gatti di casa è cruciale per il loro benessere. Molte ciotole di cibo tutte messe nello stesso posto per noi sono ‘tanto cibo’ ma per un gatto sono un solo luogo dove approvvigionarsi e se c’è un altro gatto il momento del pasto può essere stressante. Lo stesso vale per le cassettine igieniche. Anche la risorsa spazio  è fondamentale. Potersi allontanare, poter osservare senza essere osservato, avere un luogo sicuro dove riposare (cioè recuperare energie) sono bisogni fondamentali per i gatti e se in casa ci sono più gatti le dinamiche dei loro rapporti andrebbero valutate prima di introdurre un nuovo gatto. Se la casa è piccola e i gatti non possono uscire si può aumentare lo spazio usando le tre dimensioni, cioè mettendo a disposizione scaffali e ripiani alti, ma ci sono limiti dati sia dalla tolleranza dei singoli gatti sia dal loro numero. Le conseguenze della sovrappopolazione felina possono essere estremamente sgradevoli: le più frequenti sono le marcature urinarie e le zuffe.

Non esagerare con il numero di gatti tenuti in casa è una questione buon senso;  per esempio, non si può pretendere di avere 5-6 gatti adulti in un piccolo appartamento e tenere solo una o due cassettine igieniche, magari entrambe nello stesso piccolo bagno. Ciò detto la vita di un gatto di casa è spesso povera di stimoli rispetto ai gatti che possono uscire a esplorare e cacciare. La presenza di altri gatti può essere positiva, soprattutto se vengono introdotti due gattini insieme.
Gli animalisti di Zurigo vogliono proporre il limite di un unico gatto in casa per salvare i capirossi in via di estinzione e affermano che un gatto solo in una famiglia non soffre perché è un animale solitario. Questo limite sarebbe molto pericoloso perché verrebbe applicato in tutti i casi impedendo ai gatti di casa che non possono uscire di avere compagni della loro specie. Il buon senso ci dice che il rischio di estinzione per capirossi e lucertole per colpa dei gatti domestici è remoto quindi … meglio non rischiare di limitare le possibilità di socializzazione e stimolazione di tutti i gatti indistintamente.

A cura della Dott.ssa Lorella Notari

Palline al cocco

postato da Nicoletta Carbone il 09.06.2014
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Ingredienti

  • 100 g di ricotta fresca di capra
  • 100 g di farina di cocco
  • 30 g di zucchero di canna grezzo


Procedimento

In un recipiente capiente amalgamate la ricotta con lo zucchero e unite la farina di cocco. Continuate a mescolare fino a che tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati. A questo punto formate delle palline della grandezza di una noce e riponetele in frigorifero.

NB: E’ possibile aggiungere della frutta secca come mandorle o nocciole da inserire al centro delle palline che conferiranno croccantezza. Oppure, passare le palline sulla polvere di cacao amaro, o sulla granella di nocciole.
Aumentando la quantità di farina, e possibile aggiungere all’impasto una banana schiacciata, o della confettura, così da sostituire lo zucchero di canna.

A cura dello Chef Polato

Non solo “In treatment”: ci sono anche altri modi di fare psicoterapia

postato da Nicoletta Carbone il 03.06.2014
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A proposito dello sceneggiato “In treatment”, trasmesso recentemente in televisione anche su La7 dopo Sky, incentrato sulle sedute di psicoterapia e sulla vita privata del protagonista (nella serie italiana: Sergio Castellitto), uno psicoterapeuta aderente a uno dei modelli psicoanalitici attualmente utilizzati, potrebbe essere opportuno suggerire alcune riflessioni. Indipendentemente dalla brillante qualità tecnica del lavoro televisivo e dai legittimi contenuti del modello terapeutico proposto, credo sia utile specificare che esistono numerosi modelli psicoterapeutici, alcuni dei quali molto diversi da quello presentato nello sceneggiato, e in molti non periferici aspetti: a cominciare dall’approccio con il paziente e dalla posizione utilizzata durante le sedute, per continuare con il tipo di conversazione effettuato, e fino all’utilizzazione o meno dell’interpretazione durante il corso delle sedute e alle modalità di definizione e di gestione degli obiettivi terapeutici e dei piani di lavoro psicoterapeutici.
La psicoterapia rappresenta attualmente una modalità scientifica di trattamento psicologico, che si è dimostrata utile per la riduzione e per la risoluzione di numerose problematiche psicopatologiche. Sono presenti nella letteratura scientifica internazionale numerosi modelli consolidati di trattamento psicoterapeutico, ognuno dei quali con numerosi sotto-modelli, fra i quali quello psicoanalitico (cui si ispira In treatment), quello cognitivo-comportamentale (cui, nella versione cognitivo-sociale, si ispira chi scrive), e numerosi altri.
Come ho segnalato in un precedente mio contributo sul Daily Lab, scegliere una psicoterapia e uno psicoterapeuta è quindi un compito importante, che il candidato paziente potrebbe affrontare con attenzione e con informazioni personali oltre che con la consulenza di un professionista del campo.
Quindi, esattamente come in qualsiasi settore sanitario, raccomanderei a chi desiderasse o a chi avesse ricevuto il suggerimento professionale di svolgere una psicoterapia, di valutare con attenzione la scelta del tipo di psicoterapia e dello psicoterapeuta che potrebbe essere più adeguato per la sua problematica.

A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli, i cui volumi sono pubblicati dalle edizioni Franco Angeli di Milano e dalle edizioni Springer di New York

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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