Rispondo a 10-15 annunci al giorno. Perché non trovo lavoro?

postato da Nicoletta Carbone il 29.05.2014
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Gli annunci di lavoro…
Una volta si sfogliava il Corriere della Sera ogni venerdì e si ritagliavano gli annunci, a cui poi si rispondeva durante la settimana, e funzionava anche!
E oggi? che c’è anche internet??? Non funziona.
Vediamo un po’ cosa c’è dietro.

• Ci sono delle agenzie di ricerca e selezione che sono radicate nel territorio e sanno che alcune aziende loro clienti richiedono periodicamente un certi tipo di figure. Per essere pronti alle richieste del mercato è quindi utile fare degli annunci un po’ generici relativi a una figura professionale e raccogliere un pò di potenziali candidati, magari alcuni vengono anche intervistati al telefono o invitati ad un colloquio conoscitivo.
• Ci sono delle aziende che, per dimostrare che stanno andando bene e quindi hanno lavoro, pubblicano delle ricerche di lavoro. Usano quindi la ricerca di lavoro come strumento di marketing per dire al mercato che vanno bene e quindi si stanno ampliando assumendo ulteriore forza lavoro.
• Ci sono aziende che hanno già deciso chi promuovere in una certa posizione, ma – per motivi “politici” in senso lato – pubblicano la ricerca e aprono la selezione anche a persone al di fuori dell’azienda, salvo poi – dopo mesi di selezioni – comunicare che hanno preferito la crescita interna…
• Ci sono annunci che sono specifici: si cerca una persona specifica, con una certo corso di studi, una certa esperienza, certe caratteristiche. Il briefing dell’azienda che cerca la persona che ha composto l’annuncio è molto precisa: un certo tipo di figura tipo quelle che vengono dalle aziende x, y e z, anni, sesso, caratteristiche, cose che ha fatto. Non si può essere così espliciti nella ricerca e quindi si scrivono alcune cose. Non è che se ne intendono delle altre, ma se ne intendono anche altre. Non tutti sanno leggere gli annunci.
• Ci sono poi annunci a cui si risponde non perché si abbiamo le caratteristiche richieste, ma perchè se ne hanno alcune, peccato che almeno quelle necessarie si devono avere altrimenti si viene scartati subito nella selezione.
• Una volta mi è capitato una persona che ha detto: “con quelle richieste non lo trovano e allora considereranno anche me!”. Ok peccato che se l’azienda paga l’azienda di ricerca e selezione vuole avere quello che cerca o “quasi”!
• Ci sono poi annunci a cui si risponde perché si vuole essere presi in considerazione dalla società che pubblica l’annuncio per altre eventuali posizioni. In questo caso meglio scrivere direttamente all’azienda. Pensate che dietro un annuncio c’è una persona in “carne ed ossa” che fa selezione. Questa persona si attiene ai parametri richiesti e ha come obiettivo la persona richiesta dal cliente e su quella si deve giustamente focalizzare. Il resto va scartato. In realtà si stanno lentamente diffondendo alche strumenti automatici di scansione delle info contenute in un cv ma a maggior ragione questi si attengono ai parametri della ricerca.
Insomma gli annunci sono uno strumento di business con regole di mercato e logiche stringenti, nonché un target di persone. La buona notizia è che non si cerca lavoro solo tramite gli annunci, ci avevate mai pensato ?!
A cura di: Ing. Cristina Gianotti – Business Coach – Specialista in mercato del lavoro
www.cristinagianotti.it

Capelli e fase post-parto

postato da Nicoletta Carbone il 27.05.2014
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Nella fase post-parto si può verificare un aumento della caduta dei capelli. Questo si deve innanzitutto alla diminuzione degli estrogeni e della prostaciclina, sostanza in grado di stimolare la crescita di unghie, peli e capelli. In caso di allattamento al seno, inoltre, nella neo-mamma si produce una crescita della prolattina che svigorisce la capigliatura. La riduzione dei sali minerali e delle vitamine che può avvenire mentre la donna allatta non fa che peggiorare la situazione, che però tende a risolversi nel giro di poche settimane.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro

Ritenzione idrica… Arrivano le ciliegie

postato da Nicoletta Carbone il 21.05.2014
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Il ciliegio possiede proprietà diuretiche. Le ciliegie hanno un’alta percentuale di acqua (80%), contengono potassio, magnesio, ferro, sodio, calcio, fosforo e vitamine A e C. La presenza di flavonoidi, utili a contrastare i radicali liberi ha portato ad un nuovo ed ampio impiego delle ciliegie nella lotta contro l’invecchiamento cellulare.vengono utilizzati in maniera preponderante i penduncoli del frutto, in modo particolare quelli del ciliegio poiché sono ricchi di:Polifenoli, flavonoidi (che in combinazione con le vitamine A e B stimola la produzione di collagene),acido malico (che favorisce la digestione degli zuccheri e l’attività epatica),tannini,vitamina A e C,potassio. Grazie al loro contenuto i peduncoli di ciliegie hanno proprietà diuretiche e depurative. Si possono consumare 2,3 tazze di  infuso da preparare quotidianamente  con circa venti grammi  di peduncoli per tazza.

A cura del Dott. Marco Temporin

Cuore, denari e… cervello per la scelta del cane

postato da Nicoletta Carbone il 19.05.2014
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C’è una ragione sempre valida per prendere con sé un cane nella vita complicata di oggi: non poterne fare a meno. Ci sono persone che senza un cane in famiglia non si sentono complete e probabilmente c’è qualcosa di innato nel desiderio di averne uno, qualcosa che chissà… forse risale alla notte dei tempi o forse alla nostra infanzia. Comunque è la ragione più valida e più solida. Poi però la vita resta complicata e se il tempo, lo spazio, il danaro per crescere e mantenere un cane scarseggiano sono dolori.

Per fortuna i cani ci vengono incontro da questo punto di vista, diciamo che ce ne sono (quasi) per tutti i gusti e per  tutte le possibilità.  Se però gusti e possibilità non vanno d’accordo, se cuore e denari cozzano per incompatibilità, forse è meglio mettere in gioco il cervello prima di rinunciare o di fare una scelta scellerata per noi e per la povera bestiola.

Per capire meglio faccio un esempio. Prendiamo il caso (vero) di due giovani coppie appassionate di cani ‘importanti’, di grossa taglia e che necessitano di una certa esperienza. Entrambe le coppie aspettano da poco un bimbo e adottano un cucciolo.

La coppia 1 adotta un cucciolo di Cane Corso maschio che chiameremo Thor. I due giovani hanno poche disponibilità economiche, solo il marito lavora e vivono in un minuscolo appartamento. Fino a quando il bimbo non nasce il loro Thor riceve tutte le cure e le attenzioni del mondo, esce a passeggiare una media di tre ore al giorno, viene nutrito con ottimo cibo, portato regolarmente dal veterinario e educato come si deve.

La coppia 2 adotta un cucciolo di Dogo Argentino che chiameremo Ramon. I due giovani sono professionisti, vivono  in una bella casa bifamiliare (al piano di sopra abitano i genitori di lei) con ampio giardino e hanno discrete possibilità economiche. Anche nel loro caso il cane, che chiameremo Ramon, esce molto a passeggiare, viene nutrito e accudito di tutto punto.

Nascono i bambini delle due coppie e il tempo da dedicare ai cani diminuisce drasticamente.

La coppia 1 riduce le uscite a pochi minuti per far sporcare il cane e le lunghe passeggiate diventano sporadiche. Portare Thor a passeggiare e contemporaneamente gestire la carrozzina è impossibile. Le spese per il bimbo si rivelano – come era prevedibile- piuttosto impegnative e quindi bisogna fare una ‘spending review’. Cambiare il cibo del cane con una marca economica fa migliorare le condizioni del portafoglio ma il poverino comincia ad avere qualche problemino di diarrea. Il problemino diventa un problema grande perché la casa è piccola e le ‘uscite lampo’ con un neonato da accudire sono difficilissime da fare. Il cane sporca spesso in casa e per questo viene sgridato. La combinazione di poco esercizio e molte punizioni lo rendono molto nervoso e agitato. Comincia a mordere tutto quello che gli capita a tiro: cuscini, gambe del tavolo, stipiti delle porte. Anche per questo viene punito. Passa il tempo e il bimbo comincia a gattonare. Papà e mamma sono preoccupati che il cane possa fargli del male perché è molto irruente e forse aggressivo, ma non hanno modo di separarli se non mettendo il cane sul balcone, dove abbaia tutto il tempo.  Alla fine decidono di dare via Thor ma non riescono a trovare nessuno che prenda con sé un cane adulto, di grossa taglia, molto agitato e con qualche problema di salute. Il cane finisce in un canile.

La coppia 2 ha a sua volta meno tempo da dedicare al cane ma ha un ampio giardino e i nonni che abitano al piano di sopra si offrono di portare Ramon a passeggiare almeno una volta al giorno. Il cane viene nutrito e accudito come sempre e quando il bimbo comincia a gattonare fanno in modo di tenerli separati in casa con dei cancelletti e in giardino con una staccionata appositamente costruita. In questo modo cane e bimbo si possono vedere e Ramon può abituarsi al bimbo senza rischi.  Il cane continua a vivere in famiglia e cresce insieme al bimbo: diventeranno grandi amici.

La coppia 1 ha sofferto certamente per aver dovuto rinunciare al cane, qualcuno direbbe che non avrebbero dovuto prendersi un cane. Io dico che non avrebbero dovuto prendersi quel cane in quel momento, perché penso che tutti debbano avere il diritto di vivere con un cane. Un cane giovane è sempre molto bisognoso di esercizio fisico e mentale per stare in salute e la salute fisica e quella psicologica vanno di pari passo. Probabilmente l’entusiasmo di vivere finalmente in autonomia, l’idea di far crescere i due ‘cuccioli’ insieme, la possibilità di prendere il cane dei loro sogni che non avevano potuto avere quando vivevano in casa con i genitori hanno favorito una scelta sfortunata. Una scelta poco o nulla meditata.

È quasi sempre possibile fare una buona media tra il desiderio del cane ideale e la convivenza felice con un cane vero. Cani più piccoli di taglia, femmine, scegliere un cane già adulto piuttosto che un cucciolo, scegliere il momento giusto per adottare un cane… insomma evitare di affidarsi solo all’impulso. In fondo per chi non può fare a meno di vivere con un cane è una questione di affinità elettive, non di razza o di taglia. Tutto il resto è capriccio e il capriccio se lo può togliere chi ha le risorse per farlo, gli altri sono ladri che rubano a molti cani il diritto di vivere serenamente.

A cura della Dott.ssa Lorella Notari

Adattarsi e sopravvivere bene

postato da Nicoletta Carbone il 16.05.2014
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Il post che abbiamo pubblicato precedentemente  sull’acrilamide che si può ritrovare nei prodotti amidacei cotti a calore elevato (dalle patate al pane, in ordine decrescente), ha scatenato un bel numero di commenti, e qualche preoccupazione cui ci sentiamo di rispondere subito. Ogni essere vivente ha una straordinaria capacità di adattamento. Siamo vivi in questo mondo che ogni giorno presenta nuovi inquinanti grazie alla attività di disintossicazione che ogni organismo sa mettere in atto. Quindi, anche se è meglio ridurre al minimo, soprattutto nei bambini, il consumo di inquinanti “evitabili”, possiamo trovare un buon equilibrio tra piacere, gusto, socialità e salute. Per non perdere la speranza fa bene a tutti ricordare che le sorti vitali di un organismo dipendono più dal fatto di mangiare sostanze salutari, piuttosto che non dal solo evitare cibi dannosi. In altre parole, come ha confermato uno studio combinato della Medical School di Harvard e del Karolinska Institutet di Stoccolma, chi mangia cibi salutari (cereali integrali, frutta e verdura, acqua fresca, oli crudi, carboidrati complessi) anche se ogni tanto mangia cibi “proibiti” (patatine fritte comprese) sopravvive molto meglio e si ammala molto meno di chi, pur evitando sostanze dannose, non assume quasi mai sostanze “sane”. Ben venga quindi lo “stravizio” occasionale se ben si inserisce in abitudini salutari che da queste pagine stiamo proponendo a tutti i nostri lettori. Come sempre abbiamo sostenuto, la nostra salute dipende da un comportamento attivo, che ci porta a scegliere in modo consapevole anche quando e come concedersi qualche licenza.

A cura del Dott. Attilio Speciani

Divieto di fumo nelle spiagge: estremismo o tutela della salute?

postato da Nicoletta Carbone il 14.05.2014
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Da qualche anno se ne parla: iniziative di Comuni sparsi per l’Italia che lanciano l’iniziativa di limitare o eliminare il fumo dalle spiagge. D’altronde l’esperienza del fastidio che provoca il fumo della sigaretta del vicino di ombrellone, che il vento sembra beffardamente portare esattamente al nostro naso nonostante cerchiamo di spostarci, o quello dato dal trovare i nostri figli che giocano tra e con mozziconi e i pacchetti di sigarette, è esperienza comune. Fino a due anni fa però i bagnanti sopportavano, magari con un po’ di insofferenza, i vacanzieri-fumatori, certamente non pensando che questa situazione comportasse anche un rischio per la salute.
La vera novità sull’argomento è arrivata nell’estate del 2012 quando noi ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori, da tempo impegnati nell’indagine sui rischi dell’esposizione al fumo passivo, ci siamo cimentati nella misurazione scientifica di quanto sia la capacità del fumo delle sigarette fumate in spiaggia di inquinare l’ambiente circostante e quindi di esporre i bagnati alle polveri generate dalle sigarette.
Il nostro esperimento è stato condotto – in collaborazione coi colleghi del centro pneumologico riabilitativo di Volterra – nella spiaggia di Vada, situata vicino a Livorno, e i risultati sono stati sorprendenti: i valori di IPA (Idrocarburi policiclici aromatici, tra le sostanze più dannose generate dalla combustione del tabacco), misurati sottovento, hanno raggiunto a 5 metri di distanza dalla sorgente di due sigarette una media (misurata in 1 minuto) di 6000 nanogrammi per metro cubo, con un picco di oltre 7000, ovvero 7 volte maggiore del valore di base (circa 1000 nanogrammi) . Per dare un’idea di cosa significhi, abbiamo confrontato questi valori con quelli registrati in centro a Livorno nei momenti di maggior traffico:  qui gli inquinanti non hanno superato i 2700 nanogrammi.
Questa ricerca ha quindi stabilito che, oltre al problema ambientale causato dai mozziconi di sigaretta, fumare in spiaggia pone un reale problema di salute legato al fumo passivo e dato nuova spinta alle iniziative di divieto di fumo in spiaggia. La più nota è quella della spiaggia veneta di Bibione: qui, dove già da alcuni anni si parla di tale possibilità, l’esperimento di Vada ha fornito la definitiva prova che porre delle zone di divieto di fumo non fa parte di una “guerra” di principio ai fumatori, ma costituisce semplicemente una forma di tutela dei bagnati. Per questa ragione, a partire dall’estate ormai alle porte, sui 9 km della spiaggia di Bibione il fumo sarà vietato nella fascia tra gli ombrelloni e la battigia, quella più frequentata da famiglie e bambini.
Speriamo quindi che questa sia la prima di molte spiagge libere (almeno in parte) dal fumo passivo, anche perché l’idea sembra piacere ai bagnati che, da noi interpellati in circa 200 a Vada in occasione dell’esperimento, in più della metà (57%) si sono detti d’accordo con iniziative finalizzate a limitare le zone dove è consentito fumare. La conclusione? Il mare fa bene, ma senza fumo fa meglio.

A cura del Dr. Roberto Boffi e della Dr.ssa Elena Munarini (Fisiopatologia Respiratoria e Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del Dr. Adriano Di Paco (Centro Svezzamento e Riabilitazione Respiratoria Auxilium Vitae di Volterra)

Un cereale poco conosciuto: Grano saraceno

postato da Nicoletta Carbone il 12.05.2014
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Il nome scientifico fagopyrum deriva dal latino fagus (faggio) e dal greco pirs (frumento); quest’origine etimologica è data dalle molte somiglianze tra le due piante: fagus perché la morfologia dei semi triangolari del grano saraceno è analoga a quella dei semi del faggio, piròs perché dai semi del grano nero, tramite un processo di macinazione, si ottiene uno sfarinato simile alla farina di frumento. 
A causa delle sue proprietà nutrizionali, e dei notevoli impieghi alimentari, il grano saraceno viene spesso classificato come un cereale nonostante non appartenga alla famiglia delle Graminacee.
Il grano saraceno ha origini molto antiche. La sua coltivazione inizia nelle zone della Siberia, della Manciuria e della Cina. Con il passare del tempo, il grano saraceno inizia ad essere coltivato anche in Giappone, in India e in Turchia. In Italia sbarca nel XV secolo, grazie al commercio marittimo attraverso il Mar Nero, e solo dopo il medioevo acquisisce una distribuzione ed una coltivazione degna di nota anche a livello europeo.
Il grano saraceno è tuttora molto utilizzato nella cucina tradizionale; rientra infatti in molte ricette  mondiali e nella tradizione culinaria italiana. Ad esempio, il grano saraceno trova impiego nella cucina di montagna come ingrediente base per la produzione della “polenta taragna”, dei “pizzoccheri valtellinesi” e degli “sciatt”, tipici dolci della Valtellina.
Il grano saraceno possiede tutte le caratteristiche nutritive di un cereale, pur non essendolo
Le proteine contenute nel seme di grano saraceno vantano un buon valore biologico Sono infatti composte sia da aminoacidi essenziali , come lisina , treonina e triptofano, che da aminoacidi solforati.
Il grano saraceno non presenta nella sua composizione le gliadine ciò significa che può essere impiegato in tutti gli  alimenti adatti alle persone affette da celiachia.
Il grano saraceno è ricco di  sali minerali come ferro , fosforo, rame, zinco, selenio e potassio. Quest’ultimo supera addirittura la quota contenuta negli altri cereali.
A cura del Dott. Marco Temporin

Scegliere una psicoterapia e uno psicoterapeuta: rapidamente osare, leggere, conversare, decidere, valutare

postato da Nicoletta Carbone il 06.05.2014
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Tutti noi sappiamo quando abbiamo bisogno di un medico, se stiamo male fisicamente. Ma se invece stiamo male psicologicamente, a volte le cose si complicano notevolmente. Intanto, spesso non sappiamo a chi chiedere aiuto: ad un familiare o ad un amico? E se non ci capisce? Ad un sacerdote? E se non è un problema di coscienza o se siamo non credenti? Allo stesso medico di famiglia? E se ci fraintende e ci manda dal medico-dei-pazzi? E poi mi vergogno: mi vergogno di raccontare le mie cose intime, mi vergogno del giudizio che potrebbe dare su di me quello cui chiedo aiuto, mi vergogno di vedere anche da solo fino in fondo dentro di me: e se scopro qualcosa che non vorrei sapere? Paura di sbagliare, sfiducia e vergogna spesso sono un ostacolo che sembra insormontabile per alcune persone, quando pensano di chiedere aiuto ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta. La crisi economica ha inoltre aggiunto un altro fattore di scoraggiamento nel chiedere aiuto psicologico: sono sicuro di voler spendere così i miei (pochi) soldi? E poi, ci sono troppe psicoterapie! Andrò da uno psicoanalista, da un cognitivista, da un relazionale? Che ne so io?! E se sbaglio? E se metto la mia vita emotiva in mano a un incapace? Oppure nelle mani di una brava persona, che però magari utilizza un sistema antiquato o inefficace? Ma sì, meglio fare da solo. O no? E così la scelta di farsi aiutare viene rimandata di giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno, in un continuum di disagio, di sofferenza psichica, di dolore emotivo, di infelicità corposa.

Vorrei provare perciò a dare 5 piccole indicazioni a chi si trova in questo dilemma:
1) Osare. Al primo posto, occorrerebbe decidersi ad osare di chiedere informazioni a parenti, amici e medici conosciuti. Naturalmente non devo dire “tutto” a colui o a colei cui chiedo informazioni, ma posso dichiarare (tollerando la vergogna) di desiderare un aiuto psicologico. Se l’interlocutore mi risponde in modo inadeguato, chiedo a qualcun altro senza scoraggiarmi. Se qualcuno dichiara di avere o di aver avuto un’esperienza di psicoterapia, il suo contributo sarà ascoltato con più attenzione.
2) Leggere. Posso fare un giro in libreria, e dedicare mezza giornata a guardare i libri di psicologia e di psicoterapia e a darci una lettura parziale. E’ un po’ più faticoso che fare il solito giro su Internet, dove mi sembra di capire tutto subito e poi invece non ho capito niente. Poi posso scegliere un piccolo libro, divulgativo o scientifico che sia, che mi sembra fare al caso mio. E posso comprarlo e leggerlo velocemente.
3) Conversare. Selezionata la persona amica o conoscente che si ritiene più adeguata, fra quelle descritte al punto 1, si potrebbe chiederle di dedicarci un’ora della sua vita per aiutarci a scegliere, conversando con lui o con lei delle nostre problematiche psicologiche (o almeno di quelle che si possono dichiarare senza troppo timore), delle nostre riserve e delle nostre conclusioni dopo aver letto il libro che ci aveva colpito.
4) Decidere. A questo punto, dovremmo avere già chiaro in mente un percorso che ci sembri il più adeguato, pur non avendo tutte le informazioni necessarie. Non decidiamo mai con tutte le informazioni. Se aspettassimo di avere tutte le informazioni non decideremmo mai. Quindi possiamo decidere insieme all’Altro Significativo e prendere un appuntamento con un professionista in tal modo selezionato.
5) Valutare. Dopo il primo incontro con lo psicoterapeuta individuato, possiamo fare con noi stessi (e possibilmente anche con l’Altro Significativo) un bilancio dell’esperienza e stabilire se confermare la scelta iniziale o ripetere il procedimento daccapo. Ma in questo caso, non ripetiamolo più di tre volte, altrimenti non sceglieremo uno psicoterapeuta, ma faremo solo il cosiddetto doctor’s shopping, che non serve a niente.
A cura del Dott. Francesco Aquilar, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale a Napoli

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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