Eruzioni improvvise della pelle: che fare?

postato da Nicoletta Carbone il 20.12.2013
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Può capitare a chiunque  che la pelle – in qualsiasi parte del corpo, ma spesso sul viso  all’improvviso si arrossi, o si chiazzi, o si riempia di papuline o pustoline rosate o scarlatte, e che pruda, dia fastidio, si “faccia sentire”.
Qualsiasi organo del nostro corpo che sta bene, che funziona perfettamente, sta lì, e silenziosamente svolge le sue funzioni senza, appunto, farsi sentire. Chi non ha problemi non sente il cuore che pompa, il fegato che lavora, i polmoni che respirano. Così succede alla pelle: quando sta bene, non ci si accorge nemmeno di averla, non ci si fa caso. Ogni tanto la pelle, per i motivi più diversi, va in tilt, e allora si fa sentire e si fa – a differenza di altri organi – “vedere” in tutte le sue magagne.
Magagne che danno fastidio non solo per i sintomi che fanno provare (prurito, bruciore, pizzicore), ma anche dal punto di vista estetico.
Queste improvvise eruzioni possono essere causate da allergie a farmaci, a alimenti o a sostanze venute in contatto con la pelle (come cosmetici e piante), oppure da semplici irritazioni, oppure, specie nei mesi estivi, alla sudorazione. Talvolta, più raramente di quanto si creda, sono legate a infezioni (soprattutto nei bambini), o a squilibri della flora cutanea. In alcuni casi le cause possono essere di origine psicosomatica (ma attenzione: prima di definire una qualsiasi eruzione cutanea “psicosomatica” è indispensabile escludere le possibili cause organiche, senza dimenticare che cause organiche e cause psichiche spesso si abbracciano tra di loro).
Che cosa deve fare chi si scopre una improvvisa ed inaspettata eruzione?  Il sistema migliore per risolverla è andare a monte, e avere una diagnosi: cioè sapere esattamente che cosa si ha, e perchè.  Ma in attesa di una visita medica o dermatologica (chissà come mai, queste eruzioni arrivano nei momenti meno opportuni…), come comportarsi?
La prima e più importante regola è evitare di applicare la prima crema che si trova: da un lato può peggiorare la situazione, dall’altro può cronicizzarla, da un terzo quando si arriva finalmente all’osservazione del medico l’eruzione è talmente “pasticciata” che il medico non può capire o distinguere.
La cosa migliore è non fare…nulla. Lavarsi solo con acqua (meglio minerale) e sapone neutro da toeletta privo di profumazioni, e applicare acqua termale spray lenitiva. Null’altro. In caso di prurito, il semplice ghiaccio allevia molto. Infine, è bene, se l’eruzione è sul viso, evitare qualsiasi tipo di cosmetico o di trucco, e, se l’eruzione è sul corpo, fare dei bagni tiepidi di amido.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri

Il ritmo respiratorio adatto al sonno e al rilassamento

postato da Nicoletta Carbone il 18.12.2013
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A proposito delle tecniche respiratorie, emerge da tutti i testi classici dello Yoga che un respiro “incolto”, ovvero incontrollato, disordinato, vittima degli stati d’animo più diversi e talora sopraffatto da emozioni inimmaginabili, non giova alla salute del muscolo cardiaco né a quei momenti di riposo indispensabili per una lunga vita , attiva e gioiosa. Alludo dunque al sonno riparatore, nel senso pieno del termine, da cui ci si risveglia al mattino contenti e attivi, e a quei periodi di riposo (5-10 minuti) cui dovremmo ricorrere nell’arco delle nostra giornate, per ridurre l’affaticamento di un’attività fisica esagerata o di un gravoso impegno intellettuale ed emozionale. Questo vale per tutte le categorie sociali, tanto per il camionista che ogni giorno si sobbarca la traversata del Paese con tutti i rischi e le difficoltà di autostrade intasate e in condizioni atmosferiche imprevedibili, quanto per il chirurgo che giornalmente opera, attento e responsabile come la sua coscienza richiede,e talvolta su pazienti difficili a cui si dedicano interventi di 7-8-12 ore…

Come si regge  questa vera fatica?
Stabilendo un ritmo respiratorio che deve essere accolto poco per volta ma con determinazione e costanza fino a riconoscerlo come “nostro amico, collaboratore e prezioso strumento di vita”. In breve, dobbiamo abituarci ad rintanarci in un uno spazio mentale  che corrisponda a uno spazio fisico(la nostra camera da letto o un angolo del nostro studio o un limitato ma silenzioso dehor) e li, seduti comodamente per terra,con l’aiuto di un cuscino o di una coperta arrotolata, dedicarci all’osservazione del nostro respiro. Sarà, per un neofita , una bella, curiosa esperienza osservare il respiro che entra ed esce , spontaneamente, liberamente, senza alcuna induzione esterna. Obbedendo a una Legge universale che riguarda proprio tutti:ricchi e poveri, bianchi, neri e gialli….l’inspiro che porta la Vita, l’espiro che la porta fuori dal nostro involucro corporeo…e poi si continua così, come succede dal momento della nostra nascita.Si viene al mondo con un inspiro –e talvolta con  un grido o un pianto- e si lascia definitivamente il corpo con un espiro, l’ultimo. In quel lasso ti tempo cha va dalla nostra data di nascita alla nostra data di morte,vale la pena di “incontrare questo respiro ideale”che coincida con il massimo rilassamento interno possibile.

Ritorniamo dunque all’osservazione del respiro spontaneo per poi passare alla sua educazione .

Ad occhi chiusi, la fronte serena, la mente vuota, iniziamo a contare i tempi del respiro:immaginiamo 3 tempi di inspiro e poi 3 tempi di espiro (qualcuno potrà avere  da subito tempi più lunghi)poi passiamo a 4- 4-poi 5-5 e così via. Senza fretta ma costantemente, ogni giorno.La respirazione è solo ed esclusivamente attraverso il naso.
Dopo circa una settimana inizieremo ad espirare raddoppiando i tempi:ad esempio 3 tempi di inspiro e 6 di espiro,4-8,5-10  e così via…
Non vi sfuggirà che ,durante le lunghe espirazioni,la fatica, le tensioni, le emozioni tenderanno a ridursi e voi vivrete quelle espirazioni con immenso piacere e totale abbandono. E sarà sempre meglio. Un’esperienza davvero gratificante che vi permetterà di riposare pienamente durante il giorno pur nel mezzo del vostro lavoro, e di incontrare subito il sonno andando verso la notte.

A cura di Lisetta Landoni

Che cosa si sa delle sigarette elettroniche?

postato da Nicoletta Carbone il 16.12.2013
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È vero che…

…il vapore elettronico fa meno male alla salute perché non c’è combustione e quindi neppure l’esposizione alle più di 4000 sostanze, di cui molte tossiche e cancerogene, liberate dal fumo della sigaretta tradizionale

…possono aiutare a smettere di fumare perché gratificano consentendo la gestualità e, nel caso in cui contengano nicotina, aiutano anche a superare l’astinenza fisica

…sono riportati casi di intolleranza al vapore emanato, soprattutto nei soggetti asmatici o con particolare suscettibilità polmonare

…gli ex fumatori e chi non ha mai fumato è meglio che non la utilizzino

…le donne incinte non possono usare le sigarette elettroniche, neppure quelle senza nicotina

È falso che…

…le sigarette elettroniche sono tutte uguali: differiscono per prezzo, dimensioni, sistema di funzionamento dell’erogatore, disponibilità di aromi; alcune marche prevedono anche la presenza di nicotina nelle cartucce, altre no

…il vapore prodotto è completamente innocuo: numerosi studi scientifici sono in corso per accertare se e quanto possano essere dannose le sostanze contenute nel liquido delle cartucce

…chiunque può utilizzare le sigarette elettroniche: ne è vietata la vendita ai minori di 18 anni

…si può accenderle ovunque: recentemente è stato introdotto in Italia il divieto di utilizzo in tutti gli edifici scolastici, anche per gli adulti

…si può usarle per sempre: non ci sono ancora sufficienti certezze sulla loro sicurezza nell’uso a lungo termine.

A cura del Dott. Roberto Boffi (Pneumologo) e della Dott.ssa Elena Munarini (Psicologa), Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

Come curare la couperose in dieci mosse

postato da Nicoletta Carbone il 13.12.2013
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1) Al mattino, dopo la detersione e l’abituale crema o fluido per il viso, applicare, specie su guance e naso, un fattore di protezione solare totale (in caso di esposizione al sole al mare, in campagna, in montagna), del tipo oil free (privo di olii) se la pelle è mista o tendente alla seborrea,  oppure è possibile applicare il trucco (che ha comunque un ruolo protettivo).

2) Ogni sera, dopo la detersione, applicare creme o fluidi (sempre privi di olii in caso di pelle mista o lucida) contenenti sia sostanze antiossidanti (vitamina C, vitamina E, per esempio), sia sostanze  in grado di lenire i rossori (aloe, escina, centella, acido glicirretico, alfa bisabololo, ossido di zinco).fa bisabololo, ossido di zinco, meliloto, etc).

3) Assumere per bocca integratori a base di vitamina C, di mirtillo, di ribes nero, di ginko-biloba

4) Durante le esposizioni solari, spruzzare spesso sul viso, e sempre ad ogni rinnovo di crema protettiva, acqua termale spray, dall’azione rinfrescante e calmante per la cute.

5) Al mare, in montagna, o in caso di sport all’aperto, applicare almeno ogni ora su guance e naso una crema ad alta protezione, meglio se dotata anche di azione antiossidante. Per comodità, tenersi anche uno stick a protezione totale, d’uso semplice e comodo anche durante lo sport.

6) Dopo una giornata di sole e calore, fare, sul viso deterso, una maschera a base di aloe o di hamamelis (o di altre sostanze dall’azione lenitiva ), da sciacquare con acqua tiepida dopo 20-30 minuti.

7) Evitare, nei mesi estivi prodotti e trattamenti potenzialmente irritanti, come peeling, gommage, scrubs o cosmetici a base di alfa o betaidrossiacidi.

8) Se si desidera apparire abbronzate/i, ricorrere tranquillamente agli autoabbronzanti, che non danneggiano il viso.

9) Attenzioni agli occhiali da sole con le lenti specchiate, perchè riflettono i raggi solari proprio su naso e zigomi.

10) Ideale, infine, l’uso di un berretto con visiera antisolare.

A cura della Dott.ssa Riccarda Serri

Un concentrato di vitamina C naturale

postato da Nicoletta Carbone il 11.12.2013
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E’ importante con l’arrivo delle stagioni meno favorevoli, come quelle autunnali e invernali, avere molta cura di se stessi. E’ di primaria importanza aumentare le proprie difese immunitarie, o meglio la propria capacità di resistere ad agenti esterni come le malattie da raffreddamento Una abitudine oramai consolidata è quella di assumere una buona dose di Vitamina C. Acerola e rosa canina sono piante che ne contengono in grande quantità utili nella prevenzione dei malanni invernali. E’ importante con l’arrivo delle stagioni meno favorevoli, come quelle autunnali e invernali, avere molta cura di se stessi. E’ di primaria importanza aumentare le proprie difese immunitarie, o meglio la propria capacità di resistere ad agenti esterni come le malattie da raffreddamento Una abitudine oramai consolidata è quella di assumere una buona dose di Vitamina C. Acerola e rosa canina sono piante che ne contengono in grande quantità utili nella prevenzione dei malanni invernali.


A cura del Dott. Marco Temporin

La comunicazione dei medici: scienza e speranza

postato da Nicoletta Carbone il 09.12.2013
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In Italia la comunicazione scientifica inizia solo oggi a essere una materia di studio: finora è stata una quasi-disciplina nata dall’evidenza di comunicazioni efficaci, da figure che, dotate di talento naturale, hanno attirato l’attenzione e guadagnato la fiducia di un grande numero di pazienti. I grandi comunicatori hanno plasmato su se stessi il progresso del rapporto medico-paziente: anni fa, quando l’argomento cancro era un orrore da rimuovere e nascondere, la comunicativa dirompente di Umberto Veronesi ha disarticolato il tabù della malattia e avviato un processo di assoluta rivoluzione i cui risultati si apprezzano forti e chiari ai giorni nostri.

Umberto Veronesi ha comunicato la malattia tumorale come “guaribile” e ha, per questo, abbassato il livello di rifiuto e rimozione di fronte all’ipotesi di ammalarsi, conquistando adesioni alle strategie di prevenzione e motivando le donne a una maggiore attenzione a se stesse. “Se posso guarire ho un motivo valido per prendermi cura di me”: se il tumore non è più (necessariamente) un destino nefasto vale la pena di sottoporsi allo stress degli esami di diagnosi precoce e, in caso di tumore, alle cure proposte dai medici. Vale la pena perché si può guarire. Offrire le informazioni scientifiche insieme alla speranza: è il segreto della Veronesi-comunicazione.

La sacrosanta tutela dei diritti individuali ha provocato, come era inevitabile che accadesse, un aumento notevole dei contenziosi con i medici: da pazienti, abbiamo più coscienza di ciò che possiamo chiedere e dovremmo ottenere, e sempre meno timore reverenziale se qualcosa sembra non funzionare. Le cause legali a carico dei medici hanno portato alla nascita di una medicina che si definisce “difensiva”, la cui comunicazione chiara o iper-chiara ha la finalità di preservare il più possibile il medico da grane legali; si descrive minuziosamente al paziente ciò che accade e accadrà ponendo l’accento sui possibili fallimenti, sugli effetti collaterali probabili o improbabili, sulle percentuali di insuccesso. Si evita consapevolmente di generare eccessiva speranza perché timorosi che l’eventuale disintegrarsi di tale speranza possa significare una successiva denuncia-querela.

Sarebbe necessario un equilibrio: il medico prenda su di sé la responsabile di una medicina che non sia difensiva e abbia cura della speranza come parte della terapia e il paziente accetti di informarsi presso le fonti realmente autorevoli e credibili (in internet si trova troppo, anche follie pericolose) in modo da giungere più preparato al confronto con il medico. L’argomento è la vita!

A cura del Prof. Alberto Luini

Parlare per capirsi, parlare per litigare o parlare a vanvera?

postato da Nicoletta Carbone il 06.12.2013
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Viviamo in una società della comunicazione senza ascolto. Tanti parlano, non solo nella vita reale ma anche continuamente su Internet. In risposta, pochi li ascoltano davvero. E anche quando li ascoltano, non sempre comprendono quello che il parlante voleva dire, perché spesso l’ascolto, se c’è, è distratto; oppure precede maldestramente il capire all’incontrario.  Come possiamo fare allora, non solo per difenderci da questa alluvione di comunicazione spesso inutile, ma anche per preservare e migliorare la comunicazione personale che invece ci interessa? Come possiamo evitare di parlare per litigare, e in che modo possiamo mettere i “litigatori professionisti” in condizione di non nuocere? Come possiamo evitare noi stessi di parlare a vanvera e come possiamo limitare i fastidi derivanti dai “parlatori a vanvera”? Proviamo a descrivere alcune possibilità:

1.      CONSAPEVOLEZZA DI SE’. Al primo posto, possiamo chiederci: “Com’è essere me in questo periodo della mia vita?”; e anche: “A chi vorrei raccontare, veramente, com’è essere me?”.

2.      CONSAPEVOLEZZA DELL’ALTRO SIGNIFICATIVO. Una volta che abbiamo stabilito con chi vorremmo comunicare veramente, possiamo chiederci e chiedergli: “Com’è essere te in questo momento della tua vita?”.

3.      TURNI CONVERSATIVI E ASCOLTO ATTIVO. A questo punto occorrerebbe raccontare all’Altro Significativo quel che vogliamo dirgli, in modo sintetico e chiaro, e poi ascoltare attivamente quello che l’Altro ci dice, con attenzione e curiosità, usando turni conversativi di non più di cinque minuti a testa.

4.      LIBERTA’ DI ESSERE. Lasciamo comunque liberi noi stessi e gli altri: la comunicazione significativa è libertà. Libertà di interagire, libertà di sentimenti, libertà di scelte. Osiamo quindi raccontare davvero com’è essere noi e accettiamo che l’Altro Significativo ci racconti davvero com’è essere lui o lei, senza giudicare, per quanto possibile, né noi stessi né l’altro mentre comunichiamo.

5.      LIBERTA’ DI SELEZIONARE. Possiamo limitarci a comunicare profondamente solo con le persone che condividono la gerarchia dei valori personali con noi, lasciando una semplice e cordiale comunicazione superficiale con coloro che sono troppo diversi da noi sul piano valoriale. La comunicazione personale è troppo importante per non riservarla solo a coloro con cui c’è una congruità nella gerarchia dei valori.

Ci accorgeremo se abbiamo comunicato bene dal fatto che, dopo ogni sequenza di buona comunicazione personale, saremo entrambi contenti allo stesso modo, sia noi stessi che l’Altro Significativo. Per saperne di più, un libro appena uscito in libreria, a cura di: Francesco Aquilar, Parlare per capirsi, Franco Angeli.

A cura del Dott. Francesco Aquilar

L’importanza della frutta secca nell’alimentazione

postato da Nicoletta Carbone il 04.12.2013
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Il Dott. Ying Bao del Brigham and Women Hospital e della Harvard Medical School di Boston, aiutata da alcuni colleghi, ha dimostrato quanto l’assunzione di frutta secca sia importante per la nostra salute.
Lo studio durato 30 anni, ha preso in considerazione un campione di 76.464 donne e 42.498 uomini ed è stato pubblicato sul “New England Journal of Medicine”. I risultati sono stati sorprendenti: chi consumava un’oncia (circa tre cucchiai) di frutta secca almeno una volta al giorno, era in grado di ridurre il rischio di mortalità del 20%.
Noci brasiliane, classiche e pecan, pistacchi, mandorle e anacardi, ad esempio, si possono considerare quindi alimenti importantissimi per la nostra salute, utili anche per prevenire malattie cardiovascolari e per ridurre i livelli di colesterolo e stress ossidativo. Una manciata al giorno, abbinata ad uno stile di vita sano, è più che sufficiente.
Fonte: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1307352

A cura del Dott. Filippo Ongaro

Cosa portare al colloquio?

postato da Nicoletta Carbone il 02.12.2013
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Andare ad un colloquio di lavoro è come andare a una festa o a un evento, bisogna prepararsi! A parte la disponibilità a partecipare e il vestito, di cui ho già detto, ci si deve preparare. “Deve” magari non è il verbo giusto, diciamo che è fortemente consigliato. Innanzitutto perché il colloquio è un evento, non è qualcosa che capita per caso. Magari abbiamo mandato un cv, abbiamo cercato la persona cui mandarlo, abbiamo cercato di arrivare ad una certa persona attraverso un conoscente o un ex capo. Essere invitati a un colloquio – nel processo di ricerca di una nuova opportunità lavorativa – è certamente un traguardo, ma di una battaglia, non della guerra. Quindi se è il punto di arrivo del processo di scrittura e invio del cv in modo mirato è però lo start di una relazione di lavoro. E’ bene quindi partire con il piede giusto! Siamo noi in persone che andiamo al colloquio, quindi la nostra natura trasparirà anche se ci prepariamo, non preoccupiamoci. Facciamo in modo che traspaia di noi il meglio e non quanto potrebbe di “peggio” trasparire in una situazione stressante: prepariamoci! Innanzitutto raccogliamo informazioni sull’azienda che mi riceve e sulla persona che vado a incontrare. Se l’azienda è un intermediario, cioè un head hunter per i profili di maggior spessore o una società di ricerca e selezione, è sempre opportuno – in termini di comunicazione – sapere chi si ha di fronte: qual è il “core business”, la storia dell’azienda, le persone chiave, la diffusione, i mercati, ecc…
La persona poi è fondamentale. Una volta nei corsi di vendita si diceva “l’uomo vende all’uomo” (intendendo per “uomo”, più modernamente, la “persona”). E’ quindi il caso che, se mi viene detto il nome dell’interlocutore che incontrerò, usare i mezzi a disposizione per sapere di questa persona: via Google, Linkedin, pubblicazioni di settore, YouTube, che faccia ha questa persona, che anni ha, da dove viene, cosa ha studiato, cosa fa, dove lavora. Ciò serve a preparare per quanto possibile la comunicazione, lo stile e i contenuti. Magari abbiamo una conoscenza in comune, una passione in comune. Ciò aiuta a creare un ambiente più disponibile alla comunicazione. O anche ad evitare inutili e spiacevoli gaffes per cui magari si è ricordati, ma ricordati in senso negativo. Perché si consiglia di sapere qual è l’azienda che si incontra attraverso un suo rappresentante, cosa vuol dire veramente? A parte una generale conoscenza, il punto è che io devo essere interessante per l’interlocutore e quindi devo preparare quanto andrò a dire, in risposta alle domande che mi faranno, in modo che abbia un senso per l’azienda. Ciò ha valore in diversi sensi: ne esemplifico alcuni.

a) Sono un manager che ha fatto diverse esperienze sia come aziende, sia come mercati, sia come vere e proprie azioni, peraltro tipiche della mia funzione. Andrò a preparare una presentazione di me che sottolinei i punti di contatto che possono essere di interesse per l’interlocutore facendo quindi dei link logici tra quanto leggo sull’azienda per informarmi e quanto io ho fatto. Ad esempio sono un commerciale che ha aperto mercati nell’Est Europa. L’azienda ha in piano di allargare la propria copertura internazionale ad alcuni mercati tra cui quelli di cui sono esperto. Andrò a citare quanto ho fatto in questi in un certo dettaglio piuttosto che essere generico, in modo da evidenziare uno dei miei fattori distintivi e quindi competitivi.

b) Ho fatto una ristrutturazione e leggendo dell’azienda si capisce che sta per affrontare una transizione simile? Piuttosto che altro citerò questa come progetto particolare.
Così facendo ottengo alcuni benefici non da poco:

  • vengo ricordato perché non parlo di in generale dei contenuti del mio ruolo e della mia professionalità, ma perché ho raccontato una “storia” e le storie comunicano
  • cito la risoluzione di un problema che l’azienda sta affrontando, per cui potrei risultare proficuo da subito
  • dimostro interesse per l’azienda perché mi sono preparato andando a vedere cosa di me può interessare all’interlocutore e ciò fa sempre colpo!

Forse non ho ricordato i buoni e vecchi “basic”: sapere che cv ho inviato, in che circostanze, a chi, quando. Cosa c’è scritto nel cv (a memoria senza doversene portare una copia e leggerlo davanti!) e qualche dettaglio in più nel caso in cui mi chiedessero organigrammi, riporti, numeri gestiti (sia in termini di persone che di risorse), progetti, clienti e poi un caso di successo e un caso di insuccesso. Tutte cose che vanno prese sul serio nella preparazione onde evitare di uscire dal colloquio e poi a mente fredda riconoscere che ci è stato chiesto in dettaglio come abbiamo gestito una situazione di successo, che ci hanno chiesto dei numeri, che… tutte cose che avremmo avuto sulla punta delle dita se solo ci fossimo dedicati alla preparazione del colloquio con un po’ di focalizzazione. A tale proposito io consiglio di fare come nel caso degli esami: se domani ho un colloquio da ieri mi focalizzo sul colloquio e non penso ad altro in modo da scendere in campo per vincere, che in gergo di selezione vuole dire passare al secondo colloquio!

A cura di Cristina Gianotti, Business Coach

  • Un esperto per amico




    Attilio Speciani


    Specialista in Allergologia e immunologia clinica

     

    www.eurosalus.com





    Prof. Alberto Luini


    Direttore della divisione di senologia dello IEO






    Tetsugen Serra


    Maestro Zen - Fondatore della Mindfulzen: la Via di Consapevolezza

     

    www.mindfulzen.it

     

    www.monasterozen.it





    Prof. Antonino Di Pietro


    Direttore del Servizio di Dermatologia dell'Ospedale di Inzago (MI)

     

    www.antoninodipietro.it





    Dott. Francesco Aquilar


    Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivista e Comportamentale

     

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    Claudio Belotti


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    Luigi Sutera


    Consulente d'immagine






    Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D.


    Presidente Assomensana

     

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    Medico Chirurgo specialista in odontoiatria e ortodonzia a Milano






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    Naturopata ed esperto di ecologia del corpo, nutrizione e salute naturale.

     

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    Dott. Fabio Rinaldi


    Specialista in dermatologia e venerologia, Presidente della Fondazione IHRF in Milano.

     

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    Prof. Alessandro Nanussi


    Responsabile del Centro di Gnato-posturologia e dolore cranio-faciale, Osp. S. Gerardo, Clinica Universitaria della Milano-Bicocca. Past president della Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport.

     

    www.studiodentisticonanussicoraini.it





    Prof. Marco Temporin


    Medico Chirurgo. Specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

     

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    Insegnante di yoga, scrittore e giornalista

     

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    Mauro Castiglioni


    Farmacista Cosmetologo esperto in preparazioni Galeniche. Consigliere all'Ordine dei Farmacisti di Milano. Consigliere Nazionale SI.F.A.P. (Società Italiana Farmacista Preparatori






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    Direttore ricerche cliniche Istituto Derming

     

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    Carlo Cazzaniga


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    Ines Seletti


    Presidente Ass. Adas Fidas Parma - Consigliera Ass. Fidas Nazionale con delega alla comunicazione e alle nuove tecnologie - Consigliera Ass. Futura Parma

     

    www.fidas.it

     

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