Prevenire i funghi della pelle

postato da Nicoletta Carbone il 26.02.2014
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I funghi della pelle si possono innanzitutto evitare attraverso una corretta igiene. Dopo una sudorazione abbondante o dopo l’attività sportiva è bene fare una doccia con detergenti non troppo aggressivi per non alterare le difese naturali della cute. Occorre inoltre asciugarsi con cura per rendere l’ambiente meno adatto alla diffusione dei funghi.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro

Il pudore di dire: “Ti voglio bene”

postato da Nicoletta Carbone il 19.02.2014
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Il sentimento di pudore rappresenta il legittimo desiderio di nascondere qualcosa a scopo protettivo: del corpo, della sessualità, dello spirito o dei princìpi. E’ collegato ad un senso di riserbo personale, ad un atteggiamento discreto e riservato dell’animo e anche al rispetto verso un principio a cui non si può derogare (Sebastiani, 2013), e come tutti i sentimenti auto-protettivi svolge una fondamentale funzione nelle relazioni sociali, sia in quelle superficiali che in quelle intime. Tuttavia, in alcune situazioni, rischia di essere troppo forte ed eccessivo, e a volte inibisce l’espressione di sentimenti di affetto che potrebbe essere importante dichiarare.

Proviamo a fare un semplice esercizio: domandiamoci quali sono le persone alle quali vogliamo molto bene, e domandiamoci anche da quanto tempo non glielo diciamo, se gliel’abbiamo mai detto. Come sempre per gli esercizi che propongo, conviene farlo per iscritto, rubando dieci minuti di tempo al nostro abituale routinario agire rimpinzato di impegni, necessari o pretestuosi che siano. Probabilmente, scriveremo una decina di nomi, incluso qualche parente stretto, qualche amico, magari un mentore, il o la partner romantica. Poi, vediamo cosa viene fuori sulla questione tempo: da quanto tempo non glielo diciamo. E proviamo a immaginare di dirglielo. E’ naturale che il pudore nel raccontare i propri sentimenti protegga da alcuni rischi: 1) il sospetto, nell’altro, che ci sia un interesse materiale dietro; 2) l’abuso di dichiarazioni sentimentali sdolcinate, che farebbero perdere importanza alla frase “ti voglio bene” o nel caso del partner “ti amo”, rendendola una commerciale sciocchezza se troppo ripetuta; 3) la legittima vergogna di mostrare i propri sentimenti forti e delicati; 4) il timore di essere presi in giro, ridicolizzati, accusati di essere scemi, oppure di ricevere un rinfacciamento inaspettato a sorpresa in risposta (“è perché mi vuoi bene, che hai agito così male verso di me in questa o in quest’altra occasione?”); 5) nelle situazioni romantiche, anche il timore di ricevere in risposta: “Perché mi dici che mi ami, non mi hai forse sposato? Quindi è logico e sottinteso che mi ami”, mentre invece non è né logico né sottinteso per niente!

Quando facciamo una dichiarazione che viola in qualche modo il pudore affettivo (molto diverso da quello corporeo), inoltre, possiamo provare imbarazzo e vergogna, possiamo arrossire o sentire il respiro bloccato per qualche momento.  In qualche modo il pudore segnala sempre, in tutte le sue forme, un mettersi a nudo, e rischiare che l’altro utilizzi questo nostro scoprirci per colpirci.

A questo punto, prima di dire davvero “ti voglio bene” a coloro per i quali proviamo questo sentimento, potremmo giocare a disegnare un fumetto-test della situazione (anche se non siamo bravi con la matita), e a scrivere nei fumetti (nostro e dell’Altro Significativo) la nostra dichiarazione di affetto e la possibile risposta dell’altro. E nel caso in cui, nella nostra immaginazione, l’Altro Significativo superasse il test, possiamo forzarci un po’ a dirglielo: tanto, se va bene, saremo contenti (noi e l’Altro); e se va male, avremo solo capito che il pudore dell’Altro è troppo forte per poter accettare il nostro affetto, almeno a parole. Se poi l’Altro ci dimostrasse che non siamo stati invece capaci di mostrarlo con i fatti, allora forse potremmo anche correggere in positivo il nostro comportamento. Gli affetti sono il carburante della nostra vita: nutrirli, svilupparli e imparare a saperli mostrare, ci può aiutare a sentirci più energici e sereni.

Per saperne di più:
-Aquilar F. (2013), a cura di, Parlare per capirsi. Strumenti di psicoterapia cognitiva per una comunicazione funzionale, Franco Angeli, Milano.
-Sebastiani A. (2013), “Pudore” tra lingua, culture e retoriche, Griseldaonline.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

Arrabbiature e frustrazioni

postato da Nicoletta Carbone il 17.02.2014
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Mi capita spesso di arrabbiarmi. Più spesso di quanto ti aspetteresti da un Coach.
Lo so, dovrei usare il “vocabolario trasformazionale” e dire che mi capita di “essere seccato”, ma sarebbe una bugia. Molto spesso è frustrazione, tante volte è proprio rabbia.
Nasce dal mio desiderio di voler che le cose vadano come vorrei. Dalla volontà di avere tutto adesso, senza aspettare. Dall’utopia di poter interagire sempre con persone che, come me, cercano di impegnarsi a fare del loro meglio.
È uno dei tanti miei difetti, a volte mi stacco dalla realtà e vivo nella mia testa.
E allora per non scoppiare devo fermarmi. A volte medito, altre faccio un po’ di attività fisica, o altre cose per rilassarmi e spegnere il mulinello cerebrale.
È normale, lo so.
La quasi totalità dei miei clienti di Coaching hanno la stessa “sindrome”. È tipica di chi vuole crescere, migliorare e vivere bene. È quel bellissimo vizio di vedere le cose come potrebbero essere, e non come sono.
Però la frustrazione arriva e mandarla via non è sempre facile, nemmeno con tutte le tecniche di PNL o Coaching che conosco.
Mi capita (lo so che non capita e che lo faccio io ma lasciamelo dire), mi viene, dicevo, questa impazienza, questa bassa tolleranza a sopportare certe situazioni e certe persone, che faccio fatica a gestire.
Ieri sono stato per qualche minuto in piedi al bancone di un bar, volevo bere un caffè. Il titolare alla cassa si faceva i fatti suoi e i due baristi hanno gettato lo sguardo veloce su di me. Nessun saluto, nessun cenno, nulla. Ho pensato fossero presi e ho aspettato. Poi l’attesa è diventata lunga e il mio caffè l’ho preso altrove.
Sono troppo impaziente?
Forse sì e allora ho studiato chi è più bravo di me. Ecco cosa fa, se come me a volte entri in questi stati di frustrazione, fai le stesse cose.
1.  Ricordati che non sono tutti come te. Fai un bel respiro e, se è il caso, vai altrove cambia aria. Se devi calmarti trova il modo di farlo e basta. Voler migliorare le cose è bello, ci vuole tempo e non sempre calcoli quanto ci vuole correttamente, valuta la possibilità che forse hai troppa fretta.
2.  Ricordati il tuo scopo. Come sai, per me, è alla base di tutto. Cosa stai facendo? E soprattutto, perché lo stai facendo? Se hai uno scopo davvero importante sai che ci vuole anche un po’ di pazienza. Lo dice anche Yoda.
3.  Usa la frustrazione come benzina per motivarti, non come veleno per inacidirti. Essere insoddisfatti può portarti alla rabbia o alla voglia di fare (essere, avere, cercare, costruire, diventare e così via) meglio. Esci dal bar, dove non meritano il tuo euro, e vai altrove ma senza arrabbiarti come ho fatto io, non ne vale la pena.
Le emozioni negative sono utili, oltre che umane, quindi impossibili da evitare sempre. Utilizzale per crescere e imparare. Subirle è dannoso, reprimerle impossibile e stupido.
Ascolta il loro messaggio. A volte è un messaggio importante. Nel mio caso, per esempio, mi dicono che non ho calcolato bene i tempi, o le possibilità. Mi aspetto qualcosa di troppo e subito.Lo stesso Richard Bandler dice spesso che: “la delusione richiede una buona pianificazione”. L’Universo ha bisogno di tempo per realizzare i tuoi piani. A volte non è pronto Lui e ti fa aspettare, altre sa che non sei pronto tu e allora ritarda tutto per il tuo bene. Noi non sappiamo perché lo fa, ecco perché ti arrabbi, ecco perché mi arrabbio.

A cura di Claudio Belotti, Coach

Il ritmo respiratorio adatto al sonno e al rilassamento

postato da Nicoletta Carbone il 11.02.2014
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A proposito delle tecniche respiratorie, emerge da tutti i testi classici dello Yoga che un respiro “incolto”, ovvero incontrollato, disordinato, vittima degli stati d’animo più diversi e talora sopraffatto da emozioni inimmaginabili, non giova alla salute del muscolo cardiaco né a quei momenti di riposo indispensabili per una lunga vita , attiva e gioiosa.

Alludo dunque al sonno riparatore, nel senso pieno del termine, da cui ci si risveglia al mattino contenti e attivi, e a quei periodi di riposo (5-10 minuti) cui dovremmo ricorrere nell’arco delle nostra giornate, per ridurre l’affaticamento di un’attività fisica esagerata o di un gravoso impegno intellettuale ed emozionale. Questo vale per tutte le categorie sociali, tanto per il camionista che ogni giorno si sobbarca la traversata del Paese con tutti i rischi e le difficoltà di autostrade intasate e in condizioni atmosferiche imprevedibili, quanto per il chirurgo che giornalmente opera, attento e responsabile come la sua coscienza richiede,e talvolta su pazienti difficili a cui si dedicano interventi di 7-8-12 ore…

Come si regge  questa vera fatica?
Stabilendo un ritmo respiratorio che deve essere accolto poco per volta ma con determinazione e costanza fino a riconoscerlo come “nostro amico, collaboratore e prezioso strumento di vita”. In breve, dobbiamo abituarci ad rintanarci in un uno spazio mentale  che corrisponda a uno spazio fisico(la nostra camera da letto o un angolo del nostro studio o un limitato ma silenzioso dehor) e li, seduti comodamente per terra,con l’aiuto di un cuscino o di una coperta arrotolata, dedicarci all’osservazione del nostro respiro. Sarà, per un neofita, una bella, curiosa esperienza osservare il respiro che entra ed esce, spontaneamente, liberamente, senza alcuna induzione esterna. Obbedendo a una Legge universale che l’inspiro che porta la Vita,  l’espiro che la porta fuori dal nostro involucro corporeo…e poi si continua così, come succede dal momento della nostra nascita. Si viene al mondo con un inspiro – e talvolta con  un grido o un pianto- e si lascia definitivamente il corpo con un espiro, l’ultimo. In quel lasso di tempo che va dalla nostra data di nascita alla nostra data di morte, vale la pena di “incontrare questo respiro ideale”che coincida con il massimo rilassamento interno possibile. Ritorniamo dunque all’osservazione del respiro spontaneo per poi passare alla sua educazione. Ad occhi chiusi, la fronte serena, la mente vuota, iniziamo a contare i tempi del respiro:immaginiamo 3 tempi di inspiro e poi 3 tempi di espiro (qualcuno potrà avere  da subito tempi più lunghi) poi passiamo a 4- 4-poi 5-5 e così via. Senza fretta ma costantemente, ogni giorno. La respirazione è solo ed esclusivamente attraverso il naso. Dopo circa una settimana inizieremo ad espirare raddoppiando i tempi: ad esempio 3 tempi di inspiro e 6 di espiro,4-8,5-10  e così via…
Non vi sfuggirà che, durante le lunghe espirazioni, la fatica, le tensioni, le emozioni tenderanno a ridursi e voi vivrete quelle espirazioni con immenso piacere e totale abbandono. E sarà sempre meglio.

Un’esperienza davvero gratificante che vi permetterà di riposare pienamente durante il giorno pur nel mezzo del vostro lavoro, e di incontrare subito il sonno andando verso la notte.

A cura di Lisetta Landoni

Imparare a “dissetare” la pelle

postato da Nicoletta Carbone il 07.02.2014
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Per avere una pelle in salute occorre innanzitutto idratarla in modo corretto. La cute è infatti costituita per il 70% da acqua, che rappresenta perciò un elemento di grande importanza per la sua bellezza. Un’adeguata idratazione viene garantita, assumendo circa due litri e mezzo di liquidi al giorno. Si deve, perciò, bere almeno un litro e mezzo di acqua, da integrare con centrifugati di verdura, succhi di frutta fresca e tisane.

A cura del Dott. Antonino Di Pietro

Quando la cottura va controllata

postato da Nicoletta Carbone il 04.02.2014
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La cottura è lo strumento attraverso cui si alterano alcune proprietà di un alimento. In molti casi determina dei vantaggi (maggiore assimilabilità di alcune sostanze, riduzione della carica batterica, eliminazione di alcuni elementi tossici), ma in altri determina modifiche del cibo che possono invece essere dannose. Le più semplici cui pensare sono quelle legate alla denaturazione di alcune sostanze vitali e quelle dovute alla dispersione delle vitamine idrosolubili quando si usi l’acqua per preparare una verdura, buttandola poi via a fine cottura.

Meno note sono le trasformazioni sugli oli (che cambiano la loro struttura trasformando anche un ottimo olio di oliva extravergine, una volta cotto ad alta temperatura, in un grasso modificato) e sugli amidi.

Particolarmente colpite dalla trasformazione di Maillard (che modifica alcuni aminoacidi presenti nei cereali) sono le patate, e in modo ancora più intenso le patate fritte, sebbene anche i cereali e il pane ne arrivino a patire gli effetti. Con la cottura degli amidi, in modo progressivamente crescente con l’aumento della temperatura, si crea una sostanza che si chiama acrilamide che non sta simpatica a nessuno. Infatti si tratta di un prodotto neurotossico con azioni mutagene molto ben chiarite negli animali. Insomma, meno se ne mangia e meglio è. Nell’ordine, possiamo dire che il massimo contenuto lo si ritrova nelle patatine fritte in sacchetto, poi nelle patate fritte nell’olio, poi nei cereali tostati e scaldati e in minima misura anche nel pane. In termini di concentrazione, secondo la Swedish National Food Administration, l’acrilamide presente nel pane è 250 volte minore di quella presente nelle patatine in sacchetto.

Questo spiega forse la saggia cautela popolare che per molti anni ha posto alcune critiche all’abuso di «patatine fritte» in sacchetto, e il buon senso comune che ha sempre puntato il dito sulle patate fritte (anche se preparate a casa propria), per il possibile eccesso di grassi cotti e di sale. Ora sappiamo che il buon senso aveva una sua motivazione razionale.

La frittura è una delle forme di cottura che consente di sviluppare le temperature più alte, e infatti i cibi fritti sono quelli che alla fine hanno il maggiore contenuto di acrilamide dopo la cottura. Per dare una idea della incertezza che regna nel mondo scientifico, si trovano articoli che minimizzano i rischi della acrilamide, ritenendola connessa solo con le alte temperature, ed altri che ne confermano invece gli effetti nocivi. Il suggerimento pratico, che diamo a tutti i nostri lettori (e ascoltatori) è quello di limitare il consumo sistematico  e quotidiano degli “alimenti incriminati” e cuocere comunque le patate e più in generale i cibi con un’elevata percentuale di amido, a temperature inferiori ai 150 °C. Si possono ad esempio preparare le patate bollite, aggiungendo poi olio crudo come condimento, o al forno (oggi esistono forni con capacità di mantenere temperature più basse, dando una “grigliatina” finale), e preparare i pop-corn usando per un tempo breve un calore controllato (microonde ad esempio), facendo meno ricorso al contatto con l’olio cotto.

A cura del Dott. Attilio Speciani

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

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    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

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    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

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    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

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    Claudio Belotti


    Coach

     

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    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






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    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

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    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

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    Daniele Belloni


    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

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    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






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    Ricercatore, Cosmetologo ed esperto di Nutraceutica
    Docente presso la Scuola Internazionale di Medicina Estetica, SIME di Roma e presso il Corso di Perfezionamento in Farmacia e Farmacologia Cliniche dell’Università di Padova






    Dott.ssa Adele Sparavigna


    Dermatologa a Milano e Monza
    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

    www.adelesparavigna.it





    Raffaella Cicogna


    Body&Mind Coach

     

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    Carlo Cazzaniga


    Artigiano - Artista

     

    https://cutcarlocazzaniga.net/
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    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

    www.adasfidasparma.it


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