Gli integratori alimentari: facciamo chiarezza

postato da Nicoletta Carbone il 31.03.2014
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L’approccio integrato e innovativo della medicina anti-aging prevede, tra gli altri aspetti, un programma alimentare completo, basato sulla nutrigenomica (scienza che studia gli effetti del cibo sull’espressione genica), per far sì di riuscire a fornire al proprio organismo tutti quei principi nutritivi di cui ha bisogno. Il giusto apporto di questi nutrienti non è sempre garantito dagli alimenti che consumiamo ma, a volte, è necessario ricorrere a degli integratori alimentari o nutraceutici.
La classe medica è tuttora divisa sulle effettive proprietà degli integratori; nell’ambiente l’opinione più diffusa è che gli integratori siano inutili se non addirittura dannosi.
Eppure, innumerevoli ricerche confermano l’utilità preventiva e terapeutica delle sostanze nutrizionali e fitoterapiche. L’importante è valutare quali sono quei pochi, ma buoni, integratori chiave che contribuirebbero a prevenire molte malattie croniche. Uno studio di qualche anno fa (The Lewin Group.2006. An evidence-based study of the role of dietary supplements in helping seniors maintain their independence. Prepared for: The Dietary Supplement Education Alliance) ha isolato quattro tipi di integratori alimentari confermandone gli effetti positivi sull’organismo:

1. Calcio e vitamina D per contrastare l’osteoporosi;
2. Acido folico per prevenire difetti del tubo neurale;
3. Omega-3 per ridurre il rischio cardiovascolare;
4. Luteina e zeaxantina per prevenire la degenerazione maculare.

A seguito dei risultati della ricerca, gli studiosi hanno stimato che il miglioramento delle condizioni di salute derivante dall’assunzione di questi quattro tipi di integratori alimentari, nel complesso, porterebbe a un risparmio di 24 miliardi di dollari di costi sanitari nei soli Stati Uniti.
Si capisce, quindi, come la questione dei nutraceutici non possa essere trascurata con scetticismo ma meriti di essere approfondita e compresa.

A cura del Dott. Filippo Ongaro

La tisana depurativa di primavera

postato da Nicoletta Carbone il 28.03.2014
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Non c’è solo il rito del cambio degli armadi. In primavera viene proprio voglia di fare pulizia. E ognuno la fa a modo suo: chi mette a lucido la casa, chi rinnova qualche locale, magari anche solo ridipingendo le pareti, chi si rifà il guardaroba.
Anche l’organismo ha bisogno delle “pulizie di primavera” per liberarsi delle tossine accumulate in inverno. Possiamo dargli una mano attingendo a erbe particolarmente preziose per agevolare il compito di reni e fegato, due dei principali organi deputati alla disintossicazione del corpo.
Tra le piante depurative più efficaci ve ne suggerisco quattro: verga d’oro (Solidago virgaurea), ortosifon o te’ di giava (Orthosiphon stamineus), cardo mariano (Sylibum marianun) e carciofo (Cynara scolymus). Questi rimedi naturali sono gli ingredienti perfetti per la vostra tisana di primavera. Verga d’oro e tè di Giava hanno una spiccata azione diuretica e drenante i liquidi in eccesso, mentre cardo mariano e carciofo sostengono il lavoro di detossificazione del fegato, il primo grazie alle sue proprietà epatoprotettrici ed epatoriparatrici, il secondo soprattutto stimolando la secrezione di bile, necessaria anche per digerire bene (in particolare i grassi).
Acquistate una miscela di queste erbe in taglio tisana e preparatevi un infuso: fate bollire una tazza d’acqua, quindi spegnete il fuoco, aggiungete un cucchiaio colmo del mix di erbe, coprite, fate riposare per 10 minuti e filtrate prima di bere. Per rendere più gradevole il sapore della bevanda senza dolcificare aggiungete qualche scorza di limone o di arancia.
Consumando questa tisana depurativa un paio di volte al giorno per 3 settimane aiuterete gli organi-filtro a funzionare a pieno regime e il vostro corpo a sbarazzarsi di scorie e prodotti di scarto. Anche la pelle ne trarrà beneficio e comincerete la bella stagione non solo in salute ma anche in bellezza.

A cura del Dott. Luca Avoledo

Formazione cavalli e guru

postato da Nicoletta Carbone il 26.03.2014
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Cercare di migliorare se stessi affidandosi esclusivamente ad altri è un po’ come imparare ad andare a cavallo senza avere coscienza di quello che si fa. Un conto è seguire i consigli di chi è più esperto, che potremmo paragonarlo a imparare ad andare a cavallo usando un po’ di coscienza, un altro è affidarsi ciecamente a qualcuno (nella formazione o a cavallo) senza nessun senso critico. Se ricordo bene in oriente ti dicono che dovresti seguire un maestro (cioè uno da cui puoi imparare, che viene chiamato “guru”) se:
-       dice cose che lui stesso fa, o almeno cerca di fare.
-       dice cose che hanno un senso per te.
-       dice cose che hanno un’applicazione pratica, cioè funzionano.
A volte se cerchi di imparare, a cavallo come nella vita, vai troppo veloce e cadi. Oppure vai troppo lentamente e cadi. Altre, sei fermo e comunque cadi…
Di fatto l’unica cosa da fare è accettare che, a cavallo e nella vita, a volte si cade. Cadono tutti a volte, fa parte del gioco e non serve a nulla demoralizzarsi. Serve imparare e crescere, affidandosi sì ad altri ma usando la propria testa. Gli americani dicono che non importa quante volte cadi, è più importante quanto velocemente ti alzi. Può sembrare una frase fatta, un’americanata, ma se ci pensi è vera. Nella mia esperienza chi ha cercato di migliorare se stesso facendo corsi o altro affidandosi ciecamente a un “guru” ha passato una o più di queste fasi.

La prima: cadi dal pony, ci ridi sopra e risali.
È quello che accade all’inizio. Sei così entusiasta e gasato che qualsiasi cosa accada non ti perdi d’animo. Il “guru” ti ha caricato per bene e nulla ti può fermare, sei convinto e non metti in dubbio nulla.

La seconda: cadi da cavallo, dici un paio di parolacce e risali in qualche modo. Vuoi andare avanti è una questione di orgoglio.
Ormai non sei più un pivello, non è la motivazione né la carica del “guru” che ti motiva, sei tu che sei risoluto, sei un guerriero e nulla ti può fermare. Troverai sempre un modo, chi non ti capisce non capisce e basta. Non dai retta a nessuno che cerca di dirti di lasciar stare.

La terza: ricadi da cavallo e ti fai un po’ male. A questo punto prendi il fazzoletto e ti asciughi le ferite. Forse un tuo compagno di viaggio ti aiuta e ti rimotiva. Se serve prendi un analgesico per non sentire il dolore ma, se puoi, fai a meno visto che sei un duro. Appena possibile risali.
Inizi ad avere qualche dubbio. Ti chiedi perché stai ancora cadendo e soprattutto se anche gli altri cadono. Il “guru” sembra non cadere mai, o forse lo fa di nascosto. Ma i dubbi li scacci, se ci riescono altri ad andare a cavallo pensi che lo possa fare anche tu. E infatti continui.

Quarta: cadi ancora e ti fai male. Non accetti aiuti da nessuno, quando arrivano i soccorsi racconti, con orgoglio, quante volte sei già caduto e ti sei rialzato più forte di prima.
In questa fase inizi a creare la tua storia. Cambiare per te è difficile ma hai ottime ragioni per non farlo velocemente. Sei un progetto difficile per chiunque, anche per il tuo “guru”. Sai però che ce la farà (o ce la farai, o farete) e sarà una bella soddisfazione. Nello stesso tempo però ti sei dimenticato della maggior parte delle cose che ti hanno insegnato e hai paura di poter tornare alle vecchie, e cattive, abitudini. I vecchi amici non aspettano altro per dimostrarti che avevano ragione loro e che facevi bene a rimanere come eri.

E arriva la fase cinque: ricaduta dal cavallo. Questa volta perdi conoscenza. Quando arrivano i soccorsi ti lasci curare, fai il filo all’infermiera o infermiere… e aspetti che il medico ti dica che puoi rialzarti.
Incominci a chiederti se stai buttando via il tuo tempo e i tuoi soldi. Forse i tuoi vecchi amici avevano ragione, stai facendo la fine di quel tizio manipolato da quella setta che gli ha fatto perdere tutto. La frustrazione verso te stesso “che non capivi” diventa rabbia verso il mondo che non va. Pensi che sono tutti degli stronzi, solo poche persone, come il tuo “guru” sono buone, il resto è merda. Oppure cambi il “guru”, ne cerchi e trovi uno migliore di questo.

Fase sei, ricadi e non trovi nulla di divertente in chi ti prende in giro. Incominci a pensare che hanno sbagliato a darti il cavallo o che devi ricambiare guru.
Non pensi per un attimo che forse dovresti fidarti un po’ più di te e un po’ meno di loro. Non ti accorgi che non sei cresciuto, non sei evoluto. Sei cambiato sì, ma non sei meglio.

Fase sette. Cadi ancora ma grazie a tutti gli antidolorifici, le protesi e tutto il resto non senti nulla. Sei diventato un umanoide mezzo finto e mezzo vero e nulla ti ferma. Non capisci più gli umani che sono così deboli e primitivi. I vecchi amici sono un ricordo lontano. Sei felice perché non ti accorgi che non sei tu a pensare. La coscienza (o consapevolezza) che già usavi poco è stata sostituita da un software che ti dice cosa fare e quando.
Poi c’è chi, come me, prima della settima fase capisce. Alcuni, che sono più svegli di me, non entrano nemmeno in questo meccanismo. Si avvicinano al mondo della crescita personale (e del cavallo) con coscienza e consapevolezza. Prendono i trainers, i “guru” per esperti e nulla di più. Capiscono che le metodiche sono strumenti e nulla di più. Cadono imparano, e si rialzano migliori di prima perché capiscono e invece di cambiare e basta crescono, si evolvono. Si allontanano da chi cerca di disinstallare la loro consapevolezza per programmare le loro idee. Sanno che togliere convinzioni di altri per metterne altre, sempre altrui, non è il modo per essere soddisfatti, per essere felici.

Gli umanoidi guardano queste persone con distacco. Non li capiscono, come potrebbero. Il loro bisogno di sicurezza è troppo dominante e il loro “guru ri-programmatore” dona a loro quello che cercano, sicurezze.
Crescere ed evolversi è difficile, faticoso e soprattutto è un processo senza fine. I cavalli come la vita non fanno sempre quello che ti aspetti. Ecco perché è meglio crescere così sei pronto. Non solo, cavalcare anche male ma a modo tuo è sempre stato più divertente che cavalcare bene nel modo di qualcun altro.
Credi in te stesso, ascolta gli esperti, impara dai “guru” ma segui il tuo percorso. La meta è molto più bella di qualsiasi altro sentiero altri vogliono per te.
A cura di Claudio Belotti, Coach

Contrastare gli effetti dell’inquinamento sulla pelle

postato da Nicoletta Carbone il 24.03.2014
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Per proteggere la pelle del viso dall’inquinamento la cura quotidiana è di grandissima importanza. Occorre usare creme a base di antiossidanti, contenenti al tempo stesso filtri UV. Per eliminare le tossine, di sera, bisogna utilizzare prodotti a base di retinolo. È, inoltre, utile fare un paio di scrub a settimana. Lo scrub migliora la microcircolazione, sopprime lo strato di cellule morte, e rende la cute del viso più luminosa.

A cura del Prof. Antonino Di Pietro

Che lingua parla il tuo CV?

postato da Nicoletta Carbone il 21.03.2014
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L’altro giorno mi sono trovata a sostenere animatamente la mia posizione sulla lingua da usare per un profilo. La mia posizione è la seguente: in prima battuta i documenti – e qui mi riferisco al CV o a una lettera di marketing –  vanno scritti in Italiano. Il nostro Paese ha una lingua sua e una cultura sua – non siamo stati colonizzati dall’Inghilterra a differenza di altri Paesi nel mondo – quindi usiamo l‘Italiano.
Ci sono poi dei casi in cui è meglio produrre un CV anche in un’altra lingua:
• la richiesta del cv è fatta in un’altra lingua. Per esempio un annuncio scritto in inglese richiede sia la lettera di candidatura sia il cv, o eventuali altri documenti richiesti, nella lingua della richiesta, cioè l’inglese;
• durante un colloquio da parte di un head hunter (“cacciatore di teste”) viene proposta una posizione e viene richiesto il cv in inglese (o in altra lingua) per procedere con l’iter di selezione;
• l’azienda cui ci si propone direttamente ha l’Head Quarter in un altro Paese e noi ci riferiamo ad una persona / funzione residente in quel Paese: sarebbe meglio usare la lingua del Paese o la lingua più usata, che in molti casi nel mondo aziendale potrebbe essere l’inglese.
In generale quindi va usata la lingua delle richiesta non foss’altro che per una regola di buona educazione. L’inglese – pur se siamo nel business e se siamo in Europa – non è necessariamente la lingua di riferimento. Pensate a che effetto fa scrivere in Francia a un’azienda francese in inglese…
La lingua del cv non è solo questione di lessico!
Ogni Paese ha le sue regole e consuetudini. Non è semplice conoscerle dall’esterno, perciò nel caso in cui uno voglia cercare lavoro in un Paese diverso dall’Italia a volte si consiglia proprio di trasferirsi per una periodo in quel Paese e prendere contatti in loco, nonché documentarsi (questo si può fare preventivamente da casa usando almeno internet) sulle usanze relative alla selezione.
Faccio un paio di esempi:
• è noto un formato di cv detto “europeo”: in Italia non è il riferimento, non penso lo sia per gli altri Paesi europei;
• in Inghilterra si usa un formato in cui vengono evidenziati non solo i ruoli, ma anche i risultati. In Italia tale formato è consigliato, ma non è ancora largamente diffuso;
• nei Paesi di lingua tedesca si usa documentare tutto: non basta elencare gli studi e i diplomi, si deve produrre anche la documentazione che attesta il superamento di un certo esame (es. diploma, laurea). In più è buona norma procurarsi le referenze in lingua e produrle contestualmente alle candidature.
• In Isvizzera le situazione sono le più diverse: nella Svizzera tedesca e francese in cui ci sono sedi di aziende multinazionali, l’inglese è la lingua utilizzata sia per le selezioni, sia nei colloqui, sia nel lavoro quotidiano. Nella Svizzera tedesca è però risaputo che le posizioni di rilievo nelle aziende di rilievo richiedono il tedesco ad una livello di madrelingua o quasi;
• gli Stati Uniti sono un mondo a parte. Non si mettono le date, non si mettono le foto, … insomma si evitano tutte quelle informazioni che potrebbero indurre il pregiudizio o proprio le pari opportunità.
Che dire poi dei servizi di composizione del cv che si trovano su internet? In genere sono servizi di società a matrice anglofona che producono un risultato non solo in inglese, ma secondo formati tipici degli USA. Meglio fare lo sforzo di scrivere il Cv da sé o cercare servizi nella lingua e per il Paese in cui ci cerca il lavoro, Italia compresa.

A cura dell’ Ing. Cristina Gianotti

Emozioni di primavera

postato da Nicoletta Carbone il 19.03.2014
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Piccoli friccichii di gioia o di nostalgia che arrivano all’improvviso, senza apparente motivo. La primavera è anche questo, e può suscitare entusiasmo creativo in alcuni e tristezza rabbiosa in altri. Quali modificazioni delle emozioni possono verificarsi in primavera, e come possiamo utilizzarle per una crescita psicologica e affettiva? Proviamo a vederne alcune.
1) Felicità. Ad alcune persone basta la primavera per essere un po’ più felici. Avvertono una gagliardia stagionale ricorrente, che aspettano con ansia durante la lunga stagione invernale, e anche un umore più energico. Se apparteniamo a questa categoria ci può convenire godercela, ma se appare troppa dobbiamo stare attenti a non esagerare: accettiamo l’entusiasmo stagionale ma senza trasformarlo in ipomania. Per altri, invece, la primavera apre la via ad una sensazione depressiva: mentre tutto intorno fiorisce, queste persone si sentono ancora più spente, fuori dalle relazioni significative, più sole e diverse. Anche in questo caso, possiamo legittimare questo stato d’animo e ridimensionarne gli effetti, ad esempio condividendolo con altri significativi amanti dell’inverno e delle giornate corte, e continuando anche in primavera a cercare la “presenza di” e “l’armonia con” le persone che ci piacciono.
2) Tristezza. Alcuni vivono la primavera con una triste malinconia, per il sopraggiungere di ricordi di lontane passate primavere mitiche, magari idealizzate nel tempo. Se tendiamo alla tristezza malinconica, proviamo anche in questo caso a legittimare e ridimensionare, prendendoci anche bonariamente un po’ in giro. Se ci sentiamo diversi dagli altri, perché gli altri ci sembrano allegri e noi ci sentiamo avviliti, proviamo ad interferire deliberatamente sul nostro umore, auto-costringendoci a fare qualcosa che ci faccia uscire da quello stato mentale.
3) Rabbia. Altri sono particolarmente incavolati in primavera. In questo caso, cerchiamo di utilizzare la rabbia come un propellente, facendo quel che ci serve e quanto possiamo per migliorare la nostra situazione ma senza rimuginare a vuoto. E dopo aver dedicato massimo mezz’ora al giorno all’ipotesi di migliorare la nostra situazione economica, affettiva e relazionale, proviamo ad agire per goderci qualcosa nei nostri limiti attuali. Un pizzico di umorismo e di auto-ironia, anche in questo caso non guasta.
4) Paura. La paura dovrebbe servire a proteggerci dai pericoli, in teoria. Ma per alcune persone è talmente generalizzata che tutto suscita paura. La paura non fa sconti e se è troppa distrugge tutto quel che ci viene in mente di pensare o di fare. Anche in questo caso, possiamo fare i conti con la nostra paura, osservarne l’eventuale andamento ricorrente primaverile e non lasciarcene travolgere, con opportune operazioni mentali di ridimensionamento. Mentre invece, se la paura è ragionevole, ad esempio la paura di reazioni allergiche primaverili, se ne soffriamo, proviamo ad agire efficacemente subito, ad esempio non rimandando più la visita specialistica che ci servirebbe.
In tal modo, utilizzeremo efficacemente le emozioni anche in primavera, e potremo godercela il più possibile, compatibilmente con gli impedimenti parziali cui tutti siamo sottoposti.
Un libro-disco per saperne di più: Francesco Aquilar, Riconoscere le emozioni. Esercizi di consapevolezza e psicoterapia cognitiva (contiene il cd audio “Canzoni psicoterapeutiche”), Edizioni Franco Angeli.
A cura del Dott. Francesco Aquilar

La primavera in medicina cinese

postato da Nicoletta Carbone il 14.03.2014
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Come noto la medicina cinese classica è impregnato in ogni dove di analogia e di simbolismo. Come in questa stagione abbiamo un risveglio della natura analogamente  abbiamo un “risveglio” delle energie dell’ uomo.  In particolare il Qi (energia o soffio) deve passare dalle “zone invernali” del corpo umano (il bacino) a quelle “primaverili” (il torace) per essere poi nella successiva stagione estiva in alto, nella testa.Tutti questi passaggi “automatici” talvolta avvengono con difficoltà ed allora compaiono sintomi di cui l’ astenia (stanchezza) primaverile è un tipico esponente. Forse di tutte le “stagioni dell’ uomo” questa è quella in cui i movimenti energetici avvengono con maggiore difficoltà. Per questo la medicina cinese propone – ovviamente – anche una soluzione. Innnazitutto vi sono – in ogni stagione – punti di “tonificazione generale dell’ energia dell’ uomo” che hanno proprio lo scopo di regolare i movimenti energetici tipici. In questo caso i “punti stagionali” si trovano nella piega interdigitale fra il 4 ed il 5° dito (43 punto del meridiano della vescica biliare) e a livello della piega del ginocchio, sul suo lato interno (8 punto del meridiano del Fegato) . Il massaggio su questi 2 punti (sul 43 VB con pinzamento e rilasciamento per 30 secondi e su 8 F con rotazioni orarie rapide per 1 minuto) possono concorrere efficacemente al riequilibrio energetico ed alla eliminazione dei sintomi (astenia, sonnolenza mattutina, difficoltà di concentrazione, stipsi ecc) tipici del periodo. Il tutto può essere coadiuvato da altre proposto terapeutiche. Fra queste ricordiamo la fitoterapia. Il tarassaco che nella tradizione occidentale è parte integrante della cosiddetta “cura depurante primaverile” è, probabilmente, l’esponente essenziale. Così una tisana (ma è possibile ovviamente altre formulazioni come tinture madri o estratti fluidi ad esempio) di tarassaco (50 %), cardo mariano (30 %) e angelica archangelica (20 %) potrebbe essere un efficace aiuto.Anche l’alimentazione è importante. In questa stagione in cui l’orto ricomincia a proporre i suoi frutti ricordiamo l’importanza delle diverse verdure e dei cereali specialmente al mattino. Andrebbero invece limitati i prodotti animali di maggior impegno digestivo (grassi ed anche eccesso di proteine). Infine un brevissimo accenno all’ attività sportiva come valido alleato dell’agopuntura e delle  altre tecniche accennate. Il “risveglio muscolare primaverile (i muscoli nella tradizione energetica sono associati al fegato che è proprio l’organo di questa stagione) deve essere graduale, progressivo, accumpagnato non solo da contrazioni muscolari (tipici della corsa e di altri sport aerobici) ma preceduto e seguito – in questa stagione in particolare – da esercizi di allungamento (stretching) sulla muscolatura posturale in particolare e più in generale su tutta la muscolatura del corpo.

A cura del Dott. Maurizio Corradin

Per una dolce rasatura…

postato da Nicoletta Carbone il 12.03.2014
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Per prevenire fastidi e irritazioni causati dalla rasatura è consigliabile seguire un piccolo accorgimento. Prima della rasatura, è utile eseguire delle spugnature con un panno caldo ed umido. Quest’azione serve ad ammorbidire i peli, evitando così il pericolo di irritazioni.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro

Prevenire l’Alzheimer con il fitness della mente

postato da Nicoletta Carbone il 10.03.2014
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Mens sana, in corpore sano. Già duemila anni fa Giovenale aveva compreso la stretta correlazione tra mente e corpo; un rapporto che, nel tempo, è stato confermato anche da numerosi studi e che ormai è dato per assodato dalla comunità scientifica e medica.
Infatti, è stato provato che mantenere il corpo in salute con uno stile di vita sano ha effetti benefici anche sulla mente.
Il Dr. Paul Nussbaum della University of Pittsburgh School of Medicine ha confermato nel corso dei suoi studi come sia possibile preservare la salute del cervello, e quindi prevenire malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, attraverso un preciso programma di fitness mentale che preveda, prima di tutto, una quotidiana attività fisica aerobica (per esempio, camminare) per aumentare il flusso di sangue al cervello.
Il fitness mentale prevede anche una corretta alimentazione che includa cibi ricchi di acidi grassi omega-3, come pesce azzurro e noci, di antiossidanti e vitamine.
In un programma di fitness mentale sono comprese anche delle buone pratiche con un impatto positivo sul cervello. Prima di tutto, bisogna stimolare la corteccia cerebrale attraverso delle attività mentali e costruttive, come leggere un libro, costruire un oggetto, studiare una nuova lingua o fare un passatempo mai provato prima. Si mantiene attiva la mente anche attraverso la socializzazione, trascorrendo il proprio tempo con altre persone. Infine, è importante coltivare la propria spiritualità, attraverso la meditazione e la riflessione, per rallentare giornalmente il proprio ritmo e ridurre lo stress.

A cura del Dott. Filippo Ongaro

Tempo uguale vita

postato da Nicoletta Carbone il 06.03.2014
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La vita è davvero bizzarra. Negli ultimi giorni ne ho avuto la prova per l’ennesima volta. Il tempo passa. Le nostre figlie crescono a vista d’occhio. Basta non vederle per cinque giorni per notare un grande cambiamento. I miei capelli grigi mi ricordano che gli anni scorrono.
Siamo tutti sempre a pianificare, a creare un futuro migliore, a crescere. Nella nostra famiglia negli ultimi anni abbiamo molte soddisfazioni e ci prendiamo sempre più tempo per noi. Abbiamo capito che il tempo perso, soprattutto quello sprecato, non torna. Quello ben speso, invece, torna in bei ricordi o in boomerang che ti portano cose straordinarie.
Non so se una vita basta. A volte penso di sì, altre di no. Nello stesso tempo, ricordare che il tempo passa, può essere utile. Forse ti può aiutare a non rimandare alcune cose.
Conosco troppe persone che rimandano di dire: “ti voglio bene” oppure “mi dispiace”.
Conosco troppe persone che sprecano tempo ed energie in litigi inutili, magari con persone poco utili.
Conosco troppe persone che buttano via ore e ore a distrarsi da una vita poco soddisfacente facendo cose che servono a poco.
Conosco troppe persone che, forse per paura o pigrizia, rimandano decisioni importanti e si accontentano di una vita che non è la loro.
Senza stravolgere troppo, mantenendo gli impegni e le promesse che hai fatto, cosa potresti fare per perdere meno tempo, vivere meglio e goderti di più la vita?
C’è qualcuno a cui dovresti dire: “ti voglio bene” oppure “mi dispiace”?
Se sì, fallo subito, non aspettare.
A cura di Claudio Belotti, Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

    www.aipcos.org





    Claudio Belotti


    Coach

     

    www.claudiobelotti.it





    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

    www.assomensana.it





    Alessandra Rigoni


    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






    Dott. Luca Avoledo


    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

    www.lucaavoledo.it

     

    www.studiodinaturopatia.it





    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

    www.studiorinaldi.com





    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

    www.marcotemporin.it





    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

    www.spazioshanti.org





    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






    Andrea Fratter


    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

    www.raffaellacicogna.com





    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
    artigianeide.wordpress.com





    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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