Gatti di casa e future mamme

postato da Nicoletta Carbone il 30.04.2014
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Non molto tempo fa in una popolare trasmissione televisiva, un personaggio piuttosto famoso nel campo della divulgazione medico-scientifica consigliava a una giovane aspirante mamma di allontanare il gatto di casa in vista della gravidanza.

Un consiglio dato con grande sicurezza e senza apparente preoccupazione per le conseguenze non solo per i gatti che vivono nelle famiglie ma anche per i proprietari che nella maggior parte dei casi nutrono profondo attaccamento e affetto per i loro gatti.

Perché questo consiglio così ‘tranchant’? Perché i gatti sono gli unici animali domestici in grado di trasmettere la toxoplasmosi. Vero, però per trasmettere questa malattia si devono verificare tre condizioni:

  1. La donna in gravidanza deve essere sieronegativa, cioè non essere mai venuta in contatto con l’agente che provoca la malattia, il Toxoplasma gondii
  1. Il gatto deve essere infetto e in fase di emissione delle forme infestanti
  1. La donna deve INGERIRE materiale infetto, feci o secrezioni del gatto infetto

I gatti si possono infestare ingerendo prede infette quindi per un gatto che vive sempre in casa mangia crocchini e scatolette o carne cotta questo rischio è praticamente nullo. Per i gatti che escono e cacciano è sufficiente avere l’accortezza di pulire la cassettina ogni giorno e sempre con i guanti perché le oocisti emesse dal gatto infetto si schiudono divenendo infestanti solo dopo due giorni circa dalla deposizione con le feci. Questa precauzione va comunque presa sempre.

La carne cruda e gli insaccati crudi possono essere fonte di infezione sia per gli esseri umani sia per i gatti quindi niente carne cruda ai gatti e niente carne cruda o insaccati crudi alle future mamme!

I gatti randagi possono essere una fonte di infestazione perché usano la terra di orti e giardini come lettiera quindi i lavori in giardino o nell’orto devono sempre essere fatti con i guanti e la verdura va lavata molto accuratamente perché non contenga particelle di terra.

Conclusioni: NON ALLONTANATE IL VOSTRO GATTO SE ASPETTATE UN BIMBO! Parola di veterinaria con due figli che ha sempre avuto gatti e ha maneggiato gatti malati per tanti e tanti anni rimanendo comunque sieronegativa!

Oltre ai consigli di prevenzione sanitaria, ci sono altre informazioni utili per le future mamme che hanno già gatti in casa.  I gatti in generale sono sensibili a cambiamenti che avvengono nel loro territorio e il territorio dei nostri gatti è… la casa! Ci sono gatti particolarmente sensibili che risentono persino di un cambio di mobili o se si imbiancano le pareti e magari urinano sul nuovo divano o sul piumone invernale appena messo sul letto: sono proprio questi i gatti più  a rischio quando arriva un bimbo. In ogni caso è meglio pensare prima a come organizzarsi perché anche il gatto più adattabile può risentire di cambiamenti improvvisi nel suo ambiente fisico (la casa) e sociale (la famiglia). Una delle prime e fondamentali precauzioni da prendere è quella di abituare il gatto a non entrare nella stanza dove dormirà il bimbo, per ovvie ragioni di igiene e sicurezza. Se questa proibizione viene inserita contemporaneamente all’arrivo del bambino il gatto sarà sottoposto a un doppio stress e potrebbe manifestare qualche problema di comportamento proprio nel momento in cui mamma e papà hanno altro a cui pensare. Il gatto ha bisogno di sentirsi sicuro nel suo territorio dove deve avere una posti sicuri per mangiare, riposare e sporcare, ma deve anche poter perlustrare il suo spazio. Impedire l’accesso a una parte del territorio è un fattore di stress importante e quindi meglio prepararsi prima, chiudere sempre la porta della stanza dove il bimbo dormirà e allo stesso tempo rendere sicuro e confortevole per il micio il resto della casa. In questo modo sarà già abituato al fatto che quella parte del territorio  non è a sua disposizione ma sarà in qualche modo ‘compensato’ da arricchimenti dedicati a lui nel resto della casa. Sarà quindi utile aumentare le risorse a disposizione del gatto: più posti dove riposare tranquillo, un ripiano in più con un morbido cuscino per poter guardare fuori dalla finestra stando comodo e magari un trespolo con diversi ripiani per aumentare lo spazio a disposizione sfruttando le tre dimensioni. La maggior parte dei gatti si sentono più sicuri se posso stare nascosti o in alto quando succede qualcosa di nuovo o imprevisto: proprietari scatenate la fantasia!

A cura della Dr. Lorella Notari

Il tumore al seno: la prevenzione personalizzata

postato da Nicoletta Carbone il 28.04.2014
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Nel caso di tumore al seno la prevenzione più adottata si definisce secondaria perché si basa sulla scoperta di piccolissime e iniziali lesioni mammarie nella loro fase pre-tumorale: si tratta della cosiddetta “diagnosi precoce”. La diagnosi precoce è prescritta su vasta scala a tutte le donne dai 30 anni in poi perché il riscontro di lesioni mammarie nella fase iniziale ha dimostrato di aumentare la prospettiva di guarigione completa in caso di tumore. La prevenzione primaria prevede uno stile di vita adeguato con l’esercizio fisico di intensità moderata o alta almeno tre volte ogni settimana per (minimo) 50 minuti a sessione e un’alimentazione corretta.

Esistono fattori di rischio, come non avere allattato al seno, un’età oltre i 30 anni alla prima gravidanza, lo sviluppo puberale in età molto giovane e la menopausa tardiva, ed esiste un possibile tratto genetico cioè la cosiddetta familiarità: tutti questi elementi sono senza dubbio importanti ma nella maggioranza assoluta dei casi – circa il 70% – il tumore al seno si manifesta in donne che non hanno fattori di rischio nella storia personale e familiare, ecco perché la diagnosi precoce è consigliata a tutte.

L’esame principale per la diagnosi è la mammografia: gli screening per la diagnosi precoce si basano sulla mammografia. Dai 40 anni circa si inizia a fare la mammografia e si ripete ogni due anni fino ai 50 anni, poi ogni anno. L’altro esame importante è l’ecografia mammaria, che vede bene le lesioni nella mammella giovane e nella mammella densa: dai 30 anni in poi è consigliabile eseguirla ogni anno e non smettere finché è il radiologo a suggerirlo, mantenendo solo la mammografia. In pratica, ogni donna dai 40 anni in poi esegue sia mammografia che ecografia mammaria ogni anno.

Altri esami come la risonanza magnetica mammaria si usano in casi specifici su indicazione del medico e non sostituiscono la mammografia e l’ecografia. L’autopalpazione non è un esame di diagnosi precoce, serve per conoscere il proprio corpo e tenerlo genericamente sotto controllo ma l’ideale è trovare il tumore quando ancora non è palpabile.

Esistono tumori al seno (e non solo al seno) che hanno una base genetica trasmissibile all’interno di alcune famiglie. Conosciamo due geni principali denominati BRCA1 e BRCA2 la cui mutazione crea un rischio molto alto di tumore mammario e ovarico, e non sono gli unici geni del nostro DNA che hanno un ruolo nella facilitazione dello sviluppo tumorale. Solo per il tumore al seno stiamo studiando circa un centinaio di geni probabilmente connessi con la malattia. Nel caso della trasmissione genetica di DNA alterato che predisponga allo sviluppo di tumore i controlli e le procedure di protezione della donna (come la mastectomia profilattica o l’asportazione delle ovaie) devono essere diversi da quelli che si adottano nella popolazione generale, e discussi caso per caso.

Fare buona prevenzione significa indicare a ogni singola persona i controlli e le procedure corretti per età, per storia personale e familiare e per le aspettative sulla salute. La donna ha il diritto di conoscere, se lo desidera, il proprio profilo di rischio personale e l’eventuale rischio familiare, per applicare le informazioni ricevute allo stile di vita, alle scelte che riguardano, per esempio, la procreazione e ricevere la migliore diagnosi precoce con i controlli a un ritmo adatto e nei centri di eccellenza.

Per la personalizzazione dei controlli è utile il counseling genetico: una consulenza di questo genere si basa su un approccio multidisciplinare volto a identificare il rischio di ogni singola persona ma anche l’impatto che tale rischio può avere sulla psiche, sulle relazioni e sulle decisioni della persona stessa.

A cura di Alberto Luini, Direttore Divisione di Senologia e Co-Direttore Programma Senologia di IEO Istituto Europeo di Oncologia, Milano

Stanchezza primaverile: eleuterococco

postato da Nicoletta Carbone il 17.04.2014
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Le sostanze attive di questa pianta sono concentrate nelle grosse radici di forma cilindrica e in parte anche nelle  foglie, e sono costituiti principalmente da glicosidi chimicamente distinti chiamati eleuterosidi.
All’ Eleuterococco sono state associate funzioni di rinvigorente dello stato generale e tonico negli stati di debolezza, convalescenza e stanchezza dopo sforzi prolungati.
L’ Eleuterococco viene principalmente descritto come un adattogeno: la definizione di adattogeno proposta dagli  scienziati dell ex Urss e da Brekhman nel 1958 descrive tali sostanze come agenti in grado di supportare la salute e prevenire lo sviluppo di stati di malessere sia in individui sani che malati attraverso effetti generali e non-specifici, di aumentare la resistenza e neutralizzare fattori dannosi e/o di stress.

A cura del Dott. Marco Temporin

Pesci e prigioni

postato da Nicoletta Carbone il 15.04.2014
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Jean Jacques Rousseau disse: “l’uomo è nato libero, ma ovunque è in catene”, e l’apostolo Pietro disse “un uomo è schiavo di tutto ciò che lo domina”.
Chi ci domina? Noi stessi, i nostri vizi, mancanze e scuse. Ci siamo talmente abituati ad essi che sembrano veri e normali.
Lao Tzu disse: “Colui che vince gli altri è forte, chi vince se stesso è potente”, purtroppo vedo sempre meno persone che cercano di vincere, o meglio ancora, di far pace con se stessi.
La buona notizia è che non siamo pesci e, secondo me, siamo in un grande oceano, non in un fiume.
Ci creiamo già da soli una realtà soggettiva che non ha nulla a che fare con quella oggettiva, in più seguiamo l’ipnosi collettiva che ci dice cosa credere, mangiare, fare, dire, votare…
In alcuni casi, come se non bastasse, seguiamo persino un “guru”, qualcuno che ci indichi la via. Qualcuno da credere e seguire senza mai dubitare, senza far fatica, così non dobbiamo nemmeno più pensare.
Anche in questo caso la bella notizia è che non siamo pecore. Possiamo uscire dal gregge. Possiamo andare da soli o decidere di crearne un altro, magari senza pastore ma con altre pecore che a turno, a seconda delle situazioni, suggeriscano dove c’è l’erba migliore.
Essere schiavi è comodo. Non devi pensare a molto, i tuoi carcerieri pensano a tutto.
Molte persone dicono che non ci possono fare nulla, le sbarre sono spesse, i muri alti, non si può scappare. A volte hanno quasi ragione. Si sono lasciati costruire attorno una galera di quelle toste. A volte hanno persino aiutato durante i lavori.
Però dicono il falso. Forse non è facile, ma si può evadere.
Bisogna rischiare, bisogna cercare la verità sapendo che non la si troverà mai. Nel cercarla però, sarai sempre in movimento e nessuno può incatenarti mentre ti muovi.
Ultimamente ho sempre meno pazienza per la mediocrità. Non credo ci siano persone mediocri, però vedo sempre più gente vivere senza impegno, lavorare con superficialità e affrontare le cose con passività. Sono rassegnati. La prigione, anche se piccola, buia e puzzolente è diventata casa loro.
Mi piacerebbe chiedere a queste persone:
-       perché hai deciso di darti l’ergastolo? Cosa hai combinato di così grave?
-       Hai mai pensato di evadere? Dopotutto sei innocente da ogni accusa, a parte l’esserti arreso.
-       Cosa ti servirebbe per reagire, per dare una svolta alla tua vita?
Ho scritto “mi piacerebbe” perché, di fatto, mi è quasi impossibile fare loro queste domande. Sono persone che non ascoltano, sembrano in isolamento. Non vengono ai corsi, non leggono libri, non ascoltano audiolibri. Quando cerchi di parlare con loro, ti danno del montato, dell’esaltato o del romantico che non vive la realtà. Oppure pensano che sei tu lo schiavo, stai seguendo qualche Guru e non sai di cosa parli. Loro si che conoscono il mondo. Dalla TV della loro cella vedono tutto, ecco perché hanno un giudizio per tutti, anche per te.
Secondo loro non dovresti nemmeno leggere blog come questo.
Cosa facciamo con queste persone?
Potremmo cercare di liberarle tutte ma sarebbe poco etico, alcuni stanno bene e vogliono rimanere dove sono. Io penso che dovremmo provarci, dare loro almeno una possibilità. Con quelli a cui vuoi bene, magari, insistere un po’ di più.
Poi, visto che alla fine siamo liberi di scegliere, se non altro in quale corrente del fiume nuotare, vale la pena rispettare le loro decisioni. Probabilmente non lo faranno con le tue ma questa è un’altra storia.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Cani e bambini: qualche consiglio per una convivenza armoniosa e sicura

postato da Nicoletta Carbone il 10.04.2014
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I cani sono un arricchimento inestimabile per la vita di un bambino, da moltissimi punti di vista. Spesso il cane è la presenza più costante in casa, sempre pronto ad accogliere festosamente anche se a scuola è andata male! I bimbi vedono i cani come amici, compagni di giochi e ‘fratellini’ che danno affetto. L’importante è che il cane sia compagno di gioco e non giocattolo e che il bambino lo rispetti: di questo sono responsabili i genitori, o comunque gli adulti. I genitori devono mediare e spiegare ai bimbi, in maniera diversa a seconda della loro età, che i cani per quanto nostri ‘parenti’, capaci di capirci in maniera straordinaria e di adattarsi alla nostra vita come nessun altro animale sulla terra, sono comunque diversi da noi e questa diversità deve essere riconosciuta e rispettata. Ci si dovrebbe sempre ricordare che i bimbi (e anche i cani!) ci guardano. È da come noi adulti ci comportiamo con i cani che i bambini imparano a loro volta come agire nelle diverse situazioni. Usare toni e maniere gentili e mai punizioni fisiche con il cane è sempre una regola d’oro ma in particolare in famiglie con bambini. Questo atteggiamento è educativo sia per il cane che lo sperimenta sia per il bimbo che osserva.
I bimbi molto piccoli, sotto i tre anni di età, devono sempre essere supervisionati in maniera attiva quando sono insieme al cane di casa, anche il più docile. Supervisione attiva significa non solo essere presenti ma anche osservare cosa succede: se il bimbo dovesse, per esempio, far del male al cane in maniera inconsapevole il cane potrebbe reagire con un ringhio, cioè una normale risposta di avvertimento. Queste cose possono succedere in un attimo e un bimbo piccolissimo non è in grado di comprendere il significato di questo avvertimento e può continuare a far del male al cane rischiando di essere morso. Di questo morso sono responsabili gli adulti che non hanno supervisionato e non il cane!
I cani non sono tutti uguali, ce ne sono di più tolleranti e di più fragili e spesso sono proprio questi ultimi che si trovano in difficoltà maggiori di fronte a un esserino totalmente imprevedibile qual è, ai loro occhi un bimbo piccolo. La soluzione, visto che la supervisione attiva è fattibile realisticamente per tempi limitati durante la giornata, non è quella di tenere bimbo e cane sempre separati ma organizzare delle barriere che li proteggano reciprocamente come per esempio dei cancelletti separatori. In questo modo il bimbo sarà al sicuro e il cane si sentirà al sicuro ma allo stesso tempo vedrà il bimbo, si abituerà al suo modo di muoversi, prenderà informazioni importati su chi è quell’esserino uscito improvvisamente dalla carrozzina e dal lettino per diventare attivo e invadente nell’arco di pochi mesi se non di poche settimane! I cani che vivono in giardino hanno meno occasioni di abituarsi ai bimbi piccoli della famiglia e quindi occorre maggiore attenzione: anche in giardino organizzare barriere sicure è fondamentale.
Mantenendo ferma la regola della presenza costante di un adulto, i bimbi più grandi devono essere educati a come interagire con il cane. Non solo, come tutti sanno, il bimbo non deve mai disturbare il cane quando mangia ma è fondamentale, soprattutto se si tratta di un cucciolo, che non lo disturbi quando dorme o comunque quando cerca di stare tranquillo nella sua cuccia. Un’altra informazione importante da trasmettere ai bimbi è che se il cane si impossessa di qualcosa, sia essa un giocattolo, del cibo o magari il posto sul divano, quello che devono fare è chiamare subito un adulto piuttosto che risolvere da soli la situazione.
Cani sani e senza particolari problemi di comportamento si adattano bene all’inevitabile imprevedibilità dei bambini ma cani malati, anziani o difficili possono destare più preoccupazioni. Campanelli di allarme come un ringhio, la tendenza ad allontanarsi sempre alla vista del bimbo, segni di paura o di eccessiva eccitazione non vanno mai trascurati: subito un incontro con un Veterinario esperto in comportamento.

A Cura di Lorella Notari

Primi cedimenti del collo

postato da Nicoletta Carbone il 09.04.2014
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Il collo è una delle prime zone a manifestare i segni dell’aging. Se tali segni iniziano a essere visibilmente evidenti, si può intervenire con la biostimolazione con tecnica Overlap. Si tratta di microiniezioni locali con acido ialuronico naturale, che restituiscono maggior turgore ed elasticità alla cute, riducendo così le pieghe. Sono necessarie mediamente tre sedute all’anno.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro

Depressione e comunicazione con noi stessi e con gli altri

postato da Nicoletta Carbone il 08.04.2014
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Tutti noi quando siamo depressi non abbiamo voglia di vedere nessuno e tendiamo a chiuderci nel silenzio e nel mutismo, oscillando tra il sentirci preoccupati-impotenti e il sentirci profondamente arrabbiati. Ma il blocco della comunicazione con l’esterno non ci protegge dalla comunicazione con noi stessi, in un serrato dialogo interno tra una parte di noi ostile-dominante, che ci sgrida e tende ad auto-insultarci e una parte di noi sottomessa-impaurita che invece ci difende, sia pure in modo spesso spaventato e talvolta piagnucoloso. Nella maggioranza dei casi questa dialettica interna dopo un po’ finisce, cambiamo stato mentale (anche magari perché qualcuno dall’esterno ci stimola su altri pensieri e comportamenti) e riprendiamo una vita “normale”. Alcune persone, invece, si trovano quasi permanentemente in una situazione di depressione, e senza por tempo in mezzo dovrebbero rivolgersi rapidamente ad uno psicologo, uno psicoterapeuta o uno psichiatra per farsi aiutare, o almeno parlarne al medico di famiglia. Ma l’idea stessa di farsi aiutare, per chi è depresso, è tremenda e catastrofica. Questo è uno dei paradossi della depressione: il bisogno di ricevere aiuto tende ad esser considerato esso stesso come segno di debolezza e di negatività (piuttosto che come un normale e legittimo desiderio di un essere umano in alcune fasi della propria vita). Se la depressione di cui soffriamo, invece, è solo una fase e non uno stato ricorrente o permanente, possiamo provare a diventare consapevoli del nostro dialogo interno e soprattutto del nostro modo di fare auto-critica. L’auto-critica è una importante funzione della nostra mente: quanti personaggi intorno a noi avrebbero bisogno di farne una buona dose! Tuttavia, in alcune persone invece l’auto-critica è eccessiva, e finisce con il portarli a stati d’animo depressi e schiaccianti. Possiamo quindi provare a suggerire alcune istruzioni per l’uso in risposta alle fasi depressive che ciascuno di noi può attraversare:

1)      Non cerchiamo soluzioni quando siamo in uno stato mentale depressivo: in generale non stiamo male davvero per i problemi che abbiamo, quanto per il nostro stato d’animo che ci impedisce di vedere le cose in modo produttivo. Quindi, aspettiamo di cambiare stato mentale e poi cerchiamo le soluzioni.

2)      Stiamo attenti al nostro dialogo interno, che a volte diventa troppo severo e auto-offensivo. Possiamo anche aver commesso un errore, ma c’è quasi sempre modo di riparare, e quando non c’è possiamo affidarci alla “rassegnazione vitale” e riprovarci in altre occasioni.

3)      Non abbocchiamo al desiderio depressivo di chiuderci in noi stessi: proprio quando ci sentiamo sfiduciati è il momento di cercare di parlare con qualcuno di quel che proviamo e di spostare l’attenzione su altri aspetti del mondo interno ed esterno.

4)      Facciamo un’attività creativa: dal comporre una poesia al cucinare un piatto anche semplice, la creatività può aiutarci ad uscire dallo stato mentale problematico.

5)      Cerchiamo di essere il migliore amico di noi stessi: cosa diremmo al nostro migliore amico se si trovasse in fase di tristezza depressiva? Potremmo usare la stessa benevolenza e affettuosità che utilizzeremmo con il nostro amico anche con noi stessi, invece di essere troppo severi e poco auto-ironici.

Due libri per saperne di più: 1) Parlare per capirsi. Strumenti di psicoterapia cognitiva per una comunicazione funzionale, a cura di Francesco Aquilar, Edizioni Franco Angeli; 2) Psicoterapia cognitiva della depressione. Le diverse forme di depressione e i possibili interventi terapeutici, a cura di Francesco Aquilar e Maria Pia Pugliese, Edizioni Franco Angeli.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

Latti diversi

postato da Nicoletta Carbone il 03.04.2014
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Una nostra fan ci racconta di avere scoperto, dopo lunghe ricerche, la causa delle sue ripetute dermatiti. Si tratta di una infiammazione da cibo dovuta ai latticini e ha quindi iniziato a sostituire il latte vaccino (che ama moltissimo) con il latte di riso, ottenendo la scomparsa dal viso delle squame e degli arrossamenti che la disturbavano da anni. La sua preoccupazione è quella che il latte di riso sia in realtà “povero” rispetto al latte vaccino e ci chiede consigli. In un adulto l’uso di un latte vegetale come quello di riso non comporta alcun problema, perché le diversità tra i latti vegetali e i latti animali si possono compensare attraverso l’assunzione di altri alimenti. Solo nel lattante questo sarebbe più difficile, dove l’uso esclusivo di latte di riso può determinare effettivamente alcune carenze se protratto per lungo tempo. Di fronte ad una reazione alimentare (una cosiddetta intolleranza) con una sintomatologia solo di tipo cutaneo, si può utilizzare uno schema di alimentazione a rotazione, evitando il latte vaccino per circa 3 giorni consecutivi e reintroducendolo poi il quarto giorno. Lo schema alimentare che io suggerisco di solito, nel rispetto della socialità e del gusto, è quello di mantenere “liberi” il sabato sera e la domenica, e un giorno infrasettimanale come il mercoledì. A fianco del latte di riso esistono comunque anche altri ottimi latti vegetali come quello di soia, quello di avena e quello di mandorla; quest’ultimo è particolarmente ricco di proteine nobili e spesso può essere sostituito al latte vaccino senza causare carenze.

A cura del Dott. Attilio Speciani

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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